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Lavinia Greenlaw

Traduzione di Sergio Puglisi

da The Casual Perfect (2011)

Da Il casuale perfetto (2011)

THE CASUAL PERFECT

 

A borrowed tense.

Achievement of the provisional.

 

Paraphasia.

A gesture made in musical time.

 

The unarticled world.

A lapsed geography.

 

Description in action.

Her rooms somehow always at sea.

 

A childhood home.

The sprawling brightness of the return.

 

The intimacy of the telescope.

The becoming of quartz or iron.

 

 

 

 

KATA

 

A dance between movement and space,

Between image and imperative.

Each step an arrival

Of the familiar within the unknown.

The gravity of form

And the mechanism of each gesture

As profound and dissolved

As the body’s memory of a stranger

Who said nothing but in passing

Met with you in stillness

Wanting to go no faster than this.

 

 

 

 

 

 

EMPTY METAPHOR

 

The last room was a hall of mirrors

Where my child stepped past.

Nineteen – about to be described

And yet to meet her explanation.

 

At the point of exchange

She became so unknown, so clear

That I could not tell glass from air.

 

 

 

 

 

 

FAMILIAR

 

There are things other than being human –

Without echo.

 

I breathe each dark particle

And become a version of complete.

 

From her I learn to meet danger as water,

To stand transparent, to stand high or low,

 

To exempt myself from all but need.

It is she who allows me to kill, to sleep.

 

 

 

 

 

 

INDIGO BUNTING

 

A bird that can sing itself to earth as sky mirror

As if to prove there is no fall that is not reflection.

I will not – three notes, ultra coloratura.

 

On a clear day, life streams violet from black feathers.

Ice takes softer shapes, black feathers.

I mean I will not speak of this – this colour – again.

 

 

 

 

 

 

DREAM OF SEPARATION

 

I keep leaving the room.

 

Each aspect or urgency that finds no place

In the current arrangement

Takes itself outside.

 

They gather softly, like a wood, and wait.

 

Each night another room grows empty.

I find myself mostly outside.

 

The howling mansion.

The hyper-dimensional wood.

 

 

 

 

 

 

THE CATCH

 

When I left that house I took a key

To a door I never opened.

It’s not the theme that interest me

But the variation.

 

So much is with me so soon

I lean towards the rest:

The needle’s hesitation,

The song caught in the breath.

 

One day I’ll learn to listen

To the city beneath the snow,

The agony in the irony,

The lover as I go.

 

 

 

 

 

 

MAESHOWE

 

The year’s contraction.

Sun rolls, sky rises and is long gone.

 

Not to see the framing steepness

You lower your head.

You are line:

A form of utterance from last to next

 

No more than murmur

As light pulls into the seed of itself

 

A held breath

Your body an earthbound chamber.

 

Why rush past into whitness?

 

This is the time of the dark half,

The serpent days of seem.

 

Scribbles of lust and brag

Speak like needles on the skin.

 

 

 

 

 

 

FAL ESTUARY

 

The night train’s chain of events.

What could be brighter?

Window by window

 

Shocking and invisibly connected

As if we travelled on our nerves.

At the end of the line

 

A milky geography of salt and chalk

Seaweed caught in the arms of an oak

A streaming field

 

Where a hare starts out of the earth

Wheels like a girl woken and told

To surface. Now? Now

 

The hare, the girl

Break up into a dance

Of unready yellows and greens.

 

 

 

 

 

 

HAZE

 

We walk the golden way, my love,

Where bitter waters run.

We gaze into the overloaded view

And soften.

 

Like the fields, give up your shape,

Become uncertain.

Be neither his nor hers, my love,

Be mine, unbutton.

 

The yellow heat of marigold,

Saxifrage and celadine

Is not what burns your throat, my love,

Just what fills your mind.

 

 

 

 

 

 

BLUES (THAT’S ANOTHER SUNDAY OVER)

 

Two minutes to five, turn it up.

Fire, food and comfort? Never enough.

What little opened has long since shut.

 

Coal burns back down into earth

Taking with it whatever worlds

Might have been seen in its embers.

 

Scenes from a novel. Dust falls.

The page won’t turn, the stranger won’t call.

A town that’s sinking sinks us all.

 

The one road out heads towards sunset.

The young drive as if overtaking death

And the old as if following the dead.

 

The sky bog-black by now

And my mind black by now

And the rain by now, the rain.

 

 

 

 

 

 

ON THE MOUNTAIN

 

To travel the world explicit

In its fault and fold.

 

To enter the background

As each thought discards itself:

 

Pine-needles to the tree-line,

Scree beyond.

 

To move small, sleep low

And dream new depths

 

Of emptiness and order.

To be troubled by neither.

 

The loosening air

Concentrates your blood

 

And your heart has the simple grip

Of speedwell or gentian.

 

You forget what it is

to elaborate or qualify.

 

You breath

White against white sky.

IL CASUALE PERFETTO

 

Una tensione presa in prestito.

Una conquista del temporaneo.   provvisorio

 

Un disturbo del linguaggio

Un gesto reso a tempo di musica.

 

Il mondo inarticolato.

Una geografia estinta.

 

Descrizione nel compiersi dell’atto.

Le sue stanze chissà come sempre disorientate.

 

Una dimora d’infanzia.

Il bagliore in estensione del ritorno.

 

L’intimità del telescopio.

Il divenire di quarzo o ferro.

 

 

 

 

KATA

 

Una danza tra movimento e spazio,

Tra immagine e imperativo.

Ogni passo un approdo

Del consueto in terra ignota.

La gravità della forma

E il meccanismo di ogni gesto

Profondi e in dissolvenza

Come il corpo ricorda uno sconosciuto

Che non disse parola ma nel passare

Ti incontrò nel silenzio

Senza voler andare più veloce di così.

 

 

 

 

 

 

METAFORA VUOTA

 

L’ultima stanza era una sala di specchi

In cui entrò la mia bambina.

Diciannove anni – sul punto di essere descritta

Eppure un mistero per se stessa.

 

Al momento del dialogo

Mi divenne così sconosciuta, così chiara

Che non riuscivo a distinguere il vetro dall’aria.

 

 

 

 

 

 

FAMILIARE

 

Ci sono cose diverse dall’essere umano –

Cose prive di eco.

 

Respiro ogni particella oscura

E divento una versione del completo.

 

Da essa imparo a incontrare il pericolo come fosse acqua,

A rimanere trasparente, ad alzarmi o abbassarmi,

 

A esentarmi da tutto tranne che dal bisogno.

È proprio essa a concedermi di uccidere, di dormire.

 

 

 

 

 

 

LA BANDIERINA INDACO

 

Un uccello che riesce a cantarsi alla terra come uno specchio di cielo

Come per provare che non c’è caduta che non sia riflesso.

Non lo farò – tre note, in ultra coloratura.

 

In un giorno chiaro, la vita scorre violetta da piume nere.

Il ghiaccio prende forme più morbide, di piume nere.

Intendo che non parlerò di questo – questo colore – di nuovo.

 

 

 

 

 

 

SOGNO DI SEPARAZIONE

 

Continuo a lasciare la stanza.

 

Ogni aspetto o urgenza che non trovi posto

Nella disposizione attuale

Si elimina da solo.

 

Si riuniscono piano, come un bosco, e aspettano.

 

Ogni notte una nuova camera si svuota.

Mi ritrovo per lo più fuori.

 

La magione urlante.

Il bosco iper-dimensionale.

 

 

 

 

 

 

L’INGANNO

 

Una volta lasciata quella casa mi portai la chiave

Di una porta che non avevo mai aperto.

Non è il tema a suscitarmi interesse

Ma la variazione.

 

Mi ritrovo ad avere così tanto e così presto

Mi chino verso il resto:

L’esitazione di un ago,

La canzone intrappolata nel respiro.

 

Un giorno imparerò ad ascoltare

La città sotto la neve,

L’agonia nell’ironia,

L’amante mentre cammino.

 

 

 

 

 

 

MAESHOWE

 

La contrazione dell’anno.

Il sole rotola, il cielo sorge, a lungo svanisce.

 

Per non vedere la ripidità dell’inquadratura

Abbassi la testa.

Sei una linea:

Una forma di enunciato dall’ultimo al prossimo

 

Un sussurro e nulla più

Mentre la luce entra nel seme di se stessa

 

Un respiro trattenuto

Il tuo corpo una camera ancorata al terreno.

 

Perché questo precipitarsi nel biancore?

 

Questo è il tempo della metà oscura,

I giorni serpentini dell’apparire.

 

Scarabocchi di lussuria e vanteria

Parlano come aghi sulla pelle.

 

 

 

 

 

 

ESTUARIO DEL FAL

 

Il treno notturno è una catena di eventi.

Che può esserci mai di più luminoso?

Finestrino dopo finestrino

 

Sconvolgenti e occultamente connessi

Come viaggiassimo sui nostri nervi.

