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Massimo Sannelli, L’ASSOLUTO

Vedete come la politica diventa di massa?
La massa dei miei atomi.

Carmelo Bene, “Cinema e Film”, 11-12 (1970)

Io taccio perché se no torno Cobra
e rovino il flusso di tenerezza
che voglio dedicare ai bambini. Ciao

Paolo Barnard, 25 novembre 2015


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spesso la mente prega: “io voglio solo il vuoto”. parla ad uno schermo vuoto, decisamente; cerca un pubblico indistinto, ma grande, anche in Facebook: quindi nel vuoto. La mente dice cosí, ma vuole dire: “io voglio tutto” e parla, schifosamente bene, e vuole tutto.

the legend continues,

e con la leggenda continua la leggerezza? Certo. [e piove perché è autunno, tra 10 giorni nasce una nuova televisione, ho scritto che questa televisione è diversa e si può vedere, ma perché è diversa? è diversa perché ci sono io; perché ci sono anch’io]

ketoprofene, di bustina in bustina –

è il mio tipo di orgia, ora. ero malato, e voi mi avete curato, in nome della chimica e della grazia.

Elena guarda in basso, sorride, ora alza la testa, ora dice “tu sei tranquillo”. E perché sono tranquillo? – dico. Elena dice: hai la misura giusta. E perché la misura è giusta? – io dico. Elena dice: troppo grosso fa male, troppo piccolo non si sente, non si sente. – – alllora imparo la storia del cazzo normale: non è né troppo né poco, ma è buono. Questa storia è minore e vale il cazzo che è, poi stop. Non è biografia ma biologia. Ed è anatomia pura e senza gusto: perfettamente volgare, come il mondo vuole.

non leggerete le mie opere come opere estetiche, ma come? sparire o sparare, SPARIAMO, marcire o marciare, MARCIAMO, come se Isabella Santacroce guidasse il popolo di Delacroix, e lo guida da qualche parte, lo porta verso un palco, ma lei è sopra perché ha talento, e gli altri stanno sotto, come chi non ha talento. Là c’è Gary Oldman come Dracula, perfettamente, e Johnny Depp è William Blake o è Dillinger, perfettamente.

Per vivere di spazzatura servono i coglioni, molto orecchio, molta fortuna. Uno che vive cosí non è stupido, è un genio e vorrei essere io, non è laido e non ruba la roba, è onesto e preciso e si fa la sua vita. Sono anch’io un italiano, comunque, ma isolato – e in questa povertà faccio cinema, come posso.

La sorella del genio non è un genio, la sorella del divus non è diva. Kurt non invecchia piú e non vive piú, non è piú addicted e rimane bello per sempre, ma Kim è slavata e banale, e ha paura del cervello del genio.

La mamma del genio non è un genio, ma è abbastanza bella, è magra e bionda, ora riconosce che il figlio era magnetico, e riconobbe che Nevermind era il NUOVO, e questo va bene, non è tutto ma può bastare. Ha capito subito che il figlio sarebbe stato bruciato: troppe cose, troppa roba, troppa novità; o forse non ha capito un cazzo, ma vuole farlo capire ora, a noi.

La moglie del genio non è un genio, è grossa e dice che Kurt era super-cute, era bello, proprio bello, ma piú bello di Brad Pitt, e non lo sapeva. Io non ci credo, e credo che Kurt lo sapesse, perché nessuna bellezza ignora se stessa, mai. Courtney dice che Kurt voleva essere junky, un tossico, ma solo dopo il terzo milione di dollari. Ora vive lei, lei sarebbe quella viva, perché non è tossica, lei è viva e lui è il morto, io SONO ma lui, HE WAS – e qui osserviamo, come il pubblico pagante e non pagante. Osserviamo e impariamo, con dignità e precisione. Riconosciamo l’albino e il vampiro, cioè l’ex umano: perché il ragazzo è precoce, asociale, nervoso e bello. Tutto lo distingue da tutti, in vita, e chi parla bene parla ultimo, quando non serve piú parlare. Gli umani parlano ad altezza di telecamera, nel purgatorio dei sopravvissuti.

la precocità, il diverso, il piccolo genio, la genialità acerba, il piccolo principe – è pure bello –, l’eroe delicatissimo, la versatilità e il delicato uomo-donna (ma è etero, molto), cioè l’uomo-donna sensibile, e puro e forte, il piú solo, e poi la vaghezza dell’insieme, la precocità del piccolo, l’essere angelico che non sa perché, il rifiuto del gioco, non essere con gli altri, non essere come gli altri (gli altri bambini, prima; tutti quanti, poi). Tutte queste cose non finiscono piú e ora si capiscono: perché dopo i 40 anni si capisce meglio l’uso della diversità.

Le interviste sono degne di essere amate, perché non devo fare una struttura per comunicare Narciso, Narciso e il suo amore (se stesso, cioè la sua tecnica impertinente e pratica). Lo comunico puro e veloce, tutto e subito, e questo è un sollievo.

viene la pioggia densa, cioè una massa o una rete. Magari poi finisce questo mondo, però il film sarà pronto; però il film sarà bello e rimane, e io ci credo. Penso a Gheddafi. Gheddafi ha detto: noi andiamo a cavallo, non vediamo la corsa, noi facciamo la corsa, il pubblico non c’è, il pubblico è chi fa. Io posso rappresentare realisticamente il mondo [i corpi, i suoni, le voci, gli ambienti]; e con il cinema mi illudo che i 24 fotogrammi al secondo siano un po’ vitali, sempre; non posso rappresentare tante cose con le parole, sole; cioè con le parole, a perdere.

