Facebook

Marissa Johnpillai

Marissa Johnpillai

Clicca sullo screenshot per accedere

 

 

 

da hymns for her, 2009

 

 

evacuation

 

she had often dreamt of turning

rooms inside out

to the beach

 

like she could to a pillowcase, pocket

or sock, picking

 

all of the fluff from the stitching,

to know there was nothing left

shirking the broom behind

settees & almirahs.

 

who would have thought she would live

to see so many lost

things churned

 

out of the woodwork, a few she had long-

forgotten floating,

 

sinking,

for weeks the remainders turning

 

up here & there on the shore,

 

so salty.

 

 

 

 

 

evacuazione

 

lei aveva spesso sognato di rovesciare

completamente stanze

sulla spiaggia

come un cuscino, una tasca

o un calzino, tirando fuori

 

tutta la lanugine dalla cucitura,

per sapere che nulla era riuscito

a sfuggire alla scopa dietro

divani & armadi.

 

chi avrebbe mai pensato che sarebbe

vissuta per vedere così tante cose

perdute spumeggiare fuori

 

dal nulla, qualcuna che da tanto

tempo aveva scordato fluttuare,

 

sprofondare,

per settimane i relitti vorticanti

 

qua & là sulla spiaggia

 

tanto salata.

 

 

 

 

 

 

 

the comfort woman’s dress

 

she washes daily, coaxing

soap like wet fur over

her fingers & dress, even the water

is hard.

 

one day she will wear

a new dress, perhaps a present

from a lover, wear it over

new skin with nothing in-between.

 

she will rinse and rinse

the rice & save the starch

for sealing each crease

with heat, pleated perfect,

 

caress taut shoulders, breasts

& thighs, her own, over and

under the cotton. & this

will comfort.                      but now

she must change
into khaki dungarees & stuff and
stuff this dress into their
throats.                           by evening

 

it is stiff

with ejaculate, papier-mache

comfort woman crisps

like a fist.

her skin a child’s

cheek, mud-caked rivulets.

 

 

 

 

 

 

 

 

l’abito della consolatrice

 

lei si lava giornalmente, modellandosi

il sapone come una pelliccia bagnata

sulle dita & sul vestito, perfino l’acqua

è dura.

 

un giorno vestirà

un nuovo abito, forse il dono

di un amante, lo indosserà sopra

una nuova pelle e nient’altro.

 

sciacquerà e sciacquerà

il riso & serberà l’amido

per sigillare ogni piega

col calore, crespo perfetto,

 

carezzerà spalle tese, seni

& cosce, le proprie, sopra e

sotto il cotone. & questo

consolerà.

ma ora

deve trasformarsi
in salopette cachi & stipare
stipare quest’abito nelle loro
gole.                           di sera

 

è rigido

di eiaculato, la consolatrice

di cartapesta s’increspa

come un pugno.

la sua pelle è la guancia

di un bambino,

rivoli incrostati di fango.

 

 

 

 

 

 

ballad of brenda, the mobile librarian

 

brenda m— pores over the dashboard, lightly

“… gripping…” the steering wheel, her copper bun

unfurling like a well-paced romance novel.

 

countless times she has re-ordered, re-aligned

the twenty-two volumes of a children’s

pictorial encyclopaedia, has nurtured

dozens of soft-covers, fact files,

quirky ‘did you know?’s.

 

tonight, the whole zoo of it,

from aadvark to zorilla,

will accelerate and break out.

 

alert the multimedia.

 

weekday after weekday, double clutching

into gear, brenda’d parked the shelved

collection at the doorsteps of their bidding.

 

decades on,

they ‘regretfully inform.’

 

put a hex on their lexicon.

 

ms m—

 

refers to the ne’er-written transcript: ‘kali

& other violent goddesses,’ invokes

 

delilah, medusa, herodias, queen

mab, lady macbeth, the white witch

& every one of those stepmothers,

 

washes her hands.

 

expurgate & exterminate.

