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John Shaw Nielson

 

 A cura di Emilio Capaccio

 

John Shaw NielsonJohn Shaw Nielson nacque il 22 febbraio del 1872 a Penola, nella parte meridionale dell’Australia. Era il primo dei sette figli di John Nielson, taglialegna e bracciante di origini gallese, e di Margaret McKinnon. Frequentò la scuola primaria appena per un paio di due anni, abbandonandola a 13 anni per aiutare a risollevare finanziariamente le sorti della famiglia, caduta in dissesto. Ricevette comunque una buona istruzione dal padre, che scriveva versi e coltivava l’amore per la poesia, invogliandolo a scrivere le prime composizioni poetiche e a leggere gli autori romantici inglesi. A seguito dei continui e gravi problemi economici, la famiglia si trasferì a Minimay, un piccolo villaggio nello Stato di Vittoria, a sud-est dell’Australia, ma la situazione non migliorò: una serie di cattivi raccolti, debiti, e inibizione del diritto di cancellare un’ipoteca costrinsero i Nielson a un lungo periodo di indigenza, al punto che 2 sorelle del poeta, Maggie e Jessie, morirono, rispettivamente nel 1903 e nel 1097, a causa di stenti e malnutrizione. Terminata la breve esperienza scolastica, cominciò a lavorare come garzone in una fattoria, insieme al padre. Viaggiò poi nella regione occidentale dello Stato di Vittoria e nel New South Wales, in cerca di lavori stagionali che gli assicurassero perlomeno la sopravvivenza: tosare le pecore e condurle ai pascoli, costruire strade e palizzate, raccogliere frutta nei campi e ogni altro genere di lavoro rurale. Nel gennaio del 1893, Nielson partecipò, insieme al padre, al concorso di poesia “Australian Natives’ Association’s competition”, aggiudicandosi il primo premio nella sezione giovani, mentre il padre vinse il primo premio nella sezione adulti. Per alcuni anni, il giornale “Nhill Mail” pubblicò periodicamente le poesie del giovane. La famiglia al contempo si trasferì a Nhill, in profonda povertà, mantenendosi con piccoli lavori saltuari nei campi e affrontando periodi di siccità e scarsità dei raccolti. Spinti dal bisogno, nel maggio 1895 la famiglia si trasferì nuovamente a nord, in una località nei pressi del Lago Tyrrell. In questi anni, caratterizzati da costante miseria, siccità nei campi e duro lavoro, le energie e il tempo per dedicarsi alla poesia erano scarsi e solo pochi componimenti del giovane apparvero sul “Sydney Bulletin”, a fine dicembre del 1896, poi più nulla fino al 1901. La collaborazione con il giornale riprese con più frequenza a partire dal 1901 fino al 1906, periodo nel quale la famiglia si era trasferita per l’ennesima volta a nord del Sea Lake, nella contea di Eureka, trovando lavoro nella mietitura del fieno. In questi anni si manifestarono anche i primi problemi di vista per il poeta, tanto che dovette ridurre drasticamente l’attività di lettura e di scrittura e per tutto il resto della sua vita, che trascorse senza mai sposarsi, dipese dall’assistenza degli altri membri della famiglia e degli amici, i quali scrivevano sotto dettatura. Nel 1919, l’editore del “Sidney Bulletin”, Alfred George Stephens (1865-1933), che considerava Nielson il più grande poeta australiano del passato e del presente, lo aiutò a pubblicare la sua prima raccolta poetica, intitolata: Heart of Spring, e quelle successive: Ballad and Lyrical Poems (1923) e New Poems (1927). Nel 1928, grazie a un altro ammiratore, il poeta Frank Wilmot (1881-1942), Nielson trovò un’occupazione stabile a Melbourne, come inviato del giornale “Melbourne’s County Roads”. A partire da questo momento fino alla morte, la sua attività poetica si ridusse sensibilmente, dedicando quasi tutto il tempo all’attività di cronista. Nel 1934, l’amico, poeta e novellista, James Devaney (1890-1976), aiutò Nielson a pubblicare un’antologia di poesie scelte dalle 3 precedenti raccolte poetiche, dal titolo Collected Verse e una nuova raccolta, nel 1938, intitolata. Beauty Imposes. Nel 1941, cessata l’attività giornalistica per il sopraggiungere del periodo di pensionamento, andò per un breve periodo a stare dal suo amico James Devaney, in una località nella regione orientale del Queensland e successivamente fece ritorno a Melbourne, dove morì il 12 maggio del 1942 in un ospedale privato, in seguito a un aggravamento delle sue cagionevoli condizioni di salute. Fu seppellito nel “Footscray Cemetery”, nei pressi di Melbourne.

