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José Domingo Gomez Rojas

 

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

 

gomezrojasJosé Domingo Gomez Rojas nacque il 4 agosto del 1896 in una casupola ubicata nella calle Teatinos[1] al n. 49, in pieno centro di Santiago del Cile da una famiglia di umili astrazioni.Il padre, Germán Gómez Guzmán, lavorava come ebanista; la madre, Lucinda Royas Del Campo, una donna pallida e malinconica, si guadagnava la giornata come lavandaia. José Domingo fu il primo di 3 figli; gli altri furono Manuel, che morì giovane, nel 1916, e Antonio. Trascorse la sua infanzia nei sobborghi dei quartieri popolari, pieni di sporcizia e seminati di bordelli, in un ambiente profondamente degradato e misero, dove la gente soffriva il tormento della fame e del freddo: gli uomini erano sottopagati e sfruttati in vari lavori malsani ed estremamente duri; le donne allevavano come potevano ingenti prole che molto spesso venivano falcidiate da terribili malattie. Nel 1908 entrò nel liceo Luís Barros Borgoño, dimostrando da subito una naturale inclinazione per la letteratura e la poesia. Nel 1912 aderì al cristianesimo protestante che guardava alle classi più umili e misere della società di Santiago, diventando un acceso oppositore dei privilegi e dell’ipocrisia della chiesa cattolica, e pubblicando le sue prime poesie sul periodico “El Heraldo” della Lega Episcopale della Costa del Pacifico. Al tempo stesso la poesia di Gomez Rojas si caratterizzò per un forte impulso verso un anarchismo politico e sociale. Nel 1913, all’età di sedici anni, pubblicò la sua prima e unica raccolta di poesie, intitolata Rebeldías Líricas, influenzato dal pensiero di F. W. Nietzsche, di Gabriele D’Annunzio e dalle ideologie stesse dell’anarchismo. Quello stesso anno si trasferì per un breve periodo in Argentina, per studiare la letteratura del paese, condividendo il viaggio con un anarchico di origini spagnole, Ángel Fernández. Approfondì gli studi sulla letteratura americana e imparò perfettamente l’inglese. Inoltre, si interessò di arte e di critica artistica, pubblicando successivamente vari articoli sul periodico “Las últimas noticias”. Negli anni seguenti frequentò vari circoli culturali e lo unì una profonda amicizia con i poeti: José Santos González Vera ((1897-1970) e Manuel Rojas Sepúlveda (1896-1973), costituendo insieme a loro vari movimenti frequentati da intellettuali anarchici e avanguardisti, come quelli che battezzarono con il nome di: “Los Diez”, “Los Inmortales” e “Los Caimanes”. Si guadagnò, dal pittore Ricardo Gilbet Avendañano (1891-1964), l’appellativo di “poeta Cohete” (poeta razzo) per la disinvoltura nel declamare i propri versi e per il suo abbigliamento particolarmente luccicante e sgargiante con cui si presentava nei saloni letterari. Nel 1918 si iscrisse alla Facoltà di Diritto e Pedagogia in Castellano all’Università del Cile; divenne militante della “Industrial Workers World”[2], (I.W.W.) rappresentante della “Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile”[3] (FECH) e, dal 1818 al 1920, membro della “Asamblea Obrera de Alimentación Nacional” (Assemblea Operaia dell’Alimentazione Nazionale). Il 1920 fu un anno caratterizzato da grandi agitazioni e rivolte sociali: vasti settori popolari temevano che non fosse riconosciuta l’elezione del presidente Arturo Alessandri Palma (1868-1950) – eletto con grande sostegno popolare e appoggiato da Gomez Rojas – perché circolavano voci in base alle quali la candidatura del neo presidente, si diceva, fosse stata finanziata con oro peruviano. Il ministro della Guerra, Ladislao Errázuriz Lazcano (1882-1941), su ordine del presidente uscente Juan Luis Sanfuentes Andonaegui (1858-1930), inviò truppe di soldati al nord del paese, in prossimità del confine, pronti per invadere il Perù. Il 31 luglio del 1920 fu organizzata una grande manifestazione di operai e studenti contro la guerra, con l’intento di dimostrare l’infondatezza delle accuse mosse contro Arturo Alessandri Palma. La manifestazione ebbe l’effetto di dar vita a una cruenta azione repressiva da parte dello stato con numerose incarcerazioni; i centri di aggregazione studenteschi furono distrutti e bruciati i libri; alcuni studenti, accusati di sovversione e di tradimento, furono costretti ad inginocchiarsi pubblicamente e a baciare la bandiera. Gomez Rojas fu catturato in seguito a un’irruzione nella FECH e rinchiuso prima nel penitenziario di Santiago e poi condotto alla Casa de Orates (casa dei pazzi) e sottoposto a terribili punizioni, tra le quali quella di inondare d’acqua la sua cella. Secondo alcune versioni il poeta uscì fuori di senno per le violenze patite e per le percosse che riceveva sistematicamente fino a perdere i sensi. Altre versioni “più moderate” sostengono che le condizioni di salute di Gomez Rojas si aggravarono irreparabilmente in seguito a una meningite, la cui febbre lo fece insanire. Il giovane si uccise nella notte del 29 settembre del 1920. Al suo funerale parteciparono più di cinquantamila persone, tra operai, studenti ed esponenti delle classi più povere, per portare l’ultimo saluto al poeta anarchico e l’affetto di tutto il paese.

 

 

 

 

 

Crepúsculo

 

 

I

 

Frívolos madrigales de las sutiles rosas

ritman en los jardines las musas de belleza

y comulga en los ritos del alma de las cosas

como una ofrenda triste mi llanto: voz que reza.

En las gamas exóticas de la tarde doliente

finge la luz un iris — raro florecimiento

crepuscular —.Y pasa rozándome la frente

el murciélago sombra en las alas del viento …

La sombra ya penumbra la arena de las sendas,

perfúmanse de rosas los líricos jardines

y reinan en las pantas fabulosas leyendas.

Los nocturnos de seda de ignorados violines.

¡Crepúsculo de ensueño y evocación de amadas! …

La tarde con mi espíritu la comunión empieza

y al final, como epílogo de oraciones rezadas,

dominará en mí la sombra, la noche, la tristeza

 

 

 

 

 

 

Noche:

 

II

 

Como una enorme sierpe sus escamas de plata

desenrosca la noche; como raras pupilas

de luz, en los azules, su estelación desata

el infinito …El viento va girando las lilas

¡El recuerdo una amada que se fue …!

Y en la fría

nostalgia – voz de tumba – un suspiro que se arranca

en las alas sutiles de la melancolía

que empuja los lirismos de una tristeza blanca …

¡El recuerdo: unos labios mortales …! se deshoja,

perfumando de rosas, un rosal florecido …

¡Unos labios mortales y una rosa muy roja

pusieron en mi carne besos de amor y olvido …!

 

III

 

Despiertan los aromas nocturnos …(Los enanos

juegan con princesitas en sus reinos) …(Las rondas

de sátiros y ninfas tomadas de las manos

fraternizan — mintiendo — en las sagradas frondas)

 

IV

 

La luna mis ensueños, romántica, ilumina.

Las rosas a la luna protestan sus querellas,

y un paisaje interior se disfumina

en florecimiento de mágica estrella.

 

 

 

 

 

 

 

 

Crepuscolo

 

 

I

 

Frivoli madrigali delle sottili rose

ritmano nei giardini le muse di bellezza

e comunica nei riti dell’anima delle cose

come un’offerta triste il mio pianto: voce che prega.

Nelle gamme esotiche della sera dolente

finge la luce un’iride — rara fioritura

crepuscolare. — E passa sfiorandomi la fronte

il pipistrello, ombra nelle ali del vento …

L’ombra già abbrunisce la sabbia dei sentieri,

si profumano di rose lirici giardini

e regnano nelle piante favolose leggende.

Notturni di seta d’ignorati violini.

Crepuscolo di sogno ed evocazione di amate! …

La sera col mio spirito inizia la comunione

e alla fine, come epilogo d’orazioni pregate,

mi dominerà l’ombra, la notte, la tristezza.

 

 

 

 

 

 

Notte:

 

II

 

Come enorme serpente le sue squame d’argento

srotola la notte; come rare pupille

di luce, negli azzurri, il suo stellato discioglie

l’infinito …Il vento continua a voltare i lillà.

Il ricordo un’amata che andò via …!