 

o dewey decimator from the annals of hell,

 

she’s calling your number.

 

 

 

 

ballata di brenda la bibliotecaria ambulante

 

brenda m— scruta il cruscotto, lievemente

“… afferrando…” il volante, il suo concio ramato

si dipana come un romanzo dal ritmo marcato.

 

infinite volte ha riordinato, riallineato

i ventidue volumi di un’enciclopedia

illustrata per bambini, ha accudito

dozzine di copertine morbide, schede

informative, capricciosi “lo sapevi?”.

 

stanotte, il suo zoo al completo,

dall’oritteropo allo zorilla,

andrà accelerando ed evaderà.

 

allertate i multimedia.

 

giorno dopo giorno, con doppia forza aggrappata

al cambio. brenda ha parcheggiato la scaffalata

collezione sulle soglie del loro comando.

 

per decenni,

loro “sono spiacenti d’informare”.

 

maledetto il loro lessico.

 

sig.ra m—

si riferisce alla mai scritta trascrizione : “kali

& altre dee violente,” invoca

 

delilah, medusa, erodiade, la regina

mab, lady macbeth, la strega bianca

& ognuna di queste matrigne,

 

si lava le mani.

 

espurgare & sterminare.

 

o dewey classificatore decimale dagli annali dell’inferno,

 

sta chiamando il tuo numero.

 

 

 

 

 

 

 

 

the end of the world as we know it

 

we shall be as daughters

on that day, each of us

a catamaran unmoored

 

grasping masts

with newborn hands,

the body itself a sail

 

eyes wide, unblinked

by morning

sea-wind

 

hair roughly rippled

from the scalp (even the bald

ones feeling this)

 

that day we shall be blue

& pink as a twinkle

of mermaids

 

known to converge

upon a single ocean

 

there shall be

our mother god

 

a siren ship

 

 

 

 

 

la fine del mondo per quanto ne sappiamo

 

saremo come figlie

quel giorno, ognuno

un catamarano disancorato

 

afferrandone gli alberi

con mani neonate,

il corpo stesso una vela

 

occhi spalancati, senza ammiccamenti

al mattino

vento marino

 

i capelli strappati rudemente

dallo scalpo (perfino i calvi

lo sentiranno)

 

quel giorno saremo azzurri

& rosa come uno scintillio

di sirene

 

che si sa convergono

su un solo oceano

 

ci sarà

la nostra madre di dio

 

una nave sirena

 

 

 

 

 

 

hymn for her

 

i sing of the woman who is

teaching herself jujitsu.

 

i sing of the woman

who is punch-drank in the stomach.

 

i sing of the woman

who orders herself to undress

at camera-point.

 

i sing of the woman who improves

her posture week by week & measures

out her muesli.

 

i sing of the woman who whispers

in her daughter’s ear: sweet

vomit.

 

i sing of the woman who lets them

cup her arse as she clears away

their glasses.

 

i sing of the woman who kills

for the attention.

 

i sing of the woman who paints

honey on her footmen & stands them

at her bedside to bear the brunt

of biting insects.

 

i sing of the woman who changes

her mind at the altar, and all those aunties

who never had a choice.

 

i sing of the woman who has always

played the ‘daddy’ since

primary school games.

 

i sing of the woman who fetches

water for nine out of her

eleven daylight hours.

 

i sing of the woman who scrapes herself

with toothpicks.

 

i sing of the woman who suddenly

remembers how she was made

a woman at four years old

by her uncle’s thumb.

 

i sing of the woman with pimples

for breasts and a down of new hair,

her gut churning out

its first blood.

 

i sing of the woman unborn

who may never have to weigh up

the joys & pains of being a mother

with the joys & pains of not.

 

i sing of the woman who marries

christ jesus out of habit, the woman

who holds the host very still on her tongue

to moisten it before swallowing

and the one who secretly models cassocks

in the reverend father’s vestry.

 

i sing of the woman who asks

herself am i truly a woman? 

