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Mikica Pindzo

 

A cura di Brenda Porster

 

 

Il silenzio

 

A A.S.

 

 

C’erano una volta

la grandi lingue,

le sole che potessero

essere arrotolate su se stesse.

E una volta c’erano anche

i grandi dirupi dove

il mare scendeva lontano.

 

Accanto a uno degli arbusti

della scogliera, morì un

piccolo ricordo,

punto dalla vespa.

 

 

 

 

 

Silence

 

 

There were once

the great languages,

the only ones that could

be rolled up on themselves.

And there were once

the great heights where

the sea fell into the distance.

 

Beside one of the bushes

on the cliff, a small memory

died, stung

by a wasp.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con le mani in mano

guardo una parola

mangiare sul mio piatto:

l’amore, nelle lettere

racchiuso, non lo mando.

È qui. Lo spalmo con tenerezza.

Per mangiarlo nella notte che verrà.

Come la muffa.

 

 

 

 

 

 

Hands in hand

I watch a word

eating on my plate:

love, enclosed

in the letters, I won’t send.

It is here. I spread it tenderly.

To eat it in the night that will come.

Like mould.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Alejandra Pizarnik

 

di nuovo giorno

 

 

vuole la sorte un altro giorno ancora

per posare il lenzuolo sui miei occhi

 

fuggo la notte

per ritornare

appesa come un pipistrello addormentato

sugli angoli delle stanze

che mi divorano l’esofago in una danza

 

 

sconnesse

le variazioni

 

in cerchio ripetuti silenzi

ritmati dal cuore

 

graffiano il petto

 

come le ali forate

dai colpi di un

cacciatore contento?

 

 

 

 

 

To Alejandra Pizarnik

day again

 

 

chance needs one more day

to lay the sheet over my eyes

 

I flee from night

to come back

hanging like a bat asleep

in the corners of rooms

that devour my esophagus in a dance

 

disconnected

variations

 

in a circle repeated silences

beat the heart’s time

 

scratch my chest

 

like wings pierced

by the blows of a

happy hunter?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

avete cambiato al fiume il corso

avete fatto i lavori di notte

quella notte

c’ero anch’io

certa delle vie

e del letto del fiume

 

E ho visto scorrere l’acqua

giù per la collina lastricata

dolcemente lontana

decisa

a trovarsi una nuova

strada

 

avete messo le barricate

al nostro fiume

volete che diventi

viale

 

ci sono ancora i lavori

è ancora notte

improvvisamente

vengo via dall’acqua

che si è immersa nelle

nostre strade

a chiedervi il

conto e

non so più

parlare

 

voi sì

 

 

 

 

 

 

you’ve changed the course of the river

you worked at night

that night

I was there too

I was sure of the river’s ways

and of its bed

 

And I saw the water flowing

down the paved hill

gently distant

determined

to find a new

path

 

you’ve put up barriers

to our river

you want it to become

an avenue

 

the work is still going on

it is still night

 

suddenly

I come away from the water

that has drowned

our streets

to ask you for

the bill and

I can no longer

speak

 

you can

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

rosicchiati

i sassi sul fondale e

i detriti come cadaveri

galleggiano

ospiti angeli

bancospini

a ogni tocco più lontani

 

umani, nel desiderio

sporgono cuori

come vista

a restituire i pesi

alla memoria

 

nibbled

stones on the bottom and

debris like corpses

float

angel guests

hawthorns

at every touch more distant

 

humans, with desire

hold out hearts

like sight

to give back weight

to memory

 

 

 

 

 

 

aspettavamo

aspettavamo

che si aprissero i cancelli

un tanto di rumore

in quest’impressione

d’azione

aspettavamo che arrivassero

con un fiore in bocca

ogni petaloso

una speranza che

non avevamo perduto

e nell’ora

dell’incontro

ci si dimenticò

il saluto

 

Per il Contest “Voci della città”, fa parte dei poeti selezionati per i tipi Cadmo Edizioni, 2008

 

 

 

 

 

 

we waited

we waited

for them to open the gates

so much noise

in this impression

of action

 

we waited for them to arrive

a flower in their mouths

every petal

a hope that

we hadn’t lost

and at the moment

of meeting

we forgot

to greet them

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi arrampico

sulla vorragine

come la trama di un racconto infinito

La scala

all’aria non arriva

 

Ancora deglutisco cenere

delle sue ossa

 

Mi pensavo pronta

a quel salto

in mano mi rimase

metà spina

L’altra

fiorisce ancora e

non dà pace

 

 

in “PaginaZero”, Letterature di frontiera, quadrimestrale di letterature, arti e culture, febbraio, 2007, n.10

 

 

 

 

 

I climb

the chasm

like the plot of an endless story

The stairway

doesn’t reach the air

 

I still swallow the ashes

of her bones

 

I thought I was ready

for that leap

in my hand there remained

half a thorn

The other

is still flowering and

gives no peace

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Momenti tagliati

in un susseguirsi di moti

tagliati come le mani

nella lingua dei morti,

rimangono liquidi

dentro di noi,

come lacrime

amputate.

 

Il cuore profano

ha voluto

imparare il perdono,

ma ha trovato le praterie

selciate e i morti già

sepolti.

 

 

Giorno di Laurea, 26 aprile 2006

 

 

 

 

 

Moments cut off

in a succession of movements

cut off like hands

in the tongue of the dead,

they are still liquid

inside us,

like tears

amputated.

 

The lay heart

wanted

to learn forgiveness

but it found the prairies

paved and the dead already

buried.

 

 

 

 

 

MikicaMikica Pindzo (Sarajevo, 1977) laureata in storia contemporanea con una tesi sulla propaganda ustaša nella Croazia di Ante Pavelić (1939-1945), lavora come traduttore sociale da diversi anni, collaborando con Cooperative sociali e ONG e Associazioni. Ha partecipato con FabbricaEuropa Fondazione per la traduzione di spettacoli teatrali. Per il Contest „Voci della città“, fa parte dei poeti selezionati per i tipi Cadmo Edizioni. Ha collaborato con “Pagina Zero”, Rivista di letterature di confine e partecipato ad alcuni concorsi di poesia. Selezionata, insieme ad altri nove poeti, per “Il fintocolto day”, Pistoia.

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