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Luigi Di Ruscio da “Non possiamo abituarci a morire”

Dove tiene in mano la spiga, Luigi sembra tenere in mano l’intera natura; natura che amava profondamente. La spiga che ci dà il grano che ci dà il pane, cibo quotidiano; simbolo di comunione tra gli uomini e degli uomini con Dio, quello buono, a cui lui faceva finta di non credere. Nonostante Di Ruscio dal mondo ha spesso ricevuto cattivi trattamenti o noncuranza (che è ancora peggio) io, che ho amato questo uomo come ogni allievo ha amato colui che riconosce come il proprio maestro, in quella foto lo trovo bellissimo, come bellissimo era mio nonno, altro uomo di campagna a cui sono stato profondamente legato e che tanto mi ricorda.

Christian Tito, Lettere dal mondo offeso, L’arcolaio, 2014.

Da Non possiamo abituarci a morire. Prefazione Franco Fortini, Schwarz, Milano, 1953

 

1

Raccolgono la neve
con le mani coperte di sangue guasto
la mettono sulla bocca
per tutti i gelati
che quest’estate non hanno avuto
montano su pezzi di legno
e scivolano per tutti i sogni che non hanno fatto
e sarà giorno di festa anche per loro
fuori dalle case
con le vesti bucate
le scarpe sfondate
mentre la neve fascia di gelo le case
in questa vostra terra
dove dio ci ha fatti bastardi

 

 

 

 

 

2

Avevo cinque anni
una vecchia mi fece capire
perché nessuno mi teneva sui ginocchi
mia nonna che mi teneva per mano non mi difese
né per consolarmi mi strinse la mano
per questo sono andato solo sui fiumi
l’acqua non mi è servita per specchiarmi
ritornavo a casa per non dormire sul greto
a quell’età la fame fa essere pazzi
fa divenire presto adulti
e tutte le erbe che le capre hanno brucato
ho imparato a cogliere
ho preso il gusto del sapore amaro
questo è stato il mio latte
e perché rubavo con calma avevo i frutti più belli
andavo solo per non essere scoperto
al mio odore i cani non hanno abbaiato
e nessuno può condannarmi
se presto mi sono adoperato a negare iddio
sulle mura che l’acqua gonfiava
avevo visto solo le immagini di carta
ho scoperto i libri nel mucchio dello stracciaio
ancora oggi mi incanto a guardarli
cercavo tra le carte la pagina scritta
ho gridato e mi hanno guardato come essere vivo
come qualcosa di più di un viaggiatore
sono entrato nelle strade
quale bambino non sogna di vestire da uomo
io lo sono stato presto
ho trovato ancora con i pantaloncini corti
una donna che è rimasta contenta
perché gli uomini gli facevano male
ho volato sui pensieri
sognando per ogni foglia che ho visto cadere
erano le ore senza riposo
le chiese servivano per rinfrescarmi
giravo assetato delle donne
che presto con soldi rubati ho pagato.
Ora sento l’amore delle donne che sfiora il viso di fiati
stringo i capelli grassi
e le mie labbra da negro mi portano fortuna
gli occhi che non sanno riposare.

 

 

 

 

 

3

Sono senza lavoro da anni
e mi diverto a leggere tutti i manifesti
forse sono l’unico che li ragiona tutti
per perdere il tempo che non mi costa nulla
e perché sono nato non sta scritto in nessuna stella
neppure dio lo ricorda.
gioco alla sisal
e ragiono sulla famosa catena
ma ormai poco mi lascia sperare ai miracoli
sarebbe meglio berli
i soldi che gioco per sperare un poco.
Tutti i giorni vado all’ufficio del lavoro.
Ed oggi vi erano due donne a riportare il libretto
ma le hanno consolate
gli hanno detto che per loro è più facile
potranno sempre trovare un posto da serve.
Poi sono rimasto sino alla sera ai giardini pubblici
una coppia si baciava
anch’io su quel sedile ho avuto una donna
ora ho lo sguardo di una che vorresti
che scivola dai capelli alle scarpe
per scoprirti che sei uno straccione.
Lavoravo poi tornavo a casa sulla bicicletta pieno d’entusiasmo
dormivo di un sonno profondo
e alle feste con la donna
che ho lasciato per farla sempre aspettare
ora l’insonnia sino all’alba
poi un sonno pieno d’incubi.
Avevo pensato di farla finita
se resisto è per la speranza che cambierà
ma ormai ho qualche filo bianco
senza una sposa e un figlio
solo questo vorrei questo sogno da pazzi.

