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Michele Porsia, Kos Featured

 

Translated by Brenda Porster

 

 

 

La politropia musicale in Kos di Michele Porsia

 

[…] I testi di Kos (Kos in ceco vuol dire “merlo”) sono stati scritti a Praga tra maggio il 2012 e settembre 2013. Sono stati frutto di numerose suggestioni di natura eterogenea: fatti personali, cambiamenti spaziali; apparizioni di merli in momenti topici della vita del poeta, intrecciati con alcuni testi di Wallace Stevens, in particolare Teerteen ways of looking at a blackbird che l’autore ha avuto occasione di ritradurre nell’agosto 2012; i disegni che Montale tratteggiava su biglietti e fogli sparsi lasciati quotidianamente alla compagna e che Porsia ha potuto visionare in una mostra di manoscritti a Pavia; alcune canzoni jazz e pop e, soprattutto, la musica di Olivier Messiaen, in particolare le trascrizioni per pianoforte e orchestra del canto degli uccelli che il Maestro realizzò negli anni Cinquanta e che poi inserì nelle proprie opere più importanti, ma che già prima erano presenti come suggestioni in opere come La Nativitè du Seigneur, Quatuor pur la fin du Temps e Vingt regards su l’enfant-Jésus, composte fra gli anni Trenta e Quaranta. Egli, in particolare, nel 1951 realizzò un brano per flauto e pianoforte intitolato Le merle noir (Il merlo nero) per mettere alla prova le capacità dei flautisti che facevano richiesta d’iscrizione presso il Conservatorio di Parigi. È quindi qui che fa per la prima il suo ingresso all’interno della musica contemporanea il verso del merlo.

Com’è noto, Messiaen amava dire di considerare se stesso un ornitologo più che un compositore, a causa del proprio studio delle modalità espressive del canto degli uccelli applicato sperimentalmente alla teoria della composizione; e come Messiaen, con la propria opera, realizza una sorta di ornitologia della musica, Porsia, in questa silloge – poemetto, dà luogo ad una vera e propria ornitologia della parola. In Kos, infatti, il merlo è simbolo della comunicazione, della parola come copia platonica delle Idee che si stacca come una membrana inflaccidita dall’area di Broca per distribuire i propri vibranti fonemi nell’aria e renderli presenza materiale dotata di senso; ma contemporaneamente, proprio per questo doppio fondo semiotico, è anche icona dello sradicamento, dell’eversione dal sé, dell’ecolalia del verso, continuamente corretto da addizioni e sottrazioni, da fischi, schiocchi e trilli, perché solamente “quando si è stranieri e muti a se stessi”, appunto, “è possibile un’ornitologia della parola”. “Divenire lingua di merlo muto – verso animale”, allora, sembra essere il vero compito del poeta ultracontemporaneo, nell’individuazione di una neoglossa che possa catturare, nelle sue varie sfaccettature, l’essenza continuamente cangiante del reale attraverso le pause e gli attributi filosofici del silenzio e del rumore. Il modo in cui il merlo impara a ripetere le parole somiglia ad una pedagogia del senso, è il modo in cui il bambino impara a parlare o, foniatricamente, sembra assumere la valenza metaforica di una lallazione in perpetua ricerca di Sihn e Bedeutung. La riflessione, qui, si fa poesia filosofica che trova il suo tempo di decadimento nella filosofia del linguaggio.

Allora, l’osservazione e la successiva imitazione dei versi degli uccelli come principio compositivo già di Messiaen si incontra, in Porsia, con la propria esperienza di insegnante d’italiano all’estero (ha infatti lavorato per il Teatro Nazionale di Praga nella preparazione de L’Olimpiade di Josef Mysliveček su libretto di Pietro Metastasio) e con la propria percezione meta-analitica (nel senso di Pearson) del verso del merlo, un verso dai colori imprevedibili nella metatopia linguistica che egli, intellettuale ed artista emigrato in terra straniera, vive diuturnamente. Dice il poeta: “In un brevissimo saggio sull’onomatopea contenuto in Che cos’è la poesia, Magrelli spiega il mitico verso d’in sulla vetta della torre antica ipotizzando una trasposizione in parola del verso del passero accordato sulla nota del ‘d’in’, il rintocco della campana: mi ha ispirato ascoltare il verso imprevedibile del merlo in una lingua straniera, il ceco, così impenetrabile da poterla godere solo per il suo aspetto sonoro, proprio come si ascolta un canto animale”. È questa la visione sincretica dell’arte che Michele Porsia possiede e mette in campo all’interno di Kos, quella stessa impostazione estetica che gli permette di fondere le molteplici istanze delle arti in un’aspirazione unitaria, se pensiamo che la stessa struttura stilistica, persino la componente grafica in Kos sembra ispirata alla musica, in una sorta di rievocazione visuale dei modi a trasposizione limitata, con interi righi barrati e andate a capo che ricordano le posizioni delle note su un immaginario e ipotetico pentagramma.