Tutto delude e soprattutto le cose non buone deludono.

cavalcare la tigre è il mio bene e il mio talento, care teste di cazzo. Ma attenzione: chi parla duro parla, ma non morde. Mordere è una metafora, su questo foglio; in un film è un’immagine. Vorrei vedere un morso non misurato. C’è già: Walter morde un nichilista, in Fargo – bene.

la milf definitiva è l’infelice e parla: “io sono una donna sola”. vorrebbe lo sbattezzo, io la faccio parlare e lei parla, apre gli occhi molte volte, mi guarda si calma, ora non si sbattezza piú, perché dice: in fondo Gesú è simpatico, e poi la Madonna è una gran donna. Tutto a posto. Ora torno a casa, a posto, come il perfetto saggio attento premuroso papà, il papà dei vecchi e delle vecchie, ogni volta. Ma io sono stanco di fare il papà e voi non lo capite mai. E sono stanco di essere piú regista del regista: come uno che è piú realista del re. Intanto nessuno parla di Siria e di Ucraina, ora, veramente. (e – come è scritto – la guerra è la continuazione della politica. E: la guerra è la continuazione della politica. E ancora: la guerra è la continuazione della politica).

Il perimetro contiene molta aria, che non è un muro. Perché io sia, è necessario che vi sia qualcosa che io non sono. A questo punto, attenzione: o ti riconosci pieno di vuoto, e lo sai, o non vuoi saperlo, e ti disperdi. Allora Non so piú chi sono! – e piangeva piangeva un artista, qualche sera fa, davanti alle bottiglie di sempre piangeva, piangeva piangeva.

a se stesso:

[ieri sei entrato in una stanza. è un’occasione. e anche tu sei qui? ti mettono una torta in mano, e sei un poeta? rispondi: io no… non credo… tradire il vero. ora chi legge? prima tu. rispondi: no, ora non voglio, dopo sí. maledire il vero. allora legge lei, poi tu. tu resti con la tortina in mano, tutto è in lettere minuscole – mediare il vero, adattarlo alla sala; e tu non sei piú niente e niente è vero]

la grande attesa mi manca. La grazia è ASPETTA E SPERA, e cosí sempre.

Tutta questa Accademia Platonica è grottesca: come la cena in strada, in Roma di Fellini [e il ragazzo, bellissimo e sottile come un Angelo, che ci fa? perché Moraldo si immischia?]. Se viene un tempo giusto, non sbagli un colpo, se Dio vuole: purché tu lo riconosca. E qualcuno ha dovuto dire, come dico io: mi devo sganciare da questo vincolo, è troppo umano, era chiaro e ora è cieco.

DEVO lavorare tanto, ogni giorno, VOGLIO dimenticare di mangiare bere dormire, POSSO filmare e recitare, scrivere e dirigere, senza pause, e cosí sempre. La tortura è non fare piú il prete superuomo, la tortura è cercare Pedullà o Cortellessa e non il Pubblico. La fortuna [la liberazione improvvisa, di colpo] è devastarsi come i vecchi santi, ma in un Progetto grande – e cosí sempre.

L’amico dice: tu, tu devi tagliare i rami secchi. Tu devi farlo.

chi l’ha sentito stava per piangere, come un cucciolo, di botto. quasi piangeva, perché ramo secco significa una creatura molto amata E molto cercata. bisogna lasciarla, o almeno amarla in un altro modo. era amata male, non lo vedi? il rapporto era un RAMO, ma era SECCO. e tagliare è spietato; e tornare nudo, senza rapporti padroni, è un bene, con il preludio di un po’ di male.

il sieropositivo, l’autistico, l’autista e il bevitore, la vittima del carcere, l’innocente che è figlio, il tossico che canta per la gente, la disperata ma calma (è una donna matura): in questo film io ho QUESTI animali, tutti. Tra gli animali c’è un Fauno, io, qui. Cosí non ci sono piú i diversi. I diversi diventano i pezzi della potenza molto umana, che è il lavoro. I diversi sono strumenti musicali, tutti insieme.

dalle palpebre di marmo di ILARIA potrebbe uscire un’anima, e dalla forma di un gatto che salta potrebbe uscire uno stile, e dallo stile potrebbe uscire un’idea di vita nuova, ma io so che questi segni sono solo belli. Non basta chiamare Ilaria. Ilaria è di marmo ed è estetica, come il gatto e lo stile. Bisogna capire che i simulacri sono amabili, certo, ma l’ombra del feticismo è vicina e non va bene.

ecco l’intervista vitale: Ti senti libero? – Forse. – Ti senti libero, davvero? – Ora ci penso: credo di sí, ma solo nel mio lavoro, quello pubblico. – Davvero, ti senti libero? – Dipende dalle armi e dal ruolo. Ma di solito sí, mi sento libero, molto, davvero.

L’ossessione di queste pagine è l’enfasi, perché l’enfasi è un Mostro. Si è mai visto un Mostro buono?

Potrebbe esistere anche un’enfasi buona. Se è buona, darà il suo frutto.

