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Kim Moore, Boxer/Pugile

Boxer

If I could make it happen backwards
so you could start again I would,
beginning with you on the floor,
the doctor in slow motion
reversing from the ring, the screams
of the crowd pulled back in their throats,
your coach, arms outstretched, retreats
to the corner as men get down from chairs
and tables, and you rise again, so tall,
standing in that stillness in the seconds
before you fell, and the other girl, the fighter,
watch her arm move around and away
from your jaw, and your mother rises
from her knees, her hands still shaking,
as the second round unravels itself
and instead of moving forward,
as your little Irish coach told you to,
you move away, back into the corner,
where he takes your mouth guard out
as gently as if you were his own.
The water flies like magic from your mouth
and back into the bottle and the first round
is in reverse, your punches unrolling
to the start of the fight, when the sound
of the bell this time will stop you dancing
as you meet in the middle, where you come
and touch gloves and whisper good luck
and you dance to your corners again,
your eyes fixed on each other as the song
you chose to walk into sings itself back
to its opening chords and your coach
unwraps your head from the headguard,
unfastens your gloves, and you’re out
of the ring, with your groin guard,
your breast protector, you’re striding
round that room full of men,
a warrior even before you went in.

Kim Moore

Pugile

Se potessi riavvolgere tutto affinché
tu potessi cominciare da capo lo farei
a partire da te sul pavimento,
il dottore al rallentatore
si ritira dal ring, le grida
della folla ricacciate nelle gole,
il tuo allenatore, braccia tese, retrocede
nell’angolo e gli uomini scendono da sedie
e tavoli, e tu ti rialzi, così alto,
in piedi nella quiete degli istanti
prima di cadere, e l’altra ragazza, la pugile,
si guarda il braccio che si muove e allontana
dalla tua mascella, e tua madre che stava
in ginocchio si alza, le mani le tremano ancora,
mentre il secondo round si sgretola
e invece di proseguire,
come ti ha detto il tuo piccolo allenatore irlandese,
ti allontani, torni nell’angolo,
dove lui ti toglie il paradenti
dolcemente come fossi suo.
Acqua ti vola dalla bocca per magia
e torna nella bottiglia e il primo round
è in rewind, i pugni ti si vanno srotolando
fino all’inizio della lotta, quando stavolta
la campanella fermerà la vostra danza
mentre v’incontrate al centro, dove sei venuto
a toccare i guanti e sussurrare buona fortuna
e tornate danzando ai vostri angoli,
i vostri occhi si tengono mentre la canzone
dove hai scelto di entrare si ricanta sui suoi passi
fino agli accordi di apertura e il tuo allenatore
ti sfila il casco protettivo dalla testa,
ti slaccia i guanti e sei fuori
dal ring, con la conchiglia inguinale,
la guardia pettorale, ti aggiri
per quella stanza piena di uomini,
combattente prima ancora di entrare.

Traduzione di Chiara De Luca

Kim Moore, L’arte di cadere
In preparazione per Edizioni Kolibris

kimmoore

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