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Louis-Xavier de Ricard

 

a cura di Emilio Capaccio

 

 

 

Louis-Xavier de RicardLouis-Xavier de Ricard nacque a Fontenay-sous-Bois, nel dipartimento della Valle di Marna, Francia, il 25 gennaio del 1843 dal generale e marchese Joseph Honoré Louis Armand de Ricard, che servì Napoleone Bonaparte e in seguito Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone, e dalla marchesa Eléonore Pauthier.

Molto presto mostrò una grande disposizione per la letteratura e la poesia, e a soli 19 anni, nel 1862, pubblicò la sua prima raccolta poetica dal titolo: Les chants de l’aube.

L’anno successivo, grazie all’eredità lasciata da una zia, fondò La revue du progrès, una rivista che non si occupava solamente di letteratura ma anche di questioni sociali e si impegnava in una violenta lotta contro la Chiesa cattolica.

Ebbe tra i suoi collaboratori Charles Longuet e il giovane Paul Verlaine che sulla rivista ottenne la sua prima pubblicazione con il componimento Monsieur Proudhomme, successivamente inserito nella sezione Caprices dei Poèmes Saturniens.

Per il suo ateismo e per i suoi attaccati contro la Chiesa cattolica, la rivista durò appena un anno e Louis-Xavier de Ricard fu accusato da Monsignor Félix Antoine Philibert Dupanloup (1802-1878) – che aveva già pubblicato un opuscolo intitolato: Avertissement aux pères de famille (Avvertimento ai padri di famiglia) nel quale denunciava il pericolo che faceva correre alla religione e alla società l’indulgenza dell’Impero, per le teorie di Joseph Ernest Renan (1823-1892) e Émile Maximilien Paul Littré (1801-1881) – di oltraggio alla morale pubblica e al buon costume.

Al termine del processo il poeta fu condannato a otto mesi di reclusione nella prigione di Santa Pélagie, ridotti a tre mesi, e ad una multa di 1200 franchi.

Durante questo periodo gli amici più intimi del poeta gli manifestarono un grande sostegno attivo, costituendo un piccolo salone politico-letterario che si riuniva tutti i venerdì nella casa della madre del poeta, al 10 del Boulevard des Batignolles, in cui figuravano letterati e poeti di spicco, quali: Anatole France, Sully Prudhomme, Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, Paul Verlaine, François Coppée e Raoul Rigault, futuro procuratore della Comune di Parigi nel 1871.

Terminato il periodo di detenzione, Louis-Xavier de Ricard, fondò insieme a Catulle Mendès, una nuova rivista: “L’Art”, di natura esclusivamente letteraria, della quale Verlaine fu ancora una volta uno dei principali collaboratori.

Insieme allo stesso Mendès curò il primo numero della rivista: “Le Parnasse contemporain”, pubblicato da Alphonse Lemerre nel 1866.

Lo stesso anno pubblicò la sua seconda raccolta poetica di matrice parnassiana: Ciel, rue et foyer.

Aderì alla Comune di Parigi, il governo democratico-socialista che diresse Parigi dal 18 marzo al 28 maggio del 1871 come reazione allo stesso stato francese per le pesanti condizioni che aveva dovuto accettare il nuovo presidente Adolphe Thiers in seguito alla sconfitta della Francia contro la Prussia nella battaglia di Sedan (1870) che avevo causato la caduta di Napoleone III.

L’esperienza della Comune finì il 28 maggio, quando il generale Patrice de Mac-Mahon su ordine di Thiers entrò a Parigi sterminando più di 20.000 persone, mentre altri furono costretti a fuggire fuori dalla Francia, tra cui Louis-Xavier de Ricard che si ritirò in Svizzera.

Nel 1873 fece ritorno in Francia e si stabilì a Montpellier dove negli anni successivi fondò vari giornali e riviste letterarie, tra cui: “La Commune Libre”, “L’Autonomie Communale”, “Montpellier-Journal”, “Le Midi Républicain”.

Il 16 agosto del 1873 sposò la poetessa Lydie Wilson (1850-1880) con la quale aderì al felibrismo, movimento letterario nato per la difesa e la promozione della letteratura occitanica e del dialetto provenzale, continuando al contempo la battaglia a difesa del socialismo e dei diritti civili che poteranno alla pubblicazione del saggio: Le fédéralisme (1878).

Nel 1882 si diresse in Sudamerica fino al 1885; qui fondò varie riviste: “L’Union Française”, a Buenos Aires, “Le Rio Paraguay”, in Paraguay, “Le Sud-Américain”, a Rio de Janeiro.