Ora io riempio l’enfasi con errori, rumori e rime, cosí l’enfasi è umiliata. Chi gioca non ha bisogno del giocattolo, ma di un atteggiamento. Gioca chi sa giocare, come sempre. Adesso l’enfasi sarà evitata o stravolta o giocata, e sarà diversa. Di buono, c’è soltanto quello che non nega la carità; chi non nega la carità è solo la carità; e cosí sempre.

dov’è la regola e per chi è la regola? comincia il gioco dei due fiori, il gioco delle mani sulle mani – premere, stringere, dare e avere – e comincia l’assoluto, ma l’assoluto è nei muscoli e non dura, l’assoluto è nei respiri e non dura molto, l’assoluto è illudersi [intanto piove, “dolcemente sulla città”, come nella poesia]. una pressione è l’assoluto, finché c’è. una preghiera è l’assoluto, finché si può: ma dov’è la regola e per chi è la regola?

l’eccezione è volgare se è pubblica: l’eccezione è singolare e avviene quando si è soli, e nessuno vede. L’eccezione è l’assoluto, ma l’eccezione non è un atto di violenza e non un atto di libidine.

la tortura [2010] fu vera, verde corde e vera acqua, a gocce sulla faccia, goccia dopo goccia, e corpo nudo legato alla sedia, e attore dentro cella, a Genova. Ho provato, per 50 euro di paga, ho provato e saputo. Poi sono scappato, né lontano né vicino; alla distanza giusta, cioè ad Atene; non da solo, perché c’era la Musa.

comincia l’autunno e si sente che è tiepido; ma per me è attivo; e nervoso; il lavoro aumenta e provo le scene, sfioro appena il film futuro, poi lo modifico e lo faccio andare. in questo lavoro nessuno dice che montare è anche fare sesso, quello un po’ animale. qui c’è un giovane regista; mi parla di Ely e dice che ha le guance gonfie, ancora, ed è sempre con la Ale, e niente cambia, e la canna di erba c’è sempre, e il cuoricino tanto triste è un angolo un po’ freddo. il problema non è piú il mio. certo, uno pensa a William Blake (quello di Jarmusch: l’innocente): Blake ha il suo fiorellino di carta, perché non può morire tutto in una volta (e il bello è questo: non può morire tutto in una volta, sempre). Ma quel fiore deve avere dietro un po’ di storia, se no è un feticcio, ma l’età dei feticci è già finita.

qui scrive e lavora degnamente chi era una bella furia, una specie consacrata di vampiro, pratico e fecondo, ma duro. Capito? Cosí comincia l’autunno tiepido, dove l’operatore, il mago, – io – impara l’arte della pietà al contrario. nessuna pietà particolare, ora, ma l’empietà non deve esserci. Poi suona il telefono e l’impeto finisce.

Innamoraglio d’asino non sale al cielo. L’amicinghia è una situazione un po’ piccola, e anche l’amiciccia. Sí, l’amicicciolina è piú desiderabile, ma non c’è. Quanto all’amoreale, l’amoreale è il cinema, forte e chiaro. Alle 6 del condomattino l’inconscio fa rumore e fa sognare. Allora ho sognato Roberto D’Agostino, porca troia: davvero, ho sognato Roberto D’Agostino.

Chi si mostra non è proprio il Mistico di Wittgenstein, adesso. È chi esagera. Ecco il pagliaccio tecnico, l’esperto delle moine e dei silenzi, a suo modo un tecnico, un re in erba, e un fumatore non da poco.

Apichatpong Weerasethakul, Raya Martin, al Philippe Garrel di Les Amants Réguliers, a Vimukthi Jayasundhara o al portoghese Miguel Gomes di Tabu’:

2

C’è un gallo? Qui, in casa e in camera.

No: c’è il solito oggetto, virile e usuale.

In 37 giorni tre donne. Chi viene è venuto per non restare, ma è bello cosí. In realtà ogni contatto è stato preciso e morbido. No: qualcosa di morbid. Sí: molto morbid, davvero molto morbid. L’inglese si mostra con pudore: morboso è morboso, morbid è morboso, ma è dolce da sentire. Ed ecco il mistero del gallo, the cock – ma perché non si può dire il cazzo? Ecco, è detto: il cazzo.

Chi ha mai capito l’autore erotico e l’errore erotico? Io. Ma io mi capivo bene, certo.

E la crisi immorale? Nessuno.

E l’ictus osceno? E l’atto osceno? Nessuno.

E la moltiplicazione dei beni? Nessuno; ma questa è geometrica e invadente. Non poteva essere capita, ma era visibile.

Starai nello Spettacolo. Allora devi essere duro e senza programmi: quello che accade va sempre bene. Ti organizzi ogni volta, per una resistenza illimitata o per un atto veloce, gratis o no.

questo sentimento personale è sempre privato, e questo Bach sarà suonato sul mandolino, adattato bene; e questo avviene in una sera, nell’attesa di una che o viene o non viene, e non importa che venga o che non venga, e io lo so; e non c’è proprio traccia dello sciamano, ora, ma la religione c’è, e anche tradizionale; nessuna traccia di diversità, né di normalità. Se non ci sono testimoni tutto è delicato. Tutto può essere precisamente in sé e in vivo. Per ora la parte poetica tace: in attesa di pubblicarsi a modo suo, a suo tempo.

a febbraio a Milano ci sono due gradi, ma l’interno è molto caldo. Sono le due di notte.

Gli atti osceni accadono nel chiuso; fuori c’è un cartello, perché l’area è videosorvegliata. La cosa intima non ha avuto testimoni, tranne una telecamera, che ha visto quello che poteva vedere, ma poco. Il senso della storia è in certe gocce provocate [e nel rischio e nella povertà, ben nascosta]; il senso della pace è nei particolari: la macchina è grigia, le calze sono bianche, il vestito è un po’ corto, i capelli sottili e dolci, e le scarpe hanno un piccolo tacco, e la notte è freddissima, la città è Milano, la gente è poca, il rum era cubano, la questione è questione di gloria, cioè una specie di luce.