Sonia Caporossi

[La presente pagina critica ed il poemetto Kos sono stati pubblicati in versione integrale all’interno dell’antologia Poeti della lontananza, Marco Saya Edizioni 2014]

 

 

Musical Politropy in Michele Porsia’s Kos

 

 

[…] The poems in Kos (Kos in Czeck means “blackbird”) were written in Prague between May 2012 and September 2013. They represent the blending of many and various echoes — personal facts; house-moves; the appearance of blackbirds in key moments of the poet’s life; texts by Wallace Stevens, especially the well-known Thirteen Ways of Looking at a Blackbird, which the author translated in August of the same year; the drawings that Montale sketched on the notes and papers he left for his partner, and which Porsia had the opportunity to see in a show of manuscripts in Pavia; jazz and pop songs. Among all these influences, the music of Olivier Messiaen is particularly significant, especially the transcription for piano and orchestra of birdsongs composed by Messiaen in the 1950s and then included in his more important works, but already present as premonitions in works of the 1930s and ‘40s like La Nativitè du Seigneur, Quatuor pur la fin du Temps and Vingt regards su l’enfant-Jésus. In particular, in 1951 Messiaen wrote a piece for flute and piano entitled Le merle noir (The Black Bird) to test the ability of flutists applying to enter the Paris Conservatory of Paris. This was the first time that the song of the blackbird made its appearance in contemporary music.

As we know, Messiaen liked to say he was more ornithologist than composer, thanks to his studies of the modes of birdsong applied experimentally to the theory of composition. Just as Messiaen performs a sort of musical ornithology in his work, so Porsia in this collection//long poem creates a veritable ornithology of the word. In Kos the blackbird is a symbol of communication, of the word as Platonic copy of Ideas, which detaches itself like a flabby membrane from the Area of Broca to spread its vibrant phonemes through the air, turning them into a meaningful material presence. At the same time, and in virtue of this semiotic double layer, it is also an icon of uprooting, of escape from self, ecolalia of verse continually corrected by additions and subtractions, whistles, clicks and trills, because only “when we are foreigners and mute to ourselves … is an ornithology of the word possible”. “To become language of the mute blackbird – animal call”, then, seems to be the real task of the ultra-contemporary poet, in an effort to identify a neo-gloss whose many facets capture the continually changing essence of the real through the pauses and philosophical attributes of silence and sound. The way the blackbird learns to repeat words seems a sort of pedagogy of sense: it is the way a child learns to speak, and seems to take on the metaphoric valence of lallation, a perpetual search for Sihn and Bedeutung. Reflection becomes philosophical poetry that finds its decay time in the philosophy of language.

And so the observation and imitation of birdsong as compositional principle for Messiaen merges, in Porsia, with his experience as teacher of Italian abroad (where he collaborated with the National Theatre of Prague in the preparation of Josef Mysliveček’s Olimpiade, based on a libretto by Pietro Metastasio), and with his meta-analytic perception (in Pearson’s sense) of the song of the blackbird, a song whose colour is unpredictable within the linguistic metatopia that is an enduring experience for him, as intellectual and artist in a foreign land. To quote the poet: “In a very brief essay found in Che cos’è la poesia [What is Poetry?] Magrelli explains the mythical verse by Leopardi, ‘d’in sulla vetta della torre antica’, hypothesizing a transposition in verse of sparrow song harmonized to the note of ‘d’in’, a bell ringing. I was inspired by listening to the unpredictable song of the blackbird in a foreign language, Czech, so impenetrable that I could only appreciate the sound of it, just as one listens to the song of an animal”. This is the syncretic vision of art that Michele Porsia makes his own in Kos – the esthetic philosophy that allows him to blend the many aspirations of the arts into one unified aspiration. To see this, we need only consider how the stylistic structure of Kos, and even it graphics, seem inspired by music, in a sort of visual re-evocation of modes of limited transposition, with entire lines barred and indentations that recall the positions of notes on an imaginary hypothetical pentagram.

