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Massimo Sannelli, inediti

inediti

 

1

potevi essere ancora questa dolce

mucca. tu non potevi stare senza

figlio cucciolo o l’erba: NON MEDIARE,

e non fingere. e lasci beatitudini e

 

gli amici, e perché non provi?

 

la coscienza ha 20 anni. Dio

è geloso, è duro: ama. Nell’anno

2000, mese aprile, giorno 14, il centro

del mese, uno fioriva, ebbe la casa nuova, allora. Tra qualche

anno c’è la femmina, e «io ero malata».

 

ti ostini a militare, e se muori?

una potenza viva è per l’ebbrezza, i raggi

ci sono. Questa volta c’è l’alcool, che fa guerra

civile alla memoria, alla vista.

 

 

 

 

 

2

l’ottica punta sulla strada, l’attore

è sulla strada, è nuovo.

 

chi conosce l’abuso

nero fa il suo film puro,

puramente:

ora vuole la macchina,

e scrive per la macchina,

ed invoca la macchina

potente e tutta occhi,

è l’animale lucente

e punirà i cattivi.

 

 

 

 

 

3

tutti i venduti, i vermi, i primi

venuti sono qui, tutti i massacri e i grilli

 

della testa sono mentali e morali, e tu

ti fai vedere: a questo punto idiota

solo sei tu, sei contento. ecco: è larga e brava

e senza verbi e tira la bestia, Hanswurst, bestia con bestia,

divo su diva nello stesso tempo.

 

 

 

 

 

4

finalmente la muda è naturale,

e le passioni del popolo, e questo

è per Milano; e molte sono luci

 

comunicate qui, e non la mente

è silenziosa e sei la iena

creativa solo tu, cazzo, sei tu ora.

 

 

 

 

 

5

c’è la bocca di rosa, la disperata persa, la disperata presa

e la minore, e in una notte questa

 

è confidenza e questa è sempre lesa

maestà (e tu sei solo, sei un re,

ma sei un re o non sei) e non “è posto per te”.

 

 

 

 

 

6

Maggio, la cerva, ha queste cose nuove

come il tuono (e la pioggia),

 

che è forte, e le rose. E chi era incolore

e chi era tiepido, non è. E chi era

incolore, e chi era tiepido, non era

più un beato. L’autore dice ora: io sono la moda

e il cucciolo è qualcosa, e il cucciolo è qualcuno.

 

 

 

 

 

7

Un odore e un colore (di incenso) (noi

avevamo confidenza…)

Un riflesso, una sosta, una pace all’altare – una corsa

civile… Ma io voglio sapere dove eri. E io voglio sapere come

stavi. E perché eri perduto? (ha parlato

la femmina).

perché non eri qui? – quando non ero

nato, fu una mossa infelice, fu questa,

che si vede: due esseri e due averi, ma tutto

si salverà. e tu fatti centauro, no? fatti centauro.

 

 

 

 

 

8

La descrizione è il volgo, la descrizione serve

 

solo a te. Chi si piega è perduto: giace e non si alza. Una volta

il naturale amore è senza errore

 

e rompergli le braccia e rompergli la schiena

perché è un uomo è la vittoria.

C’era la donna e torturava LUI

e c’era l’uomo appeso alle catene

e LEI sedeva sopra l’uomo, LUI,

e dondolava in altalena LEI

e l’uomo si rompeva lentamente

e l’uomo si spezzava a poco a poco.

 

Scarlatti perfettissimo è finito,

poi continua – io voglio – e dissociare

è bello ma sposare te con noi, tutto con tutto,

è un colpo indelicato: non è amore.

 

 

 

 

 

9

lei dice “sembri senza corpo” tu,

tu così mondano, dice “perché, perché non

ti hanno ucciso?… Tu, così dolce…”.

 

nei posti, in tutti i posti

c’era, ma SENZA CORPO, e parlava

di notte. una cosa bella è stringere

la spalla, senza branco, soli, e piove

fuori: ti tocco lì, non posso, non rispondo, ma non

è vero “io non sono degno”. Io potrei.

 

e questi sono solo

i fogli, e la violenza

non pensa più una foglia una verde una via

 

stretta – tutto quello che vive è qui, tutto

quello che so, o non so.

 

 

 

 

 

10

a cosa stai pensando? ad una spina, ad una rete, ad una

meraviglia: che è ridere, è fuggire.

 

una Lidia qualunque è una persona

nuda, nuda davanti al suo Maestro

buono.

 

e io voglio tutto e subito e lo dicevo

io voglio tutto e subito e facevo

tutto, e tutto subito. Una schiena era

la nuda davanti, l’agitazione, davanti

a uno; e ero lì quella testa e ero lì quella testa fresca, e ero lì,

e conoscenza e vista e udito

e tatto, va bene? Una ballata e

una vena passeranno e formiche e visite

sul cotone bianco, forse, forse qualche ricordo e lasciare

chi c’è: io voglio tutto e subito, dicevo, io voglio

tutto questo, tutto subito.

 

 

 

 

 

11

quegli anni di lettura, prima: adesso sono

aghi, ma buoni. A scuola (è sola, è male) ci vuoi tutto, sbagli

ancora; e il sesso tàta-tàta

è pace dopo, non sempre, ora sì, non sempre, ma

 

ora sì, e dopo. E lavora come si deve. E lascia fare.

