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Mille canarini stonati dai tubi di scappamento

Una delle cose belle di quando vai a correre sono le persone. Come lei che si è spostata con la carrozzina elettrica prima che potessi farlo io e mi ha detto felice: “Vai, vai, corri anche per me!” E così ho fatto. Oppure lei che oggi era fuori col cane, e mentre passavo in calzoncini e canottiera mi ha detto: “Sei una forza della natura! Io oggi mi sono messa addosso la casa”. Ho proseguito più forte che potevo nella nebbia, inanellando versi e musicandoli nella mente. Quindici km in volo tra terra battuta e ghiaia, erba e fango e un sacco di bellissime pozzanghere da suonare coi piedi come piatti nelle scarpe che imbarcano acqua. E qualche breve tratto sull’asfalto. È giusto che nella Città della Salamina passi anche qualcosa di bello ogni tanto, a risvegliarla dalla morte dell’arte, come il canto di mille canarini stonati dai tubi di scappamento. Ci vuole un certo impegno per caderci dentro, inciampando nei propri piedi a un attraversamento. È incredibile la quantità di cose che uno riesce a pensare in quei pochi secondi che lo separano dall’impatto con l’asfalto, tipo: mi resterà qualche dente? Che palle, se mi rompo mi toccherà interrompere l’allenamento. Non è che tutte le ambulanze sono impegnate a girare a vuoto a sirene spiegate per spaventare i cittadini che ciondolano in centro? Se arrivo tardi all’appuntamento con il foglio? Non è che mi ritrovo a pezzetti come l’Italia dopo l’imminente svacco natalizio? E se perdo qualche verso nello scontro con l’asfalto? Invece ho avuto la prontezza di cadere su una chiappa, una delle poche cose vestite che avevo e imbottite e ho strisciato gomiti e ginocchio sull’asfalto solo di rimbalzo. Il freddo era ormai ricordo da tempo, il corpo altrove e io tutto cuore. Perciò, già che c’ero, non ho sentito neppure il dolore. Mi sono alzata e ho proseguito fino a casa, per mettere mano alle bende e ghiaccio sulla chiappa. E ho pensato che la mia sconosciuta amica aveva ragione. Basta un po’ di convinzione. Tra persone a volte ci si comprende: quando il freddo è lo stesso per entrambe e ognuno a modo suo vi fa fronte.

20 novembre 2020

Chiara De Luca

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