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I pensieri di un ragno

Il lamento della guerra si faceva eco nello spazio vuoto che aveva
lasciato dove ora i piedi calpestano la cenere. Pensava alle espressioni
disperate degli amici che aveva perso e che immaginava prima di morire,

vinti dalla paura, dal terrore che ti bracca, le dita spellate, i denti sanguinanti,
gli occhi sparati, le facce gonfie, il cuore che scoppia. Li pensava e provava
quell’immensa pena che non poteva cauterizzare. Perdeva spesso il passo,

sprofondato in questi pensieri di ragno. Rivedeva le masse di uomini in fila
ordinata prima e durante le battaglie. Gente comune che aveva la pace
in funzione della guerra. Ora lo capiva, cosa faceva la gente al suo tempo.

Pensava la guerra. Preparava la guerra. Studiava i modi più efficaci
per ottimizzare le azioni nel tempo che sarebbe maturato. La massa voleva
la guerra, non facevano che pensarla, che immaginarla, che desiderarla.

Defibrare. Smorsare. Gli era tutto chiaro. Adesso. Tutto chiaro. La guerra
che permane, i giochi da compiere, i figli ciechi di  un’immaginazione
a molte teste, la guerra sognata per tutta la vita. La guerra è il destino dell’umanità

 

Tiziano Fratus da Poesie luterane, Kolibris 2011

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