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Mary Montague, The Rooks’ Return/Il ritorno dei corvi

The Rooks’ Return

In cold-season dusk
they are an explosion of homecoming.
The starved arms
of the bare trees are stretched
to reach them.
The leaf litter
is spattered with their uric graffiti.

You stand there,
a small tree yourself,
as condensing twilight
flattens, blurs, the surrounding shapes
and the sky drains
to a chilled darkness-blue.

You hear, at first, a distant chuckle,
a lapping tide, that amplifies, approaches
as a rasping corvid chorus. You see them,
as you’ve seen them other evenings from the hill
above the woods, like a black river, like a splay
flowing inwards and downwards to converge
on this hub of the forest, the belly in which you stand.

And they come carping, having seized their day
and now full of rough talk about it. As the witching
capes of their wings pell-mell over the treetops,
they shout their arrival, their right of way
with harsh masculine laughter, and you,
caught in their boisterous commuter confusion,
surge at their streeling vortex. They drop
so the trees, tufted, become hotch-potch

candelabra. The tufts holler
to familiar strangers, jostle and squawk
to take possession of a favourite roost
and settle in for the night,
drunk on each other’s presence,
raucous with tales of the day:
warmth that sustains
until dawn.

Il ritorno dei corvi

Nel crepuscolo della stagione fredda
sono un’esplosione di rimpatri.
Le braccia scarnite
degli alberi nudi sono protese
a raggiungerli.
La lettiera di foglie
è cosparsa dei loro urici graffiti.

Te ne stai là in piedi,
sei un alberello anche tu,
mentre la condensa di crepuscolo
si spiana, si vela, le forme circostanti
e il cielo scolano
in un gelido azzurro notturno.

Senti, dapprima, una distante risatina,
la lingua di un’onda, si amplifica, avvicina
come uno stridulo coro di corvidi. Li vedi,
come li hai visti altre sere dalla collina
sopra i boschi, come un fiume nero, come un pendio
che scorre verso l’interno e poi l’esterno per convergere
su questo fulcro di foresta, il ventre in cui ti trovi.

E loro arrivano lagnandosi, dopo aver carpito il giorno
ne parlano ora pieni d’asprezza. Quando le ammalianti
punte delle ali sfarfallano sopra le cime degli alberi,
annunciano con grida il loro arrivo, il diritto
a passare con stridule risate virili, e tu,
prigioniero di quel vivace caos pendolare,
ondeggi nel loro vortice vagante. Gocciano
così sugli alberi, crestati, divengono accozzaglia

di candelabri. I ciuffi gridano
a stranieri familiari, spintonano e strillano
per prendere possesso del ramo preferito
e sistemarsi per la notte,
ebbri l’uno della presenza dell’altro:
rauchi raccontano le storie del giorno
calore che sostiene
fino all’alba.

Mary Montague, Tribù
Edizioni Kolibris 2013
Traduzione e introduzione di Chiara De Luca

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