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Jorge Cuesta

 

a cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì


JorgecuestaJorge Cuesta, ovvero Jorge Mateo Cuesta Porte Petit, nacque a Cordoba, nello stato di Veracruz, Messico, il 21 settembre del 1903, durante il regime di Porfirio Díaz (1830-1915), nel corso del suo secondo mandato presidenziale. La sua famiglia era franco-messicana. Il padre, Néstor Cuesta Ruiz, era un agricoltore di canna da zucchero, caffè e arance, e grande appassionato di scienza; la madre invece, figlia di immigrati francesi, era una donna religiosa, taciturna e remissiva. Poco prima di compiere un anno, scivolando dalle braccia della nutrice, batté l’occhio sinistro contro lo spigolo di un tavolo. L’incidente gli causò una formazione tumorale e una continua lacrimazione dell’occhio, fino all’età di nove anni, quando si rese necessario intervenire chirurgicamente per ripristinare la regolare funzionalità dell’occhio, anche se l’intervento gli lasciò per sempre la palpebra semichiusa e non eliminò i continui attacchi di emicrania e i dolori in prossimità dell’ipofisi di cui soffrì per tutta la vita. Dimostrò precocemente una passione per la matematica, la chimica, la fisica e la musica. Dopo aver frequentato la Escuela Nacional Preparatoria, si trasferì, nel 1921, a Città del Messico con il proposito di iscriversi al Conservatorio Nazionale e diventare violinista. Presto abbandonò quest’idea per iscriversi alla Facoltà di Scienze e Chimica, concludendo il ciclo di studi quattro anni più tardi, senza però mai presentare la tesi e pertanto senza poter conseguire il titolo di laurea. A partire dal 1924, iniziò le frequentazioni con altri artisti e intellettuali messicani, dediti al culto della poesia e alla vita bohémien, fra i quali: Gilberto Owen (1904-1952), Salvador Novo (1904-1974), Xavier Villaurrutia (1903-1950), formando il gruppo dei Los Contemporaneos, influenzati principalmente dai grandi poeti e scrittori europei della prima metà del XX secolo, e scrivendo sulla rivista letteraria, da loro stessi fondata, dal titolo Ulises. Come membro del gruppo, nel quale era soprannominato “El Alquimista”, accettò di editare nel 1928 la Antología de la poesía mexicana moderna. Lo stesso anno viaggiò in Francia dove conobbe fra gli altri: André Bréton (1896-1966) e André Gide (1869-1951). Al ritorno in Messico sposò Guadalupe Marín, in precedenza modella e moglie del pittore Diego Rivera (1886-1957), il quale, a sua volta, si risposò l’anno successivo con la pittrice Frida Kahlo (1907-1954). Jorge Cuesta e Guadalupe Marín andarono a vivere presso lo zuccherificio El Potrero a Córdoba, dove rimasero fino al 1930, quando ritornarono nella capitale e venne alla luce il loro unico figlio Lucio Antonio. Il matrimonio durò fino al 1932. Negli anni successivi, oltre a lavorare per la Subsecretaría de Educación Pública e, come chimico, nella Sociedad de Productores de Alcohol, collaborò con molti periodici nazionali, pubblicando recensioni critiche, articoli, e composizioni poetiche, soprattutto sonetti. I periodici più importanti furono: “El Universal” e “El Nacional”, mentre tra le riviste si annoverano: “Contemporaneos”, “Voz Nacional” e “Letras de Mexico”. Nell’agosto del 1932, sotto l’influenza del gruppo de Los Contemporaneos, fondò la rivista “Examen”, considerata la più rigorosa e analitica del Messico, con la quale contribuì a diffondere nel paese quel movimento avanguardista che stava già nascendo in Francia, Germania, Spagna e Stati Uniti. Si affrontavano tematiche profondamente discusse non solo da un punto di vista meramente intellettuale, ma anche da un punto di vista filosofico, politico e di critica sociale. La rivista “Examen” diede alla luce solamente tre numeri, a causa della polemica legale mossa dal poeta, scrittore e diplomatico Manuel Maples Arce (1898-1981) – fondatore del movimento denominato Stridentismo[1] – quando sul numero 2 e 3 della rivista comparve, in due parti, la novella di Rubén Salazar Mallén (1905- 1986) dal titolo Cariátide, giudicata da Arce, simile alla novella di Manuel Payno (1810-1894) El fistol del diablo, ovvero come un attentato all’integrità morale della società messicana e all’ideologia nazionalista, perpetrato attraverso l’incitamento, con uno stile rozzo e scurrile, ad anteporre la diversione ai principi morali. Dopo la chiusura della rivista, per ordine di Porfirio Díaz, successivo alla denuncia di Arce, Cuesta scrisse per altre riviste e giornali e, nel 1934, pubblicò 2 saggi di natura politica: El plan contra Calles e Crítica de la reforma al artículo tecero. Nel 1938 fu assunto come capo del dipartimento di laboratorio in un’azienda di zuccheri ed alcool. In questi stessi anni adottò una certa crudezza nei suoi componimenti poetici, permeati da un senso distinto di luctus, affrontando temi angoscianti quali: la pazzia, la morte, la vecchiaia, l’ansietà, al contempo praticando la sua passione per la chimica e l’alchimia, fino a diventare una vera ossessione, realizzando esperimenti bizzarri e sintetizzando sostanze misteriose che lui stesso ingeriva o si iniettava, come estratti di marijuana, sostanze a base di ergotina, miscugli di acidi che alcune volte lo portarono a stati di catalessi momentanea. Si dice che avesse inventato una sostanza in grado di inibire la maturazione dei frutti e un’altra che, dopo la sua somministrazione, consentisse di bere ogni tipo di bevanda alcolica senza accusare gli effetti dell’ubriachezza.
Nel 1940, dopo una grave crisi di ansietà e delirio di persecuzione, sintomi di un’incipiente pazzia, fu internato nel Sanatorio di Mixcoac, un barrio a nord di Città del Messico, dove fu trattato con numerosi shock insulinici. Fu dimesso e internato in altre occasioni. Nel 1942, mentre era recluso in una casa al pianterreno, nella parte occidentale di Città del Messico, denominata “Desierto de los Leones”, si pugnalò varie volte ai genitali con un coltello da cucina, provocandosi la totale castrazione, restò in vita grazie alle immediate cure mediche. Fu trasferito e internato in un sanatorio di Tlalpan, a sud di Città del Messico, ma nell’agosto del 1942 si impiccò nella sua stanza con le lenzuola del letto. Morì nella mattinata del 13 agosto, dopo molte ore di dolorosa agonia. Aveva 39 anni. Fu sepolto nel Pantheon Francese.
Il poeta e amico Xavier Villaurrutia scrisse l’epitaffio:

Aguzzai tanto

la ragione, che oscura

fu per gli altri

la mia vita, la mia passione

e la mia pazzia.

Dicono che son morto.

Non morirò mai:

son desto![2]

 

Non pubblicò mai una raccolta poetica quando era in vita; la sua opera poetica fu pubblicata postuma in due edizioni: una prologata dall’editore e poeta Alí Chumacero Lora (1918-2010) e l’altra dai poeti Elías Nandino Vallarta (1900-1993) e Rubén Salazar Mallén (1905-1986). Nel 1964 l’Universidad Nacional Autónoma de México pubblicò tutto quello che si conosce della sua opera poetica e saggistica in 4 volumi, dal titolo Poemas y ensayos. All’interno della sua produzione saggistica meritano di essere citati trattati, quali: La poesía de Paul Éluard (1929), Robert Desnos y el sobrerrealismo (1930) e El arte moderno (pubblicata postuma, nel 1943).
La poesia di Jorge Cuesta si caratterizza per il tono cupo, pessimistico e inquieto da cui emerge un’acutezza cruda e feroce e una sensibilità impressionante. Il linguaggio poetico è scarno, netto, pregevolmente filosofico, e perfettamente espressivo di quella profonda angoscia esistenziale, di quell’amarezza desolante e di quella morbosa paranoia e ossessione per la morte, che caratterizza tutta la sua opera. È considerato il padre della critica letteraria messicana e uno dei poeti più rappresentativi del XX secolo, la cui opera ha influenzato considerevolmente la generazione di molti poeti futuri, come José Emilio Pacheco (1939-2014) e il Premio Nobel per la Letteratura Octavio Paz (1914-1998).