 

Sonia Caporossi

[This critical note and the long poem Kos are published in full version in the anthology Poeti della lontananza, Marco Saya Edizioni 2014]

 

Kos


vorrei sapere di più

riguardo al merlo

se sei rimasto sorpreso

quando ti ho raccontato di un merlo verde

venuto in sogno

 

è stata una strana coincidenza————quella mattina

 

(lo sguardo sospeso)

 

il merlo è entrato

mentre dormivo

e tu eri già sveglio

e la finestra lasciata aperta a fare contrasto d’aria

nel calore insolito di una notte di luglio

 

 

 

 

 

I’d like to know more

about the blackbird

and if you were surprised

when I told you about a green one

that appeared in a dream

 

it was a strange coincidence————-that morning

 

(gaze suspended)

 

the bird came in

while I was sleeping

and you were already awake

and the window left open to stir up the air

in the unusual heat of a July night

 

 

 

 

 

 

 

(il respiro perso)

 

era malmesso l’animale

l’occhio opaco

il volo imperfetto

il becco storto

ma per un attimo

le piume del merlo

le foglie di alloro

e…………………………………………………….i tuoi occhi verdi

hanno avuto lo stesso buono odore

 

 

 

 

 

(breath lost)

 

the animal was in bad shape

eyes clouded

flight unsteady

beak crooked

but for an instant

the bird’s feathers

the laurel leaves

and ———————————————your green eyes

had the same good smell

 

 

 

 

 

 

 

 

(trasloco sullo standard bye bye blackbird nella versione di Nina Simone)

 

un baule di cure e di disordini—-(guardi intorno e dentro)

è questo il posto giusto—-(dici a bassa voce)—-bye bye

a caso tra tragici racconti

vai verso il buio

ancora una volta———ancora un’altra casa

(fai il letto e accendi la luce)

non voce—–non parola

solo il cartone o il generico spazio contenitore

 

e tra i frammenti un pezzo solo strumentale

e odore di ombelico o spago

e nastro inciso con i denti—–adesivo

al ritmo dello strappo————bye bye

al suono in levare————       bye bye

non fiato——–non parola

(vai a letto e spegni la luce)

ma voci impacchettate—–chiuse—–sigillate

 

e allora rallenta a battito d’ala e nel letto

leggerezza o luce

cuore o piuma

sono in cura o in ordine casuale

 

(la sola certezza è che rientrerò tardi stanotte

blackbird goodbye)

 

 

 

 

 

(moving on to the standard bye bye blackbird as sung by Nina Simone)

 

a trunkful of cares and disorder—–(you look around and inside)

this is the right place——–(you say under you breath)   bye bye

by chance among tragic stories

you move towards the darkness

another time————–yet another house

(you make the bed and turn on the light)

not voice————not word

only the cardboard box or common container

 

and among the fragments only one instrumental piece

and a smell of navel or string

and tooth-etched tape ——-adhesive

to the rhythm of tearing————-bye bye

to the sound on the upbeat———-bye bye

not breath———–not word

(you go to bed and turn out the light)

but packaged voices————–closed——sealed

 

and then it slows down in a wing-beat and in bed

lightness or light

heart or feather

are in care or in casual order  

 

(the   only   thing   for sure   is   that I’ll   come in   late   tonight

blackbird goodbye)

 

 

 

 

 

 

 

 

quando si è——————-           – —-stranieri e

muti a se stessi

è possibile una ornitologia della parola

e ascoltando la composizione——— – astratta

ad un certo punto accorgersi di strofe ripetute

ripetute

 

due—–tre—–quattro——–generalmente tre volte

 

 

 

 

 

 

when you are————————strangers and

mute to yourselves

an ornithology of words is possible

and listening to the—-abstract—-composition

at a certain point you’re aware of strophes repeated

repeated

 

two—–three—–four——usually three times

 