Ritornato a Montpellier nel 1885, divenne direttore del giornale socialista Languedoc e successivamente, a Parigi, direttore del Figaro.

Oltre all’attività giornalistica, negli ultimi anni della sua vita si dedicò anche alla saggistica e alla prosa; si ricordano in particolare le Petits mémoires d’un parnassien, pubblicate dal 1898 al 1900 sul periodico Petit temps, e la novella Brune, Blonde, Rousse (1905).

Morì a Marsiglia il 2 luglio del 1911.

 

 

 

 

Les ciel des baisers

 

 

Quand, râlent ses derniers sanglots,

le plaisir, qui s’apaise et pleure,

fait onduler comme les flots

tes seins haletants qu’il effleure,

 

J’aime à contempler dans tes yeux,

mouillés d’un nuage de brume,

le rayon humide et soyeux

qui luit, s’éteint et se rallume.

 

Estompant leurs lobes ternis

ou passent des splendeurs plus vives,

Je vois, dans leurs cieux infinis,

s’approfondir des perspectives.

 

Sous mon regard qui le poursuit,

leur horizon fuit et s’azure

et ta prunelle m’ébléuit

d’une clarté vivante et pure.

 

Mon baiser, lumineux éclair,

jaillit de ma lèvre brûlante,

file, et, dans cet horizon clair,

suspend sa lueur vacillante.

 

O douleur! que ton doigt clément

ne déroule jamais tes voiles

sur ces yeux, vague firmament

dont mes baisers sont les étoiles.

 

 

 

 

 

Il cielo dei baci

 

 

Quando, rantolando i suoi ultimi singulti,

il piacere, che si placa e plora,

fa ondulare come flutti

i tuoi seni ansimanti che sfiora,

 

amo contemplare nei tuoi occhi,

molli d’una nube di bruma,

il serico raggio, a fiocchi,

che luccica, smuore e poi s’alluma.

 

Sfumando i loro lobi sbiaditi

o passano in brillantezze più vive,

vedo, i loro cieli infiniti,

approfondirsi di nuove prospettive.

 

Sotto il mio sguardo che li attanaglia,

il loro orizzonte fugge e s’azzurra

e la tua pupilla m’abbaglia

d’una pura chiarezza che sussurra.

 

Il mio bacio, luminoso baleno,

sgorga dal mio labbro bruciante,

e in questo orizzonte sereno,

fila e sospende il suo lucore vacillante.

 

O, dolore! che il tuo dito di tormento

mai svolga le sue flanelle

su questi occhi, onda di firmamento,

dove i miei baci son le stelle.

 

 

 

 

 

 

La garrigue

 

 

Puisse ma libre vie être comme la lande

où, sous l’ampleur du ciel ardent d’un soleil roux,

les fourrés de kermès et les buissons de houx

croissent en des senteurs de thym et de lavande.

 

Que, garrigue escarpée et sauvage, elle ascende

la liberté d’un air fouetté par les courroux

du mistral, tourmenteur fougueux des arbres fous,

– puis, dans l’isolement, s’allonge toute grande,

 

heureuse de la paix grave des oliviers,

des parfums de la figue et des micocouliers,

jaillissant de ses rocs, roussis aux étés fauves

 

et – rêvant, avivée au flux du souffle amer,

sous les horizons fins mouillés de vapeurs mauves,

regarde s’aplanir dans le lointain – la mer!

 

 

 

 

 

La gariga

 

 

Possa la mia libera vita essere come la landa

ove, sotto il cielo ardente di un sole vermiglio,

le fratte di chermes e i cespugli d’agrifoglio

crescano nei sentori di timo e di lavanda.

 

Come gariga scoscesa e selvaggia, che ascende

alla libertà di un’aria sferzata dai corrucci

del mistral, tormentatore focoso d’alberi arsicci

– poi, nell’isolamento, allungarsi tutta grande,

 

rallegrata dalla pace di ulivi bassi,

dai profumi del fico e degli spaccasassi,

tra le rocce abbrustiti dall’estate fulva,

 

e sognando, al flusso di raffiche amare,

sotto orizzonti fini di vapori malva,

guardare lontano appianarsi – il mare!

 

 

 

 

 

 

La baguette du temps frappe le jour nouveau

 

     À Edgar Quinet

 

La baguette du temps frappe le jour nouveau

au fond de l’avenir où tout enfant il joue;

souriant au destin, il se lève et secoue

la brume et le brouillard qui chargent son manteau.

