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Michele Gangale, Attraversamenti/Crossings

 

Nel borgo antico

Sulle porte chiuse il vento batteva,
entrava nelle case dei poveri,
la lumera spegneva.
La sera giungeva anzitempo
e nuvole ferme portavano il silenzio.
La chitarra abbandonata in un angolo,
il mastro aveva chiuso la bottega;
non risuonavano più,
per i vicoli del borgo antico,
le parole dell’amore e del destino.
La Bella Morea era un sogno sfuggito,
e la cena
era un tozzo di pane e due olive.

 

 

 

 

 

Accompagna i miei giorni

La palumba l’ha accompagnata,
il suo viaggio terreno è finito.
Ma lo sguardo di nuna Caterina
accompagna ancora i miei giorni,
si rivolge al bambino che ero
si fa memoria e sentiero.

(2012)

 

 

 

 

 

Migranti

Il volto piegato,
è tornato al paese avito
il corpo senza vita del migrante.
Ha portato il dolore
nella giovane sposa,
nell’altro fratello tornato.

(1969)

 

 

 

 

 

Profughi

A vent’anni
portava un fardello Nasir.
Lasciava una terra lontana.
La paura guidava i suoi passi.
Nel silenzio dell’alba
attraversava frontiere,
si nascondeva a ogni segno,
a ogni presenza di guardiano.

Dormono laggiù i bambini
un sonno leggero
nella terra lontana,
giocano e si nascondono tra le forre.

Raggiungeva l’Italia Nasir
ignaro del nuovo destino;
portava con sé
le parole della lingua pashtun.

Aveva amici Nasir
in quella terra lontana.
Dai paesi vicini
erano partiti come lui.
Muto nelle città nuove,
ogni sera un sussulto:
si svegliavano
le immagini di un passato breve,
coi bambini e la giovane donna,e i fratelli,
rimasti laggiù,

tra quelle strade di polvere
a vivere un’attesa vana.

(2014)

 

 

 

 

 

Partenze

1

La vita è trascorsa in fretta per Demetrio.
Non so quando tornerò a trovarlo
– le lunghe distanze oscurano le strade.
Era stato un faticatore della terra, Demetrio.
Tornava in groppa all’asino la sera,
le mani grandi scaricavano le sporte con l’uva,
scaricavano la legna,

che di sera alimentava il fuoco.

Lo sguardo di Demetrio, né triste né lieto,
si illuminava
quando qualcuno passava
da casa a salutarlo.
Demetrio porgeva il vino e il pane all’ospite,
e conversava, e si sorprendeva
quando ascoltava
le storie nuove delle città lontane.

Erano poveri,
Demetrio e la sua famiglia.
Il lavoro della terra per sfamarsi;
la casa era quasi un catoio;
ma le mani
porgevano ogni volta il vino e il pane
all’ospite fugace.

 

2

Un giorno anche Demetrio partì,
verso i cantieri delle città, in Germania.
Lavorava per lunghe ore,
e la sera rientrava in baracca coi paesani.
Ma gli incubi lo svegliavano di notte:
rivedeva il volto della madre scura,
e percorreva le strade del ritorno.

Non sapeva accettare il nuovo destino:
troppo a lungo era vissuto
con la terra, con l’asino.

Cercava un futuro anche lui, in Germania,
come gli altri emigranti calabresi,
come gli uomini e le donne
partite dalla Jugoslavia o dalla Turchia.
Cercava una casa, cercava un futuro,
ma l’animo
restava rivolto al passato,
ai volti che lo sorprendevano nei sogni,
alle ginestre fiorite sui burroni.

 

3

Ora è invecchiato Demetrio,
tremano le sue mani grandi;
lo sguardo osserva pensoso
passare per strada i nuovi venuti,
giovani migranti,
giunti in paese da terre lontane,
col volo delle prime rondini a maggio.

Si ricorda della sua partenza Demetrio,
e pensa al loro difficile destino.

(2011)

In ricordo del caro amico Antonio

 

 

 

 

 

Sorpreso dal buio

Sorpreso dal buio
smarriva la strada del ritorno,
precipitava nella valle,

e dietro la siepe
il volto ferito piegava.

Lo accoglieva sotto le sue ali
un angelo nero che passava
per quelle campagne deserte.

(2013)

 

 

 

 

 

Nessuno ti vedeva

A Federica Sciarelli

Presto ritorna il marinaio a Trieste.
Lo hanno cercato ogni giorno,
La nave approderà sulle Rive,
il faro
accompagnerà il suo ritorno.

Ritorna, scampato
ai colpi dei pirati nei mari lontani.

Tu pure sei stato prigioniero,
ma nessuno
ti ha strappato ai rovi,
agli animali della notte.
Il tuo sguardo dolente ha indugiato
prima di lasciare la vita,
ma nessuno percorreva
le campagne di creta in agosto,

nessuno ti vedeva.

(2011)

 

 

In the Old Part of Town

On closed doors the wind was beating
entering the houses of the poor,
the lamp was switching off.
Evening was getting ahead of time
and motionless clouds were carrying silence.
The guitar left in a corner,
the master had closed the store;
they weren’t playing any more,
down the alleys in the old part of town,
the words of love and fate.
Bella Morea was a dream that had fled.
and dinner
was a chunk of bread and two olives.

 

 

 

 

 

It follows my days

The dove went with her,
her journey on earth came to an end.
But Grandma Catherine’s gaze
still follows my days,
appeals to the child I once was
becoming both memory and trail.