 

 

 

 

 

 

non-pensiero o peso-piuma

fischio o non-parola

 

ammesso uno studio sul comportamento

(si noti ad esempio che il merlo nidifica tre volte l’anno)

risulta necessario un voto del silenzio

ma l’uovo o il merlo

ma il suono o il segno

restano un paradosso—————assurdo

una voce altissima

che una volta ascoltata non è possibile dimenticare

 

 

 

 

 

not-thought or feather-weight

whistle or not-thought

 

given a study of behavior

(note for example that the blackbird nests three times a year)

a vow of silence becomes necessary

but the egg or the blackbird

but the sound or the sign

remain a paradox——————- absurd

a shrill voice

that once heard cannot be forgotten

 

 

 

 

 

 

 

se si osservano dunque dei punti ripetuti

ripetuti due

tre

quattro

generalmente tre volte

sono luci———————-non voci o tuoni

ma lampi di distrazione o meglio vuoti

d’acqua——di abbandono

 

(è come accorgersi—–dopo una doccia di durata indefinita—–di aver ascoltato il quatuor pour la fin du temps di Oliver Messiaen in una ripetizione consecutiva di due tre quattro probabilmente tre volte e aver udito il suono volendone imitare il volo)

 

 

 

 

 

 

therefore if you observe two points repeated

repeated two

three

four

generally three times

they are lights—————-not voices or thunder

but flashes of distraction or better vacuums

of water——-of abandonment

 

(it’s like realizing———after a shower that lasts indefinitely that you’ve listened to Oliver Messiaen’s quatuor pour la fin du temps in a consecutive repetition of two three four probably three times and heard the sound wanting to imitate its flight)

 

 

 

 

 

 

 

(quando si smette di avere in pugno il merlo con il suo battito accelerato e dunque quando il cuore umano non ha più le dimensioni di un merlo e prima che il merlo prenda o perda il peso del vento——allora ci si può accorgere che ci sono anche altri volatili——estranei e non passeriformi – più di tredici – compreso ogni augello che ascolto accusator dell’incostanza mia——hanno nomi comuni come passero o rondine——sono in pochi——ma pochi——si rimane sospesi——in aereo——a bocca aperta in attesa di un cibo——e proprio ora che si è appreso il volo——e nonostante una madre biologa——appare impossibile associare o combinare o unire la specie del volatile o quantomeno la sua dizione volgare alle figure di lato——è successo come se un giorno senza penna o altro oggetto scrivente si provasse a tenere a mente la parola——proprio quella giusta——e che poi in questa fiducia estrema ci si dimenticasse del mito di Theuth——in fine questi estranei e tutti questi nomi scorporati dall’animale generico non ci appartengono più——solo il merlo semplicemente torna come quando raramente il sonno viene facile——senza esercizi di rilassamento e senza alcun merlo)

(when you stop having the blackbird in your fist with its quickened heartbeat and so when the human heart is no longer the size of a blackbird and before the blackbird gains or loses the wind’s weight——then you can realize that there are other birds ——unrelated and not passeriforms – more than thirteen – including  ogni augello che ascolto accusator dell’incostanza mia ——with common names like sparrow or swallow ——there are few of them ——only few ——you remain suspended ——in a plane ——open-mouthed waiting for food ——and just now that you’ve learned to fly ——and though my mother’s a biologist——it seems impossible to associate or combine or join the bird species or at least the common name with the pictures in the margin ——it happened as if one day without a pen or anything else to write with you tried to keep the word in mind ——exactly the right one ——and then with this extreme confidence you forgot about the myth of Theuth ——inally these strangers and all these disembodied names of the generic animal no longer belong to us ——only the   blackbird   simply comes back like the rare times sleep comes easily ——without relaxation exercises and without any blackbird)

 

 

 

 

 

 

 

 

il merlo è passato per primo

con poche altre cose come

dobrý den

buongiorno e jak se máš

káva e slovo

kos è una parola di fine febbraio——il primo nero

sulla neve appena caduta

 

