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Mariarita Stefanini

 

da Tempo che sarai

 

Sei qui, sei l’attimo

quando l’ombra si posa su altre mani che chiedono

se ricevo viva le loro parole.

 

Squarciato da un’Ave Maria

dimmi il dolore del dubbio

quello che non ha motivo, che la mente apre

in un vortice.

 

Il dubbio è che il bene poi anche chieda

che il bene muova

a colpi di spalle e reni le pietre

sigillate con i nostri nomi.

 

 

 

 

 

 

Come una cosa non fatta,

come una sorte mancata.

 

Cammini e non hai pace

se non in porti provvisori

barca che vacilla, ansima,

che cade in resa all’acqua.

 

amore mio, non vale

la disperazione, la sete ostinata.

 

Morto che porti con te,

si può dire morto un dolore?

 

Dio, quanti volti come angeli

graffiti nell’oro di un paradiso cancellato.

 

 

 

 

 

Non si può sorprendere l’addio.

Cade improvviso

mentre i bambini nascondono le fate.

E nulla è stato, e nulla sarà questa sera

solo sottomettersi al cielo ancora di luce

sottili brevi code di aereoplani

mai saprò la vostra vita lontana

ora che sono ferma chi si avvicina

potrebbe farmi qualsiasi male.

 

 

 

 

 

Nel tempo che sarai.

La mappa del segreto che abbiamo dentro,

le vie d’oro e di buio cercando per loro un nome

ed escono da occhi muti e da quelli che parlano ancora

se li guardi puoi predire l’istante del pianto

dove si alternano gli elementi

l’odio nero e il ti amo

l’addio dell’acqua sul cemento

il dolore del labirinto che si perde

dentro.

 

 

 

 

 

chi è solo ha tagli di mare sul corpo

cucce che aspettano il buio

poi la luce e cani

lingue pazienti che non verranno

giudicate.

Portami lontano

se questo non è il mio vestito

se invecchio i muri nuovi che alzi

qui non scende la sera

la pietà bianca

della notte.

 

 

 

 

 

Vedendo te ora

ho imparato come ride il mare

gettito di luce

urgenza.

 

Se non divento la tua riva

consumo il bronzo incorruttibile dei secoli.

 

Rincorro ogni piega d’acqua

ogni guizzo che sereno

tocca la riva poi va

 

e se scavo buche

così poco puoi lasciare

resta l’ombra la risata

la luce che corre

liberata dal mio dolore.

 

 

 

 

 

Se volassi forse

il dolore lo lascerei nell’aria.

 

Che cos’è questo, amore,

abbiamo costruito in giardini adiacenti

senza vederci.

 

La poesia una via di fuga

al compito, alla legge.

 

Tu menti. Io mento al compito,

vago chiedendo esilio.

 

 

 

 

 

quando senti il male la pelle ti si fa bianca, madre

solo sulla spiaggia mi hai insegnato a camminare.

Ora mi dibatto tra le porte che apro per guardare

piano muovo passi, tu aspetti col viso che so

quando per me teme il male.

 

 

 

 

 

Quando torni sarà tardi,

il bagaglio per partire

questione di giorni.

 

Ma farai ancora la strada di sonno

verso le grandi finestre.

 

Nomade per ultime lunghe ore

resti inquieta prima di migrare.

 

I becchi ignari hanno ferito il petto

voli storditi annientano i sensi.

 

Sali le scale con l’ultimo fiato

per la svolta finale del vento. Poi

le ferite non cesseranno di cercare

in ogni volo quei becchi duri

frullo di un passero il pensiero

tra amare e tradire.

 

Mariarita Stefanini  è nata e vive a Pesaro, dove si è diplomata in pianoforte. Laureata in Lettere Classiche, sue poesie sono state pubblicate su riviste letterarie e su inserti culturali di vari quotidiani tra cui ClanDestino, Letture, Pelagos, La mosca di Milano e Fuoricasa.Poesia, Avvenire, Moby Dick di Liberal. Nel maggio 2006 per la casa editrice Marietti ha pubblicato il libro di poesie “Nell’ora bianca“, con il quale ha vinto il premio “Opera prima Marino Piazzolla” città di Penne e il “Premio internazionale di poesia L’Aquila”, opera prima; menzione al premio Mario Luzi 2007 e al Premio Città di Chieri 2007. Nel 2008 ha pubblicato una plaquette d’arte a tiratura limitata dal titolo “Tempo che sarai”, con acquaforte di Raimondo Rossi.

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