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Michela Gorini, la tua formula invertita femmina

“sei sicura di / volere // il carattere con le rotondità?” è la domanda irrisolta che fa da silente controcanto al duetto di voci – l’una libera nel verso, l’altra tra le parentesi dell’inconscio – che si susseguono, alternano e accavallano dalla prima all’ultima pagina di questo poemetto tanto coeso attorno al fil rouge centrale della ricerca di senso da comporre una sola poesia, un corpo di cui i singoli testi costituiscono le membra. “Mi sento solo occhi” scrive Michela Gorini. “[un corpo che non vedo e non sento]” aggiunge la voce interiore, la voce della mancanza, quella che cerca e va dritta al punto. Eppure il corpo assente prende forma lentamente, s’incarna nel linguaggio, caos primordiale, crogiolo della creazione, che proprio dal non sapersi genera il “miracolo del senso”, riproducendosi della materia verbale. È il testo stesso nel suo farsi verso a reclamare parole: “si iscrive alla superficie del gesto”, affonda negli abissi del non detto. L’opera stessa è corpo, in cui Gorini si riconosce, “[descritta ovunque]”, trascritta dall’altro e dal mondo. È nell’opera che l’io si decifra e riflette, lasciandosi parlare dal verso come da uno specchio che lo restituisce. “Le dita che mi informano di parole”, scrive ancora,  “le dita che mettono in forma parole”, informano l’anima, mettendola di fronte all’evidenza che c’è anche un altro corpo, “materiale invisibile trapassabile / racchiuso in materiale scambiabile”, un corpo che nel suo darsi al mondo ci spossessa e “si addensa al corpo / [del testo]”; un corpo materiale che non ha dimensioni, carne che nel dirsi si sfalda e sfascia, si sbriciola e polverizza, “si scioglie si smembra [il corpo] / piange sangue”, fino alla sparizione, che è estrema presenza nel ritorno alla non appartenenza. “Tutto si gioca nell’assenza”, che è materializzarsi dell’essenza, dove “respiriamo senza parole [che le parole uccidono] / respiriamo il peso elementare / del silenzio assente”. Se è nella parola l’io prende corpo, un corpo altro, libero ed evanescente, è nella concretezza del silenzio che si sfalda nelle infinite faccette di un prisma che riflette tutte le potenzialità irrealizzate del sé, fino alla “pura proiezione”, fattore esponenziale per moltiplicarsi, adorarsi in “forme illogiche sparse / fatte di marmo e ossa”, segreta struttura portante del corpo verbale sul bianco del foglio su cui si scrive. Diventare essenza, farsi scrittura è svestire l’‘abito’ troppo stretto del Femminile, spogliarsi d’ogni costrizione dettata dalla sua figurazione convenzionale, dalla sua trasfigurazione concettuale. È divenire uno con “[il Cristo racchiuso col corpo] / lui solo sa e / non può parlare”, lui solo sa, s’inscrive e si scrive, nelle croci delle ossa si può manifestare in parola. Rifiutando d’indossare il Femminile il corpo diventa: Persona. Dissolversi nella scrittura significa abbattere la barriera di carne e di forme che separa dal mondo, incontro alla possibilità di coincidere con l’altro, sciogliendo i confini dei corpi, per  colmare il divario che li separa, lasciarsi riplasmare dall’incontro e restituire dallo sguardo.

Chiara De Luca

i voli non sono leggeri

tutto brucia senza ferita apparente
senza ustione senza taglio senza morso
tutto brucia senza fuoco
esiste una dimensione del linguaggio che
ti ammorba il corpo perché sei [essere] al mondo e
diventa linciaggio brutale spara mille voli e
non sappiamo ma i voli non sono leggeri ma animali e
comportano addosso vespe punture insidie veridicità
mi sento solo occhi [un corpo che non vedo e non sento]
nessuna dimensione per sapere dov’è l’estensione
soltanto occhi neanche grati per la dose quotidiana
poi ci sono angeli
senza vedere sentono
senza toccare e
vedono sempre
in ogni anno in ogni
separazione
il volo leggero
anche quando nuotano
si dimenano per aria e
ti chiamano
e non puoi che
rispondere alla corrente
generativa istantanea
che appare e scompare
in direzione apparente

 

 

 