(dopo pranzo ad esempio il mio merlo ha ordinato un caffè

jedno piccolo prosím —–ma è strano che nel mio vocabolario

in terra straniera—–merlo stia prima di mano o madre         prima

di sapere che nebe sta per cielo e che Praha vuol dire soglia)

 

 

 

 

 

the blackbird passed first

with a few other things like

dobrý den

hello and jak se máš

káva and slovo

kos is an end-of-February word———–the first black

on the newly fallen snow

 

(after lunch for example my blackbird ordered a coffee

jedo piccolo prosìm – —-but it’s strange that in my vocabulary in this

foreign country—–blackbird comes before hand or mother—-before

knowing that nebe stands for sky and Praha means threshold)

 

 

 

 

 

 

se si osservano le buche pontaie delle torri——a novembre——vi si possono scorgere volatili——verdi——meglio definiti in esemplari di Psittacula Krameri——a volte migrano altrove——verso il mare——o si spostano di poco——e abitano le linee già nude dei rami——altre volte sono foglie——vivissime——possedute da una corrente——esotica——e volano via di colpo——a una parola——estinta in piazza Petrarca——ma abbassando lo sguardo verso il suolo——a più di novecento chilometri di distanza——si può notare che——un solo germoglio di fine marzo è dello stesso verde dell’ala del merlo——quando un giorno si posò sotto l’albero di gelso e le piume rifletterono il colore delle sue foglie e sulle dita permase a lungo lo stesso nero delle tue parole in un lontanissimo autunno che torna qui ed ora tra gufi e pavoni a Malonstranská

 

 

 

 

 

 

if you observe the putlog holes in the towers——in Novermber you can see birds——green——clearer in specimens of Psittacula Krameri——sometimes they migrate to other places——towards the sea——or they move a little——and live in the lines of branches   already naked——other times they leaves   so alive possessed by an exotic current——and fly away all at once——at a word——extinct in piazza Petrarca but looking down to the ground from a distance of more than nine-hundred kilometers——you can see that——a single shoot at the end of March is the same green as the blackbird’s wing——when one day it rested on the mulberry tree with feathers reflecting the color of its leaves and on my fingers there was still the same black as your words in a far-off autunm that comes back here and now among owls and peacocks to Malonstranská

 

 

 

 

 

 

 

(sui disegni di Eugenio Montale esposti nel novembre 2011 a Pavia)

 

when the blackbird flew out of sight

Wallace Stevens

 

la parola è venuta come il merlo

apparso in attrito

(attutito) nella poca neve d’angolo——-fuori strada

 

 

oltre la coda

è andato a trovare ——-bocca dischiusa o (ala) distesa

 

 

(i nomi solo in forma di minuscolo uovo e nelle crepe del suolo

o su la veccia non c’è più presa——-becchime o formica)

 

 

non c’è una superficie di posa

 

 

 

(tornerà rapace sulla finestra amica o come disturbo del sonno

ci sarà——-ci sarà un altro modo per avvistare il merlo)

 

 

 

 

 

 

(on drawings by Eugenio Montale shown in November 2011 in Pavia)

 

 

when the blackbird flew out of sight

Wallace Stevens

the word came like the blackbird

that appeared with friction

(hushed) in the little snow in the corner—–off the road

 

 

beyond the tail

it went to find——–mouth half-closed or (wing) spread

 

 

(the names only in a tiny egg shape and nelle crepe del suolo

o su la veccia there is no more hold—–birdseed or ant)

 

 

there is no laying surface

 

 

 

(it will come back rapacious on the friendly window or as a sleep disorder there will be—–there will be another way to spot the blackbird)

 

 

 

 

 

 

 

 

si dovrebbero avere due lingue

per poter baciare     due bocche

e chiudere con l’improvvisazione

e lasciare al merlo la parola ultima

un piccolo čau čau ripetitivo

 

(immaginiamo la nostra comprensione come raro esemplare

corpo albino—–a volte passa per l’inglese a piedi nudi

nell’acqua per divenire lingua di merlo muto—–verso animale)

 

 

 

 

 

 

we should have two tongues

for kissing——-two mouths

and make an end of improvisation

and leave the last word to the blackbird

a little čau čau repeating

 

(we imagine our comprehension as a rare specimen

albino body——-at times it crosses English barefooted

in the water to become language of the mute blackbird—–animal call)

 

 

 

 

 

 

 

il merlo del vicino ci sveglia

in piena notte (come in una canzone dei Beatles)

 

a volte mi lascia allibito—–dice cose

che non sapevo dire

 

ma ora che il mio merlo

ha imparato persino le tue non-parole

da animale guida

provo ad insegnargli il cuore viaggiatore

provo a fischiare forte

o ad agitare le mani—–nella tua luce

perché (immagine odegitria) l’ombra assomigli ad un volo

 

e il respiro a un soffio

e così non so più cosa preferire

se il fischio del merlo———o l’attimo dopo

 

 

 

 

 

 

the neighbor’s blackbird wakes us

in the middle of the night (as in a Beatles’ song)

 

at times it astounds me————it says things

I didn’t know how to say

 

but now that my blackbird

has learned even your non­-words

like a guide-animal

I’ll try to teach it a traveler’s heart

I’ll try to whistle loudly

or wave my hands——in your light

because (odegitrian image) shadow is like flight

 

and breath like air wafting

and so I no longer know which to prefer

the blackbird whistling—————or just after

 

 

 

 

 

Trans. note: the verses cited are:

Metasasio, La passione di gesu: ‘every bird I hear /accuser of my inconstancy’

Montale, Merriggiare pallido e assorto: ‘in the cracked ground/or on the vetch’

 

Michele PorsiaMichele Porsia (Termoli, 1982) muovendosi tra diverse discipline, cerca il superamento del confine e l’integrazione tra parola, arte e architettura. È attualmente nomade, ma ha vissuto gli anni più recenti tra Firenze e Praga collaborando con il Centre for Central European Architecture, la Società Dante Alighieri di Praga, l’Istituto Italiano di Cultura di Praga, il Teatro Nazionale di Praga. Dirige inoltre la collana di poesia contemporanea della Chi più ne art Editrice di Roma inaugurata nel 2014. È apparso nel panorama della poesia italiana nel 2007 selezionato per il progetto Nodo sottile 5 (Le Lettere, 2008, Firenze). Da allora ha ricevuto diversi premi e segnalazioni di merito. Tra gli altri, nel 2007 è risultato finalista nel concorso Under 29-Unione Terre di Castelli; ha vinto nel 2008 la prima edizione del premio Cose a parole indetto dalla Giulio Perrone Editrice; finalista in Subway 2010, è stato segnalato al premio Miosotìs 2010 (ed. D’if, Napoli) e al premio Lorenzo Montano 2010 (ed. Anterem, Verona). Terzo al premio Renato Giorgi 2010 (ed. Le voci della Luna, Sasso Marconi). Con l’ultima raccolta edita è entrato nella rosa dei finalisti del premio Lorenzo Montano 2014 (ed. Anterem, Verona). Ha partecipato con reading e performance a diversi progetti artistici e rassegne letterarie internazionali come il Parma Poesia Festival, Giovani energie rinnovabili al Mart di Rovereto, la Biennale Verona Poesia, Voci lontane, voci sorelle di Firenze, la Biennale des jeunes créateurs de l’Europe et de la Méditerranée (BJCEM) a Skopje, il Festival Pontino del Cortometraggio di Latina 2013. Le sue poesie sono presenti in diverse antologie e blog di poesia contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Sintomi di Alofilia (Giulio Perrone Lab, 2009, Roma) e Bianchi Girari (Giulio Perrone Editrice, 2011, Roma). Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, in cinese, in francese, in tedesco e in spagnolo.

Il poemetto Kos, in versione integrale, è in via di pubblicazione nell’antologia Poeti della lontananza della Marco Saya Edizioni

 

