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John Barnie, Shelley

Shelley

 

Autumn came in hesitant starts,

Wind cracking our skin out of the north,

Then days when the earth was still with astonishment

That anything could, in its being,

Be so beautiful. Peasants warned us

Of October rains. One night of thunder

And lightning the streams choked, stormed

Onto the plain. Now living-rooms

Are sullen with vomit tide-marking the walls;

The brown sheet of water moves among houses

Unresisted, or swirls and frowns,

Ruffled on a snag. Far out, a bonfire

Guides peasants, horses, cows over a ford:

It’s high ground tonight with a shrug of the shoulders.

The red light of its flame shivers in oils

Across the flood, dark shapes of animals and men

Stumbling past its glare then gone.

I can’t hear their shouts or the bullocks’ moans.

Waggons are abandoned, the brown force

Would shoulder them away, cant them,

Whirl them like Dervishes drowning in their skirts.

It’s quiet now, somewhere the river

Dreams of its banks in a deep sleep.

Mary sleeps with the child.

When lightning

Cracked round our house with a bluish hue

Sulphurous and deadly, it shocked our faces

By its eagle-glare. I’ll write poems, dark glass,

Through which you’ll look at unkillable light.

 

John Barnie, Sea Lilies. Selected Poems 1984 – 2005, Seren Books, 2006.

 

Shelley

 

L’autunno venne con accenni esitanti,

Vento dal nord ci screpolava la pelle,

Per dieci giorni la terra ammutolì di stupore

Che tutto potesse, nella sua essenza,

Essere così bello. I contadini ci avvertirono

Delle piogge di ottobre. Una notte di tuoni

E fulmini i ruscelli in piena scrosciarono

Sulla pianura. Ora i salotti sono

Cupi per il vomito che marchia le pareti;

I bruni fogli d’acqua si muovono tra le case senza

Incontrare resistenza, o s’increspano e turbinano,

Frusciando contro un ostacolo. In lontananza, un falò

Guida contadini, cavalli, mucche lungo un guado:

È alta quota stanotte con una scrollata di spalle.

La luce rossa della sua fiamma tremola in oli

Nel flusso, scure sagome di uomini e bestie barcollano

Oltre i confini del suo alone per svanire.

Non posso sentirne le grida, né i gemiti dei buoi.

I vagoni sono abbandonati, la forza bruna

Se li porterebbe via sulle spalle, li rovescerebbe, li farebbe

Vorticare come dervisci affogati nelle proprie gonne.

C’è quiete ora, da qualche parte il fiume

Sogna le sue rive in un sonno profondo.

Mary dorme col bambino.

Quando il lampo crepitò attorno

A casa nostra con una tinta bluastra

Sulfurea e mortifera, ci scioccò i visi

Con il suo sguardo d’aquila. Scriverò poesie, vetro scuro,

Attraverso cui fissare una luce inestinguibile.

 

John Barnie, Gigli di mare. Poesie scelte 1984-2003, Kolibris 2011

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