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Michele Gangale, Attraversamenti (anteprima)

Lasciarsi guardare. Attraversamenti di Michele Gangale

 

Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’«epifania» del volto dell’altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto.

Emmanuel Lévinas

 

Abbandonare, ma senza tradire: la poesia di Attraversamenti si fonda su un paese lasciato, ma non dimenticato, un piccolo paese calabrese, un “paese presepe” dove si parla arbyresh, la lingua della popolazione albanese qui insediata da secoli. Parte da lì Michele Gangale, per approdare poi al carso triestino, alla costa opposta di un paese più grande, l’Italia – perché, pur sbandierando i concetti di patria o nazione, gli italiani, come sosteneva con acume Goffredo Parise, vogliono essere sempre paesani, paisà. Da un nido di migrazioni, che ha maturato nel tempo una sua poesia, pur se appartata, nutrita di rapsodie e tradizione orale, Gangale approda a un intrico di confini, con una letteratura ricca e consapevole, con autori come Tomizza, Andrić, Kosovel. Il poeta sembra trovarsi in buona compagnia con questi traghettatori di lingue da un secolo all’altro, tra terre sempre lontane anche quando raggiunte e città dove, anche se si è arrivati da tempo, non si è poi sicuri di viverci davvero dentro. Da Mostar alle favelas, dalla Calabria al nord-est italiano, l’autore delinea  «con la sobrietà e il pudore propri dei narratori popolari del passato» molte traiettorie, concentrato sui percorsi degli altri più che sul proprio, raccontandoci di averli intercettati piuttosto che di averli lui intrecciati; parco nell’esporsi, ma carico della forza d’attesa di chi, il mondo, lo vive se lo attraversa. […]

Dalla prefazione di Stefano Serri

 

Nel borgo antico

Sulle porte chiuse il vento batteva,
entrava nelle case dei poveri,
la lumera spegneva.
La sera giungeva anzitempo
e nuvole ferme portavano il silenzio.
La chitarra abbandonata in un angolo,
il mastro aveva chiuso la bottega;
non risuonavano più,
per i vicoli del borgo antico,
le parole dell’amore e del destino.
La Bella Morea era un sogno sfuggito,
e la cena
era un tozzo di pane e due olive.

 

 

 

 

 

Accompagna i miei giorni

La palumba l’ha accompagnata,
il suo viaggio terreno è finito.
Ma lo sguardo di nuna Caterina
accompagna ancora i miei giorni,
si rivolge al bambino che ero
si fa memoria e sentiero.

(2012)

 

 

 

 

 

Migranti

Il volto piegato,
è tornato al paese avito
il corpo senza vita del migrante.
Ha portato il dolore
nella giovane sposa,
nell’altro fratello tornato.

(1969)

 

 

 

 

 

Profughi

A vent’anni
portava un fardello Nasir.
Lasciava una terra lontana.
La paura guidava i suoi passi.
Nel silenzio dell’alba
attraversava frontiere,
si nascondeva a ogni segno,
a ogni presenza di guardiano.

Dormono laggiù i bambini
un sonno leggero
nella terra lontana,
giocano e si nascondono tra le forre.

Raggiungeva l’Italia Nasir
ignaro del nuovo destino;
portava con sé
le parole della lingua pashtun.

Aveva amici Nasir
in quella terra lontana.
Dai paesi vicini
erano partiti come lui.
Muto nelle città nuove,
ogni sera un sussulto:
si svegliavano
le immagini di un passato breve,
coi bambini e la giovane donna,e i fratelli,
rimasti laggiù,

tra quelle strade di polvere
a vivere un’attesa vana.

(2014)

 

 

 

 

 

Partenze

1

La vita è trascorsa in fretta per Demetrio.
Non so quando tornerò a trovarlo
– le lunghe distanze oscurano le strade.
Era stato un faticatore della terra, Demetrio.
Tornava in groppa all’asino la sera,
le mani grandi scaricavano le sporte con l’uva,
scaricavano la legna,

che di sera alimentava il fuoco.

Lo sguardo di Demetrio, né triste né lieto,
si illuminava
quando qualcuno passava
da casa a salutarlo.
Demetrio porgeva il vino e il pane all’ospite,
e conversava, e si sorprendeva
quando ascoltava
le storie nuove delle città lontane.

Erano poveri,
Demetrio e la sua famiglia.
Il lavoro della terra per sfamarsi;
la casa era quasi un catoio;
ma le mani
porgevano ogni volta il vino e il pane
all’ospite fugace.

 

2

Un giorno anche Demetrio partì,
verso i cantieri delle città, in Germania.
Lavorava per lunghe ore,
e la sera rientrava in baracca coi paesani.
Ma gli incubi lo svegliavano di notte:
rivedeva il volto della madre scura,
e percorreva le strade del ritorno.

Non sapeva accettare il nuovo destino:
troppo a lungo era vissuto
con la terra, con l’asino.

Cercava un futuro anche lui, in Germania,
come gli altri emigranti calabresi,
come gli uomini e le donne
partite dalla Jugoslavia o dalla Turchia.
Cercava una casa, cercava un futuro,
ma l’animo
restava rivolto al passato,
ai volti che lo sorprendevano nei sogni,
alle ginestre fiorite sui burroni.

 

3

Ora è invecchiato Demetrio,
tremano le sue mani grandi;
lo sguardo osserva pensoso
passare per strada i nuovi venuti,
giovani migranti,
giunti in paese da terre lontane,
col volo delle prime rondini a maggio.

Si ricorda della sua partenza Demetrio,
e pensa al loro difficile destino.

(2011)

In ricordo del caro amico Antonio

 

 

 

 

 

Sorpreso dal buio

Sorpreso dal buio
smarriva la strada del ritorno,
precipitava nella valle,

e dietro la siepe
il volto ferito piegava.

Lo accoglieva sotto le sue ali
un angelo nero che passava
per quelle campagne deserte.

(2013)

 

 

 

 

 

Nessuno ti vedeva

A Federica Sciarelli

Presto ritorna il marinaio a Trieste.
Lo hanno cercato ogni giorno,
La nave approderà sulle Rive,
il faro
accompagnerà il suo ritorno.

Ritorna, scampato
ai colpi dei pirati nei mari lontani.

Tu pure sei stato prigioniero,
ma nessuno
ti ha strappato ai rovi,
agli animali della notte.
Il tuo sguardo dolente ha indugiato
prima di lasciare la vita,
ma nessuno percorreva
le campagne di creta in agosto,

nessuno ti vedeva.

(2011)

 

Michele Gangale, originario della Calabria, ha studiato lettere a Bari e si è  perfezionato in filologia moderna a Padova. Vive a Duino Aurisina, dove è stato cofondatore e presidente dell’associazione culturale “Il Circolo 1991 – Krozek 1991”, nata per mettere in contatto le diverse sensibilità culturali del territorio. Già docente di letteratura italiana e latina nei licei, ha coordinato il laboratorio “Percorsi del convivere” del Liceo Scientifico “Buonarroti” di Monfalcone. Ha curato, assieme ad altri docenti, la pubblicazione Raccontare il confine – Pripovedovati o meji nell’ambito del programma di Iniziativa Comunitaria Interreg III Italia-Slovenia, 2000-2006. I suoi contributi saggistici e narrativi sulle migrazioni e sulle diaspore sono apparsi  nelle riviste “Temperanter”, “Mesogea”, “la Battana”, nelle antologie edite dal CACIT (Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della Provincia di Trieste),  e nella pubbicazione Libri migranti, curata da Melita Richter. Insegna alla Penny Wirton, scuola di lingua italiana per migranti.

 

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