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Grano saraceno

Ieri per il compleanno di Titti avrei voluto fare diecimila cose. Le giornate sono sempre troppo corte e quando vuoi fare tutto rischi di non fare niente, ma qualcosa alla fine siamo riuscite a combinare. in pausa pranzo le ho regalato un parco deserto, con l’erba alta e morbida e tante gazze, gabbiani e qualche gallinella d’acqua. Avevo portato anche la borsa piena di trecce, palline, cose che suonano e gemono, perfino l’epico maialino della sua infanzia, quello che quando lo spremi grugnisce per davvero, ma Titti dopo poco ha preferito giocare a rincorrerci e contenderci bastoni nel grande prato tutto per sé. Al ritorno verso casa le ho regalato un piccolo chiostro con l’erbetta fine e ben tenuta, che lei ama molto e dove si rilassa, perché non c’è competizione (perché i cani non ci possono entrare). Poi volevo fare il giro dei suoi amici, e dire a tutti che era il suo compleanno, come facevo io da bambina, quando il lattaio mi regalava le caramelle mou di cui conservo ancora i fossili, anche se mi piacevano tantissimo. Adesso il giorno del mio compleanno mi guardo bene dal dirlo, perché se non puoi scrivere gli auguri su facebook non importa a nessuno, ma Titti è molto amata, come la gioia, che in molti pensano sia difficile da incontrare, finché non se la ritrovano davanti all’improvviso nell’elica impazzita di una minuscola coda. Dopo il chiostro siamo andate al Conad vicino a casa, dove ci fermiamo sempre al ritorno dalle corse solo per comprare i Kinder Maxi e i biscotti al grano saraceno, giusto per non far vedere che compriamo solo i Kinder Maxi. I biscotti al grano saraceno del Conad sono un’ottima imitazione di quelli del Mulino Bianco. Quando fai dei biscotti buoni tutti cercano di copiarteli, ma nessuno potrà mai portarti via la ricetta. Il Conad ci piace perché Titti ha fatto amicizia con tutti e all’uscita fa il giro dei cassieri per salutarli e vedere se dietro il bancone è caduto qualcosa da mangiare. Ieri però sulla porta del Conad c’era attaccato un cartello che vietava l’accesso ai cani. Ordine della Direzione centrale. Siamo tutti alla merce’ di una Direzione Centrale. I nostri amici erano mortificati e mi hanno invitata a entrate lo stesso, a patto che tenessi Titti in braccio. Ma io non sapevo come dire a Titti che gli umani sono incoerenti, che di punto in bianco avevano deciso che quel giorno non avrebbe potuto fare il giro delle casse come sempre per salutare tutti gli amici, perché esistono addirittura persone convinte che i cani sporchino più degli esseri umani e i loro fantastici gommini siano peggio delle nostre sudice calzature e delle mani che non oso pensare. Perciò ce ne siamo andate dagli amici dell’Interspar, dove il divieto non è ancora arrivato e dove abbiamo scoperto che c’è un’imitazione locale molto migliore dei frollini al grano saraceno del Mulino Bianco, croccante al punto da far quasi dimenticare la ricetta originale. C’era anche un polpo al 50% di sconto e ho pensato di comprarlo per Sunny, cui avevo promesso di convertire il ricavato delle vendite del black friday in pappe buone. Si sarebbe leccato le vibrisse solo a vederlo. Ma il polpo era bellissimo, lucido e intero. Sembrava vivo. Ho pensato che non sarei mai riuscita a tagliarlo con gli occhi chiusi come i fegatini di pollo senza piangere e che per quella sera Sunny si avrebbe dovuto accontentare di una ordinaria mousse per gatti al sentore di pesce dell’oceano, che il pesce dell’oceano non l’ha visto neanche in cartolina. Al ritorno a casa lui ed Eva non ci sono venuti a salutare. Erano molto offesi, ma non per via del polpo. Non ne sapevano niente, come non sapevano niente del compleanno di Titti, ma avevano avvertito nell’aria una gioia e un entusiasmo strani, e se ne erano sentiti esclusi. È facile per qualunque essere vivente sentirsi escluso dall’entità monolitica che Titti e io siamo, ma a volte ci dimentichiamo di tutti e anche dei sensi di colpa.

