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A cura di Silvia Rosa

V. PUNTATA: IRENE GRUSS

 

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La poesia è un canto, ma con la bocca chiusa, dicevi, e chiuso stretto è il respiro della tua casa: somiglia al dietro le quinte di un teatro affollato da spettatori fantasma ‒ tutti i tuoi libri, che occhieggiano attenti negli spazi bianchi tra una citazione e l’altra, nella dispensa capiente del silenzio, sulle tue labbra, madre che partorisce fogli e tiene sulle gambe una gatta ladra è la poesia che genera mondi e una maschera d’attrice consumata, il tuo volto, che canta inchiostro come un verso che si ripete, la chiusa perfetta di questa corsa lungo l’arteria di Buenos Aires, Avenida Rivadavia, fino al barrio Almagro, che ricorda per assonanza il sapore amargo del mate offerto in battesimo. Ma com’era quella donna sette vite fa, ho chiesto allo specchio impiccato alla parete, e un attimo dopo senza aspettare riscontri ti ho immaginata con la gonna alle caviglie d’un rosso esausto e un quaderno fitto nella tasca, alla svolta dei tuoi vent’anni, e poi in corridoi di bucato fresco coi capelli annodati a rincorrere voci bambine, e quella stanza tutta per te sottratta agli sguardi dove sono venuti al mondo i tuoi libri, una gestazione rischiosa, questa, dare in pasto al tempo la musica segreta dei tuoi polsi. Muta bocca che scrive l’affanno del dire ‒ ho spezzato il respiro e reso incerta la vista* per attraversare in lungo e in largo la mappa minuziosa delle tue poesie, come un Paese lontano, ché sei da visitare adagio con l’esitazione della straniera ‒, sempre ai margini del tuo io messo in pausa tra le ombre delle note in calce, non ho portato via nemmeno una parola, ma per intero mi si è incollata addosso l’atmosfera rarefatta delle cose quando risuonano colpite da un ritornello di luce, così è stato quel giorno, un concerto per voci sole e un sorso di yerba giù nello stomaco, la poesia senza pose, lontana tutta una vita dalla vita medesima che racconti di un’altra te o di qualsiasi persona tu (non) sia in quel momento, una messa in scena più vera del vero, a braccio senza copione, riscrivendo la tua voce infinite volte per renderla una volta di più l’altra metà del silenzio e casa e cielo. [S.R.]

* Il riferimento è alle opere Sobre el asma e En el brillo de uno, en el vidrio de uno.

 

 

Irene_GrussIrene Gruss, è nata nel 1950 a Buenos Aires, dove risiede. Ha studiato Medicina, Biologia, Lettere e canto, che ha abbandonato per dedicarsi poi alla poesia, a partire dai primi anni Settanta, fondando insieme ad altri poeti, tra cui Lucina Alvarez, Rubén Rechel, Marcelo Cohen, Daniel Freidemberg, Jorge Aulicino, Alicia Genovese, Leonor García Hernando, il laboratorio poetico Mario Jorge De Lellis. Ha pubblicato le raccolte poetiche: La luz en la ventana (El escarabajo de oro, 1982); El mundo incompleto (Libros de Tierra Firme, 1987); La calma (Libros de Tierra Firme, 1991); Sobre el asma (Edición de la autora, 1995); Solo de contralto (Galerna, 1998); En el brillo de uno en el vidrio de uno (La Bohemia, 2000); La dicha (Bajo la luna, 2004), La pared (Ediciones Nudista, 2012); Música amable al fin (Mágicas naranjas, 2012); Notas para una tanza (Gog y Magog, 2012); Humo -Antología personal (Ed. Ruinas Circulares, 2013); Humo -Antología personal (Editorial Eme- La Palma, Madrid, España, 2014). Ha curato l’antologia poetica Poetas Argentinas (1940-1960), (Ediciones Del Dock, 2006) e l’antologia di poesie di Irma Cuña, Pasajera del viento (FCE, 2013). Nel 2008 le raccolte di poesia editate dal 1982 al 2007 sono state riunite in unico volume dal titolo La mitad de la verdad (Bajo la Luna).
Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, russo, croato, portoghese, italiano e svedese. Dal 1986 organizza corsi e laboratori di scrittura poetica.

Blog personali:
http://elmundoincompleto.blogspot.it/
http://lamitadelaverdad.blogspot.it/

De  El mundo incompleto, Libros de tierra Firme 1987

 

MIENTRAS TANTO

 

Yo estuve lavando ropa

mientras mucha gente

desapareció

no porque sí

se escondió

sufrió

hubo golpes

y

ahora no están

no porque sí

y mientras pasaban

sirenas y disparos, ruido seco

yo estuve lavando ropa,

acunando,

cantaba,

y la persiana a oscuras.

 

 

 

LARGA DISTANCIA*

 

Perras

la mujer es como una dulce perra

a la espera siempre

busca y espera confiada

el portazo, el amor, el

pantano o

una maravilla.

Perra mira con sus ojos dulces

la venganza, la prepara

despacio, elabora

su inocencia cruel

qué pretende

la mujer.

 

 

 

 

de Solo de contralto, Ed. Galerna, 1998

 

LAS VECES QUE TUVE, NO LAS QUE AMÉ

 

Conté con los dedos de mi mano

las veces que tuve, no las que amé.

Las yemas de los dedos

se quedaron mirándome, las líneas

de la mano rieron (¿amé

lo que tuve? ¿Quise decir

quiero un poco

de esto o de aquello,

gané, perdí semejante

generosidad?).

Ahora que me aferro

a lo que tengo _como a un poco

de nada_,

veo líneas que una burla desecha,

y lenta, tiernamente abro

el puño, dejo caer

la arena, vuelvo a tomarla.

 

Da  El mundo incompleto, Libros de tierra Firme 1987

 

MENTRE

 

Io stavo lavando i panni

mentre molta gente

scompariva

non perché sì

si nascondeva

soffriva

veniva picchiata

e

adesso non c’è

non perché sì

e mentre sfilavano

sirene e spari, strepito secco

io stavo lavando i panni,

cullando,

cantavo,

e le persiane serrate.

 

 

 

A GRANDE DISTANZA

 

Cagne

la donna è come una dolce cagna

in agguato sempre

insegue e fiduciosa attende

la porta sbattuta, l’amore, il

fango o

una meraviglia.

Cagna contempla coi suoi occhi dolci

la vendetta, la prepara

piano piano, progetta

la feroce sua innocenza

cosa pretende

la donna.

 

 

 

 

da Solo de contralto, Ed. Galerna, 1998

 

LE VOLTE CHE HO POSSEDUTO, NON QUELLE CHE HO AMATO

 

Ho contato sulle dita della mia mano

le volte che ho posseduto, non quelle che ho amato.

Le gemme delle dita

sono rimaste a fissarmi, le linee

della mano hanno riso (ho amato

quello che avevo? Volevo dire

desidero un poco

di questo o di quello,

ho conquistato, ho perduto una tale

generosità?).

Adesso che mi aggrappo

a ciò che ho – come a un poco

di niente –,

vedo solchi che una beffa rilancia,

e lenta, teneramente schiudo

il pugno, lascio cadere

la sabbia, torno a prenderla.

 

Traduzione di Silvia Rosa

* Larga distancia: il titolo si riferisce agli autobus che collegano le diverse città e regioni, anche le più remote, dell’Argentina.

 

 

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