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IORI, Stefano

cover_IoriStefano Iori, Sottopelle 

Sottopelle, appena al di sotto della superficie d’ogni giorno, del visibile a occhio nudo,  dell’(apparentemente) noto: è lì che vuole spingersi il poeta, scavando via con pazienza,  a mani nude, la patina di superficie delle cose, per mostrarne il volto vero a chi passando in fretta o disattento non ne scorga che il rivestimento. Per questo la parola di Iori si sveste del superfluo, di ogni inutilità e ornamento, per riscoprirsi materia grezza, in grado di riplasmare il reale, il dato a tutti accessibile, il tangibile. Ogni poesia di questa raccolta muove infatti da un evento immediato, condiviso, per rivelarne il lato nascosto sottopelle, in cui l’anima si conosce e riconosce e separa dal “Coro di organi zitti / sotto la pelle ancor tesa, / verminaio d’efficienza”. È così che anche gli occhi si liberano, lo sguardo valica la costrizione d’ogni condizionamento imposto da una percezione lineare del reale “facile” e consueta, fino a lasciarsi ferire dalle “Schegge snodate / nel volo lieve / del vento di sera”, punte affilate di visioni inattese, che s’infilano sottopelle, e sgusciando vi scavano il dolore del risveglio.

Il poeta ammette con umiltà di non essere in grado di scorgere altro “che il riflesso  / goffo e pallido / dell’invisibile” , di non poter cioè andare veramente a fondo, al di là di quel che traluce dalla trasparenza della pelle, di non potersi addentrare nelle viscere del reale, nel suo nucleo incandescente e inconoscibile. Ma anche appena sottopelle è tutto ancora da esplorare, tutto attende di lasciarsi raccontare, condividere, trasfigurare. Tutto pulsa come sangue in corsa, che zampilla in fiotti brevi quando la scheggia della parola poetica si pianta nella carne e riapre il taglio della memoria, o incide la ferita della consapevolezza, del risveglio. Tutto è ciò che immediatamente appare ed è al contempo altro, che trapela lento ma insistente.

Nella poesia di Iori anche l’astratto s’incarna, anche “l’illusione goffa / dai glutei pesanti” acquisisce “soda forma” per schiacciare la coscienza; anche il pensiero si fa “sfacciato, allungato, / replicato a perdifiato”, la riflessione si metamorfosa e reinventa nel suo stesso dipanarsi, malleabile ai minuscoli eventi, perché nulla passa e trascorre senza scalfire la pelle e iscriversi sul corpo.

Chiara De Luca
In Stefano Iori, Sottopelle, Kolibris 2013

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