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Lizette Woodworth Reese

 

a cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

LizetteLizette Woodworth Reese (con la sorella gemella Louisa) nacque nella casa dei nonni materni a Huntingdon, attuale Waverly, quartiere a nord di Baltimora, nel Maryland, Stati Uniti, il 9 gennaio del 1859, “durante il peggior temporale dell’inverno”, secondo le parole della madre. Fu la prima di quattro sorelle. Il padre David Woodworth era un uomo taciturno, di origine gallese e soldato della Confederazione; sua madre, Louisa Sophia Gabler Reese, era di origini tedesche, allegra, vivace e molto devota alla famiglia, dalla quale Lizette apprese fin da piccola l’amore per la natura e per il giardinaggio che successivamente traspose nella sua poesia, caratterizzata spesso da immagini nitide di vita nei campi e percezioni olfattive di pini, cespugli di mirti, biancospini, narcisi e rose. Durante la Guerra di Secessione (1861-1865) visse nella casa dei nonni, insieme alla sorella e alla madre, mentre il padre era impegnato al fronte, nelle file dell’esercito dei “confederati”; il fratello del padre, invece, si era arruolato tra i “nordisti”. Nel 1873, terminati gli studi al college, intraprese la carriera di insegnamento, presso le scuole pubbliche di Baltimora, che sarebbe durata ben 45 anni – 21 dei quali trascorsi alla West High School di Baltimora – fino a quando non andò in pensione, nel 1921. Nel 1874 pubblicò la sua prima poesia, The Deserted House, sul periodico “Southern Magazine” di Baltimora; negli anni successivi continuò a pubblicare le sue liriche su molti periodici, quali: “Atlantic Monthly”, “Harper’s”, “Monthly and Scribner’s”.Nel 1887, pubblicò la sua prima raccolta di poesia, dal titolo A Branch of May e spedì lei stessa una copia del libro ad alcuni critici molto influenti, tra cui: Thomas Wentworth Higginson (1823-1911), William Dean Howells (1837-1920), e Edmund Clarence Stedman (1833-1908).I critici accolsero positivamente l’opera, e già dopo la sua terza raccolta poetica, intitolata A Quiet Road del 1896, Lizette Woodworth Reese acquisì una grande notorietà tra il pubblico; in breve tempo, le sue poesie vennero lette e apprezzate in tutti gli Stati Uniti e in Inghilterra, ed elogiate dalla critica, paragonandola addirittura a Emily Dickinson (1830-1886). Uno dei critici più entusiasti fu Henry Louis Mencken (1880-1956) giornalista di origini tedesche, anche lui nato a Baltimora. Nel 1927 pubblicò Little Henrietta, una raccolta di 39 poesie brevi che narrano la storia della cugina Henrietta Matilde e rappresenta l’unica opera scritta in verso libero. Negli anni successivi fu uno dei soci fondatori del “Woman’s Literary Club of Baltimora”, e presidente fino al 1935, anno della sua morte. Fu, inoltre, membro della “Edgar Allan Poe Society of Baltimora”. Ad aprile del 1931 venne nominata “Poet Laureate of the General Federation of Women’s Club” e in quello stesso anno ricevette una laurea ad honorem dal “Goucher College”, con la motivazione di essere “una delle più grandi donne viventi in America”. Morì il 17 dicembre del 1935. E’ seppellita nella Saint John’s Church di Baltimora. Ci ha lasciato in tutto 14 raccolte poetiche e una novella autobiografica. La poesia di Lizette Woodworth Reese si contraddistingue per la musicalità e il ritmo del verso, molto spesso nella forma metrica del sonetto. Personalità distaccata dai suoi contemporanei, rifiutò tematiche più propriamente attinenti alla modernità e all’industrializzazione delle grandi città, concentrando la sua attenzione soprattutto sulle piccole cose, sulla natura, sulla vita contadina dei villaggi e sulla morte, ma con un timbro lucido e pacato, senza eccessiva solennità o enfatizzazione, che la fanno discostare dallo stile dei primi poeti vittoriani, dandole un’aurea più propriamente moderna.

 

 

 

Mid-March

 

 

It is too early for white boughs, too late

for snows. From out the hedge the wind lets fall

a few last flakes, ragged and delicate.

