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Giuseppe Ferrara, La poesia ai tempi di Twitter

Nel romanzo di G. G. Marquez, L’amore ai tempi del colera, il protagonista ASPETTA per mezzo secolo l’unica donna che ha amato. Florentino è un impiegato telegrafista, un uomo malinconico e tranquillo appassionato di Poesia. È innamorato di Fermina, ma il padre di lei non approva l’unione e predispone il matrimonio della giovane con il ricco medico della città.
Il matrimonio di Fermina, nato senza amore, diventerà con il tempo e le avversità un rapporto solido e felice.
Florentino si butterà a capofitto nel lavoro per poter essere degno dell’amore di Fermina e inizierà una brillante carriera all’interno dell’azienda dello zio, la Compagnia Fluviale dei Caraibi.
Nonostante la folla di amanti che accumulerà negli anni, Florentino si sentirà legato solo a Fermina. E aspetterà decenni per vedere realizzato il suo amore: alla morte del medico, Florentino dichiarerà ancora una volta il suo amore a Fermina e lei, dopo tanti anni di indifferenza, accetterà le sue attenzioni.
Insieme faranno un viaggio in uno dei battelli della Compagnia Fluviale e, per la prima volta dopo 50 anni d’amore, faranno l’amore.

Poiché ho sempre creduto che la Poesia sia una incontro che viene fatto a tempo e luogo debito, ho sempre ravvisato, da lettore di questo romanzo, un significato riposto diverso da quello letterale: a Florentino ho voluto associare la figura del Poeta, a Fermina quella della Poesia e al ricco medico quella del mondo caotico che li circonda.
Ora immaginare che il Poeta ASPETTI per tanto tempo l’unica donna che ha amato, la Poesia, mi permette di introdurre l’argomento di questo Post.

Le forme brevi di poesia ci sono sempre state e probabilmente, oggi più che mai, riprenderanno vita e vigore (come già ho avuto modo di dire nel Post dedicato a Valentino Zeichen). Quello che però oggi, ai tempi di twitter, viene a mancare è questa dimensione insostituibile e indispensabile dell’attesa: il Poeta è colui che resta in attesa di incontrare la sua Visione. Non solo. Incontrandosi Poeta e Visione, nel luogo e nel tempo debito, si riconoscono e si amano; non è assolutamente detto che altri, nello stesso tempo e luogo, possano ugualmente riconoscerli nel loro amore o che potranno dettare tempi e luoghi diversi per il loro amore. Questo è tanto più vero quanto più gli altri dimenticano, un po’ alla volta, cosa sia l’ATTESA per la Parola giusta. Per il giusto verso.

Già ma quale è, quali sono le parole giuste della Poesia? Quale è il giusto verso della Poesia, se esiste, ai tempi di twitter? Sicuramente non sono parole distratte e veloci che sfrecciano via, che si scrivono, si copiano-incollano e vengono rapidamente tagliate e sostituite da altre senza il tempo necessario per riempirle. Già perché le parole, in Poesia, non sono suoni che si scrivono ma silenzi che si riempiono.

Detto in un altro modo, la Poesia non vomita parole perche la Poesia non mangia -oltre al fatto risaputo che non dà da mangiare- le parole; lei, cioè non fa uso di parole. La Poesia si ciba di silenzio.

Quando dico silenzio, voglio dire qualcosa di più che tacere, smettere di parlare. Così come quando un poeta dice giorno per intendere non solo che il sole è sorto ma anche l’assenza della notte. Per silenzio quindi intendo quell’attesa necessaria per imparare nuovamente a parlare con l’unico scopo di nominare, senza nessun altro fine; senza alcuna strumentalizzazione. Si pensi ai linguaggi di oggi usati in pubblicità, nella scienza, nell’economia, nella psicoanalisi, nel giornalismo e anche in tanta poesia: non sono forse vere e proprie invenzioni per un fine diverso da quello di nominare le cose con il loro nome?

Sono linguaggi che usano le parole, che creano le parole, per fini di potere, linguaggi alla periferia di quello naturale; parole come fragole fuori stagione, che non sanno di niente non perché senza sapore ma perché non “accadono” nel tempo debito.