 

L’aurore, en rougissant, l’embrasse, puis dénoue

l’or roux de ses rayons sur son front jeune et beau.

Il part; et l’univers sort, comme d’un tombeau,

de la profonde nuit qui s’azure et se troue.

 

Ainsi, ta main hardie et sereine a placé

les clartés du savoir et de la poésie

dans notre âpre chemin, que l’ombre avait glacé.

 

Tu fis vibrer les coeurs du verbe de la vie

dont le charme éternel réveille les esprits.

L’âme de l’avenir habite en tes écrits.

 

 

 

 

 

La bacchetta del tempo colpisce il giorno nuovo

 

     A Edgar Quinet

 

La bacchetta del tempo colpisce il nuovo giorno

in fondo all’avvenire dove gioca ogni bambino;

sorridendo al destino, s’alza e scuote la bruma

e la foschia che gravano il suo mantello.

 

L’aurora, arrossendo, lo bacia, poi scioglie

l’oro rosso dei suoi raggi sulla sua giovane fronte.

Nasce; e l’universo sorge, come da una tomba,

dalla profonda notte che s’azzurra e si dirada.

 

Così, la tua mano ardita e serena ha posto

le chiarezze dello scibile e della poesia

sul nostro cammino, che l’ombra aveva gelato.

 

Hai fatto vibrare i cuori del verbo della vita

dove il fascino eterno risveglia gli spiriti.

Abita nei tuoi scritti l’anima dell’avvenire.

 

 

 

 

 

Les papillons

 

 

Quelques feuilles, guirlande verte,

environnent de leur émail

cette jeune rose entrouverte,

petite coupe de corail.

Ses pétales aux teintes blondes,

dont la nacre rose pâlit,

se frisent et semblent les ondes

du frais parfum qui la remplit.

Vois-tu, soulevant de son aile

un nuage de tourbillons,

voler et tourner autour d’elle

l’essaim naïf des papillons.

Ainsi, pour savourer l’ivresse

du baume de la volupté,

mes désirs voltigent sans cesse

– sans cesse, autour de ta Beauté.

 

 

 

 

 

Le farfalle

 

 

Con qualche foglia, verde ghirlanda,

ritta sul suo piedistallo,

questa giovane rosa tramanda

una piccola coppa di corallo.

 

I suoi petali alle tinte bionde

dove la perlacea rosa impallidisce,

s’arricciano e sembrano onde

di fresco profumo che l’umidisce.

 

Vedi, sollevatosi dalla sua ala

un turbine di nuvole gialle,

vola, gira intorno e cala

lo sciame naturale delle farfalle.

 

Così, per assaporare l’ebbrezza

del balsamo della voluttà,

i miei desideri volteggiano sulla brezza

– sulla brezza, attorno alla tua Beltà.

 

 

 

 

 

 

 

J’admire, dédaigneux des vagues mélopées

 

 

J’admire, dédaigneux des vagues mélopées

qu’entonnent nos rimeurs sinistres ou plaintifs,

l’épanouissement des vastes épopées

balançant leurs parfums dans les vents primitifs.

 

Les jeunes univers dilatés et sonores,

s’abreuvaient de la vie, éparse dans les airs,

et la virginité des naïves aurores

d’une lumière fraîche arrosait les cieux clairs.

 

Mais, quand je redescends vers notre crépuscule

plein de gémissements mornes et violents,

trouvant l’homme pervers, honteux et ridicule,

dans l’immense avenir je m’engouffre à pas lents;

 

et, sur le long chemin de la Cité nouvelle

pour marquer où passa mon pied de voyageur,

Je dresse quelque strophe, austère et solennelle,

comme un sphinx de granit immuable et rêveur.

 

 

 

 

 

Ammiro, sdegnosa delle onde melopee

 

 

Ammiro, sdegnosa delle onde melopee

che intonano i nostri rimatori foschi o meditativi,

la floridezza delle vaste epopee

fluttuando profumi in venti primitivi.

 

Le giovani volte universali dilatate e sonore,

s’abbeveravano di vita, sparsa nell’aria,

e la virginezza delle ingenue aurore

di luce fresca annaffiava cieli di gloria.

 

Ora quando scendo verso il nostro crepuscolo

pieno di gemiti cupi e violenti,

trovando l’uomo perverso e ridicolo,

nell’immenso avvenire vado a passi lenti;

 

e, sulla strada di Città della nuova era,

a segnare dove passa il mio piede viandante,

innalzo qualche strofa, solenne e austera,

come sfinge di granito immutabile e sognante.