 

 

 

 

 

4

La domenica passiamo a ballare
oppure al cinema
oppure quando la squadra andava bene
a vedere la partita
a discutere al caffè per tutta la sera
d’un rigore che non dovevano dare
d’un fallo
di un tiro sbagliato
e nati tra queste mura
abbiamo fatto insieme tutte le cose
la scuola la prima comunione
gli stessi sogni di fuggire
e insieme abbiamo passato la guerra
nutrendoci di centocinquanta grammi di pane
che non basta ad empire la bocca una volta
e il fascismo lo abbiamo conosciuto
e l’arrestare sempre qualcuno
perché il lavorare di tanto in tanto
è la storia di sempre
come il discutere di partire l’australia
o di andare volontari
a non soffrire più la miseria
ed ogni giorno ci prende il gusto più forte
di ridere alle solite cose
che dicono sulla patria e su dio
per convincerci a morire come siamo nati.

 

 

 

 

 

6

Per colazione hanno acqua e pane
bevono molta acqua
la saliva che hanno devono sputarla sulle mani
perché il martello non scivoli
a mezzogiorno mettono nel brodo d’erbe
il solito pane nero
al coprirsi del sole se io sono pieno di malinconia
per loro è bello tornarsene a casa ridendo
sedersi in famiglia giocare con i figli
dopo dieci ore di lavoro sulle pietre
per quel poco pane e perché la moglie
continui a fare per ultimo il piatto
perché a nessuno manchi la parte

 

 

 

 

 

7

d’estate la pioggia fa bene ai granturchi
e i maiali vanno di meno
e quando va bene in campagna va bene per tutti
ma nella stagione cattiva
la pioggia è una maledizione
e coprirsi la campagna di sterpi
ed è come stare all’aperto
l’acqua scorre sul viso sulle spalle
e si lavora così tutti i giorni
vai sulla strada sperando di fare giornata
la pioggia ti leva il pane
e quando si lavora la pala s’inzacchera sulla fanga
la carretta s’affonda
e devi spingere con tutta la coscia
con le corce e gli stinchi bagnati
e nelle case i figli cercano il pane
i pezzi di pane-duro di quando c’era il sole

 

 

 

 

 

8

Ancora piove
e forse pioverà per sempre.
L’acqua scorre su due rivi
e porta lo sporco dei quartieri alti.
S’ode solo il battìo del ramaio
sulla bottega con le pareti colanti d’acqua
e il fuoco sul rame
le nubi di vapore.
Lì le vecchie del vicolo
che tutto popolano di misteri
vedono i colloqui infernali
e quando uno dei ramai s’impiccò
dissero che l’anima se la prese il diavolo.
Da noi le oscure leggende prendono i cuori
e passano lontano dal ramaio
quando vanno per l’acqua alla fontana
e fu uno dei ramai a dirmi
facendomi vedere il libro delle lune
che chi è nato d’acquario è tenebroso come l’acqua
ed è nato per essere solo me lo dissero con calma
poi ravvolsero le pagine scritte
le rimisero in un buco nel muro e continuarono a battere.
Io non ho mai avuto paura
Avevano l’unico orto del vicinato
Le grotte di cui vedevo gli archi pieni d’acqua
E il cipresso dove finì l’impiccato
Lo vidi rimase appeso un giorno
con la lingua nera.

 

 

 

 

 

13

È morto lavorando
ottant’anni l’ha passati sulla fatica
sulla fossa ha la croce di latta
un numero e un mucchio di terra
andava a tutte le manifestazioni di partito
diceva che non avrebbe voluto il prete
ma la paralisi
non lo fece parlare.

 

 

 

 

 

16

il semaforo segna rosso
sulla costruzione sospeso come un dio
e le biciclette volano con in groppa le donne
dagli occhi di tutti i colori
col viso più forte della morte
gente che assapora i giorni
e quel rosso nel viso ha più luce del sole.

 

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