La sera ho chiamato mia mamma, chiedendole se avesse preparato il regalo per Titti. “E perché?” “Perché oggi è il suo compleanno!”. “Ma Titti non sa che è il suo compleanno!”. Sì, ma io lo so e ne approfitto, perché un regalo fatto a Titti è fatto a me e i suoi amici sono un po’ anche i miei, anche se quando li incontro da sola non mi salutano neppure. Nessuno può competere con un cane speciale. Comunque alla fine ho convinto mia madre a incontrarci a metà strada con il regalo. Aveva una ventina di minuti per inventarsene uno alle 8 di sera. All’uscita con le ragazze ho detto: “Andiamo dalla nonna!” Per gasarle. Loro sono partite di gran carriera, al grido di woff woff woooooooooff per tutta la strada, puntando una qualche nonna evanescente all’orizzonte. Titti ogni tanto si voltava verso di me, si attorcigliava a gambero e si spolverava il tartufo con la coda, per incitarmi ad affrettare il passo. Eva continuava ad abbaiare alto. Quando siamo passate davanti a un albergo in via Ripagrande, ne stava uscendo un gruppo di ragazzi, forse sportivi, forse reduci da una riunione, che ci hanno chiesto: “Ma dove correte?” “Dalla nonna!” Loro hanno applaudito e fatto il tifo, mettendo le ali alle zampe delle ragazze. Non hanno contribuito molto alla gestione della calma. Bene, perché calmi sono i morti e per morire c’è tempo.

Quando abbiamo incontrato davvero la nonna l’abbiamo quasi stesa. “Vi si sentiva a un chilometro di distanza”, ci ha detto. Poi mi ha passato il regalo per Titti: una confezione di petto di pollo ancora semicongelato e infiocchettato, un regalo rimediato in extremis, ma comunque destinato a Titti da sempre, perché mia mamma non mangia carne. Titti a cena lo ha spartito da brava sorella con Sunny, risparmiandogli la mousse per gatti normali al finto pesce dell’oceano. Dopo i saluti, i salti e i latrati di rito, mia madre ci ha riaccompagnate verso casa. Sulla via del ritorno, quando eravamo quasi in salvo, da un negozio di ortofrutta è uscito un tipo altissimo e allampanato, con i pantaloni rosso fuoco e un giacchino nero leggerissimo, una nuvola di capelli bianchi in testa e il viso da bambino. “Che meraviglia questo cane!” Ha detto indicando Eva. “E che pelo lucido! Si vede che è un cane tenuto bene. Anche tra i cani c’è chi nasce fortunato. Le persone veramente grandi sono quelle che hanno l’umiltà di ammettere la propria fortuna”. Io ho guardato le ragazze e mi sono chiesta “Si sentiranno fortunate di noi come me?”. Per rintuzzare la sua tesi, lui ha proseguito delineando un rocambolesco excursus storico e scientifico, da Margerita Hack a Napoleone, passando per Rita Levi Motalcini. Mentre parlava ondeggiava come una candela al vento di tempesta e io ondeggiavo con lui per il senso di vertigine che potesse cadere da un momento all’altro. Alla fine avevo il mal di mare. Ma non dicevo nulla per paura che ci si attaccasse a una parola e partisse con altri rivoli di silenzio masticato troppo a lungo. Avevo freddo. Lui stava parlando di un allevamento di San Bernardo. Di tanto in tanto accarezzava Eva. Le stropicciava il tartufo e lei sbuffava. Titti si è offesa perché non la considerava, e ha chiesto attenzioni alla nonna per far vedere che aveva anche lei qualcuno che le voleva bene. Ma la candela non ci ha neppure fatto caso. Sempre più gelosa e offesa, Titti ha iniziato a pigolare e a tirare verso casa. Mia madre e io abbiamo fatto credere alla candela che avesse freddo. Mi sa che l’abbiamo spento. Ero un po’ stanca e tanto lontana da ogni discorso. La candela veniva da un altro racconto.

Nella sera Titti mi è parsa felice come ogni altro giorno. Se solo tutto questo fosse eterno, ma non solo nel presente.

Chiara De Luca

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