 

 

 

 

 

The break of day

 

The stars are pale.
Old is the Night, his case is grievous,
his strength doth fail.

Through stilly hours
the dews have draped with love’s old lavishness
the drowsy flowers.

And Night shall die.
Already, lo! the Morn’s first ecstasies
across the sky.

An evil time is done.
Again, as some one lost in a quaint parable,
comes up the Sun.

 

 

 

L’inizio del giorno

 

Le stelle sono pallide.
Passata è la notte,
il suo caso è angoscioso
la sua resistenza fallace.
In mezzo a ore quiete
le rugiade hanno drappeggiato
con amore di vecchia prodigalità
gli assonnati fiori.
E la notte morirà.
Già, ecco!
le prime estasi del mattino
attraverso il cielo.
Un mal tempo s’è fatto.
Di nuovo, come qualcosa di confuso
in una parabola d’altri tempi,
compare il Sole.

 

 
Love’s coming

 

Quietly as rosebuds
talk to thin air,
love came so lightly
I knew not he was there.

Quietly as lovers
creep at the middle noon,
softly as players tremble
in the tears of a tune;

quietly as lilies
their faint vows declare,

came the shy pilgrim:
I knew not he was there.

Quietly as tears fall
on a wild sin,
softly as griefs call
in a violin;

without hail or tempest,
blue sword or flame,
love came so lightly
I knew not that he came.

 

 

 

L’amore sta arrivando

 

Quietamente come bocci di rosa
sussurra all’aria sottile,
sì lieve l’amore è venuto
che non sapevo ci fosse.

Quietamente come amanti
che vanno a mezzogiorno,
tenuemente come tremuli musicisti
nelle lacrime di un motivo;
quietamente come gigli
che diffondono tenere promesse,
è venuto il timido pellegrino:
io non sapevo ci fosse.

Quietamente come lacrime cadute
su un selvaggio peccato,
sofficemente come dolori
che singhiozzano in un violino;

senza grandine o tempesta,
azzurra spada o fiamma,
sì lieve l’amore è venuto
che non sapevo fosse arrivato.

 

 

 

 

Song be delicate

Let your song be delicate.
The skies declare
no war the eyes of lovers
wake everywhere.

Let your voice be delicate.
How faint a thing
is Love, little Love crying
under the Spring.

Let your song be delicate.
The flowers can hear:
too well they know the tremble,
of the hollow year.

Let your voice be delicate.
The bees are home:
all their day’s love is sunken
safe in the comb.

Let your song be delicate.
Sing no loud hymn:
Death is abroad …Oh, the black season!
The deep the dim!

 

 

 

Sia delicata la canzone

Lascia che la tua canzone sia delicata.
I cieli non proclamano
guerra gli occhi degli amanti
ovunque risvegli.
Lascia che la tua voce sia delicata.
Come una debole cosa
è l’Amore, il piccolo Amore che geme
sotto la Primavera.
Lascia che la tua canzone sia delicata.
I fiori possono sentire:
troppo bene conoscono il tremore
dell’anno vano.

Lascia che la tua voce sia delicata.
Le api sono a casa:
tutto il loro amore è infuso nel giorno
al sicuro nel favo.

Lascia che la tua canzone sia delicata.
Non cantare l’inno ad alta voce:
La morte è fuori …Oh, la nera stagione!
Il fondo il vago!

 

 
May

Shyly the silver-hatted mushrooms make
soft entrance through,
and undelivered lovers, half awake,
hear noises in the dew.

Yellow in all the earth and in the skies,
the world would seem
faint as a widow mourning with soft eyes
and falling into dream.

Up the long hill I see the slow plough leave
furrows of brown;
dim is the day and beautiful: I grieve
to see the sun go down.

But there are suns a many for mine eyes
day after day:
delightsome in grave greenery they rise,
red oranges in May.
Maggio

Timidamente l’argento incappucciato dei funghi
si fa largo con dolcezza
e  innamorati distesi, in dormiveglia,
sentono rumori nella rugiada

Giallo su tutta la terra e nei cieli,
il mondo sembrerebbe tenue
come una vedova che piange con teneri occhi
e cade in un sogno.

