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EL EVANGELIO SEGÚN LAS JIRAFAS

 

Ser cuanto ha quedado del atardecer del sábado 22 de octubre del 4004 a. C.

día que según los cálculos del obispo James Ussher se habría creado el universo

(o, lo que es lo mismo, ser los restos de los párpados del astrónomo

la primera vez que vio tu sonrisa convertir al sol en una bola de helado de vainilla)

ser los vestigios de la noche del 15 de mayo de 1953 en el Massey Hall de Toronto,

segundos después de que Charlie Parker hiciera soñar a miles de centauros

tocando All the Things You Are con un saxofón de plástico,

ser cuanto ha quedado de tu viaje hacia la mañana en la que Celan descubrió que era un pájaro,

ser la tiniebla que acaba de distraer a tres pavos reales que no se ponen de acuerdo sobre el precio de una estrella,

ser la sonrisa de los camaleones que se entretenían mordiendo los latidos del corazón de Giorgio de Chirico,

ser una columna de luciérnagas que acaban de ser arrestadas por no participar de una subasta para fijar la tarifa eléctrica,

ser la trampa que acaba de pisar una nena cuando le sonríe a un tío en un bar para minotauros,

ser el joven comunista Guy Môquet, ser Sierra Maestra, ser mayo del 68,

ser la plaza Tahrir llena de puercoespines,

ser la nostalgia de un pájaro que entra al supermercado para pesar su corazón en una balanza, como si pesara un trozo de mar

ser la lágrima donde los pescadores duermen para ajustar cuentas con los derechos civiles de los peces,

ser el estibador que acaba de perder el último tren hacia un buen puñado de reproches,

ser el murciélago que ha decidido operarse de las cataratas porque precisamente es en las cuevas donde se puede ver lo invisible,

ser el rio que se lleva la imagen del que se ve en el agua,

ser la sonrisa de Martin Luther King cuando le dispararon con la rosa de la videncia,

ser el recipiente donde los barberos recogen la luz de la luna cuando afeitan a un león marino,

ser la flecha que en el aire decide dejar escapar a su presa y al mismo tiempo ser la presa mirando el crespúsculo que está a punto de subir a un taxi,

ser los restos del taxista que te acaba de llevar a una peluquería para ruiseñores

ser las muletas de la eternidad tres segundos después de que te vea desmaquillarte,

ser todo esto para acercar mi corazón como una linterna bajo tu almohada y darme cuenta que has vuelto a subirme los impuestos por soñarte

ser cuánto ha quedado del final de este poema que paso de escribir si no empiezas a enrollarte.

 

de El equipaje del ángel, Visor Libros, 2014

 

 

 

IL VANGELO SECONDO LE GIRAFFE

 

Essere quel che è rimasto dell’imbrunire di sabato 22 ottobre del 4004 a. C.

giorno in cui stando ai calcoli del vescovo James Ussher sarebbe stato creato l’universo

(o, che è poi la stessa cosa, essere i resti delle palpebre dell’astronomo

la prima volta che vide il tuo sorriso convertire il sole in una palla di gelato alla vaniglia)

essere le vestigia della notte del 15 maggio 1953 nella Massey Hall di Toronto,

qualche secondo dopo che Charlie Parker fece sognare migliaia di centauri

suonando All the Things You Are con un sassofono di plastica,

essere quel che è rimasto del tuo viaggio verso la mattina in cui Celan scoprì di essere un uccello,

essere la tenebra che ha appena distratto tre pavoni che non si accordano sul prezzo di una stella,

essere il sorriso dei camaleonti che si divertivano mordendo i battiti del cuore di Giorgio de Chirico,

essere una fila di lucciole appena arrestate per non aver partecipato a un’asta per fissare la tariffa elettrica,

essere la trappola appena pestata da una bimba quando sorride a uno zio in un bar per minotauri,

essere il giovane comunista Guy Môquet, essere Sierra Maestro, essere maggio del ’68,

essere piazza Tahrir piena di porcospini,

essere la nostalgia di un uccello che entra al supermercato per pesare il suo cuore su una bilancia, come stesse pesando un pezzo di mare

essere la lacrima dove i pescatori dormono per saldare i conti coi diritti civili dei pesci,

essere lo stivatore che ha appena perso l’ultimo treno verso una buona manciata di rimproveri,

essere il pipistrello che ha deciso di operarsi di cataratta perché è proprio nelle grotte che si può vedere l’invisibile,

essere il fiume che porta l’immagine di ciò che si vede nell’acqua,

essere il sorriso di Martin Luther King quando gli spararono con la rosa della preveggenza,

essere il recipiente dove i barbieri raccolgono la luce della luna quando radono un leone marino,

essere la freccia che decide di lasciar fuggire la sua preda nell’aria e al contempo essere la preda che guarda

il crepuscolo che sta per salire su un taxi,

essere i resti del tassista che ti ha appena portato da un parrucchiere per usignoli

essere le stampelle dell’eternità tre secondi dopo che ti ha visto struccarti,

essere tutto questo per avvicinare il mio cuore come una torcia sotto il tuo cuscino e accorgermi che hai ripreso ad alzare le tasse per sognarti

essere quel che è rimasto della fine di questa poesia che smetto di scrivere se non cominci a lasciarti andare.

 

Traduzione di Chiara De Luca

 

 

178898_4168214205357_2043886920_nNilton Santiago (Lima, Perú) laureato in Diritto e Scienze Politiche e autore delle raccolte poetiche El libro de los espejos [Il libro degli specchi; 2° Premio Copé de Poesía 2003 alla sua XI Bienale] e La oscuridad de los gatos era nuestra oscuridad [L’oscurità dei gatti è la nostra oscurità; II Premio Internazionale della Fondazione “Centro de Poesía José Hierro”]. Di recente ha pubblicato con Visor Libros El equipaje del ángel [L’equipaggio dell’angelo; XXVII Premio “Tiflos” di poesia] ed è giunto finalista all’ultima edizione del Premio “Adonáis” di Poesia 2014. Attualmente vive a Barcellona.

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