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L’odore delle mele

Foto di Silvia Castellani
Testo di Chiara De Luca

 

L’ODORE DELLE MELE

Non so come voi l’alfabeto degli odori,
ne seguo a tentoni la grafia millenaria
sul foglio dell’alba dove dalla memoria
ricamano in aria trasparenze anteriori.

Chiudo gli occhi piano si disegna il pane
che hanno terminato da poco di sfornare,

ha un ricordo di farina e stretta ancestrale
tra l’uomo e il grano in un tempo animale.

Al mercato è intero l’odore rosso delle mele,
ha un sentore di raccolta, di sole, di sudore,
ben prima che il traffico lo possa dissipare
e ogni via del centro cessi di ricominciare.

Gli odori a mezzogiorno sono un arabesco
vertigine che sfianca, inganno della fame,
chiudo gli occhi, vedo quelli di mia madre,

le fini mani piene di pizza da infornare,
una neve di ricotta sul prato di sformato,
un cuore di riso, il petto rosso spalancato
di pomodori rustici dall’orto di Mignano.

È più intenso l’odore rosso delle mele
fatte con cura a spicchi da una madre
bucce si radunano rapide in un canto,
la polpa sul piatto nella casa infanzia.

A sera il disegno degli odori va sfumando,
si attenua con la luce il sentore più vorace,
chiudo gli occhi, fiuto il sangue delle foglie
che perde nel vento il senso acre del verde.

Gli sguardi delle case si volgono all’interno
dove custodiscono il principio dell’inverno.

La sera è più pesante l’odore delle assenze
o solo più distante quello rosso delle mele.

La notte ha un’attesa di pane da infornare.

 

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