Sull’ampia collina vedo il lento aratro andare
in solchi bruniti;
tenero è il giorno e bello: m’addolora
scorgere il sole calante.

Ma ci sono molti altri soli per i miei occhi
giorno dopo giorno:
deliziose escono dal grave fogliame,
arance rosse in maggio.

 

 

 

 

 

The crane is my neighbour

The bird is my neighbour, a whimsical fellow and dim;
there is in the lake a nobility falling on him.

The bird is a noble, he turns to the sky for a theme,
and the ripples are thoughts coming out to the edge of a dream.

The bird is both ancient and excellent, sober and wise,
but he never could spend all the love that is sent for his eyes.

He bleats no instruction, he is not an arrogant drummer;
his gown is simplicity – blue as the smoke of the summer.

How patient he is as he puts out his wings for the blue!
His eyes are as old as the twilight, and calm as the dew.

The bird is my neighbour, he leaves not a claim for a sigh,
he moves as the guest of the sunlight – he roams in the sky.

The bird is a noble, he turns to the sky for a theme,
and the ripples are thoughts coming out to the edge of a dream.
La gru è il mio prossimo

L’uccello è il mio prossimo, un individuo vago e bizzarro;
c’è nel lago una nobiltà che cade su di lui.

L’uccello è un nobile, si volge al cielo per una melodia,
e i gorgheggi sono pensieri che escono dall’orlo di un sogno.

L’uccello è sia antico che eccellente, sobrio e saggio,
ma non potrebbe spendere tutto l’amore inviato dai suoi occhi.

Non bela istruzione, non è un arrogante suonatore di tamburi;
la sua veste è la semplicità ― blu come il fumo dell’estate.

Come è sereno quando mette fuori le sue ali verso l’azzurro!
I suoi occhi sono antichi come il crepuscolo, e calmi come la rugiada.

L’uccello è il mio prossimo, non cambierebbe un sospiro per una pretesa,
si muove come l’ospite della luce del sole ― vagabonda nel cielo.

L’uccello è un nobile, si volge al cielo per una melodia,
e i gorgheggi sono pensieri che escono dall’orlo di un sogno.

 

 

 

 
Native companions dancing

On the blue plains in wintry days
the stately birds move in the dance.
Keen eyes have they, and quaint old ways
on the blue plains in wintry days.
The Wind, their unseen Piper, plays,
they strut, salute, retreat, advance;
on the blue plains, in wintry days,
these stately birds move in the dance.
Nativi compagni danzanti

Sugli altopiani blu nei giorni invernali
grandiosi uccelli si muovono nella danza.
Hanno occhi acuti, e vecchi modi caratteristici
sugli altopiani blu nei giorni invernali.

Il Vento, il loro invisibile Pifferaio, suona,
essi vanno, salutano, ripiegano, avanzano;
sugli altopiani blu, nei giorni invernali,
questi grandiosi uccelli si muovono nella danza.

 

 

 

 

 

The hour is lost

The hour is lost. Was ever hour so sweet?
Fruitful of blessing, friends and honeyed words ―
the sunlight in our faces ― at our feet
the world, bright, beautiful, its flocks and herds,
foliage of forests, choruses of birds …
O happy time, why did we stand downcast?
We should have leapt for love: but now, the hour is past.

The hour is lost. Scarce had we time to mark
the glory of the green, the sky’s soft blue;
it came as silently as comes the dark,
our hearts burned hot within us ere we knew …
Then suddenly we said: «Can it be true
this golden time was ours?» ― and now downcast
we stand dumb and amazed. Alas! the hour is past.
L’ora è perduta

L’ora è perduta. Fu mai così dolce, l’ora?
Proficua di benedizione, amici e dolci parole ―
la luce del sole sui nostri volti ― ai nostri piedi
il mondo, brillante, bello, i suoi greggi e le mandrie,
fogliame di foreste, cori d’uccelli …O tempo felice,
perché siamo stati tristi? Avremmo dovuto
saltare d’amore: ma adesso, l’ora è passata.

L’ora è perduta. Scarso è stato il tempo di segnare
la gloria del verde, il soffice azzurro del cielo;
venne così silenziosa come viene il buio,
i nostri cuori bruciarono caldi in noi prima che sapessimo …
Poi all’improvviso dicemmo: «Può essere vero
che questo tempo dorato sia stato nostro?» ― e ora affranti
restiamo muti e stupiti. Ahimè! L’ora è passata.

