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Michele Gangale, La casa e il suo mito nella raccolta poetica “Cerco casa” di Stefano Serri.

La casa e il suo mito
nella raccolta poetica Cerco casa di Stefano Serri

Di Michele Gangale

 Il tema della casa ha avuto grande rilievo nella poesia nei percorsi poetici e culturali del Novecento (da Montale, a Ungaretti, a Pavese, a Caproni, a Giotti), tesi ad esprimere, con accenti diversi e con diverse sottolineature, un bisogno di senso di fronte agli smarrimenti esistenziali e sociali. La tematica è stata declinato in diversi modi e da diverse angolature (la casa custode di memorie, la casa segnata dal degrado e dalla perdita, la casa prigione, la casa retaggio di memorie e di tradizioni, la casa focolare e raccoglimento in un contesto di guerra vissuta, la casa paradiso che ricomporre, attraverso la scrittura, la famiglia dispersa).

La casa ha sempre a che fare con la relazione, con la solitudine, con la prospettiva del ritorno e del radicamento. Così per Cesare Pavese la prospettiva del ritorno è il segreto di ogni partenza

E io penso alla forza che mi ha reso quest’uomo
strappandolo al mare, alle terre lontane, al silenzio che dura.

Il personaggio de I mari del sud ha sfidato il destino, per venti anni ha girato il mondo e ora torna nel paese langarolo delle origini, mosso da una forza misteriosa che lo ha “strappato” al suo destino di lontananza, di assenza e di solitudine e lo ha “restituito” al mondo noto delle conversazioni serali, alla parlata e ai paesaggi langaroli.

Una tematica, quella della casa, del viaggio e del ritorno, cara a un grande scrittore triestino, Claudio Magris, che in Infinito viaggiare riporta un breve brano da un grande romanzo di Novalis:

– dove siete diretti?
– Sempre verso casa.

Diretti verso casa, ma consapevoli che il ritorno è evento problematico, e però si continua a cercare e ad alimentare l’immaginario e le illusioni.

Stefano Serri è esponente di una generazione che si affaccia alla vita adulta negli ultimi anni del secolo scorso. Il suo Cerco casa s’inserisce certo nel solco di una grande tradizione letteraria, ma la sua poesia è nel contempo portatrice di sensibilità nuove, maturate in quegli anni. Un esempio in tal senso nei versi che seguono:

Anche se è bello vagare per ore
il senso di questo partire
è ritornare a un camino
acceso per scaldare gli altri
imparando, se è freddo,
a fare insieme ritorno

(p.61)

Nel testo come si vede è centrale la prospettiva del ritorno a casa, ma nel nel segno della condivisione.

Questa breve riflessione critica mira a mettere in luce la ricchezza di significati e di modulazioni del tema della casa, attraverso l’interpretazione di alcuni testi significativi della raccolta.

Partiamo da Cerco casa, la poesia che dà il titolo al libro. Essa, posta in apertura della raccolta, delinea le coordinate culturali e poetiche entro cui e intorno a cui si muovono il percorso e la ricerca di Stefano Serri. La poesia ci parla di una casa piccola, raccolta, collocata in mezzo ad altre case, ricca di memorie condivise, nella quale il personaggio protagonista conduce una vita sobria, una vita da camminatore, una casa col balcone, spazio per praticare la conversazione e l’amicizia, una casa dove vive la memoria di una radice, di un’origine (i semi seminati nel vaso). Il poeta tratteggia un’atmosfera antica, reiventata e avvertita intensamente. Dello scenario fanno parte l’orologio, il vento, quelli che amo; ed è uno scenario segnato da tracce, da rughe, dalla memoria delle mani (“guardo le mani, non il muro”), con un angolo per piangere, una casa dove gli oggetti e i suoni fanno tutt’uno con le presenze legate alla memoria. In questo quadro fatto di valori elementari, le mani richiamano sapienze antiche legate al lavoro, alla fatica, esse portano i segni del mutamento e del trascorrere delle generazioni.

È del tutto assente nella poesia ogni riferimento alla proprietà della casa,proprietà quale fattore escludente. Il poeta non rivendica la proprietà della casa, sa di avere in consegna la casa, aperta “ ai Cani randagi con gli occhi sinceri”.

A tratti, improvvisamente, nella quotidianità si manifestano i segni di convivialità e di speranza, casa arca di Noè per i randagi con gli occhi sinceri.

Con parole dimesse, quasi in sottotono narra il poeta; la speranza è lontana, eppure è possibile talvolta trovare un senso nelle cose minime della quotidianità, con l’animo di chi sa trascenderla e guardare oltre.

Una breve speranza – la stessa che Italo Calvino tratteggiava nella pagina conclusiva delle Cittàinvisibili– Serri la intravede in “uno scorcio di paesaggio, in un affiorare di luci nella nebbia, nel dialogo di due passanti che si incontrano”. In un quadro infernale, è faticoso ma importante “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

Il tema della memoria si fa storia familiare nella poesia Il mio giardino, che narra momenti e storie del passato e si proietta sul presente, si fa narrazione contemporanea.