Moving across various discipline, Michele Porsia (Termoli, 1982), seeks to integrate words, art and architecture, overcoming the boundaries that separate them. He is currently nomadic, but in recent years he has lived between Florence and Prague, working with the Centre for Central European Architecture, the Dante Alighieri Society of Prague, the Italian Institute of Culture in Prague and the Prague National Theatre. He also directs the series of contemporary poetry books for Chi più ne art Editrice of Rome, inaugurated in 2014. Michele Porsia appeared on the Italian poetry scene in 2007, when he was selected for the project Nodo Sottile 5 (Le Lettere Ed., 2008, Florence). Since then he has won several prizes and recognitions. Among others, in 2007 he was a finalist in the competition Under 29 – Unione Terre di Castello; in 2008 he won the first edition of the award Cose a Parole organized by Giulio Perrone Editrice; he was a finalist in Subway award 2010, and was mentioned for the Miosotis Award in 2010 (ed. D’if, Naples) and the Lorenzo Montano award 2010 (ed. Anterem, Verona). He won third prize in the 2010 Renato Giorgi award (ed. Le voci della Luna, Sasso Marconi). With his latest published collection, he is among the finalists for the Lorenzo Montano 2014 (ed. Anterem, Verona) award. He has participated with readings and performances in various art projects and international literary events such as the Parma Poetry Festival, Giovani energie rinnovabili at the Mart museum in Rovereto, Verona Biennial of Poetry, Voci lontane, voci sorelle in Florence, Biennale des jeunes de l’Europe créateurs et de la Méditerranée (BJCEM) in Skopje and the Pontine Short Film Festival of Latina 2013. His poems have been published in several anthologies of contemporary poetry, and blogs. He has published two collections: Sintomi di Alofilia (Giulio Perrone Lab, 2009, Rome) and Bianchi Girari (Giulio Perrone Editrice, 2011, Rome). His poems have been translated into English, Chinese, French, German and Spanish. The poem Kos, in full version, is being published in the anthology Poeti della lontananza by Marco Saya Edizioni.

Brenda_PorsterBrenda Porster is a native of Philadelphia who has lived most of her adult life in Florence. She is a poet and literary translator. As a poet, she writes both in English and Italian and since 2012 is a member of the international Compagnia delle poete, and with them has performed in many Italian and foreign cities (Rome, Ferrara, Florence, Milan, Otranto, Lugano, Paris). Her poems appear in numerous literary magazines and websites in Italy, including Le Voci della luna, Pagine, Sagarana, El Ghibli, Forma Fluens, Filidacquilone) and abroad —The Browne Critique, Calcutta; Gradiva, New York, 2009. She is included in many thematic and group anthologies: Furori ( 2003), Uomini (2004), Genesi (2005), Gatti come angeli (2006), Corporea (2009), HaikuLei (2010), Varianti urbane ( 2011); Prismi, sempre ai confini del verso: dispatri poetici in Italia (Paris, 2011); 100mila poeti per il cambiamento: Poets for Change (Bologna, 2013); Sotto il cielo di Lampedusa, (Milano, 2014). She has read her poems in international festivals (among others, Vetri sul mare Diversi Racconti; Parma Poetry Festival; Florence Voci lontane, voci sorelle; Lago di Orta Poetry on the Lake; Stirling poetry festival in Stirling, Scotland). In 2013 the Italian poem ‘Una lettera’ was awarded first prize in the competition Donna e poesia.

As a translator working from Italian into English, for many years she translated for El Ghibli, a website specialized in immigrant writing in Italian. She has translated Mario Luzi (in Toscana Mater, 2004) and a large number of poets now writing in Italian: among others Laura Fusco (Naked Water in The Italian Poetry Review, N.Y., 2011); Cristina Annino; il poeta di origine brasiliana, Julio Monteiro Martins;Tito Maniacco; Giulio Marzaioli (in Gradiva, N.Y. 2008); Loredana Magazzeni; Fiorenza Mormile; Leda Palma (Tibet degli ultimi, Tibetan Haikus, 2011); Rosaria Lo Russo; Marco Simonelli and Adamo Vaccaro. The volume For the Maintenance of Landscape: Selected Poems of Mia Lecomte (co-translated with Johanna Bishop) was published by Guernica, Toronto in 2012. Her translations of the Italian poems of Albanian-born Arben Dedja appear in Traduzionetradizione, n.8, 2013 and her self-translations of her Italian poems in the same review, n. 9, 2013-14. From English into Italian, with Giorgia Sensi, she published a presentation of the English poet Vicki Feaver, Vicki Feaver, La fanciulla che ritrovò le sue mani for Poesia (2006); in 2009, with L. Magazzeni, F. Mormile and A. Robustelli, she translated and edited the anthology Corporea:la poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Milan, ed .Le voci della luna).

 

 

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