 

 

 

 

 

12

la pelle e il pavimento, da quanto? molto. spaventano.

e dove: pavimento, casa? spaventano.

 

qui si gioca bene. c’è un prato vero, con molta

acqua; c’è l’inizio gioioso, giochiamo

ora, il cane corre. E io. L’abilità ti espone: ma Non sono come voi.

 

la grande MENTE è alta, attiva.

E nel braccino rotto,

nella caviglia ora, piccolina,

la meraviglia parla: «io sono sola!» – e lo vedrai.

 

Quando l’amico era vita, ora

non è vita, quando l’amico era

la vita che veste panni e dorme canta

 

balla mangia ride – e il resto –, allora

«si preparano i devastatori,

abbattono belli i cedri, fanno il fuoco».

il sieropositivo, l’autistico, l’autista e il bevitore, la vittima del carcere, l’innocente che è figlio, il tossico che canta per la gente, la disperata ma calma (è una donna matura): in questo film io ho QUESTI animali, tutti. Tra gli animali c’è un Fauno, io, qui. Cosí non ci sono piú i diversi. I diversi diventano i pezzi della potenza molto umana, che è il lavoro. I diversi sono strumenti musicali, tutti insieme.

dalle palpebre di marmo di ILARIA potrebbe uscire un’anima, e dalla forma di un gatto che salta potrebbe uscire uno stile, e dallo stile potrebbe uscire un’idea di vita nuova, ma io so che questi segni sono solo belli. Non basta chiamare Ilaria. Ilaria è di marmo ed è estetica, come il gatto e lo stile. Bisogna capire che i simulacri sono amabili, certo, ma l’ombra del feticismo è vicina e non va bene. Si diventa adoratori del Vitello d’oro [la prima opera d’arte].

ecco l’intervista vitale: Ti senti libero? – Forse. – Ti senti libero, davvero? – Ora ci penso: credo di sí, ma solo nel mio lavoro, quello pubblico. – Davvero, ti senti libero? – Dipende dalle armi e dal ruolo. Ma di solito sí, mi sento libero, molto, davvero.

L’ossessione di queste pagine è l’enfasi, perché è l’enfasi è un Mostro. Si è mai visto un Mostro buono?

Potrebbe esistere anche un’enfasi buona. Se è buona, darà il suo frutto.

Ora io riempio l’enfasi con errori, rumori e rime, cosí l’enfasi è umiliata. Chi gioca non ha bisogno del giocattolo, ma di un atteggiamento. Gioca chi sa giocare, come sempre. Adesso l’enfasi sarà evitata o stravolta o giocata, e sarà diversa. Di buono, c’è soltanto quello che non nega la carità; cioè la carità; e cosí sempre.

dov’è la regola e per chi è la regola? comincia il gioco dei due fiori, il gioco delle mani sulle mani – premere, stringere, dare e avere – e comincia l’assoluto, ma l’assoluto è nei muscoli e non dura, l’assoluto è nei respiri e non dura molto, l’assoluto è illudersi [intanto piove, “dolcemente sulla città”, come nella poesia]. una pressione è l’assoluto, finché c’è. una preghiera è l’assoluto, finché si può: ma dov’è la regola e per chi è la regola?

La tortura [2010] fu vera, verde corde e vera acqua, a gocce sulla faccia, goccia dopo gocca, e corpo nudo legato alla sedia, e l’attore – si tratta di un attore, sono io – fa un film in una cella, in un sotterraneo, a Genova. È la casa dello studente, quando fu una tana fascista. Ho provato, per 50 euro di paga, ho provato e saputo. Poi sono scappato, né lontano né vicino; alla distanza giusta: ad Atene; con una bella amica.

 

 

Massimo1Massimo Sannelli nato nel 1973. Vive a Genova. Si occupa di cinema (come attore e sceneggiatore), teatro, arte e letteratura. Si è laureato a Genova sotto la guida di Edoardo Sanguineti nel 1996 e ha conseguito nel 2004 il Diploma di Alto Perfezionamento in Filologia latina medievale presso la Sismel di Firenze, diretta da Claudio Leonardi. Tra le sue pubblicazioni: l’edizione della Comedìa di Dante Alighieri (Fara, Rimini 2010), il libro teorico Scuola di poesia (Vydia, Montecassiano 2011), l’edizione del Didascalicon di Ugo di San Vittore (La Finestra, Trento 2011) e delle Poesie del Monaco di Montaudon (La Finestra, Trento 2011). Per il cinema, ha collaborato alla Bocca del lupo di Pietro Marcello; appare nel Rivoluzionario di Denis Astolfi, in Kinek ìrod ezt? e Monologo di Palinuro di Fabio Giovinazzo, e in Life Span of an Object in Frame di Aleksandr Balagura (Mention al FID, Marsiglia, 2013; presentato anche ai festival di Lisbona, Città del Messico, Pune, Aurangabad). Come artista visivo, ha pubblicato negli USA il catalogo This is Visual Poetry by Massimo Sannelli (ChapbookPublisher, 2011) ed esposto a Roma, Treviso, Nizza, Mendrisio. In campo editoriale, ha collaborato dal 2002 al 2014 con la Finestra Editrice, come editor, e con lo CSAO (Trento), come vicepresidente; dal 2011 al 2013 ha collaborato con Ponte alle Grazie. Il suo ultimo libro, in prosa, è Digesto (Tormena Editore, Genova 2014).
Il suo sito personale è www.massimosannelli.com

 

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