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ITALIANO, Federico

coverviandanteFederico Italiano

“Pensare nella lingua e non per la lingua”

“e dico semplicemente / dico la voglia / nella scelta della virgola, / nel fissare l’unico aggettivo concessomi, / poiché non c’è spazio / quando ci separa un mondo e non c’è tempo”… Questi bei versi, dall’inedito “Lettera da Mahon”, dicono anche di un forte senso del linguaggio, di un sentimento contrastato (presente anche in “La nuova lingua”) che credo stia alla base della grande varietà e padronanza di ritmi e registri che caratterizza la poesia di Federico Italiano, facendosi specchio di una ricerca incessante sul linguaggio, per poterne sfruttare tutte le potenzialità, per piegarlo alle esigenze del dettato, senza tuttavia snaturarlo, per far vibrare la parola, lasciando che siano le cose e le persone a dirsi e raccontarsi. Come in “Vita nascosta di Basilius il panettiere”, che prende vita – fisica e psichica – nei versi dalle proprie stesse parole dure: “Odio questo quintale e il diabete, e il mio sorriso / inservibile, l’esasperazione dell’alba e le mie dita / informi. […]”. O nella descrizione della stanza “porzione ospedaliera del sonno, illuminata”, in cui “Si dispongono i libri, ben sapendo che è un fronte / steso contro l’ospite”. E “Le candele hanno una funzione doganale, / segnano il passo del tempo, scovano il maltolto” La poesia di Italiano non spiega, non nomina il sentimento, non mira alla sensazione, ma lascia che siano le cose a farsi parola, a dirsi o lasciarsi dire dal loro stesso apparire.

“Perché ci devolvesti al sotterraneo, / alla zolla, / non eravamo già abbastanza confusi?” Chiede Italiano al “Signore dell’Umus” in “Variazione su Ash-Wednesday”, come a dire che la superficie è già di per sé inafferrabile, ineffabile, è già di per sé fonte di insidie, territorio di segreti che si sottraggono proprio nel momento in cui pensavamo di averli svelati, e “piaceva sapersi compiaciuti di sapere dove sta il Bene”. Mentre non possiamo circoscrivere nulla, soltanto tentare, con lo strumento inesatto del linguaggio.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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