Down the stripped roads the maples start their small,

soft, ’wildering fires. Stained are the meadow stalks

a rich and deepening red. The willow tree

is woolly. In deserted garden-walks

the lean bush crouching hints old royalty,

feels some June stir in the sharp air and knows

soon ’twill leap up and show the world a rose.

The days go out with shouting; nights are loud;

wild, warring shapes the wood lifts in the cold;

the moon’s a sword of keen, barbaric gold,

plunged to the hilt into a pitch black cloud.

 

 

 

 

Metà marzo

 

 

È troppo presto per rami bianchi, troppo tardi

per le nevi. Al di là della siepe il vento lascia cadere

qualche ultimo fiocco, stanco e delicato.

Per le strade spoglie gli aceri ravvivano i loro piccoli,

soffici, fuochi selvaggi. Striati i gambi dei prati

di un ricco e crescente rossiccio. L’albero di salice

è lanuginoso. Nei sentieri di un giardino abbandonato

il rado cespuglio nascondendo indizi della vecchia regalità,

sente del giugno il fermento nell’aria pungente e presto

conosce il balzo spigato e mostra al mondo una rosa.

I giorni escono fuori gridando; le notti rumorose;

selvagge forme di guerrieri innalza il bosco nel freddo;

la luna è una spada di lamento, barbarico oro,

spinta all’elsa in una nera nube di pece.

 

 

 

 

 

 

Wise

 

 

An apple orchard smells like wine;

a succory flower is blue;

until Grief touched these eyes of mine,

such things I never knew.

 

And now indeed I know so plain

why one would like to cry

when spouts are full of April rain —

such lonely folk go by!

 

So wise, so wise — that my tears fall

each breaking of the dawn;

that I do long to tell you all —

but you are dead and gone.

 

 

 

 

 

Saggia

 

 

Una mela di frutteto odora di vino;

un fiore di cicoria è azzurro;

finché il Dolore toccò questi miei occhi,

non conobbi mai tali cose.

 

E adesso, in verità, so così bene

perché uno vorrebbe piangere

quando i canneti sono pieni di pioggia d’aprile —

tanto sola va la gente!

 

Così saggia, così saggia — che le mie lacrime

cadono ad ogni incrinatura dell’alba;

che vorrei a lungo raccontarti tutto —

ma tu sei morto e andato.

 

 

 

 

 

 

An april ghost

 

 

All the ghosts I ever knew,

white, and thinly calling,

come into the house with you,

when the dew is falling.

All of youth that ever died,

in the Spring-time weather,

in the windy April tide,

climb the dusk together.

For a moment, lad and maid

stand up there all lonely;

in a moment fade and fade —

you are left, you only.

 

 

 

 

Un fantasma d’aprile

 

 

Tutti i fantasmi che non ho mai conosciuto,

bianchi, bisbigliando sottilmente,

entrano nella casa con te,

quando la rugiada sta scendendo.

 

Tutto della giovinezza che mai è morta,

nel tempo di primavera,

nella ventosa marea d’aprile,

affiora insieme al crepuscolo.

 

Per un momento, ragazza e serva

sollevati là tutta sola;

in un momento disciolta e svanita —

te ne vai, tu solitaria.

 

 

 

 

 

 

A Windflower

 

 

The wind stooped down and wrote a sweet, small word,

but the snow fell, and all the writing blurred:

now, the snow gone, we read it as we pass,—

the wind’s word in the grass.

 

 

 

 

Un anemone

 

 

Il vento calò giù e scrisse una piccola, dolce parola,

ma la neve cadde, e coprì tutta la scrittura:

ora, la neve è andata, noi la leggiamo quando passiamo —

la parola del vento nell’erba.

 

 

 

 

 

 

White april

 

 

The orchard is a pool, wherein I drown;

it is a very pool of loveliness.

I clutch the edge of a white world and press

to bottomless white billows down and down:

I clutch, I gasp, and all at once each spring

that I have known comes sharply to my mind,

passes before me, and each one I find,

stirs in me a packed, swift remembering.

Oh, pear-trees, ancient by an ancient lane,

a hundred at the delicate white start,

tall waves that roll and break upon a shore!

I struggle up, I am myself again:

dripping with April, April to the heart,

I run back to the house, and bolt the door!

 

 

 

 

Bianco aprile

 

 

Il frutteto è uno stagno, in cui affogo;

è un vero stagno di bellezza.