[1] Lo Stridentismo è un movimento culturale sudamericano presentato per la prima volta in un manifesto del 1921, dal poeta messicano Manuel Maples Arce (1898-1981), attraverso cui vengono recepiti molti elementi del Futurismo europeo, seppur mantenendo un’identità tipica e contraddistinta. Come il Futurismo, si caratterizza per un violento rifiuto del passato, esaltando il fascino e la forza della modernità: la bellezza e la velocità delle macchine, i reggimenti industriali delle metropoli, l’interventismo bellico e le ideologie nazionaliste, ma, a differenza del Futurismo, il linguaggio degli stridentisti e meno ricercato e fantasioso per poter più agevolmente sommuovere le coscienze delle masse, inoltre, le ideologie politiche, dichiaratamente di sinistra, che sottendono il movimento sudamericano, sono diametralmente opposte alle ideologie fasciste dei futuristi italiani e spagnoli, perpetrando un’idea dell’Arte da mettere al servizio della rivoluzione e non alla mercé di un regime dittatoriale.

[2] Agucé la razón/tanto, que oscura/fue para los demás/mi vida, mi pasión/y mi locura./Dicen que he muerto./No moriré jamás:/¡estoy despierto!

Tu voz es un eco, no te pertenece

 

 

Tu voz es un eco, no te pertenece

no se extingue, con el soplo que la exhala.

Tus pasos se desprenden de ti

y hacen cambiar un fantasma intangible y perpetuo

que te expulsa del sitio donde vives

tan pasajeramente y te suplanta.

Tanto mi tacto extremas y prolongas

que al fin no toco en ti

sino humo, sombras, sueños, nada.

 

Como si fueras diáfana

o se desvaneciera tu cuerpo con el aire,

miro a través de ti la pared

o el punto fijo y virtual

que suspende los ojos en el vacío

y por encima de las cosas en movimiento.

 

 

 

 

 

La tua voce è un’eco, non ti appartiene

 

 

La tua voce è un’eco, non ti appartiene,

non si estingue col soffio che la esala.

I tuoi passi si staccano da te

e fanno camminare un fantasma intangibile e perpetuo

che ti esclude dal posto in cui vivi

così transitoriamente e ti soppianta.

Tanto il mio tatto stremi e prolunghi

che alla fine non tocco in te

altro che fumo, ombre, sogni, nulla.

 

Come se fossi diafana

o si dissolvesse il tuo corpo nell’aria,

guardo attraverso te la parete

o il punto fisso e virtuale

che sospende gli occhi nel vuoto

e al di sopra delle cose in movimento.

 

 

 

 

 

 

 

Un errar soy

 

 

Un errar soy sin sentido,

y de mí a mí me translada;

una pasión extraviada,

y un fin que no es diferido.

 

Despierto en mí lo que he sido,

para ser silencio y nada

y por el alma delgada

que pase el azar su ruido.

 

Entre la sombra y la sombra

mi rostro se ve y se nombra

y se responde seguro,

 

cuando en medio del abismo

que se abre entre yo y yo mismo,

me olvido y cambio y no duro.

 

 

 

 

 

Un errare sono senza senso

 

 

Un errare sono senza senso,

che da me a me si trasla;

una passione perduta

e un fine che non è differito.

 

Sveglio in me quello che è stato

per essere silenzio e nulla

e dall’anima smagrita

passa il caso col suo rumore.

 

Tra l’ombra e l’ombra

il mio volto si vede e si nomina

e si risponde sicuro,

 

quando in mezzo all’abisso

che s’apre tra me e me stesso,

mi scordo e muto e non duro.

 

 

 

 

 

 

 

Ninguna forma fija te contiene

 

 

Ninguna forma fija te contiene,

ningún contorno durable te aprisiona

y mientras más intensa es la luz

están tus sombras más hondo.

Tu movimiento junta una estatua ficticia

que es la armadura con que cubre

el amor sus hastíos vulnerables;

más detrás de su muro mentiroso

orgías secretas te vencen

y tu rostro corroen por dentro

tus desórdenes íntimos.

