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LAGO, Simone

coverviandanteSimone Lago

“Qui non c’è spazio per credersi altrove”

 “Il nuovo dizionario ideologico prevede delle tavole”, scrive Simone Lago in “Chi ci ha dato la parola”, “liquide, illustrazioni poco chiare / ché ci manchi sempre la parola e ci soccorra il pressappoco” Eppure la poesia di Lago tratteggia immagini molto nitide e vive della realtà che ci circonda, servendosi del paradosso, che “ci accoglie come un lampo” e dell’ironia, che si fa seguire alla morte “per sopportare – se non altro – il logorio dei sentimenti”. Ed è un’ironia acuta e pungente quella di Lago, efficace nel dire e contra-dire, nel metterci a nudo, anche quando sembra che “i distretti industriali ci hanno resi sani e forti, / allevati a brodi plasmon e pilloline zigulì”. È un’ironia amara che s’impossessa anche della tradizione per sovvertirla, rivendicando i diritti del qui e ora, per situarci nel nostro tempo, con la sua peculiarità rispetto al passato, che richiede nuove forme espressive: “Abbiamo preso decine di volte le scale / mobili del centro commerciale, senza credere / o sentire necessario tenerci a vicenda la mano; abbiamo / contratto le palpebre (temevi la vertigine, o forse / l’ebbrezza di un’ascesa materiale) e ci siamo fatti / alla fine trascinare. […]”

La poesia di Lago parla con lucidità e cognizione di causa del disagio contemporaneo, della solitudine, dell’incomunicabilità, di una fragilità da cui il poeta non vuole dirsi immune, ma piuttosto s’immerge, pur avendo imparato a sopravvivere a se stesso e condividendo con la sua parola poetica quello slancio teso a compiere “il nostro oltraggio alla voglia di morire”. Non c’è disincanto in questa poesia, non c’è compianto, né autocompiacimento, bensì una “sovversione sempre nuova del reale”, che lo sferza per ri-crearlo, paradossalmente, nel linguaggio, nella consapevolezza della sua insufficienza, del fatto che “qui non c’è spazio per credersi altrove”, che non possiamo crearci e inventarci un oltre, perché è la realtà stessa a raccontarci, e non viceversa: “Ed appaiono in coro i tuoi fantasmi / ad applaudire la tua storia quando invece / sai che è stata questa trama a raccontarti”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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