E nella fredda

nostalgia – voce di tomba – un sospiro che nasce

nelle ali sottili della malinconia

che spinge i lirismi di una bianca tristezza …

Il ricordo: labbra mortali …! si sfoglia,

profumando di rose, un roseto fiorito …

Labbra mortali e una rosa molto rossa

posero nella mia carne baci d’amore e d’oblio …!

 

III

 

Si svegliano gli aromi notturni …(I nani giocano

con le principesse nei loro regni …(Le ronde

di satiri e ninfe presi per mano

fraternizzano — mentendo — nelle sacre fronde).

 

IV

 

La luna i miei sogni, romantica, illumina.

Le rose alla luna portano le loro dispute,

e un paesaggio interno si sfoca

in fioritura di magica stella.

 

 

 

 

 

 

 

 

Yo que tengo lejanos jardines en la luna

 

 

Yo que tengo lejanos jardines en la luna

y reinos invisibles en estrellas lejanas

y princesas dormidas de embrujada fortuna

y reinos interiores y cosas extrahumanas;

 

yo que tengo un silencio de armonía profundo,

gravitando con ritmo de misterio en mí mismo;

yo que siento y que vivo la belleza del mundo:

jamás podrán hundirme en el “pequeño abismo”.

 

Basta que mire al cielo y llame a las estrellas

para arrullarlas dentro del corazón transido;

hasta que, cara a cara, diga a Dios mis querellas

para que Dios conteste: “¡Hijo! ¿Te han afligido?”

 

Por eso nada importa Madre, que a tu buen hijo

los pobres hombres quieran herir. ¡Piedad por ellos!

¡Piedad! ¡Piedad! ¡Piedad! Mi amor ya los bendijo:

que la luz de los astros les peine los cabellos.

 

 

 

 

 

 

Io che ho lontani giardini sulla luna

 

 

Io che ho lontani giardini sulla luna

e regni invisibili su stelle lontane

e principesse addormentate di magica fortuna

e regni interiori e cose sovraumane;

 

io che ho un silenzio d’armonia profondo,

che gravita con ritmo di mistero in me stesso;

io che sento e che vivo la bellezza del mondo:

mai potranno affondarmi nel “piccolo abisso”.

 

Basta che osservi il cielo e chiami le stelle

per cullarle nel cuore affranto;

fin quando, faccia a faccia, volga a Dio le mie denunce

affinché Dio risponda: “Figlio! Ti hanno afflitto?

 

Perciò niente importa Madre, che il tuo buon figlio

poveri uomini vogliano ferire. Pietà per essi!

Pietà! Pietà! Pietà! Il mio amore li ha già benedetti:

che la luce degli astri gli pettini i capelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Día de lluvia

 

                             (En el puerto)

 

 

Hay algo de tristeza en el paisaje

la mañana

penetra con su luz por mi ventana

a mi ser interior y es como ultraje

al fastidio sin fin de mi tristeza.

 

Aunque trate

de no ver el paisaje exterior, miro

en una pieza

que hay frente a frente a la ventana mía

dos viejecitas: una que bosteza

y otra que lentamente bebe mate …

 

Yo siento no se qué melancolía.

De vez en cuando pasa por la calle

un transeúnte que fuma un cigarro

o pasa algún chiquillo que contento

pisa las pozas salpicando barro.

 

El paisaje brumoso

serpentea en los cerros, tortuoso

y se desliza por las calles planas.

 

 

 

 

 

 

Giorno di pioggia

 

                             (Sul porto)

 

 

C’è qualcosa di triste nel paesaggio

il mattino

penetra con la sua luce dalla mia finestra

nel mio essere interiore ed è come oltraggio

al fastidio senza fine della mia tristezza.

 

Benché tenti

di non vedere fuori il paesaggio, guardo

da uno squarcio

che è fronte a fronte la mia finestra

due vecchiette: una che sbadiglia

e l’altra che lentamente beve mate[4]

 

Sento un non so che di malinconia.

Di tanto in tanto passa per strada

un passante che fuma una sigaretta

o passa un bambino che allegro

pesta le pozzanghere schizzando fango.

 

Il paesaggio nebbioso

serpeggia sui colli, tortuoso

e scivola per le strade piane.

 

 

 

 

 

 

 

 

El parque dormido

 

 

Sendas que se bifurcan todas blancas de luna;

árboles que proyectan sus formas recostadas;

escaños solitarios; fuentes cuyas cascadas

remedan una orquesta. Sobre la gran laguna

la brisa orla su peplo. Pilastras con jarrones

donde el fauno sonríe con sus belfos lascivos

mientras la ninfa mueve sus dos flancos esquivos

dando a su cuerpo esbelto violentas contorsiones …

 

Cada estrella ha encendido su blanco lampadario.

Cada árbol es como un perfumado incensario

que entonara las glorias del parque florecido;

y vagando por los aires indefinibles notas.

Mientras las fuentes ríen sus carcajadas rotas

llora la luna un salmo sobre el parque dormido.

 

 

 

 

 

 

Il parco assopito

 

 

Sentieri che si biforcano tutti bianchi di luna;

alberi che proiettano le loro forme reclinate;

scanni solitari; fonti le cui cascate

imitano un’orchestra. Sulla gran laguna

la brezza orla il suo peplo. Giarre e piloni

dove il fauno sorride coi suoi labri lascivi

mentre la ninfa muove i suoi due fianchi schivi

dando al corpo snello violente torsioni …

 

Ogni stella ha acceso il suo bianco candeliere.

Ogni albero è come un fragrante incensiere

che intonerà le glorie del parco fiorito;

e indefinibili note vagano nell’aria della notte.

Mentre ridono le fonti le loro risa rotte

piange un salmo la luna sul parco assopito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Polvo y viento

 

 

Hoy caen los crepúsculos de mi alma

y dormido me encuentran las auroras;

tengo tantas estrellas en mi ensueño

que hay un divino azul hasta en mi sombra.

 

Es tan honda la noche de mi espíritu

que en un éxtasis vivo su belleza

y la muerte se acerca hasta mis besos

como virgen vestida con estrellas.

 

Yo dormiré algún día bajo tierra

y ni mi sombra vagará perdida;

no seré ni recuerdo, ni fantasma,

ni amor lejano, ni canción perdida.

 

Sólo entonces, tal vez, duerma tranquilo,

sin inquietud alguna …Las estrellas

seguirán en los cielos, y los hombres

viviendo sus dolores por la tierra.

 

Y yo estaré tranquilo con el polvo

sobre mi corazón, sobre mis labios;

pasarán los millones de centurias…

habrán muerto y nacido muchos astros…

 

Así quiero dormir bajo los siglos,

vestido con el polvo de lo eterno;

yo que rodé cual lágrima en el mundo

quiero apenas ser polvo sobre el viento.

 

 

 

 

 

 

Polvere e vento

 

 

Oggi cadono i crepuscoli dalla mia anima

e assopito mi trovano le aurore;

ho tante stelle nel mio sogno da avere

un divino azzurro fin nella mia ombra.

 

E’così profonda la notte del mio spirito

che in estasi vivo la sua bellezza

e la morte s’avvicina fin ai miei baci

come vergine vestita di stelle.

 

Dormirò un giorno sottoterra,

la mia ombra non vagherà smarrita;

non sarò un fantasma, né ricordo

né amor lontano, né canzone perduta.

 

Solo allora, forse, dormirò tranquillo,

senza più inquietudine …Le stelle

continueranno nei cieli, e gli uomini

sulla terra vivendo i loro dolori.

 

Ed io sarò tranquillo con la polvere

sul mio cuore e sulle mie labbra;

passeranno milioni di secoli …

saranno nate e saranno morte tante stelle …

 

Così voglio dormire sotto i secoli,

vestito con polvere d’eterno;

io che vagai come lacrima nel mondo

voglio solo essere polvere nel vento.

 

 

 

 

 

 

 

 

Bajo este cielo azul todo florido de astros

 

 

Bajo este cielo azul todo florido de astros

cada pupila siente que se ahonda el abismo

y que ampliando sus formas tiene un florecimiento

de estrellas y de cielos, como la inmensidad.

Bajo el desnudo azul, luminoso de estrellas,

se dignifica todo: charco, flor y gusano;

y en el florecimiento desnudo de los astros

la original belleza canta a la Eternidad.

La beatitud serena de la noche refresca

las canciones de chapo sonoro de la fuente

y en toda cosa humilde la santidad del cielo

pone unciones de estrellas, pone besos de amor.

