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Lope de Vega, Perderá de los cielos la belleza/Perderà dell’empireo la bellezza

 

52

Perderá de los cielos la belleza
el ordinario curso, eterno y fuerte;
la confusión, que todo lo pervierte,
dará a las cosas la primer rudeza.

Juntaránse el descanso y la pobreza;
será el alma inmortal sujeta a muerte;
hará los rostros todos de una suerte
la hermosa en varïar, Naturaleza.

Los humores del hombre, reducidos
a un mismo fin, se abrazarán concordes;
dará la noche luz y el oro enojos.

Y quedarán en paz eterna unidos
los elementos, hasta aquí discordes,
antes que deje de adorar tus ojos.

Lope de Vega

 

52

Perderà dall’empireo la bellezza
il suo corso ordinario, eterno e forte;
il caos, che rende le cose contorte,
darà a tutto granitica certezza.

Sarà lo stesso cicala o formica;
immortale, sarà l’anima morta;
ogni creatura farà di una sorta
la Natura, del vario tanto amica.

Uomini di ogni umore, ricondotti
a un solo fine, tutti si ameranno;
la notte luce, l’oro avrà i pidocchi.

Eterna la concordia a cui ridotti
gli elementi – sempre in lotta – saranno,
prima che io smetta di amare i tuoi occhi.

Traduzione di Simone Camassa

 

Lope de Vega (1562-1635) – Sonetos. Il testo spagnolo di partenza è quello editato da José Manuel Blecua per i tipi di Castalia nel 1981, l’edizione consultata è quella pubblicata nel 1999, di cui si mantiene la numerazione dei testi.

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