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MARI, Lorenzo

coverviandanteLorenzo Mari

“non abbiamo più caverne per ripararci”

Quella di Lorenzo Mari è una poesia che descrive, ora con durezza, ora con lirismo, ora con ironia la realtà, senza pretesa di spiegare o comprendere.  “[…] Sono gli oggetti / che sempre raccogliamo: sempre ci abbassiamo”, scrive Mari, “alle loro altezze microscopiche, scoprendo tesori / con la coda dell’occhio, tra i riccioli / di polvere, tra bava e bava”. Non dunque elevarsi al di sopra, bensì al microscopico, per scoprire il segreto nel piccolo, nel quotidiano. Non escapismo in un ineffabile Oltre, “ma l’evasione come atto di libertà / si riempia delle sue prerogative – come un sogno si riempie della notte – / mentre io analizzo l’istante”.

Analogamente, il mito e la tradizione vengono attualizzati, relativizzati alla nostra dimensione umana e quotidiana. Ecco che allora “[…] Pronti a cucire gli strappi, a fare maglia / e quindi a disfarla, ricorderemo Penelope – / ma questa volta diremo pure che è odio / ciò che non torna da Itaca”. E “apiattiti contro il vento, / non abbiamo più caverne per ripararci / non si fa parola di circe / perché rimaniamo maiali // e possiamo disputarci / questa crudeltà tra noi –”

La scrittura è per Mari dovere di raccontare, riportare in superficie, far conoscere a un interlocutore tenuto sempre a mente, a un tu presente “con l’immagine controcorrente, la realtà / sottostante, un ricordo potente, / uno spauracchio / di cui devo informare / con le mie povere false righe / chi è restato a casa –” Il senso del viaggio è nell’andare, così come il senso della scrittura è nel suo farsi, nel suo conformarsi agli oggetti, seguendo direzioni, reagendo.

La poesia non è per Mari lavoro a tavolino, riflessione solitaria nel silenzio di una stanza, bensì esplorazione attiva. È immagazzinare vita per cercare di preservarla e restituirla. La scrittura non si sotituisce alla vita, né la potenzia, è brandello di ciò che ne resta, la poesia è fiato immagazzinato nei polmoni dall’incontro con il reale: “[…] Strascinare la carretta / è natura, è vita: altri nomi, / altre divisioni. È colmarsi i polmoni / e poi dirne (in vita, in natura, / possibilmente in rima: separazione, / frastica, delle separazioni)”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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