E oggi il destino di twitter o il suo torto è questo: parlare o troppo tardi o troppo presto; parlare cioè senza lasciare un margine per attendere un prima o un dopo; quando sarebbe proprio necessario riflettere del ritardo o sull’anticipo.

E così, ai tempi di twitter, può accadere che una notizia venga data prima che sia accaduta o troppo tardi: Bob Dylan ha vinto ovvero non ha vinto il premio Nobel per la Letteratura.

Un altro Florentino che più di 50 anni fa incontrò per la prima volta la sua Fermina.
Anche dell’Accademia Svedese il fato o il torto è solo e sempre questo, uguale a quello di twitter. E così una notizia attesa arriva o troppo tardi o troppo presto.

Nel febbraio del 1964, Dylan disse ai propri compagni: Rimbaud aveva capito tutto. Il poeta fa veramente di sé stesso un visionario per mezzo di un lungo, prodigioso e razionale sconvolgimento dei propri sensi…Cerco di raggiungere l’ignoto, e anche se, impazzito, finisco per smarrire il senso delle mie visioni perlomeno, le ho avute. Ecco il genere di roba che significa veramente qualcosa, ed ecco ciò che ho intenzione di scrivere, d’ora in poi.

E oggi mentre Dylan continua a masticare silenzio possiamo quindi leggere questo:

Campane di libertà

Lontano tra la fine del tramonto e lo scampanìo spezzato di mezzanotte
ci riparammo in un androne mentre il tuono esplodeva con fragore
e mentre maestose campane di lampi colpivano ombre negli abissi
come se fossero lampeggianti campane di libertà
lampeggianti per i guerrieri la cui forza è non combattere
lampeggianti per i rifugiati sull’ inerme via di fuga
E per ognuno e per tutti i poveri soldati nella notte
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Attraverso la fornace disciolta della città inaspettatamente guardammo
con visi nascosti mentre i muri si restringevano
mentre l’eco delle campane nuziali prima della pioggia sferzante
si dissolveva nello scampanare dei fulmini
che suonavano per il ribelle che suonavano per il miserabile
che suonavano per lo sfortunato l’abbandonato e il rifiutato
che suonavano per l’escluso messo costantemente al rogo
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Attraverso il folle mistico martellare della selvaggia incessante grandine
il cielo esplodeva i suoi poemi in nuda meraviglia
che il tintinnare delle campane della chiesa soffiava lontano nella brezza
lasciando solo le campane di fulmini ed il loro tuono
che colpiva per il gentile, che colpiva per il mite
che colpiva per i guardiani ed i protettori della mente
ed il poeta ed il pittore lontano oltre questo giusto tempo
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Nella deserta cattedrale della sera la pioggia svelava lunghe storie
per le nude forme senza volto nè posizione
e suonava per le lingue con nessun posto in cui portare i propri pensieri
tutte costrette in situazioni scontate
suonava per il sordo ed il cieco e suonava per il muto
per la bistrattata madre senza marito la prostituta ingiuriata
per il delinquente da poco incatenato ed imbrogliato ed inseguito
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Sebbene la bianca cortina di una nuvola mandasse bagliori in un angolo lontano
e l’ipnotica nebbia acquiginosa si stava lentamente alzando
lampi elettrici ancora colpivano come dardi lanciati
non per quelli condannati a vagare oppure per quelli impossibilitati a vagare
e suonavano per quelli che cercano sui loro sentieri di ricerca senza parole
per gli amanti con la solitudine nei cuori con una storia troppo personale
e per ogni gentile anima innocua messa ingiustamente dentro una prigione
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Con gli occhi splendenti di sorriso ricordo quando fummo presi
in trappola dal non scorrere delle ore perchè stavano sospese
mentre ascoltavamo un’ultima volta e guardavamo con un ultimo sguardo
incantati e sommersi finchè cessò lo scampanìo
che suonava per i malati le cui ferite non possono essere lenite
per le schiere dei confusi, accusati, maltrattati quelli disillusi o peggio
e per ogni uomo imprigionato nell’intero universo
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Forse siamo arrivati troppo tardi o troppo presto: Florentino-Dylan e Fermina-Poesia si sono già incontrati e sul battello della Compagnia Fluviale hanno fatto per la prima volta l’amore dopo essersi rincorsi e attesi per 50 anni.

La poesia ai tempi di twitter è già accaduta.

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