Io afferro l’orlo di un mondo bianco e tiro

all’insondabile bianche nuvole giù e giù:

afferro, ansimo, e tutto in una volta ogni primavera

che ho conosciuto viene bruscamente alla mia mente,

sfila davanti a me, e ognuna riconosco,

si sveglia in me colma, al rapido ricordare.

Oh, alberi di pero, antichi da un’antica stradina,

centinaia all’entrata, bianca e delicata,

alte onde che rotolano e s’infrangono su una riva!

Io mi agito sopra, sono di nuovo me stessa:

gocciolando con aprile, aprile nel cuore,

corro ancora verso casa, e sbarro la porta!

 

 

 

 

 

 

A violin at dusk

 

 

Stumble to silence, all you uneasy things,

that pack the day with bluster and with fret.

For here is music at each window set;

here is a cup which drips with all the springs

that ever bud a cowslip flower; a roof

to shelter till the argent weathers break;

a candle with enough of light to make

my courage bright against each dark reproof.

A hand’s width of clear gold, unraveled out

the rosy sky, the little moon appears;

as they were splashed upon the paling red,

vast, blurred, the village poplars lift about.

I think of young, lost things: of lilacs; tears;

I think of an old neighbor, long since dead.

 

 

 

 

Un violino al crepuscolo

 

 

Inciampi nel silenzio, intorno a te inquiete cose,

che avvolgono il giorno con furia e agitazione.

Di qui la musica a ogni finestra s’addensa;

qui c’è una coppa che goccia con tutte le primavere

che sbocciano sempre un fiore di primula; un tetto

per coprirsi finché l’argento del tempo non si disperda;

una candela con tanta luce da rendere il mio coraggio

brillante contro ogni oscura riprovazione.

L’ampiezza oro chiaro d’una mano, là fuori

il cielo roseo esteso, la piccola luna appare;

benché ammassati alla palizzata rossa,

vasti, confusi, i pioppi del villaggio s’alzano intorno.

Io penso alle giovani cose perdute: ai lillà; lacrime;

penso a un vecchio vicino, lungo perché morto.

 

 

 

 

 

Oh, gray and tender is the rain

 

 

Oh, gray and tender is the rain,

that drips, drips on the pane!

A hundred things come in the door,

the scent of herbs, the thought of yore.

I see the pool out in the grass,

a bit of broken glass;

the red flags running wet and straight,

down to the little flapping gate.

 

Lombardy poplars tall and three,

across the road I see;

there is no loveliness so plain

as a tall poplar in the rain.

 

But oh, the hundred things and more,

that come in at the door! —

the smack of mint, old joy, old pain,

caught in the gray and tender rain.

 

 

 

 

Oh, grigia e soffice è la pioggia

 

 

Oh, grigia e soffice è la pioggia,

che gocciola, gocciola sul vetro!

Centinaia di cose entrano dalla porta,

il profumo dell’erba, il pensiero di un tempo.

 

Vedo lo stagno fuori nel prato,

un po’ dal vetro rotto,

bandieruole rosse agitarsi bagnate e dritte,

giù sul piccolo cancelletto che sbatte.

 

Vedo tre alti pioppi di Lombardia[1],

attraverso la strada;

non c’è bellezza tanto semplice

come un pioppo alto nella pioggia.

 

Oh, ma centinaia di cose e più,

entrano dalla porta! —

il pizzico della menta, antica gioia, antico dolore,

afferrati alla grigia e soffice pioggia.

 

 

 

 

 

 

Tears

 

 

When I consider Life and its few years —

a wisp of fog betwixt us and the sun;

a call to battle, and the battle done

ere the last echo dies within our ears;

a rose choked in the grass; an hour of fears;

the gusts that past a darkening shore do beat;

the burst of music down an unlistening street, —

I wonder at the idleness of tears.

ye old, old dead, and ye of yesternight,

chieftains, and bards, and keepers of the sheep,

by every cup of sorrow that you had,

loose me from tears, and make me see aright

how each hath back what once he stayed to weep:

homer his sight, David his little lad!

 

 

 

 

 

Lacrime

 

 

Quando considero la Vita e i suoi pochi anni —

un filo di nebbia tra noi e il sole;

una chiamata a combattere, e la battaglia finita

ancor prima che l’ultima eco muoia nelle nostre orecchie;

una rosa soffocata nell’erba; un’ora di paure;

le raffiche che fendono oltre una spiaggia di scoramento;

lo scoppio di musica giù per una strada disattenta, —

io comprendo la futilità delle lacrime.