 

 

 

 

 

Out to the Green Fields

Here there is crying, cruelty, every tone:
cruel is iron, and where is the pity in stone?
The ancient tyrannies tower, they cannot yield:
let the tired eyes go to the green field!

Flowers are foreigners here, subdued and calm,
standing as children under a heavy psalm:
my heart is ever impatient of standing so:
out to the green fields the tired eyes go.

Out where the grasses hasten the resolute heart of man!
Out to the place of pity where all his tears began!
Only down with the young love are the fairy folk concealed:
let the tired eyes go to the green field.

The leaves have listened to all the birds so long:
every blossom has ridden out of a song:
only low with the young love the olden hates are healed:
let the tired eyes go to the green field!

 

 

 

Fuori nei verdi campi

Qui ci sono lacrime, crudeltà, ogni tono:
crudele è il ferro, e dove è la pietà nella roccia?
Le torri d’antiche tirannie, non possono cedere:
lascia che gli occhi stanchi vadano nel verde campo!

I fiori sono stranieri qui, calmi e ammortiti,
giacciono come bambini sotto un salmo pesante:
il mio cuore è sempre insofferente di giacere così:
fuori nei campi verdi gli occhi stanchi vanno.

Fuori dove l’erba copre il cuore risoluto dell’uomo!
Fuori nel luogo della pietà dove tutte le lacrime ebbero inizio!
Solo sotto il giovane amore il popolo delle fate è celato:
lascia che gli occhi stanchi vadano nel verde campo!

Le foglie hanno ascoltato tutti gli uccelli così a lungo:
ogni fiore è saltato fuori da una canzone:
solo sotto il giovane amore gli antichi odi sono guariti:
lascia che gli occhi stanchi vadano nel verde campo!
 

 

 

 

Among a river

Green leaves ― a patch of world along a river,
the drab and silver draping every limb,
the cackling kingfisher with throat a-quiver
eager to sing for us a morning hymn.

By yonder trees the rough red rock hangs over,
the black duck’s brood ― a little fleet at sea;
in the far sky a wicked foe doth hover;
a plover calls ― it is a call for me.

Across the stream, slowly and with much shrinking
softly a full-eyed wallaby descends
to the blue water’s edge …I see him drinking …
and he and I and all his folk are friends.

 

 

 

Lungo un fiume

Foglie verdi ― una chiazza di mondo lungo un fiume,
il grigio e l’argento che drappeggiano ogni lembo,
il riso del martin pescatore con gola tremante
ansioso di cantare per noi un inno mattutino.

Al di là degli alberi la ruvida roccia rossa sporge fuori,
lo stormo dell’anatra nera ― una piccola flotta verso il mare;
nel lontano cielo un perfino rivale si libra in volo;
un piviere[1] chiama ― è una chiamata per me.

Attraverso il ruscello, lentamente e con molto contrazione
un cangurotto dagli occhi pieni discende sofficemente
all’orlo dell’acqua azzurra …Io lo vedo mentre beve …
e lui ed io e tutto il suo popolo siamo amici.

 

 

 

 

 

Her Eyes

Dark eyes are hers; but in their darkness lies
all the white holiness of Paradise:
a tender violet within them shows
and the unsullied beauty of the rose:
dark eyes are hers.

Dark eyes are hers that move my heart to sing
they have consumed the Summer! caught the Spring!
Stolen the starlight, and exultingly
lifted the moonbeams’ old embroidery:
dark eyes are hers.

 

 

 

I suoi occhi

Occhi scuri sono i suoi; ma nella loro oscurità giace
tutta la bianca santità del Paradiso:
una tenera violetta all’interno di loro si mostra
e la bellezza senza macchia della rosa:
occhi scuri sono i suoi.

Occhi scuri sono i suoi ― che portano il mio cuore a cantare
che hanno divorato l’Estate! afferrato la Primavera!
Rubato la luce delle stelle, e con grande esultanza
innalzato il vecchio ricamo dei raggi lunari:
occhi scuri sono i suoi.

 

[1] Il piviere è un uccello appartenente alla famiglia dei Charadriidae, alla quale appartengono anche i fratini e le pavoncelle. Prediligono ambienti aridi. Sono uccelli di medie dimensioni, il piumaggio ha una colorazione verde olivastro, più scuro sul dorso; la testa è di colore nero con la caratteristica chiazza bianca sotto il collo.

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