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Michael Schmidt, If I try to Walk/Se provo a camminare

XX

Lantana clouded a hill in each of your worlds,
Weaving the slope with gritty fibres, giving a blur of hue.
Here in your final world the cluster stars of pink and yellow
Outstay you in their dark of sticky leaves.

The scents cling still of your hair and hands in the room
That speculates on pines and palms, the crazy woodpeckers
Drilling their acorns in and out, a shattering jay.
That speculates alone without your eyes.
Never having shared this house with you
It has become less alien now you’ve left it.
Like me bereaved, it will revive in time.
The trees will alter, and the shade until
Nothing’s quite the same, yet it will retain you
Even when the furniture arranges itself
Around other lives. At least this one wide bedroom
Is yours for good, with its gaze on the steep trees,
The violent mimosa flared at the fence and further
A huge Pacific with two tankers moving
So slowly they’ll never get to port.

Calhoun, Capistrano, Coyoacán—together
We left behind so many worlds before I left you,
But never in this way and never again. The brass
Casket of ashes (warm from the sun) we laid
In a box with flowers from your garden, lowered it
On ropes into a hole of statutory depth.
Two bored Chicanos tamped the earth hard, laid the turf
Back over, leaving hardly a scar. Good surgeons!
She is alive. I read the psalm. I feel her pulse.

After twenty years of ‘flying visits’,
My ‘pressing affairs’ and ‘I can spare about a week’,
You’re hardly stranger dead than when you lived,
But for this sadness like a fog I can’t see through
That will not clear, that rises from your body;
Or a smoke of death, and scentless,
The air of love now visible, milk-white.

If I had heart I’d number all the losses.
It’s the real love I wasted. Even when I chose
Exile in resentment it was there. I knew it given
And only death could take it, which it has,
Setting it where it echoes like a call
Morning, evening, now. If I try to walk,
As an infant risks first steps towards coaxing arms,
I fall half way, and take amiss the loving laughter.
Rubbing my eyes I rise and try again.

XX

Lantana oscurò una collina in ciascuno dei tuoi mondi,
intessendo il pendio di fibre granulose, dando un guizzo di colore.
Qui nel tuo mondo finale le masse di stelle rosa e giallo
ti trattengono nel loro buio di foglie appiccicose.

Ancora aleggiano i profumi dei tuoi capelli e le mani
nella stanza a speculare di pini e palme, i picchi impazziti
traforano le ghiande, una ghiandaia devastatrice.
Che specula sola senza i tuoi occhi.
Non avendo mai condiviso con te questa casa
è divenuta meno estranea ora che l’hai lasciata.
Come me in lutto, rivivrà col tempo.
Gli alberi cambieranno, e l’ombra finché
niente più sarà uguale, eppure ti tratterrà
anche quando il mobilio si sistemerà attorno
ad altre vite. Almeno quest’unica ampia stanza da letto
è tua per sempre, con la sua vista sugli alberi erti,
la selvaggia mimosa avvampa sulla siepe e oltre
un enorme Pacifico con due petroliere in moto
così lento che non raggiungeranno mai un porto.

Calhoun, Capistrano, Coyoacán – insieme
lasciammo così tanti mondi prima che ti lasciassi,
ma mai in questo modo e per sempre. Il cofanetto
d’ottone delle ceneri (caldo di sole) lo ponemmo
in una scatola coi fiori del tuo giardino, lo calammo
con funi in un buco a profondità regolamentare.
Due annoiati chicano calcarono la terra, vi rimisero sopra
il terriccio, senza quasi lasciare cicatrici. Bravi chirurghi!
Lei è viva. Leggo il salmo. Sento il battito.

Dopo vent’anni di mie “visite al volo”,
“questioni urgenti” e “posso ricavare una settimanina”,
sei quasi più estranea da morta di quando eri in vita,
salvo questa nebbia di tristezza attraverso cui vedo,
che non si diraderà, che sale dal tuo corpo;
o un fumo di morte, e inodore,
l’aria dell’amore ora visibile, biancolatte.

Se ne avessi il coraggio conterei tutte le perdite.
È il vero amore che ho guastato. Anche quando scelsi
risentito l’esilio c’era. Sapevo che era dato
e che solo la morte poteva prenderlo, come ha fatto,
ponendolo dove riecheggia come un richiamo
mattina, sera, ora. Se provo a camminare,
bimbo che rischia i primi passi verso braccia invitanti,
cado a metà strada, e prendo male l’amorevole sorriso.
Strofinandomi gli occhi mi alzo e ci riprovo.

 

Michael Schmidt, da The Love of Strangers/L’amore per gli estranei

in

Una parola che il vento ci ha passato. Poesie 1972-2015
Edizioni Kolibris 2015

Traduzione e introduzione di Chiara De Luca

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