Alla fine del percorso

 

Una geografia lattea di sale e gesso

Alga intrecciata ai rami di una quercia

Un campo che scorre

 

Dalla cui terra balza fuori una lepre

Rotea come una ragazza al risveglio cui hanno detto

Di riemergere. Ora? Ora

 

La lepre, la ragazza

Irrompono in una danza

Di verdi e gialli esitanti.

 

 

 

 

 

 

FOSCHIA

 

Percorriamo una via dorata, amore mio,

Dove scorrono acque amare .

Fissiamo il panorama sovraccarico

E ci calmiamo.

 

Come i campi, abbandona la tua forma,

Diventa incerto.

Non appartenere a lui né a lei, amore mio,

Sii mio, sbottonati.

 

Il calore giallo di calendula,

Sassifraga e celidonia

Non è ciò che ti brucia la gola, amore mio,

Ma quello che ti colma la mente.

 

 

 

 

 

 

BLUES (UN’ALTRA DOMENICA FINITA)

 

Due minuti alle cinque, accendilo.

Fuoco, cibo e comodità? Non sono mai abbastanza.

Ciò che si è aperto un poco si è da tempo serrato.

 

Il carbone brucia nelle profondità terrestri

Portando con sé qualsiasi mondo

Che si sia visto nelle sue braci

.

Scene da un romanzo. La polvere cade.

La pagina non si girerà, lo sconosciuto non chiamerà.

Una città che affonda affonderà anche tutti noi.

 

L’unica strada là fuori punta dritta al tramonto.

I giovani guidano come per sconfiggere la morte

E i vecchi come per seguire i defunti.

 

Il cielo ormai color nero palude

E la mia mente ormai nera

E la pioggia ormai, la pioggia.

 

 

 

 

 

 

SULLA MONTAGNA

 

Viaggiare per il mondo esplicitamente

Esplorarne ogni colpa e ogni piega.

 

Accedere allo sfondo

Mentre ogni singolo pensiero si scarta da solo:

 

Aghi di pino sulla sagoma dell’albero,

E oltre una pietraia.

 

Per muoversi minuto, dormire basso

E sognare nuovi abissi

 

Di vuoto e ordine.

Nessuno dei due causa di turbamento.

 

L’aria che libera

Condensa il tuo sangue

 

E il tuo cuore ha la semplice presa

Della veronica o della genziana.

 

Dimentichi cosa siano

Approfondire o precisare.

 

Respiri bianco

Su uno sfondo di bianco cielo.

Lavinia Greenlaw (b. 1962) is a Londoner by birth and has lived in the city for much of her life. Born into a family of scientists, scientific subject matter forms an important and much-commented on element in her work. However, art, history and travel are equally significant sources of inspiration. Her working life has reflected her writing’s intellectual restlessness; she was an editor at the Imperial College of Science and Technology and Writer in Residence at the Science Museum, but also holds an MA in Art History from the Courtauld and has worked in arts administration at the South Bank and for London Arts Board. She has published five collections of poetry including Minsk (2003), which was shortlisted for the T.S. Eliot, Forward and Whitbread Poetry Prizes, The Casual Perfect (2011) and A Double Sorrow: Troilus and Criseyde (2014) which was shortlisted for the Costa Poetry Award. Her sound work, Audio Obscura, was commissioned in 2011 from Artangel and Manchester International Festival, and won the 2011 Ted Hughes Award for New Work in Poetry.

Lavinia Greenlaw (nata 1962) è una Londinese di nascita e ha trascorso nella città gran parte della sua vita. Essendo nata in una famiglia di scienziati, l’la materia scientifica costituisce un elemento importante e molto discusso del suo lavoro. Arte, storia e viaggi sono comunque fonti di ispirazione altrettanto significative. La sua vita lavorativa ha riflesso l’inquietudine intellettuale della sua scrittura; è stata editore presso l’Imperial College of Science and Technology e Writer in Residence presso il Museo delle Scienze, ma ha anche conseguito un Master in Storia dell’Arte presso il Courtauld Institute of Arts e ha lavorato nel campo dell’amministrazione delle arti in South Bank e per London Arts Board. Ha pubblicato cinque racolte di poesia, tra cui Minsk (2003), finalista ai premi T.S. Eliot, Forward, e Whitbread, The Casual Perfect (2011) e A Double Sorrow: Troilus and Criseyde  (2014) finalista per il Costa Poetry Award. La sua opera acustica Audio Obscura, è stata commissionato da Artangel nel 2011 e dal Manchester International Festival, e ha conseguito nel 2011 il Ted Hughes Award for New Work in Poetry.

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