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Giuseppe Ferrara, Preambolo alle istruzioni per caricare il cellulare

Preambolo alle istruzioni per caricare il cellulare

 

E pensa anche a questo:

quando ti regalano o, peggio, ti compri un telefonino, acquisti un grande paradiso inquinato, un universo di spine con le rose, l’accesso a miliardi di buchi neri.

Non hai soltanto un telefono per chiamare – tanti, tanti auguri e speriamo che la batteria duri – non ti sei regalato una semplice micro spia che pensi di controllare a qualche check- point-charlie e che ti segue passo per passo. No. È molto di più.

Ti sei fatto una copia di te stesso più fragile e precaria, qualcosa che sei tu senza il tuo corpo ma che devi inglobare in te come un’anima in custodia che porterai in giro; una psiche tascabile che si distende sul sofà della tua saccoccia.

Ti sei acquistato delle necessità: portarlo fuori tutti i santi giorni (non può restare da solo a casa); comprargli cibo adeguato e dargli da mangiare. Sei tu il suo migliore amico che abbaia quando non lo vedi e gli fa sempre festa.

Ti sei regalato l’ossessione di controllare l’ora esatta in ogni istante, prima ancora che l’ora scatti; di essere nel posto dove sei prima di arrivarci.

Ti sei regalato la paura di perderlo, di romperlo, di lasciarlo incustodito e silenziato.

Ti sei fatto, insomma, un dono per lui, perché sei tu a essere in regalo: ogni volta che ha bisogno lui ti chiama, anche quando non dovrebbe.

È
sera di nebbia
“sto tornando a casa”
ultima curva

Giuseppe Ferrara

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