Fedele alla linea, Factory Girl, La bocca del lupo, Il labirinto del Fauno, Trainspotting, Io non sono qui, Il sale della terra, Léon, La ragazza sul ponte, Non è un paese per vecchi, Melancholia, Il giovane favoloso, Fotografando Patrizia, Io e te, Farinelli voce regina, M il mostro di Dusseldorf, Il trionfo della volontà, L’anno scorso a Marienbad: tutto questo viene prima. Voglio dire: viene prima di ora. Ho imparato. Ho visto fare le cose in una scena precisa, e chi ha visto sa, e chi sa si ricorda. Fuga dall’inferno, Alien, Io sono un autarchico. To Rome with Love, La pianista, Il cattivo tenente. La passione vera è il cinema, perché qui posso apparire, e chi appare sta bene, se è capace di farlo. E perché è una passione? Perché consola e perché è inesauribile.

La matrice è un nome elegante della vagina. Il cazzo duro duro ha finito di soffrire e non offre. Va bene, ma la mente è tesa. La mente vuole essere una macchina precisa, che lavora. Una macchina che ricorda e continua e vince. Che cosa vince? Vince la solitudine e la vita pubblica. Vince la grazia di apparire, non una volta sola: molte volte, è chiaro. La matrice non è piú la vagina, la fica, il grazioso buco dei buchi… La matrice è un desiderio speciale. Non so se continuerò a pensarlo, ma ora è cosí.

E: caro diario, la tua presenza è il mio materiale migliore. Ma non si deve sapere. Non si deve sapere che io sono sadico, ma non masochista. Cioè io uso tutto e tutti. Mai masochista, nemmeno quando porto le taniche dell’acqua; nemmeno quando mi lavo i capelli in un giardino pubblico.

Hoquetus. Cantus. Cantus abscissus. Il canto è strozzato. Un incanto, caro diario. Un singhiozzo. Un canto fatto di singhiozzi. E una specie di rivelazione… Ma a scatti, e a salti. E: un’azione che si rompe in molte azioni. A volte ballo un po’, ma poi non ballo piú. Ballo per me. Lavoro per me. Dove? Anche qui. in cima ad una scala. In una strada, ovunque. A casa no. Nella mia casa io scherzo poco, perché non ho pubblico. Qui non sono fuori, ma dentro – e sono in me, abile ma senza esposizione.

Un attore ha detto: il mimetismo è totale. Ha detto: io annullo i personaggi, e cosí diventano ombre o fantasmi. Allora non esistono i personaggi, ma esiste un autore, come esiste Racine. E che cosa è il teatro? Il teatro è questo: è avere paura, ma è la paura di se stessi. Attenzione. Ora uno comincia a farsi male. Attenzione: ora uno, il buono, il bello Orfeo, si fa divorare dalle baccanti, pezzo per pezzo. Guardate come fa. Il teatro non è calmo, il teatro non è contemplativo e non è distaccato. Il teatro non ha la carità e si gonfia, e si vanta. Il teatro è fatto dai cannibali, perché hanno fame. Ecco: deve esistere un grande teatro, e anche la casa sull’albero. Nel grande teatro la parola coincide con il pensiero. Altrimenti il teatro diventa una cosa noiosa: ripetere le parole, entrando dalla tua destra o dalla tua sinistra, e tu sei il pubblico.

Caro diario, tu sai che il teatro è finzione. E io faccio teatro, ora, anche in questo fotogramma dove ci sono io, per ora. Un attore ha detto: fingere vuol dire capire, e quell’attore ha detto bene. E il talento, maestro? Ah. Il talento. Il talento. Il talento. Bene: il talento si spreca: a piene mani, come tutto quanto, sempre, ma con stile.

L’attore è un artista. L’attore è creativo. L’attore non è un gregario. Se lo spazio è vuoto, lui lo riempie: con un rito che non serve a niente. Se lo spazio è pieno, lo osserva, ne fa parte. Accende il sigaro o quello che può accendere, in quel momento. A volte c’è anche da bere, perché il Fauno beve (e fuma). Niente di ordinato, ma io mi ordino. Niente di diretto, ma io mi dirigo. Caro diario, puoi capire la disperazione barocca di chi vuole apparire, in mezzo alle cose? e puoi capire uno che sta fermo nello spazio e crede di essere un re? Re, sí: in quello spazio, che non basta. ecco una cosa nuova:

re nel mio spazio. regina nello spazio del SUO re.

le mani senza fine rompono il realismo; troppa ripetizione non è realismo; e va bene, perché il realismo è una convinzione; nessuno vede come una fotografia e come nel fotogramma; e l’astrazione ritorna, se la Madonna ha quattro mani o sei.

qui il violino nell’orchestra non spicca ed è una scelta; una scelta di Feldman. Si può immaginare una composizione molto tesa, molto seria, dove tutto è UNO. Naturalmente è un pensiero maturo – e duro. È un pensiero compiaciuto – e duro (e forte). Immaginate il grappolo gonfio, ma bello, gonfio e bello, che è buono da mangiare. Contiene il suo succo e fa piacere. Ora immaginate il numero di cellule, che è incalcolabile e non può essere capito. E il numero delle formiche, da guardare. Il grappolo e il formicaio si estendono, come le cellule.

biglietto all’editore, la mattina dell’undici febbraio (realmente): Ora ti lascio, sai? / Io non sarò piú un redattore / Non è una cosa singolare / E io voglio solo quella (e quanta bella pace, quanta pace).