Los árboles enhebran sus canciones al viento,

las raíces ahondan el negror de la tierra

y entretejen los dedos de sus finas urdimbres

presintiendo en el polvo la transfusión del sol.

Las arañas triangulan sus geométricas telas

en rosales o en cardos y a través de los hilos

se proyectan pedazos de cielo con estrellas

y así, hasta la araña teje su cendal de luz.

Los senderos se alargan narrando una leyenda

de antiguos peregrinos que no volvieron nunca …

Los ojos se humedecen de bondad bajo el párpado

y los labios cuajados de besos se hacen frutas

largamente gustadas por una juventud.

Los abuelos se sienten renacer en los nietos

y sienten que prolongan la humanidad, la vida;

y la madre que siente la tibieza del hijo

al darle los pezones del seno, santifica

el horror de la carne que florece gusanos …

Yo pienso que en las noches todas floridas de astros

hay olor a la luz nueva de vírgenes estrellas,

y pienso que algún día lejano de una estirpe

nacerá él que, venciendo los zipos de la muerte

nos pondrá frente a frente de Dios y de la Vida

(y hasta pienso que yo vendré, lejanamente

desde otro astro, a escuchar las parábolas nuevas).

 

 

 

 

 

 

Sotto questo cielo azzurro

 

 

Sotto questo cielo azzurro tutto fiorito di astri

ogni pupilla sente che s’approfondisce l’abisso

e che ampliando le sue forme fa un’infiorescenza

di stelle e di cieli, come l’immensità.

Sotto l’azzurro nudo, luminoso di stelle,

si dignifica ogni cosa: guazzo, fiore, lombrico;

e nella fioritura nuda degli astri

l’originale bellezza canticchia all’Eternità.

La beatitudine serena della notte

rinfresca le canzoni di velo sonoro della fonte

e in tutte le cose umili la santità del cielo

pone unioni di stelle, pone baci d’amore.

Gli alberi infilano le loro canzoni nel vento,

le radici discendono il nero della terra

e intessono le dita dei loro fini orditi

presentendo nella polvere la trasfusione del sole.

I ragni triangolano le loro geometriche tele

in roseti o sui cardi e attraverso i loro fili

si proiettano pezzi di cielo con stelle,

e così anche il ragno tesse il suo zendado di luce.

I sentieri s’allungano narrando una leggenda

d’antichi pellegrini che non tornano mai.

Gli occhi s’umidiscono di bontà sotto la palpebra

e le labbra cagliate di baci si fanno frutta

largamente gustate dalla giovinezza.

Gli avi si sentono rinascere nei nipoti

e sentono di prolungare l’umanità e la vita;

e la madre che sente il tepore del figlio nel dargli

la mammella del seno, santifica

l’orrore della carne che germina vermi …

Io penso che nelle notti tutte fiorite di astri

c’è un profumo alla luce nuova di vergini stelle,

e penso che qualche giorno lontano da una stirpe

nascerà colui che, vincendo lo strappo della morte

ci porterà faccia a faccia con Dio e con la Vita

(e penso che persino io verrò da lontano

da un altro astro ad ascoltare la parabola nuova).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Miserere

 

 

La juventud, amor, lo que se quiere

ha de irse con nosotros, ¡Miserere!

 

La belleza del mundo y lo que fuere

morirá en el futuro:¡Miserere!

 

La tierra misma lentamente muere

con los astros lejanos: ¡Miserere!

 

Y hasta quizás la muerte que nos hiere

también tendrá su muerte: ¡Miserere!

 

 

 

 

 

 

 

Miserere

 

 

La giovinezza, amore, quello che si ama

deve andarsene con noi, Miserere!

 

La bellezza del mondo e quello che fu

morirà nel futuro: Miserere!

 

La terra stessa lentamente muore

con gli astri lontani: Miserere!

 

E persino la morte chissà che ci ferisce

andrà alla sua morte: Miserere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autoretrato

 

 

La voluntad divina que echó a rodar los astros

la que empujó a la vida, la que a la muerte encierra

con mil signos de estrella predestinó los rastros

de mi ruta mortal y fatal por la tierra .

 

El horóscopo azul de invisibles cadenas

— bajo cielos inmensos , eternos y profundos —

vertió en mi forma humana la sangre por las venas

y sometió mi carne al ritmo de los mundos.

