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Massimo Sannelli, Attributi dell’arte odierna

L’obiettivo preciso ha quattro parti, forse cinque, sono come gli orti, sono i posti da occupare, quelli da visitare, e poi c’è la passione, la volontà di fare, la volontà e il bisogno di viaggiare, ma viaggiare molto, e la volontà di dire, la voglia passionale di apparire, e la solitudine e la linea sinuosa, la linea bizantina – mai dritta, mai facile –, e il contatto, la serie degli armonici e l’organizzazione, la liturgia, la vita non filosofica, nessun programma se non fare le cose, la vita dedicata, la voce che ne parlava, la voce che ne parla, la vita delicata (che si moltiplica, e non è un flautino, non credeteci, gente, non lo è), l’assenza di compromessi con l’uomo e con la donna: tutto questo – tutto questo – arriva a risultati, che non sono volgari.

Di volgare c’è solo la confidenza estrema – ma si può evitare – e cip cip cip chat chat chat e chiacchiere chiacchiere con blablà-giambo e blablablà-anapesto, ma niente di blu, mai, perché è colore troppo spettacolare. E si appare per non fare mai uno spettacolo vero. E lo spettacolo è la vera apparizione: the show must go on, deve continuare e in ogni caso va su, va su, va su. C’è chi si merita i doppi sensi, ok.

La signoria stilistica prepara il suo atto buffo, tac tac e boom: sa di farlo e lo fa. Intanto lo stile rimane ostile e suona. L’esteta non è il cervellino effeminato, un pennuto virtuale, una mela smozzicata, una bambola. Chi percepisce tanto può ridere di sé, perché è armato, oppure è protetto. Battere e ribattere si fa con la testa ferrata, no? E nelle interviste non ci si degrada; ma neanche fuori dalle interviste, è chiaro. Una cosa regolare è bella, se è vissuta; ma una forma – come questa, come qui, ora, qui e ora, questa cosa che è questa cosa, una forma visibile – ha bisogno di passione, va bene? Dire che si va dall’Estetico all’Estatico è retorica, lo sappiamo. Ma noi non ci limiteremo più, tanto la camera è informale, furiosamente irregolare. «Vivo della mia vita imperiale e so intenerirmi» è una frase di Raffaele Perrotta, da imparare. I nervi si tendono bene e «Fattelo piacere» è un imperativo, con il suo senso preciso. D’accordo. Leggerete anche Testori, anime belle. Ma anche Azzurro Tenebra di Arpino, se no si diventa sante bestie, cherubini di professione. Ma uno deve capire tutto (per vomitare sul 90%: non è un problema). Comunque non si fa mai schifo, nini, ricordatelo bene: non si fa mai schifo, né in atti né in parole. E leggeremo Goliarda Sapienza e la Bibbia e Pinocchio e Le con d’Irène, ovviamente.

Pensa: non c’è sciamano occidentale senza ironia. Ripeto: non c’è sciamano occidentale senza ironia. Di fatto, è più Woody Allen che uno sciamano, ma è meglio un Woody in più, che non fa male. Cerca più cose, bambola bambolina, caro pezzo di pane, anima mia: ma soprattutto, falle tu, e falle bene. Capisci? Insegnale, a suo tempo. Ti affido questa estetica impulsiva.

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