Napoleone chiama il medico: dopo il bagno è veramente il re nudo, vuole sapere se è come una donna. Napoleone vuole sapere che è bello come una donna; vuole sapere se, vuole sapere perché. Napoleone voleva un corpo ideale e non era Canova: MA NAPOLEONE CAPIVA.

Un diario deve esporsi, anche nel futuro. Il resto è un’agenda: una povera sterilità di fatti nudi. Capisco che il principio è uno stile. È un fatto di nobiltà, a modo suo.

Io sono all’interno dell’insieme, perché sono quello che vuole tutto & subito. C’è questo desiderio e voglio organizzare il dopo, punto per punto; le voci dei personaggi sono in mente, tutte; in cuore si liberano bene, vogliono parlare, vogliono essere recitati. Io colgo l’occasione: belli, volete parlare? E allora venite da me, no? E bisogna lavorare molto LIBERAMENTE per moltiplicarsi bene; e poi piove o nevica bene e doucement sur la ville. Credo nel contatto complicato: è una specie di sesso, ora è chiaro. È una penetrazione innumerevole, una cosa speciale e non dolorosa, mai. Detto cosí suona bene e sembra un gioco. Invece no: c’è una rabbia di cane, uno sconforto di bestia morale; e per questo il grande CRASH doloroso ed intimo, qualche volta.

discorsi sulla primavera e sulla Luna e la fortuna, poi la bella e grande Luna di sangue in settembre, dopo tutto; ma penso che Lucio Dalla è morto, e quando canta amore-amore-amore-amore io non lo capisco piú, ma ho anch’io UN amore, ma è imprevedibile, ma forse anch’io ho UN amore, ed è segreto, forse pulito. E ho un mestiere e la mente tiene tutto e il percorso è difficile [e amo anche i film di exploitation]. C’erano ancora troppi pensieri, poco fa. Ma non pensare è felice, e fare senza pensare è felice, e fare tutto è sempre MOLTO felice.

anche le interviste, i dialoghi, le prove e i provini sono l’assoluto. anche il sesso è l’assoluto e le fotografie sono l’assoluto, e il bosco è l’assoluto, persino Milano è l’assoluto (va bene per lavorare). anche il principio della salute – il caffè un po’ lasciato, l’alcool un po’ lasciato, – è l’assoluto: come il sacco nero, il pappagallo verde, il dolce Ed Wood.

Barthes è un fuoco sottile. Barthes scrive bene, sempre, Barthes è molto delicato, ogni volta. Ma nella periferia uno non capisce, e non deve capire per forza; e dalla periferia – che si chiama banlieue – si arriva all’Isis, non a Barthes; ed è inutile la giustificazione, non si addomestica chi sta male, la cultura parla alla cultura, il resto parla al resto. Ma il resto è tutto, e perché il tutto dovrebbe sottomettersi alla cultura? Barthes è cultura e Godard è cultura. Tutto quello che per me è stato grande ha questo limite: essere cultura, cioè una cosa minore, e non sa piú di esserlo.

l’assoluto [il cinema, la professione] diventa il signore della vita e diventa il motore della vita. poi c’è una certa pornografia e dilaga; è una forma d’arte, ma la vita non ne è toccata; Lasse Braun filma quello che deve filmare. Naturalmente io imparo, perché io rubo. io so questo, da un po’ di tempo: chi non crede alla docenza di Lasse Braun non capisce. Allora capite. E io imparo anche dall’exploitation; da Canevari e da molti altri, e anche da una certa televisione, commerciale e felice di essere commerciale; imparo da loro, molto, come imparo da Jarmusch e da PPP.

è facile: io penso ad una specie di gloria, frammentata, ma gloria, e imperfetta, ma gloria; e l’attualità in cui entra il cúneo – un uomo attivo –, questa attualità deve essere dominata; e lo stridore deve essere dominato, e chi c’è c’è, chi non vuole non ha; cosí c’è un’egemonia precisa: se il papa mette il naso da clown, il papa fa un atto di autorità; e questa egemonia precisa è un’arte precisa. È una forma di spettacolo. Bisogna organizzare bene, bisogna organizzare un clamore speciale, e organizzare la chiamata, e con furia. Non la bolgia – il gruppo doloroso –, ma la biologia singolare e personale: una storia, UNA.

adesso questi ritorni, e ritorna l’attrice, ritorna il montatore, quello bravo, ritorna il cavallo vincente e il virus forte come qualche grande bestia grossa, quindi si lavora e si recupera il tempo, niente si perde, e tanto rosso è il colore piú vitale, e questo è vero. non pensieri ma atti – dice una – e non pensare ma baciami, e lei lo dice e io le credo, e forse è la soluzione piú normale, forse è come si deve fare e basta. tra poco la vedrò veramente: allora dice “io voglio solo te”, e vuole dire che non vuole quell’altro, vuole proprio me, e si tratta di me, e la trattativa è su di me, e il mercato è su di me: io ci penso.

non si chiamano camere separate: si chiama separazione e basta. È un fatto vero ed è molto concreto. Ma anche la parola separazione è troppo astratta: è meglio dire errore, ma senza spiegazione non si vede l’errore, e allora è meglio non dire piú niente.