& the woman who decides she is

not, and the one who realises

he often is when the mood

takes him.

 

i sing of the woman who waits

at her office space, one

by one her colleagues

head home, with working 

late eh or good ol’ 

burning the midnight oil

 

as the wetness of a red

asia grows veins on

the seat of her jeans.

 

i sing of the woman who holds

her own place in the kitchen

& prides herself on the succulence

 

of her casseroles.

 

i sing of the woman who wakes up

smelling like alcohol

 

i sing of the woman who leaps

into a smile with jazz hands & spirit

fingers

 

and fools them all.

 

 

inno per lei

 

canto la donna che sta

imparando da sé lo jujitsu.

 

canto la donna

stordita dai pugni allo stomaco.

 

canto la donna

che ordina a se stessa di svestirsi

davanti all’obiettivo.

 

canto la donna che migliora settimana

per settimana la propria postura & misura

il muesli con cura.

 

canto la donna che sussurra

all’orecchio della figlia: dolce

vomito.

 

canto la donna che si lascia

prendere il culo tra le mani mentre toglie

loro gli occhiali.

 

canto la donna che uccide

per ottenere attenzione.

 

canto la donna che spalma

miele sui propri lacchè & se li allinea

di fianco al letto perché parino l’urto

del morso degli insetti.

 

canto la donna che cambia

idea all’altare, e tutte le ziette

che non hanno mai avuto scelta.

 

canto la donna che ha sempre

fatto il “padre” a partire

dalla scuola elementare.

 

canto la donna che va a prendere

l’acqua per nove delle consuete

giornaliere undici ore di luce.

 

canto la donna che si graffia da sola

con gli stuzzicadenti.

 

canto la donna che a un tratto

ricorda come sia stata fatta

donna a quattro anni

dal pollice di suo zio.

 

canto la donna con due brufoli

per seni e una cascata di nuovi capelli,

e l’intimo che riversa

il suo primo sangue.

 

canto la donna non nata

che forse non dovrà mai soppesare

le gioie & le pene dell’essere madre

con le gioie & le pene di non esserlo.

 

canto la donna che sposa gesù

cristo per consuetudine, la donna

che stringe forte l’ostia sulla lingua

per inumidirla prima d’inghiottirla

e quella che modella tonache in segreto

nella sagrestia del reverendo padre.

 

canto la donna che chiede

a se stessa sono una vera donna? 

& della donna che decide che non

lo è, e della donna che si accorge

che spesso lui è dove l’umore

lo porta.

 

canto la donna che attende

al suo posto in ufficio che uno

dopo l’altro i colleghi vadano

a casa, dicendo lavoro

fino a tardi eh oppure il buon vecchio

mi sa che stanotte faccio le ore piccole

 

mentre l’umidità di una rossa

asia le disegna vene sul

retro dei jeans.

 

canto la donna che sta

al suo posto in cucina

& si vanta della succulenza

 

dei suoi piatti.

 

canto la donna che si sveglia

con odore d’alcool addosso

 

canto la donna che balza

in un sorriso, jazz hands & spirit 

fingers*

 

e li fa tutti fessi.

 

 

Jazz hands e spirit fingers sono due vivaci movimenti di danza. Il jazz hands consiste nel protendere le braccia verso gli spettatori, con i palmi aperti e le dita tese e divaricate. Lo spirit fingers riprende la postura del jazz hands, con la differenza che le dita si muovono spasmodicamente.

 

 

 

HymnsMarissa Johnpillai è nata in Nuova Zelanda nel 1983, ha studiato alla Scuola per giovani scrittori, dove ha fatto in seguito tutoraggio, per poi conseguire un dottorato in scrittura creativa alla Victoria University di Wellington. Ha organizzato diversi eventi letterari e a molti ha preso parte come autrice e nel 2009 ha pubblicato la raccolta poetica Hymns for her.

 

No widget added yet.

publicize_facebook_url:
https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144, https://facebook.com/10205728458110144
geo_public:
0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: