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Massimo Sannelli, MCMXXXVI

1.

Venite a tentare la peggiore specie. Tentare non nuoce, ma noi siamo molto più forti di voi. Ovvio che lo siamo fisicamente, ma non solo.

Per esempio: siamo forti perché non siamo schiavi dell’informazione. Per esempio: qualche anno fa è uscito Le con d’Irène. Voi credete che comunichi qualcosa, oltre al suo splendore? Forse lo credete un libro erotico. No, illusi. Che cosa c’entra quel libro con il con, quello vero? O con noi o contro di noi. A noi basta non crederci. Distinguevamo benissimo il con scritto dal con vissuto.

Abbiamo corpi bellissimi e sappiamo vestirli. Sappiamo anche svestirli, se la ragione è buona (e naturalmente deve essere una ragione pubblica e pubblicata; una ragione estetica e storica, quindi definitiva: non è che vogliamo épater les bourgeois ogni cinque minuti, anche perché i borghesi siamo noi). Man Ray è esperto (e fotografa quei corpi), Lee Miller è esperta (e si fa fotografare), Anaïs Nin è molto esperta. E Dalí? Anche Dalí. E Meret Oppenheim? Lei più di tutti.

L’esprit assomiglia ai corpi, nudi o vestiti. Ecco perché non dobbiamo ringhiare politicamente per dire “io sono”. Non abbiamo bisogno di essere rossi o neri, anche se il mondo inizia a spaccarsi. Certo, Majakovskij si è ucciso, sei anni fa. Ma non riusciamo a crederci. Lili Brik non si spiega, Elsa Triolet non lo spiega. Un artista può essere sincero quando dice compagno governo? No, non può esserlo. Oppure è sincero, ma allora sta arrivando il caos.

Proprio così: sta arrivando il caos.

Domani, 26 febbraio, Artaud parlerà in Messico. Dirà questa cosa, più o meno: “I marxisti pensano che bisogna nutrire il corpo per permettere allo spirito di funzionare liberamente”, e questo “è un atteggiamento pigro, una falsa nozione del benessere umano”. È vero, ma nel mondo dei rossi e dei neri questo non si deve dire. Ecco perché Artaud pagherà, come pagheremo tutti noi: come minimo, ci toglieranno Parigi.

 

2.

Siccome avevamo letto tous les livres abbiamo pensato di scrivere tutti i libri che mancavano, perché ne mancavano tanti. È chiaro che tutti i libri non significava ancora tutti i libri buoni. I libri buoni sono i nostri, in nome della nostra forza rivoluzionaria. (E sentimentale).

Troppi libri servivano ancora a comunicare, ma noi non volevamo più comunicare e basta. Volevamo esagerare nello stile, come Nietzsche, ma senza l’obbligo di essere filosofici. Vogliamo parlare dei contenuti di Gertrude Stein? Di Henry Miller? Voi volete scherzare. Guardate come scrivono, invece.

Quest’anno esce The House of Incest di Anaïs Nin. Cercatelo e leggetelo.

Se volete credere che sia un racconto, potete farlo. Sì, certo, è un racconto. Non lo vedete? È un racconto, ha persino i suoi contenuti. Bene, sapete una cosa? È ridicolo cercare i contenuti in The House of Incest. Voi siete troppo insicuri per vivere senza contenuti: per questo vi serviranno i farmaci, vi serviranno anche le dittature e Facebook.

 

3.

I vostri grandi anarchici neri, come Buscaroli e Magli, e i vostri grandi chierici rossi, come Eco e Sanguineti, hanno fatto tutto il possibile. Erano bambini quando noi lavoravamo, ma non sono i nostri figli. Alla riproduzione abbiamo sempre preferito la produzione. Quindi quegli autori non sono i nostri figli, come noi non siamo i loro autori.

Da grandi, i vostri grandi non hanno potuto fare altro che schierarsi: rossi o neri, per l’Europa o contro l’Europa, per Berlusconi e contro Berlusconi, come volevano il se e la virtù. E quindi: la servitù, sempre.

I vostri faziosi non si sono mai goduti niente, davvero. E sapete perché? Perché avevano uno stipendio, e case riscaldate. Se ogni mese è garantito, anche la prevedibilità è assicurata. E avreste dovuto sapere che un uomo prevedibile è un uomo che non fa paura. Ma uno sputo di Duchamp fa paura. Una ditata di Artaud fa paura. I vostri umanisti, i figli che non abbiamo voluto avere, non fanno paura. Hanno sempre agito per conformismo o per reazione, per codardia o per ansia. Il conformista è servo degli altri, ma l’anticonformista è due volte servo.

 

4.

Solo voi avreste potuto credere che i vostri funzionari faziosi e i vostri autori parlamentari fossero poeti come Gertrude Stein e Henry Miller.

Solo voi potete studiare bene e vestirvi male. È segno che non avete più occhi.

Solo voi potete lamentarvi del precariato e crederlo vostro.

Già. Ma neanche il precariato è vostro. Artaud è stato precario, in tutti i sensi. Voi no. Per voi il precariato è un fatto di stipendio e di insicurezza sociale. Bene, ora parlate di stipendio ad Artaud. Parlategli del posto fisso. Della famiglia. Del papà cattivo e dello Stato assente. Ditegli che vorreste un bambino e non avete la sicurezza. Ma convinti e forti. Ma presto, finché Artaud è a piede libero.

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