Voi vecchi, vecchi morti, e voi della scorsa notte,

capi tribù, e bardi, e guardiani di pecore,

davanti a ogni coppa di dolore che avete,

allentatemi dalle lacrime, e fatemi vedere esattamente

come ognuno ha riavuto quello per cui una volta ha pianto:

Omero la sua vista, Davide il suo piccolo ragazzo[2]!

 

 

 

 

 

 

Homesick

(On a rainy day)

 

 

Oh, tell me not of any mirth;

I know them all by heart —

fond laughter wavering by the hearth,

shrill songs of field and cart.

 

Oh, tell me not of any grief,

for I do know them all —

slim, empty chambers, wane of leaf,

and tears, tears that befall.

 

Oh, tell me not of beauty’s glass,

I know it through and through;

old loves, each flower within the grass,

is fashioned like to you.

 

Jest, weeping, daring beauty, too,

starlight and jocund dawn;

I learned them everyone from you,

that now are lost and gone.

 

Old loves, old house worn dear and thin,

one thing is left of all; —

I hear the little rains begin

along the orchard wall.

 

 

 

 

Nostalgico

(Su un giorno piovoso)

 

 

Oh, non parlarmi di alcuna allegria;

le conosco tutte dal cuore —

risata affettuosa che oscilla dal focolare,

canzoni trillanti da campo e carrozza.

 

Oh, non parlarmi di nessun dolore,

perché li conosco tutti —

vuote ed esili stanze, caduta di foglia,

e lacrime, lacrime che si susseguono.

 

Oh, non parlarmi della bellezza del vetro,

la conosco attraverso e attraverso;

vecchi amori, ogni fiore nell’erba

come te modellato.

 

Irride, scrosciando, l’ardita bellezza, troppo,

luci di stelle e gioconda aurora;

Io imparai ogni cosa da te,

che ora sei andato e perduto.

 

Vecchi amori, vecchia casa tenuta cara e stretta,

ogni cosa è andata via del tutto; —

sento le piccole piogge ricominciare

lungo il muro del frutteto.

 

 

 

 

 

 

Ownership

 

 

Love not a loveliness too much,

for it may turn and clutch you so,

that you be less than any serf,

and at its bidding go.

 

Be master; otherwise you grow

too small, too humble, like to one

long dispossessed, who stares through tears

at his lost house across the sun.

 

Wild carrot in an old field here,

a steeple choked with music there,

possess, as part of what is yours;

thus prove yourself the heir.

 

Your barony is sky and land,

from morning’s start to the night’s close;

bend to your need Orion’s hounds,

or the thin fagot of a rose.

 

 

 

Possesso

 

 

Non amare troppo l’avvenenza,

può rivoltarsi e afferrarti in un modo

da farti essere peggio di uno schiavo,

e andare a ogni suo volere.

 

Sii padrone; diversamente maturi

troppo piccolo, troppo umile, come chi,

a lungo spossessato, fissa tra le lacrime,

in mezzo al sole, la sua casa perduta.

 

La carota selvatica qui nel vecchio campo,

laggiù il campanile strozzato di musica,

possiedi, come parte di ciò che è tuo;

dimostra a te stesso di essere erede.

 

La tua baronia è il cielo e la terra:

dalla stella del mattino al calare della notte;

piega al tuo bisogno i levrieri di Orione

o il minuscolo fagotto di una rosa.

[1] In inglese assume il nome di Lombardy Poplar. E’ una varietà autoctona della Lombardia, chiamato anche pioppo cipressino, che può arrivare fino a 35 metri di altezza ed è molto apprezzato per scopi ornamentali.

[2] È un episodio citato nell’Antico Testamento: Amnon era il primogenito di Davide, re di Israele, e di Achinoam. Si innamorò della sorellastra Tamar, figlia di Davide e di Maaca, nonché sorella gemella di Assalonne. Si narra che Amnon, fingendosi malato ottenne dal padre il permesso che Tamar andasse nella sua casa per preparargli i pasti. Rimasti soli, Amnon usò violenza contro Tamar, dopodiché la cacciò di casa. Tamar si rifugiò dal fratello gemello, Assalonne, e gli confidò quello che era accaduto. Due anni dopo, Assalonne organizzò un banchetto a cui furono invitati tutti i figli di Davide e, dopo che Amnon fu ubriaco, lo fece uccidere dai suoi servi.

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