 

Con horror nunca visto me enfermó de tristeza,

con filtro envenenado vació mi frente oscura

y puso en mí estas ansias por la inmortal belleza

y esta sed implacable por la vida futura.

 

Y ruedo por la tierra con una fuerza extraña

que me empuja al camino y ensangrienta mis huellas,

pone flores y espinas y dolor de montaña

en mi amor miserable por pastorear estrellas.

 

Y camino …camino. Por la noche y el día

sobre mi sombra el tiempo su ácido negro vierte;

yo sé que, fatalmente, por la tierra sombría

soy un muerto que vive esperando a la muerte.

 

 

 

 

 

 

Autoritratto

 

 

La volontà divina che mandò a girare gli astri

quella che spinse la vita, quella che la morte serra

con mille segni di stella prescelse le tracce

della mia rotta mortale e fatale per la terra.

 

L’oroscopo azzurro d’invisibili catene

— sotto cieli immensi, eterni e profondi —

versò nella mia forma umana il sangue dalle vene

e sottomise la mia carne al ritmo dei mondi.

 

Con orrore mai visto mi infettò di tristezza,

con filtro avvelenato vuotò la mia fronte scura

e posò in me queste ansie d’immortale bellezza

e questa sete implacabile per la vita futura.

 

E vago per la terra con forza strana

che mi spinge al cammino e insanguina le mie orme,

mette fiori e spine e dolore di montagna

nel mio amore misero per pascere stelle.

 

E cammino …cammino. Di notte e di giorno

sulla mia ombra il tempo il suo nero acido versa;

io so che, fatalmente, per la terra ombrosa

sono un morto che vive aspettando la morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

A.R.S.

 

 

La belleza inmortal no resiste la norma

de la muerte, del ritmo, del verso, de la forma:

a veces en la música de algún verso se enreda

o en un símbolo deja su tactación de seda.

 

Inefable y desnuda se va del pensamiento;

pero a veces, ¡milagro supremo del momento!,

transfigura en divinos los éxtasis humanos,

torna en estrellas de oro los carnales gusanos …

 

(y luminosamente y silenciosamente

la eternidad nos pasa temblando por la frente).

 

 

 

 

 

 

A.R.S.

 

 

La bellezza immortale non resiste alla norma

della morte, del ritmo, del verso, della forma:

a volte alla musica di qualche verso si lega

o in un simbolo lascia il suo tatto di seta.

 

Ineffabile e nuda va via dal pensiero;

però talvolta, miracolo supremo del momento!

trasfigura in divine le estasi umane,

muta in stelle dorate i vermi della carne …

 

(e luminosamente e silenziosamente

l’eternità ci passa tremando per la fronte).

 

 

 

 

 

 

 

 

Divinidad

 

 

Como un milagro siento que la vida

florece con la sangre de mi herida .

 

(Sobre mi corazón pongo la mano …

siento como se pudre mi tristeza).

El éxtasis de dios no está lejano.

 

(Tiembla mi corazón estremecido:

sobre mi corazón Dios se ha dormido).

 

 

 

 

 

 

Divinità

 

 

Come un miracolo sento che la vita

fiorisce col sangue della mia ferita.

 

(Sul mio cuore metto la mano …

sento come se marcisse la mia tristezza).

L’estasi di dio non è lontano.

 

(Trema il mio cuore rabbrividito:

sul mio cuore Dio s’è assopito.

 

 

[1] La calle Teatinos prende il nome da un monastero di gesuiti che fu posto sotto la direzione di San Gaetano Thiene (1480-1547), fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Teatini di Chieti, nel 1524.

[2] L’ Industrial Workers World (I.W.W.) è un’associazione militante del movimento operaio statunitense, fondato a Chicago nel 1905, e successivamente diffuso in molti paesi dell’America Latina.

[3] La Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile (FECH) fu fondata nel 1906 per rivendicare il ruolo dell’organizzazione studentesca in Cile e fin da quel momento ha partecipato attivamente alla storia del Paese, detenendo un ruolo fondamentale in tutti i cambiamenti politici e sociali che si sono avuti nell’ultimo secolo.

[4] Arbusto delle aquifogliacee (Ilex paraguariensis), proprio del Paraguay e delle regioni limitrofe, dalle cui foglie, ricche di caffeina e teina, si ricava per infusione l’omonima bevanda nervina e tonica.

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