 

 

 

 

 

 

 

Souhait

 

 

Autour de ta beauté, qu’il caresse de l’aile,

l’essaim blond de mes vers bourdonne ses adieux,

et ravive un moment son éclat jeune et frêle

à la splendeur profonde et calme de tes yeux.

 

Ces vers sont tes enfants, ton sein chaud et fidèle

leur ouvrit constamment son asile joyeux;

et, par de longs fils d’or, la magique prunelle

dirigera leur vol dans l’infini des deux.

 

Après avoir, quatre ans, soigné notre couvée,

nous lui livrons enfin la Liberté rêvée;

Ah! dans dix ans encor, puisse un essaim plus beau,

 

moissonnant le jardin de tes grâces écloses,

en verser, en chantant, les myrtes et les roses

sur notre vieil amour, toujours jeune et nouveau!

 

 

 

 

 

Auspicio

 

 

Intorno alla tua bellezza, che le carezza l’ala,

lo sciame biondo dei miei versi fruscia i suoi addii,

e ravviva un momento il suo fragile brillo

nello splendore calmo e profondo dei tuoi occhi.

 

Questi versi sono i tuoi figli, il tuo seno caldo

aprì loro costantemente il suo asilo gioioso;

e, con lunghi fili d’oro, la magica pupilla

dirigerà il loro volo nell’infinito di entrambi.

 

Dopo aver, quattro anni, curato la nostra covata,

gli consegniamo infine la Libertà sognata;

O, fra dieci anni ancora, possa uno sciame più bello,

 

mietendo il giardino delle tue grazie sbocciate

di mirti e di rose, verseggiare e cantare

al nostro solito amore, sempre giovane e nuovo!

 

 

 

 

 

 

La mer des yeux

 

 

Que tes yeux sont charmants et profonds: ils sont plus

immenses que la mer et plus infinis qu’elle:

les horizons, qu’emplit la houle de son flux,

sont moins lointains que ceux qu’on voit en ta prunelle.

 

Ma contemplation s’abîme dans tes yeux,

mer idéale dont les houles fantastiques

sur leur indéfini vague et silencieux

bercent languissamment mes visions mystiques.

 

Et du fond de tes yeux, mon Esprit, que conduit

une étoile perçant péniblement les ombres,

regarde loin, en bas, aux confins de la nuit,

mon cadavre amoureux qui pleure à tes pieds sombres.

 

Car mon corps, dans l’amour divin, s’est endormi.

le mystère, qui rêve aux bords de ta paupière,

absorbe tout mon être, et le roule parmi

la mer vitreuse, où court un frisson de lumière.

 

Quand tes regards sont doux, sur la mer de tes yeux

s’étend un jour égal qui palpite et flamboie,

et dans le bercement des espoirs radieux,

Je nage en chantant comme un voilier qui louvoie;

 

Je nage dans tes yeux comme dans une mer

Orientale, à l’heure où s’éveille l’aurore

douce et rouge, versant les fraîcheurs de l’éther

dans sa sérénité transparente et sonore.

 

Lorsque de tes regards jaillissent des éclairs,

quand la mer de tes yeux s’irrite et se soulève,

et qu’un nuage noir, éteignant les cieux clairs,

apporte une tempête effroyable qui crève;

 

Je me perds dans tes yeux noirs comme dans les flots

épais des mers du Nord, où les ombres massives

font chanter, sur le rhythme étouffé des sanglots,

le choeur désespéré des vagues convulsives.

 

Quand la mer de tes yeux reçoit de tes regards

une tristesse morne et pleine de clémence,

Je crois voir, à travers d’ineffables brouillards,

un clair de lune froid sur l’océan immense.

 

Et mon âme, en rêvant balancée au remous

monotone des vents légers comme une haleine,

contemple, à l’horizon mélancolique et roux,

les yeux clairs d’une étoile éternelle et lointaine.

 

Toujours vers ces yeux clairs je vogue éperdument;

les caresses des flots engourdissent mon âme,

et j’entends dans un sourd et lent bruissement,

s’ouvrir sous mes efforts la mer sombre qui clame.

 

Mais en m’engloutissant, je regarde toujours,

cher astre, tes yeux clairs à travers la mer sombre;

Ah! quand pourrai-je, au ciel calme que tu parcours,

te suivre, libéré des rêves et de l’ombre?

 

Or voici que la mer me couvre absolument;

sa nuit roule sur moi comme sur un coupable,

et je m’endors dans cet anéantissement

aux soupirs de la mer tranquille et formidable.