 

wordpress

è nostro vincolo arrangiarci
giocare a scomporci in disordine
supporre logica addensata alla catena
delle nostre gioie
non è la lingua di uno
non è la lingua [neanche] di nessuno
non ha dimensioni
si addensa al corpo
[del testo]
il testo reclama parole
si iscrive alla superficie del gesto
[sono macchinosa]
la mano è un corpo
che si sposta
la mano è spinosa
l’opera è un corpo
[sono descritta ovunque]
la paura di ogni
chiacchiera
[non l’ombra]
[ne sono invasa]
Wordpress ti stampa
[civilmente] e siamo soli
[inanellati] sing ring
predisponiamo simbolicità
[la nostra rappresentazione]
moriamo di morte abusata
sempre pronti a parlare restare
far da padrone
vorrei
[e domani dimentico]

 

 

 

 

l’incanto

tu a terra
faccia al suolo
[tombée]
per ché sento sempre
il sangue della carne
che defluisce
[non mi chiami più]
in ginocchio da te
[ti chiamo io]
voci intorno
[non voglio nessuno]
era l’istante per rubarti
[alla vita che hai scelto]
solo nuda e distorta
disorientata e lontana
attaccata e distante [a me]
[non ti raccolgo]
voglio quel pezzo tra te e me
il pezzo di carne che brucia affossato
tra denti e macerie delle tue vesti
[siamo solo corpi crudi]
indosso le tue fatiche
mi sdraio dentro di te
[un colpo grosso mi bastona]
vuoi spiegarmi
vuoi spiegarti
vuoi spiegare alle voci
non voglio ascoltare chiasso
non voglio risposte
l’istante più puro
[istante che lascio]
senza condizione
in fermo immagine
[disperazione è il nome del nostro amare]
[ho detto amore]
che ti importa delle voci
[non ti ho chiamato, madre]
[ancora] mi hai donato il peso
del tuo corpo addosso
della tua carne abitata
[ti chiamo per sollevarti]
chiedo in dono il tuo respiro
[forma morta] al nucleo della terra
oggi un bagliore di malizia mi ha
attraversato i capelli
ancora sento il tuo grido
muto di dolore e incanto
[tu sei l’incanto]
solo da morta

tu per me
con gli occhi fissi
sottratta e umana
ecco il dono della figlia.

Michela Gorini (Pesaro, 1971) psicoanalista lacaniana.
Scrive e lavora da anni sul tema del corpo e del femminile, e ha tenuto numerosi incontri: Parla con lui (la voce maschile nella violenza), L’amore imperfetto. Malinteso e incontro nella coppia, Le età della donna: mutamento e rinnovamento, DuediDue. Legami di cuore e altro, La stanza delle lettere sparse.
Nel 2017 partecipa alla rassegna poetica L’angolo della poesia a Pesaro
Nel 2018 esce la prima raccolta poetica, La produzione di amore, Dot.com Press Poesia (nota al testo di Franz Krauspenhaar, prefazione di Giovanna Frene)
Nel 2019 partecipa alla V edizione del Festival di Bologna In Lettere (nota di lettura di Enzo Campi da La produzione di amore)
Nel 2019 è segnalata alla 33esima edizione del Premio Lorenzo Montano, sez. Opera Edita, per La produzione di amore
Nel 2019 prende parte alla giornata di inaugurazione del Forum Anterem, con una lettura poetica/critica in memoria di Gio Ferri
Nel 2020 si classifica 2° alla XXXVIII edizione del Concorso Naz. di Poesia “Umbertide XXV Aprile”, sez. Poesia Inedita, con il testo come funziona il tuo amore
Nel 2020 vince il Premio Speciale del Presidente delle Giurie alla VI edizione del Premio Bologna in Lettere 2020, con la poesia singola inedita cheveux, riguardare
È presente, con testi editi e inediti, in vari litblog di poesia: Poetarumsilva, Versante Ripido, Poesia Ultracontemporanea, Pioggia Obliqua.
La sua seconda raccolta poetica, e non è appartenenza, è inedita

Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea
Michela Gorini, la tua formula inverita femmina
Prefazione di Chiara De Luca
ISBN: 978-88-99274-74-0
Pp. 106, € 12
Edizioni Kolibris, giugno 2020

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