(2012)

 

 

 

 

 

Migrants

With its contorted face,
it came back to the ancestral land
the migrant’s lifeless body
carrying the pain
to his young wife
to his other brother, who also came back.

(1969)

 

 

 

 

 

Refugees

When he was twenty
Nasir was carrying a burden.
He left a far-off land.
Fear guided his footsteps.
In the silence of dawn
he crossed borders,
hid at every sign,
at every presence of border guards.

Down there children sleep
a light sleep
in the distant land
they play and hide among the gorges.

 Nasir arrived in Italy
not knowing his new future;
with him he carried
the words of his language, Pashtun.

Nasir had friends
in that far-off land.
From neighbouring countries
they had left, just like him.
Struck speechless in new cities
every evening was a shock:
there would quicken in them
the images of a short past,
with children and their young wives, brothers too,
all left back there,

among those dusty roads
to live a vain expectation.

(2014)

 

 

 

 

 

Departures

1

Life passed in a rush for Demetrio.
I don’t know when I’ll go back to find him
– long distances darken the roads.
He was a hard farm worker, Demetrio.
He would come back in the evening in a mule’s saddle,
his big hands unloading sacks of grapes,
unloading the wood,

that would feed the evening fire.

Demetrio’s eyes weren’t sad or merry,
they would light up
when someone passed by
from their home to say hi to him.
Demetrio would offer wine and bread to his guest,
and he would talk, and be surprised
when he heard
new stories from the far-off towns.

They were poor,
Demetrio and his family.
working the land to keep the wolf from the door
their home was pretty much a basement pad;
but their hands
offered wine and bread every time
to their transient guest.

 

2

One day Demetrio left as well,
heading for the city yards, in Germany.
Long hours he would work,
and in the evening go back to the shack with his fellows.
But nightmares would awaken him at night:
he would see his dark mother’s face,
and would run down the road that led him back.

He didn’t know how to accept his new fate:
for too long had he lived
with the land, with his mule.

He too sought a future, in Germany,
like the other emigrants from Calabria,
like the men and women
who’d left Yugoslavia or Turkey.
He created a home, sought a future,
but his soul
stayed turned towards his past,
to the faces that startled him in his dreams,
to the flowering broom by the gorges.

 

3

Demetrio has grown old now,
his big hands tremble;
his eyes look pensively at
newcomers heading down the street,
new migrants
who’ve arrived here from far-off lands,
with the first May swallow flight.

Demetrio remembers when he left,
and thinks how hard their future will be.

(2011)

In memory of my dear friend Antonio

 

 

 

 

 

Surprised by the dark

Surprised by the dark
he lost the road back,
and fell into the valley,

and behind the hedge
his wounded face grew contorted.

A black angel passing
through those deserted fields
picked him up under her wings.

(2013)

 

 

 

 

 

No-one saw you

To Federica Sciarelli

Soon the seaman will come back to Trieste.
They’ve been looking for him every day,
his boat will dock at the Front,
the lighthouse
will be with him when he returns.

He comes back, rescued
from the bashing of pirates in far-off seas.

You’ve been a prisoner too,
but no-one
ever tied you to brambles,
or to night animals.
Your suffering eyes lingered
before leaving life,
but no-one was headed around
the clay fields in August,

no-one saw you.

(2011)

 

Michele Gangale, originario della Calabria, ha studiato lettere a Bari e si è perfezionato in filologia moderna a Padova. Vive a Duino Aurisina, dove è stato cofondatore e presidente dell’associazione culturale “Il Circolo 1991 – Krozek 1991”, nata per mettere in contatto le diverse sensibilità culturali del territorio. Già docente di letteratura italiana e latina nei licei, ha coordinato il laboratorio “Percorsi del convivere” del Liceo Scientifico “Buonarroti” di Monfalcone. Ha curato, assieme ad altri docenti, la pubblicazione Raccontare il confine – Pripovedovati o meji nell’ambito del programma di Iniziativa Comunitaria Interreg III Italia-Slovenia, 2000-2006. I suoi contributi saggistici e narrativi sulle migrazioni e sulle diaspore sono apparsi nelle riviste “Temperanter”, “Mesogea”, “la Battana”, nelle antologie edite dal CACIT (Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della Provincia di Trieste), e nella pubblicazione Libri migranti, curata da Melita Richter. Insegna alla Penny Wirton, scuola di lingua italiana per migranti.

Michele Gangale was born in Calabria, studied literature at Bari, and specialized in modern philology at Padua. He lives in Duino Aurisina, in the province of Trieste, where he was co-founder and chairman of the “Il Circolo 1991 – Krozek 1991” cultural association, which was created to bring the various cultural sensibilities in the local area in contact with each other. Now a secondary-school teacher of Latin and Italian literature, he organized the “Ways of Living Together” workshop at Buonarroti Scientific Secondary School in Monfalcone. In partnership with other teachers, he edited Raccontare il confine – Pripovedovati o meji (Telling about the Border), a publication issued under the Iniziativa Comunitaria Interreg III Italia-Slovenia, 2000-2006 programme (the Italy-Slovenia Interreg III Community Initiative). His essays and stories on migration and diasporas have appeared in various magazines (“Temperanter”, “Mesogea”, “la Battana”), in anthologies published by CACIT (Coordination of Immigrant Associations and Communities in the Province of Trieste) and in Libri Migranti (Migrant Books), a publication edited by Melita Richter. He also teaches at Penny Wirton, an Italian language school for migrants.

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