La poesia conduce a una ambientazione di paese, a uno scenario domestico. Uno sguardo a distanza, uno sguardo evocativo e dolcissimo ispira il testo, a partire dal bellissimo incipit:

sono trent’anni che guardo il mio giardino
quello che mio padre prima, ora mia madre,
piantano crescono bagnano estirpano

Oggi mi sono accorto, dopo tanto, che la rosa cresciuta qui di fronte
è molto stanca.

I lavori e la cura del giardino hanno accompagnato il farsi dei giorni, il lavoro delle mani (per dirla ha accompagnato la vita, la crescita delle piante, le fioriture, ma lo sguardo del poeta avverte oggi (solo “oggi”) che la rosa cresciuta qui di fronte è molto stanca, in quanto è scomparso colui che la  curava e che l’aveva ricevuta in dono dal vicino. Anche la rosa ha una sua storia, che parte dal passato e si proietta sul presente. La sua bellezza si fa dono e incontro, per coloro che la curano e la condividono.

Come si vede, il giardino con i suoi colori mutevoli, con le sue storie antiche e recenti, con i suoi ritmi stagionali, accompagna la vita e il succedersi delle generazioni; il giardino si fa metafora della vita, ma la dimensione allusiva e metaforica resta sottotraccia e non turba la narrazione .

In Camera oscura il poeta approfondisce il rapporto con la tradizione e con le assenze, riemerse dalla memoria, da una foto di altri tempi, dai frammenti di un racconto, da una traccia. Il poeta si autorappresenta intento a esplorare e a contemplare tracce e indizi, a riconoscere nelle proprie fattezze i  segni di un retaggio, ma talvolta manca qualche tassello, ovvero i tasselli non sempre s’incastrano a comporre un  mosaico. Certo, il poeta accoglie dentro di sé momenti del passato, li rivive sul piano umano e affettivo, ma non resta prigioniero di quel frammentario retaggio di generazioni. Esce infatti dalla camera oscura e ha i passi per muovere verso “un cielo aperto”, sì da vivere in termini non drammatici il rapporto con la “soglia”, sì da essere presente a se stesso, sì da riflettere e operare nelle condizioni e nei contesti del presente :

Ha una porta questa camera: esco:
e non rimango più soltanto specchio
che ha conservato in me generazioni,
ma cielo aperto.

L’autore declina la casa e i suoi miti da diverse angolazioni e li proietta su scenari diversi. A un certo punto del libro la casa diventa Casa di riposo.L’anziano ospite della casa di riposo che racconta e riflette in prima persona, si sorprende di fronte al “vento degli anni”, che porta lontano, verso stagioni trascorse e remote, “il lungo gomitolo dei miei ricordi”. Avanti negli anni, ma ancora lucido e riflessivo, capace di interrogarsi e di sorprendersi di fronte al mistero della natura e della vita; Animato dalle “vele del cuore” (chi non ricorda i versi del primo canto del Purgatoro, “Per correr miglior acque alza le vele; ormai la navicella del mio ingegno”) che rendono possibile il riemergere di ricordi, d’immagini e frammenti di un passato tanto lontano da sembrare irraggiungibile e imperscrutabile. Sono le vele del cuore ad animare la memoria.           

Dove vanno tutti i fiori
che con noi sono cresciuti?
Con felicità, fatica e mistero
noi stiamo qui, dalla vita guariti. 

La voce narrante in prima persona qui diventa “noi”, segno di un destino comune, nella consapevolezza che la vita finisce e ricomincia.

Nella poesiaUn quadro – che richiama certe pitture di Munchla casa non è spazio di raccoglimento e di quiete, perché essa è segnata dall’assenza dello sposo, travolto da una valanga. La donna, colta nel silenzio della casa, è muta e assente, e sembra inseguire un suo pensiero.

Il poeta introduce figure e immagini aderenti a un contesto familiare che conosce il lutto, caratterizzate da densità semantica e simbolica: l’intonaco che si screpola, la porta quasi chiusa, la lampada e i fiori sul tavolo. In tale “quadro” le parole sono dette quasi in sottotono, sono contrassegnate da pudore, per esprimere, sobriamente, sentimenti di smarrimento.

Solo la porta “quasi chiusa”, non del tutto chiusa, può lasciare intravedere forse un principio di vita.

Alcune considerazioni di poetica, importanti per capire il mondo morale e sentimentale dell’autore, si delineano inPoesia paese. Per l’autore la lingua, ovvero la lingua della poesia, la poesia stessa diventano il suo “unico paese” e la poesia si configura come percorso di conoscenza e di ricerca per parlare dei margini, per non sentirsi “orfano”, per sentirsi

fratello di un muro
che il sole neppure è riuscito a scaldare,
gemella creatura di ogni pedone.

La poesia ha a che fare con la relazione, con l’incontro. Il poeta avverte la vicinanza con i margini, con i muri dove l’ombra si addensa, con i camminatori, sottolinea la rilevanza conoscitiva della poesia e della cultura, sul piano esistenziale e sociale:

Un libro aperto è l’ultimo ponteggio
che crea un’architettura di salvezza.