Chi ama Cecil Taylor non amerà piú Cristina Campo; non amerà piú l’odore innocente, il borotalco e la bella violetta; amerà la potenza e non il decoro. Resterà buono, ma indurito; non porco, in nessun modo; anzi: solo, abbastanza solo per lavorare, e comunque attivo, ma un po’ indurito, non per poco tempo; e sarà intero e presente, animale ma non porco: come chi vuole resistere. Ora colpisce e ora guarisce.

il 27 XI è il compleanno di Bruce Lee.

ho insegnato a 380 cuccioli dell’uomo, per 5 giorni. allora ho tolto i freni, e ho insegnato tutto, per 5 giorni; cosí ho insegnato tutto, per 5 giorni a 380 cuccioli. Nessuna oscenità – quella è solo per gli adulti – e nessuna durezza visibile; ma la forza della voce, sí; e muovere il corpo, sí; e colpire le coppe per suonarle e la bottiglia vuota, per suonarla, sí. DOVE c’è un piccolo genio – nell’erba, nell’opera, sul pavimento – ALLORA il genio deve essere coinvolto e non sarà piú maledetto, ma sarà un buon leader; sarà una primadonna – perché è una bambina – e sarà perfetta.

da ora in poi: sarò il regista delle amazzoni? è una cosa buona, perché le amazzoni sono precise, ma allegre, non sono piú maledette, hanno orecchio, vogliono apparire e io voglio la stessa cosa.

Adriano, poeta:

cara animella vaga piccolina
amica del mio corpo, ospite in corpo,
in quali parti ora te ne andrai,
pallidina indurita nuda nuda
e non scherzerai piú, come facevi?

prima orchestra e poi oboe: QUESTO non è difficile, questa è partitura scritta e si suona; ma è difficile sentire e capire è difficile, è difficile essere il pubblico. L’inizio è una scusa, perché sono al tavolo – per dovere. Cosí c’è tang tam, tang tam, sshh e tang – oh oh. E quindi la droga squisita del lavoro: la grafica, la scrittura, l’arte, la recitazione, la spazzatura, il crash ammirevole. Arriva una lettera e C. parla della generazione di ora; parla di chi non amo e non importa, ora, e parla come se pensassi ancora a Roma, ma Roma è un posto a pezzi.

ora Drieu mi è piú compagno di Saviano; e Simone Weil e molti altri, piú di altri; e Bousquet è piú camerata o compagno di Leopardi, adesso. Si tratta di noi, precisamente. Pochi sono i moderni moderni, davvero. In qualche modo, davvero, queste righe – queste righe qui – servono a resistere alla confusione. Lo schermo parla al clero intellettuale, chi ci crede? Io no. Parla ad una bella donna, diciamo. Né lady né dama né femmina, ma una donna, davvero, e súbito un crash interno.

quasi niente, quasi per niente, per esempio la testa pallida, l’amica, chiamarla Ludovica, per esempio, o il fatto che veste di scuro ma non è seria, e cose come questa, in modo che ci siano degli appunti, con gli esempi; negli appunti c’è una confessione: io vorrei trattenerla, qui in strada, ma non si può fare cosí. Non si è vista la freccia di fuoco, neanche una freccia del cazzo, o proprio il cazzo, nessuna tensione, e se c’era dormiva, dentro e dietro; non c’era nessuna tensione. gli appunti parlano di un momento scarso e casuale, ma non tutto deve essere sempre cosí alto, né degno di sospiri.

e la voce di Fausto Paravidino nella Vita oscena di De Maria è irritante, ma che altra voce ci volete mettere? grande regía. Comunque la prigione estetica è d’oro e piena di effetti, e uno degli effetti sono le parole dette male. le male-dette e le bene-dette belano, belano belano, in una situazione di incertezza: in tutto il film.

mimi, mini, istrioni, e nani o ballerine, e tante milf, definitive, ma nessuno sa che cosa fare, chi è e dove è. magari studiano Haneke o Poulenc, ma per poco. non sono qui per questo (penso), cioè non sono qui per consolare… (penso), e poi sono sempre quello che ascolta, per un po’. diverse parole sono nate osservando, diverse cosette piccole, anche – e io osservavo; o ricevevo lettere e le mettevo in versi, poi dicevo: hai visto che mi hai scritto una poesia? e cosí mi divertivo, per un po’.

il prete scopre di essere un maschio alfa, e adesso che fa? Niente.

le volte che ti imprimi meglio in me sono le volte che non sai di farlo: tutte le volte che tu non ci provi. [da Joni Mitchell]

questa saliva nuova, fresca, questa parte morbida (la lady), questa mano che tocca e sa come toccare, finalmente ci sono e scrive una – vuole che le costruisca il letto nuovo – e chiama un’altra (vuole qualcosa), io sono stanco di sentire, di essere sempre quello che sente, il serpente muta-pelle, il cangiante, il diverso e il santo laico e chi ascolta tutti, tutto, sempre. Ma ci sono molti lavori da fare e io li amo. Ma ci sono situazioni diverse e belle – tutto è lavoro, se è sano – e le difendo. The radio plays. Youtube è molto utile a chi è solo. Le tentazioni continuano e questi – questi – sono i miei gioielli. Ma non è un gioiello l’amore con The Lady, perché non ho piú amore, solo sesso, per un po’, con disgusto, perché nessun sesso viene senza disgusto, oggi. E: se io sono una guerra questi paragrafi sono armi, schifosissime e tecniche ARMI, usate bene, insane. oggi Elena mi spiega che tra due, una donna e io, la figa sono io, la diva precisa, seduttore di donne e primadonna, l’insegnante e anche l’insegna.