 

Nunca llega a mirarte el amor que no cierra

los ojos, para ver en las sombras

donde te desnudas a los tactos que mueren

sin abrirse a la oscura tormenta

que te arranca y te arroja a la ventura;

sin buscar los fragmentos de ti que se desprenden

la ruina y el desorden de la noche.

 

 

 

 

 

Nessuna forma fissa ti contiene

 

 

Nessuna forma fissa ti contiene,

nessun contorno durevole ti imprigiona

e mentre più intensa è la luce

più profonde sono le tue ombre.

Il tuo movimento assembla una statua fittizia

che è l’armatura con cui copre

l’amore i suoi asti vulnerabili;

più dietro del suo muro ingannevole

orge segrete ti vincono

e il tuo viso corrodono da dentro

i tuoi intimi disordini.

 

Mai arriva a guardarti l’amore che non chiude

gli occhi, per vedere nelle ombre

dove ti denudi ai tatti che muoiono

senza aprirsi all’oscura tempesta

che ti strappa e ti getta nella sorte;

senza cercare i frammenti di te che si staccano

dalla rovina e dal disordine dalla notte.

 

 

 

 

 

 

 

Este amor no te mira para hacerte durable

 

 

Este amor no te mira para hacerte durable

y desencadenarte de tu vida, que pasa.

Los ojos que a tu imagen apartan de tu muerte

no la impiden, sólo hacen más presente tu ruina.

No hay sitio en mi memoria

donde encuentre tu vida

más que tus ya distantes huellas deshabitadas.

Pues en mi sueño en vano tu rostro se refugia

y huye tu voz del aire real que la devora.

Dentro de mí te quema la sangre con más fuego,

los instantes que te absorben con más ansia, y tus voces,

mientras más duran,

se hunden más hondo en el abismo

de las horas futuras que nunca te han mirado.

 

 

 

 

 

Questo amore non ti guarda per farti durevole

 

 

Questo amore non ti guarda per farti durevole

e slegarti dalla tua vita, che passa.

Gli occhi che allontanano la tua immagine dalla tua morte

non la ostacolano, fanno solo più presente la tua rovina.

Non c’è posto nella mia memoria

dove trovi la tua vita

più delle tue già distanti orme disabitate.

Perché nel mio sonno inutilmente il tuo viso si rifugia

e fugge la tua voce dall’aria reale che la divora.

Dentro di me ti brucia il sangue con più fuoco,

gli istanti che ti assorbono con più ansia, e le tue voci,

quanto più durano,

più s’affondano al fondo dell’abisso

delle ore future che mai ti hanno guardato.

 

 

 

 

 

 

 

Hora de la ceniza

 

 

Finaliza Septiembre.

 

Es hora de decirte

lo difícil que ha sido no morir.

 

Por ejemplo, esta tarde

tengo en las manos grises

libros hermosos que no entiendo,

no podría cantar aunque ha cesado ya la lluvia

y me cae sin motivo el recuerdo

del primer perro a quien amé cuando niño.

 

Desde ayer que te fuiste

hay humedad y frío hasta en la música.

 

Cuando yo muera,

sólo recordarán mi júbilo matutino y palpable,

mi bandera sin derecho a cansarse,

la concreta verdad que repartí desde el fuego,

el puño que hice unánime

con el clamor de piedra que eligió la esperanza.

 

Hace frío sin ti.

 

Cuando yo muera,

cuando yo muera

dirán con buenas intenciones

que no supe llorar.

 

Ahora llueve de nuevo.

Nunca ha sido tan tarde a las siete menos cuarto

como hoy.

 

Siento unas ganas locas de reír

o de matarme.

 

 

 

 

 

L’ora della cenere

 

 

Finisce Settembre.

 

È ora di dirti

che il difficile è stato non morire.

 

Per esempio, questo pomeriggio

ho nelle mani grigi

bei libri che non capisco,

non potrei cantare benché sia cessata già la pioggia

e mi cade senza motivo il ricordo

dal primo cane che amai da bambino.

 

Fin da ieri che te ne andasti

ci sono umidità e freddo persino nella musica.

