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La critica pantagruelica

La critica pantagruelica

Chiara De Luca

 

Ci vorrebbe una bomba sul panorama rinsecchito della critica letteraria, prima ancora che su quello asfittico della poesia.

Da un lato c’è la critica accademica, esercizio iniziatico di stile, rigorosamente redatto in accademichese stretto, per gli accademici del tuo stesso orientamento accademico; pubblicata con fondi accademici, per case editrici affiliate all’accademia, in edizioni accademiche che non passano nemmeno da un’accademia all’altra. Questa non ci interessa, perché innocua: per fortuna nessuno la legge, e anche se per sbaglio qualcuno la leggesse, non ci capirebbe un cazzo. E non potrebbe comunque cambiare niente.

Poi c’è la critica che si millanta ‘militante’, dove in alcuni sparuti casi rinvieni tracce di un residuo coraggio espressivo, che ti riaccendono la miccia di una speranza di salvezza. Non fosse che il coraggio è solo espressivo: i rari critici decenti parlano da millenni solo dei soliti quattro compagni di scuola, amici e parenti. Producendo un mantra ronzante, poco credibile e irrilevante, appena buono per prendere sonno.

Poi c’è la critica da signorine beneducate, sempre poeticissime, romantiche e svenevoli, tutte voli pindarici, stupori e deliqui nella loro celebrazione rapita e assorta dell’anima bella del poeta e del suo soave aleggiare sul mondo, facendosi ardito tramite tra l’Umano e il Divino. Ma di questa non so dire molto, perché di solito mi addormento sulla prima riga.

Servirebbe una critica letteraria inclusiva e agglutinante, metonimica, sinestetica e sineddotica, una critica che attinga da tutti i linguaggi e da tutti i rami del sapere, dalla botanica all’ornitologia, dalla fisica all’astrologia, dalla matematica alla psicologia, dall’informatica alla numismatica; che peschi antecedenti dal cinema e paragoni dalla musica, che eviti ogni tentazione accademica e pedaggi ai potenti, agli amici, agli amanti e ai parenti, sorvoli su citazioni erudite di libri mai letti e luoghi comuni, che smetta di tirare per il collo improbabili legami intertestuali e di scomodare dall’olimpo inarrivabili geni, infilandoli col calzascarpe in paragoni peregrini, ma sappia creare legami interplanetari, nuove connessioni sinaptiche e scissioni di luoghi comuni. E servirebbe che fosse curiosa, vorace, insaziabile, onnivora, ingorda peggio di Pantagruel!

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