per la la strage a Parigi ci sono i segni a Milano, i fiori in piazza Fontana, le candele davanti al Duomo, le luci bianche rosse blu qua e là, e ADESSO la gente mangia, il cartellino nudo dice JE SUIS PARIS, cosí, ma non si ferma la movida, la vita gentilmente commerciale non si ferma e io ci lavoro ADESSO, insegno e scrivo qui, filmo qui, non dormo, adesso, tra la stazione Cadorna e la Basilica.

ogni obiettivo sensibile di Milano sembra un punto tranquillo, di notte. Ora ogni iena del cazzo si ferma. Mi fermo anch’io e la settimana sregolata è finita quando è andata la mia Signora; penso che non ho piú amore, né amore né Signora, penso che l’occidente o uccide o si fa uccidere, mescolo io e non-io, io e il mondo, perché tutto è in tutto. Per due giorni ho insegnato a dieci allievi come si copia la vita vera, per sedici ore. Chi resiste non sa perché resiste, resiste e basta.

l’anima non è l’asina e LO SA, l’anima sa tutto, e lo sa bene, l’anima dice che non c’è felicità sessuale – non c’è mai stata – e LO SA, tu non lo sai ma lei lo sa, però la neghi, non la senti, la tua professione di Letterato e Cineasta (non ridere) dovrebbe difenderti ma non ti difende, la tua professione di Fede dovrebbe insegnarti ma non ascolti. Hanswurst regna ma non governa, e il governo è dei sensi: cosí Hanswurst si inganna e sta male. Allora pensi: io non voglio questo.

quasi un’apnea. Da non rifare, ma non si ripeterà. Significa che i rapporti sono soffocanti; solo quelli che portano opere sono buoni; ma non tutti portano opere. Le tettine nascoste dentro C. sono visibili, la mano vuole toccarle e toccare tutto, perché il sesso infelice è ingordo, il sesso è MOLTO inarrestabile e si sa; per fortuna viene l’ora di andare e vado; ma non tutto è fecondo – nel mondo. Non tutte le cose umane sono utili. UNMAKE, UNDO, per fortuna. E questo mi riguarda. Ma c’è la ternura di Chaplin, último padre, secondo Neruda. La tenerezza di Chaplin è una rappresentazione e lo so. Questa rappresentazione NON è come le tettine pericolose e gioiose, e NON è il sesso piccolo, sono foto grandi, e cosí si scioglie anche il ricordo della dama.

fare presto e fare molto, prima di tutto farlo, poi correggere tutto; poi rivedere l’insieme e trovarlo bello. E riprendere, di nuovo, fotografare e andare avanti. Il telefono suona senza grazia, sempre, e questo dominio mi piace, ora. Bisogna comandare gentilmente ai collaboratori, agli esecutori, agli allievi; e io, che ero timido, non lo facevo, prima; ora sí.

tu e súbito. Tutto è in tutto. Un pezzo superbo di ogni cosa. Non si tratta di amore normale o umano, credo. In tempo per sentire il fuoco e il morso (sulla spalla, dove sta bene il morso, quando arriva). E stanchezza dell’apnea, prima di respirare giustamente. Uscire dal contagio, bye bye, e la bimba sta dove sta, perché lei esce poco, ma io esco.

A Livia ho scritto: per i ragazzi disagiati dei quartieri brutti vorrei fare questo. QUESTO è una serie di cose: le scene di un corso di vita applicata, una dittatura dolcissima e sintetica, che gli umani chiamano teatro e io no.

il mito doloroso ha rotto il cazzo.

il miele significa dolcezza, l’acqua del lago sognato potrebbe essere la fine della mancanza. l’acqua che abbonda non può fare male.

il mio successo è una bava alla bocca speciale e una scena già pronta, che io guardo. Questo successo io ce l’ho comunque – come il miele che uno mangia – e non lo cerco. E cosí ho i soldi, il piacere, tutta la pace, il bene, ho tutto, e tutti, anche se non è vero. re nel suo spazio e regina nello spazio del suo re.

Ho un figlio adulto e non sa di essere. Non è né adulto né figlio. Ho un figlio adulto e bravo, ma non è mio figlio. È il mio braccio armato, o uno strumento; non un servo, però; ma è quell’estensione del braccino, quella vista raddoppiata che agisce dove io non ci sono. Dmaathen di Xenakis non è il sottofondo e non è l’ultima cosa; è un pezzo rigoroso dell’insieme, con oboe e percussioni, e il tang tang tum tang tang è un pezzo dell’insieme, come il resto. L’idea del figlio che non è figlio e il tavolo, le foto sul tavolo, la musica, lo schermo presente e il cellulare sono UNA scena, che si osserva e a cui non si partecipa piú di tanto. Avviene e questo è un principio di religione, come deve essere.