 

Quando morirò,

ricorderanno solo il mio giubilo mattutino e palpabile,

la mia bandiera senza diritto di stancarsi,

la concreta verità che ripartii dal fuoco,

il pugno che feci unanime

con il clamore di pietra che scelse la speranza.

 

Fa freddo senza te.

 

Quando morirò,

quando morirò

diranno con buone intenzioni

che non seppi piangere.

 

Ora piove di nuovo.

Non è stato mai così tardi alle sette meno un quarto

come oggi.

Sento una voglia pazza di ridere

o di ammazzarmi.

 

 

 

 

 

 

 

Tu ausencia viva a tu presencia invade

 

 

Tu ausencia viva a tu presencia invade,

que lentamente mueren si se mira;

pues no por verte más se acerca el horizonte de los ojos,

más vacío mientras más profundo.

En la ventana, los cuadros y el espejo,

un aire indiferente y helado se aleja

de tu respiración, que renueva sus asfixia.

Inaccesible en ellos,

el mundo inmóvil a donde no penetra

tu vida, tu presencia presa en el movimiento

de tu muerte fugaz y paulatina.

 

 

 

 

 

La tua assenza viva la tua presenza invade

 

 

La tua assenza viva la tua presenza invade

che lentamente muoiono se si guarda;

e per non vederti più s’avvicina l’orizzonte degli occhi,

più vuoto quanto più profondo.

Per la finestra, i quadri e lo specchio,

un’aria indifferente e gelata s’allontana

dalla tua respirazione che rinnova la sua asfissia.

Inaccessibile in loro,

il mondo immobile dove non penetra

la tua vita, la tua presenza presa nel movimento

della tua morte fugace e progressiva.

 

 

 

 

 

 

 

Y sin embargo amor

 

 

Y sin embargo, amor, a través de las lágrimas,

yo sabía que al fin iba a quedarme

desnudo en la ribera de la risa.

 

Aquí,

hoy,

digo:

siempre recordaré tu desnudez en mis manos,

tu olor a disfrutada madera de sándalo

clavada junto al sol de la mañana;

tu risa de muchacha,

o de arroyo,

o de pájaro;

tus manos largas y amantes

como un lirio traidor a sus antiguos colores;

tu voz,

tus ojos,

lo de abarcable en ti que entre mis pasos

pensaba sostener con las palabras.

 

Pero ya no habrá tiempo de llorar.

 

Ha terminado

la hora de la ceniza para mi corazón.

 

Hace frío sin ti,

pero se vive.

 

 

 

 

 

E tuttavia amore

 

 

E tuttavia, amore, attraverso le lacrime,

sapevo che dopo tutto andavo a finire

nudo sulla riva della risata.

 

Qui,

oggi,

dico:

ricorderò per sempre la tua nudezza nelle mie mani,

il tuo odore di sfruttato legno di sandalo

inchiodato al sole del mattino;

la tua risata di ragazza,

o di torrente,

o di uccello;

le tue mani lunghe e amanti

come un iris traditore dei suoi antichi colori;

la tua voce,

i tuoi occhi,

quello di contenibile in te che tra i miei passi

pensavo di sostenere con le parole.

 

Non ci sarà ormai tempo di piangere.

 

E’ finita

l’ora della cenere per il mio cuore.

 

Fa freddo senza te,

ma si vive.

 

 

 

 

 

 

 

Odiar el amor

 

 

La luna se me murió

aunque no creo en los ángeles.

La copa final transcurre

antes de la sed que sufro.

La grama azul se ha perdido

huyendo tras tu velamen.

 

La mariposa incendiando

su color, fue de ceniza.

La madrugada fusila

rocío y pájaros mudos.

La desnudez me avergüenza

y me hace heridas de niño.

 

El corazón sin tus manos

es mi enemigo en el pecho.

 

 

 

 

 

Odiare l’amore

 

 

La luna mi morì

benché non creda negli angeli.

La coppa finale scorre

davanti alla sete che soffro.

L’erba azzurra s’è perduta

fuggendo dietro il tuo velame.

 

La farfalla incendiando

il suo colore, restò di cenere.

L’alba fucila

rugiada e uccelli muti.

La nudità mi svergogna

e mi lascia ferite di bambino.

 

Il cuore senza le tue mani

è il mio nemico nel petto.

 

 

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