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Laura Accerboni, “La parte dell’annegato”

 

Copertina Ebook Accerbonida La parte dell’annegato
In corso di pubblicazione
Nottetempo, Collana  Poeti.com
(ottobre 2015)

 

 

 

 

Il freddo

è poco piacevole.

Se si trema

la credibilità

diventa niente.

Per questo ho imparato

a piantare chiodi

nelle mani.

Ora sono

una persona ferma.

 

 

 

 

Ieri il bambino più alto

ha messo una pietra

tra i denti

e ha iniziato a masticare.

Ha dimostrato a sua madre

ciò che una bocca può fare

se messa all’orlo

e che una casa distrutta

è solo una casa distrutta.

Ieri tutti i bambini più alti

hanno messo alla fame i nemici

e raccolto i loro giochi in fretta.

Hanno dimostrato alle madri

l’ordine

e la disciplina dei morti

poi sono corsi a lavarsi le mani

e ad ascoltare le notizie

in forma di ninnenanne.

 

 

 

 

A scuola

le bambine

si dispongono

in base all’altezza

dei loro gomiti.

È una nuova regola.

Le mamme

all’uscita

riempiono di sassi

i sacchetti della spesa

e nascondono

gli scontrini tra le labbra.

Hanno tutte un numero

che identifica la nascita,

che separa nascita giusta

da quella a giusta distanza.

A casa

le bambine

si riempiono d’acqua

e sognano forti gomiti

da scavalcare

come in una guerra.

Chi sopravvive

fa merenda,

le altre di corsa in bagno

a riflettere sulla perdita.

 

 

 

 

Il buio

è legalmente

fuori consumo.

Davanti alla scuola

qualcuno spaccia

luci spente,

il cane poliziotto

ride

prima di serrare

la mascella.

 

 

 

Il capannone

è in affitto

dentro a centinaia

si cuce

per dodici ore

come ragni

sputiamo fili

da ogni parte

e ci mangiamo

in mancanza di altro.

 

 

 

 

Ho pensato

non fosse giusto

per i pesci

abitare corpi

per smaltirli

più in fretta

quando l’uomo

li rilascia sul fondo

per non farsi trovare

magari uniti al cemento

i piedi

e corde

e un sacchetto

sulla testa.

Questo a un pesce

non si dovrebbe fare:

costringerlo

a nuotare tra le vene

e obbligarlo a imparare

la geografia polmonare

di altre specie.

 

 

 

Una seppia

stai pensando

una seppia

che riprenda

il nero

che hai versato.

Ma non riempie l’addome

l’inchiostro

neanche in senso figurato.


 

 

 

Ho una pietra

che parte

non so come

si saluti

una pietra.

Non so neanche

se abbia voglia

di svuotare la materia

per un saluto

per resistere alla voglia

di colpirmi

alla testa.

Sei una stupida pietra

mi volto

non ricordo più nulla

un po’ di sangue

la gente attorno.

 

 

 

Ma è un continente

vuoto

dice la signora

che si accomoda

dentro il tè

nel vagone

di prima classe

non vede

quanti animali

semi morti

salgono sul treno

per scendere

al primo odore

di macello.

 

 

 

 

Siamo persone

interessanti.

Le nostre braccia

lo sono

e anche i denti,

ogni segno di resistenza

ha qualcosa di interessante.

E nella terra,

quando siamo popolati

da piccoli mostri

quando le nostre orbite

non hanno che il fumo

seduto dentro,

anche allora siamo

incredibilmente interessanti.

E vogliamo

che l’erba

sopra la nostra testa

lo sappia,

che la morte

lo capisca

e anche l’uccello

che sotto di noi abita

con il suo enorme becco

senza rimedio.

 

 

14-3-2015 ritratto Laura Nervi 050Laura Accerboni (Genova, 1985) laureata in Lettere Moderne, vive a Lugano dove ha frequentato il Master in Letteratura Italiana (USI).
Sue poesie sono apparse su diverse riviste tra cui “Nuova corrente”, “Italian Poetry Rewiew”, “Gradiva”, “Poesia”, “Lo Specchio” (La Stampa), “Steve”, “Capoverso” e “Loch Raven Review”.
Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro Attorno a ciò che non è stato (Edizioni del Leone, Premio Marazza Opera Prima, 2012).
Ha conseguito numerosi premi per la poesia inedita tra cui: “Lerici Pea (1996), il Molinello (2000), Piero Alinari (2011). Dal 2012 è nel comitato editoriale della rivista di poesia “Steve” (Edizioni del Laboratorio). Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, tedesco, romeno e armeno.

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