Il mandarino ha la sua grazia, il poeta è un osservatore dei mandarini. Poi muoiono centinaia di africani nel canale di Sicilia, ma che cosa volete? E che cosa vogliono loro? Noi siamo occidentali. E quindi abbiamo due possibilità: non ce ne importa niente oppure siamo artisti, e quindi pensiamo alle nostre soluzioni formali. Io ci penso. E mi giustifico cosí: sono vissuto senza acqua in casa, ho mangiato spazzatura, ho dormito per terra. Per questo mi giustifico. Perché la ricerca della forma perfetta – la frase perfetta – sta dentro questa disperazione. Ma la vera disperazione non è questa, perché è privata; e quando l’avrò messa in un film sarà un ruolo, e sarà lasciato.

un giorno sarai il re dei giochi di parole: re nel suo spazio, con la sua regina molto amata. Per scherzo, prima di tutto; e poi per disperazione occulta, per strategia e per voglia di sorprendere; ti crederanno o saggio o bravo, e lo diranno in privato (non in pubblico); una sola ti chiamerà Maestro, ma tu non credi a lei, credi a te stesso, quindi a nessuno. un’altra dice “tu sei Leonardo”, cioè il genio, ma lei è una mantenuta, perché è bella. l’innamoraglio, la Gestapoesia, il ducemento intellettuale e pratico, il fascismo latino e porco ma sicuro, e altre cazzate numerose sono il viatico (comunione e conforto) per la Nuova Estetica. Sono anche ami e reti.

deve tornare il flusso di tenerezza, deve tornare il flusso della tenerezza e la fortuna deve tornare, come torna la neve e tornano le arance. Questo è chiaro. Non dura molto il cobra (un uomo reale), dura il tempo del colpo felice, coito e ritorno, gloria e ritorno, poi si torna a scrivere [a recitare; e a scrivere per recitare, in giro]. Un’idea di fedeltà giapponese è qui [Ghost Dog è un grande film]. Lo so.

Dura poco la volontà di farsi male e non c’è piú.

Bekim Fehmiu in Salon Kitty. Tinto Brass non è mai Tintoretto, ma non importa. Le visioni di Carlo Coccioli, quello che Coccioli vede grazie a Disney – veramente – mi piacciono molto. Il capitano Reiter è il capitano Cavaliere e Margherita è Teresa Savoy.

questi film sono atroci, ma devono essere visti: come L’ultima orgia di Canevari, come Salò, e quelli che gli assomigliano. C’è sempre Aldo Valletti, rossiccio e matto, felice di non essere capace: appare in tutti, ma non sa perché.

questi appunti non sono precisi e io lo so. perché 1 vede il film, un altro film, un film dopo l’altro – 1 sono io – e pensa alle tettine piccole. Non quelle filmate ma altre, non ora ma poi [mai piú viste].

e nessun oggetto e “hai qualcosa da dire?”, e “a cosa stai pensando?” – forse a come scrivere una canzone, come la volontà vuole e come si fa per non crollare. L’essere passionale è questo, che pratica molte vite, nello stesso tempo; non è mediocrità e si espone al freddo forte, e non è la mediocrità; fa l’azione, ripete l’azione e non conosce tutti i frutti, ma delicato è quello che aspira, o no?

reti e ami precisi. bisogna uccellare o no? ma certo, nel momento giusto. il mio rapporto con i molti è un plagio onesto, il mio plagio dei molti è un rapporto con i molti, ma è onesto. Bastian contrario prima e bestia contraria dopo, ma bastone e carota sempre, perché la vita è complicata.

Per fare il film Shadia si è mostrata, lei con il suo pudore e io con il mio, e toccarla appena è giusto, per simulare un po’ di confidenza, e mi vesto e vado. Lei rimane sul letto, mezza nuda, io esco e non vedo. Queste scene serviranno al film faunesco, per forza. E dovevate sapere che io non sono come appaio, colto pubblico, nemici dei nemici, meravigliosi cuccioli, osservatori che osservo. Shadia è di là, nella prima stanza di casa, sul letto bianco.

né Adelphi borghesi né il Dauphin, figlio di re. Quel mondo non regge, è chiaro. Ma il pubblico va bene, quello normale e umano, che paga il prezzo, ed è confuso e largo, pieno di donne diverse. Questo è bello. Potrebbe chiamarsi A Love Supreme, perché è un nome bello. Forse. Non è sicuro, ma è il pubblico.

la visione di prima – le donne nel pubblico, il pubblico delle donne – è ingenua e sarà superata da altre visioni; vale in un periodo, anche per qualche ora, e ora; vale quello che vale, ma non c’è per sempre. Il ventre molle è caldo, di solito la pelle si sovrappone – a Love Supreme – per un po’ e non dura, si sovrappone perché deve essere sesso sesso, che si ripete, e io mescolo successo e sesso, sax e sex, soma e solennità, ma non è questa la salvezza. Questa è solitudine e basta, roba da intenditori e disperati.

tra la perfezione e lo sberleffo c’è un incrocio salutare e pratico. Questo incrocio avviene nello stesso tempo e nella stessa persona. L’intelletto del cavaliere, del prete, del mago, del clown – tutti sono 1 – non è un intelletto pagato molto, anche se il cavaliere, il prete, il mago e il clown sono 1 personaggio bravo. La frase “sei un grande” dà soddisfazione e non dà soldi. La cultura è una cintura di castità o un gioco sociale: la scusa per non vivere o la scusa per riunirsi, ma non è un mestiere.

Io lavoro in una piazza pubblica e per me la crisi è continua: si tratta di comunicare, apparire bene e sedurre gentilmente, ma devo negare la mia solitudine – e quindi consegnarmi, non libero – ed entrare da maestro in una classe che non sa di aspettare il maestro. Devo fare una scuola e non una guerra; e la solitudine è sempre dietro l’angolo, a piccole dosi o enormi, caso per caso. La scuola è per molti, la scatola è mia, e il bosco anche.

 

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