 

Je sais que je vaincrais la mer, où je m’endors

triste, dans le néant des visions funèbres,

si ton baiser vivant ressuscitait mon corps

mort d’amour à tes pieds noyés dans les ténèbres.

 

 

 

 

 

Il mare degli occhi

 

 

I tuoi occhi sono affascinanti e profondi:

sono più immensi, più infiniti del mare: gli orizzonti

che riempiono l’onda del suo flusso, sono meno

lontani di quelli che si vedono nella tua pupilla.

 

La mia contemplazione s’abissa nei tuoi occhi,

mare ideale dove onde fantastiche

sul loro Indefinito vagano, e silenziose cullano

languidamente le mie mistiche visioni.

 

E dal fondo dei tuoi occhi, il mio Spirito,

che guida una stella trapassando le ombre a fatica,

guarda lontano, in basso, ai confini della notte,

il mio cadavere amoroso che piange ai tuoi piedi.

 

Il mio corpo, nell’amore divino, sta dormendo.

Il mistero che sogna ai bordi della tua palpebra,

assorbe tutto il mio essere, e lo arrotola

in un mare vetroso, dove corto è il brivido di luce.

 

Se i tuoi sguardi son dolci, sul mare dei tuoi occhi

similmente si tende un giorno che palpita

e fiammeggia, e nel rollio di speranze radiose,

nuoto cantando come un veliero che bordeggia;

 

nuoto nei tuoi occhi come in un mare orientale,

nell’ora in cui tenue e arrossata si desta l’aurora

spargendo la primitiva freschezza dell’aria

con la sua calma, trasparente e sonora;

 

ma se dai tuoi sguardi zampillano lampi

all’istante il mare dei tuoi occhi s’irrita e s’innalza

e una nube nera, disdegnando limpidi cieli

porta una tempesta spaventosa che prorompe;

 

mi perdo nei tuoi neri occhi come tra i fiotti

soventi dei mari del Nord, ove le ombre massicce

fanno cantare, al ritmo soffocato dei singulti,

il coro disperato da ondate convulsive.

 

Se il mare dei tuoi occhi riceve dai tuoi sguardi

una tristezza cupa e piena di clemenza,

allora credo di vedere, attraverso ineffabili nebbie,

un freddo chiar di luna sull’oceano immenso.

 

E la mia anima, sognando bilanciata sul vortice

monotono di venti leggeri, come sospiri,

contempla, all’orizzonte malinconico e brunito,

gli occhi lucenti di una eterna stella lontana.

 

Sempre verso quegli occhi remo disperato;

le carezze dei fiotti intorpidiscono la mia anima,

ed io sento in un sordo e lentissimo fruscio,

aprirsi sotto i miei sforzi il mare scuro che chiama.

 

E mentre m’inghiotte, guardo sempre, cara stella,

i tuoi occhi lucenti attraverso il mare oscuro;

O, quando potrò, al cielo calmo che percorri,

seguirti, affrancato dai sogni e dall’ombra?

 

Ora il mare mi sommerge pienamente; la sua notte

circola su di me come addosso a un colpevole,

ed io mi abbandono in questo annientamento

ai sospiri del mare calmo e formidabile.

 

So che il mare vincerei dove triste m’addormento,

nel nulla di visioni luttuose, se il tuo bacio vivente

risuscitasse il mio corpo che muore d’amore

ai tuoi piedi che annegano nelle tenebre.

 

 

 

 

 

 

Un Rayon dans une rose

 

 

Déplissant sa robe froissée,

la rose, à l’heure du réveil,

relève sa tête, arrosée

par l’ombre fraîche du sommeil:

 

et les doigts de l’aube rosée

ouvrent son calice vermeil,

où se baigne dans la rosée

un jeune rayon de soleil,

 

dont les caresses joviales

font luire, à travers les pétales

qu’il empourpre de tes clartés,

 

cet Infini rose et limpide

que les lèvres des voluptés

déroulent sur ta joue humide.

 

 

 

 

 

Un raggio in una rosa

 

 

Stirando il suo abito stropicciato

la rosa, all’ora del risveglio,

rialza il suo capo, inumidito

dalla fresca ombra del sonno:

 

e le dita dell’alba rosata

aprono il suo calice vermiglio,

dove si bagna nella rugiada

un raggio nascente di sole,

 

dal quale carezze gioviali

fanno luccicare, attraverso i petali

che esso imporpora dalle tue chiarezze,

 

questo Infinito rosa-limpido

che le labbra del desiderio srotolano,

poi, sulla tua guancia irrorata.

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