La poesia risarcimento, viva nelle poetiche del Novecento, assume qui una coloritura che va oltre la dimensione individuale.

Intorno a quello della casa si muovono nella raccolta altri temi, che hanno un connessione, talvolta più evidente, altre volte implicita, con la casa. Sono poesie e prose poetiche sul viaggio, sul ritorno, sulla condizione umana, sullarestanza.

La poesia Ikona, che s’inserisce a pieno titolo nelle poetiche del Novecento, propone il profilo di un dio così come vive nell’immaginario: un dio caratterizzato da immagini che esprimono magnificenza e vigore, sguardo fermo e lineamenti netti.

Ma altra è la condizione del poeta – e la condizione dell’uomo nella modernità novecentesca e oltre – una figura fragile, in balia di forze imprevedibili, un segno appena, una traccia a stento visibile, una sagoma dai contorni incerti, una domanda inquieta, vapore che assume forme mutevoli e che mai si compone in un profilo definito, come un mosaico inconcluso, macchia cupa e misteriosa che acceca.

Il poeta tratteggia questa condizione e altro non aggiunge, e il lettore avverte che si tratta di una condizione definitiva, o difficilmente scalfibile. Tale visione pessimistica viene ribadita in Ritorno a Itaklion (parte diEracle a Creta. Frammenti di un diario).Si ritorna dopo secoli a vedere in sogno la realtà e la si trova mutata, si ha davanti una modernità contrassegnata dal mercato, da gesti e oggetti ridotti a ornamento. Pure, tra viottoli e grotte, qualcosa sembra resistere:

poca salvezza
nascosta tra viottoli e grotte
devi scavarla da solo, pregarla.

Per il lettore resta però aperta una domanda: come può resistere, durare, o riemergere, in un contesto così degradato, la casa con i suoi miti?

Una prospettiva di desolazione, una frattura forse definitiva: questo è quanto il poeta paventa.

Un modo non comune di articolare il discorso poetico sulla casa in rapporto al viaggio e alla restanza è dato nella poesia Il mulo. Nelle parole del poeta che gli dà voce, l’animaleche da sempre ha camminato e continua a camminare, che da sempre conosce la fatica del viaggio, manifesta un solo desiderio che ha il sopravvento su tutto: “Vorrei restare qui, fermo in ogni stagione, fino alla fame, fino alla fine”. Della sua vita dura il mulo ha memoria forte, ed è la memoria di quella vita dura ad alimentare e rinvigorire il suo desiderio, la sua aspirazione a una vita più umana, priva di violenza, improntata a rispetto (“chiamarmi col nome piuttosto che strattonare”).

Gli altri vedono nella determinazione del mulo a fermarsi un segno di bizzarria e di testardaggine: “a voi sembrano zoccoli testardi che non vogliono staccarsi dall’impronta. Per me qui è una radice, è quasi casa. Perché devo viaggiare? Ho già così profondo dentro”.

La fatica, la pazienza e la forza di sopportazione degli animali da soma hanno trovato vari interpreti nelle letterature. Si pensi a Verga o alle pagine aderenti e affettuose dedicate all’asino da Predrag Matvejevic nel Breviario mediterraneo. Ma qui la pagina di Stefano Serri dedicata al mulo ha i caratteri di una bellissima parabola, che narra del viaggio e della restanza nelle società contemporanee. Per l’autore, così come per ognuno di noi, è faticoso vivere altrove, in un nuovo contesto linguistico e culturale, privato del rispetto e del nome. Da qui la scelta del mulo d’interrompere ogni viaggio, di respingere le spinte a partire e di non “staccarsi dall’impronta”, ovvero da una radice che è “quasi casa”. In quel “quasi casa” si può avvertire la ricerca costante di un altrove che è proprio dell’animo umano, e in tal senso “quasi casa” riconduce al titolo del libro, Cerco casa, che lascia pensare che il percorso di ricerca è sempre un percorso incompiuto, come incompiuta e segnata da smottamenti è la vita. Ma nel contempo, altresì, “quasi casa” può richiamare il bisogno di sostare e di restare, nella consapevolezza, maturata attraverso l’esperienza, che questo ha un senso e nella capacità acquisita di interrogarsi e d’interpretare la propria vita. La letteratura della migrazione racconta di quelli che partono, ma raramente si sofferma sulla condizione di coloro che tornano indietro o “restano”. Scrive a tal proposito l’antropologo calabrese Vito Teti, studioso della restanza: “Conosco persone rimaste ferme che conoscono il mondo … Restare è una diversa pratica  del tempo, dei luoghi, una riconsiderazione dei ritmi e delle stagioni della vita”.

Michele  Gangale

 

Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea
Stefano Serri, Cerco casa
Prefazione di Chiara De Luca
ISBN: 978-88-99274-69-6
Pp. 166, € 12

Edizioni Kolibris 2020

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