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Omer Massem, Materia di lentezza (anticipazione)

Diario

Massimo Sannelli

Avremmo dovuto capire le dimensioni dell’Africa. Ora le sappiamo: l’Africa è più grande dell’Europa, della Cina e dell’India messe insieme. Sì, ma un europeo dice Africa e basta: un continente senza nazioni. E un intero continente può essere l’“unica alternativa” di Pasolini? Nel 1961, sì: ad un intellettuale europeo bastava la parola, e la parola agiva come un mondo, al posto del mondo vero. Oggi no. Anzi: bisogna evitare il più possibile l’approssimazione, anche nella lirica.

Per un intellettuale africano non è mai stato così. Se un uomo di Brazzaville dice Europa, ha già un occhio preciso sulla Francia: lei è l’ex colonialista, e lui penserà a se stesso come all’ex colonizzato. Naturalmente penserà in perfetto francese. E – se  vuole scrivere – scriverà in francese, anche se Brazzaville è a 6.000 chilometri da Parigi.

Immaginiamo che l’uomo di Brazzaville sia un intellettuale. Oggi, per lui, l’“unica alternativa” è darsi una residenza, ma non nel senso lirico e generico di Pasolini. Deve decidere se inserirsi in Occidente – dove sarà assorbito, come una nuova risorsa, tra i molti – o restare in patria, tra i pochi. E così l’unica alternativa al molto dolore è darsi un posto: dove andare e come scrivere. In Europa? Ma “Portogallo e Francia hanno / grattato via a forza di metallo / le tradizioni degli antenati”.

Grazie, Francia. E uno scriverà lo stesso in francese. Ma il colonialismo non ha fatto tutto da solo. Basta sentire la musica dei Super Boboto de Brazzaville. Si diventa folklore o una letteratura da laboratorio di comparative studies. È un punto furioso: Massem cita gli SSB nella stessa poesia in cui dice mafia e piovra. Cioè: la decadenza è una e molteplice, innocua e armata, caso per caso.

Così i territori sono spopolati. Moulandou non vivrà, perché ci sono solo due vecchi. Le tradizioni sono decadute. Non si vuole mai scomparire da soli, ma si scompare. Bene: chi vuole scomparire con noi? Le bestie senza nome sono uomini politici. La città non ha più felicità.

Alla patria che fu tribale e coloniale rimangono solo due beni. Sono la Necessità e la Virtù: il francese e la natura. Nel concetto di natura – Virtù – sono comprese la virilità degli uomini, ovviamente, e la maestà dell’insieme, se uno ha abbastanza orecchio. La maestà è la lentezza.

Il lettore italiano sta per fare una delle esperienze più fraterne di oggi, in poesia. La fraternità è letterale, perché Massem chiede di dare una nazionalità a questa poesia. Quanto a noi, ci abitueremo alle molte Afriche, e non saremo più generici. Riconosceremo che l’alternativa, oggi, siamo noi per le Afriche, e soprattutto per i loro intellettuali; e – nello stesso tempo – le Afriche sono la nostra alternativa. Ma non come metafora o come ideale: oggi l’alternativa si materializza ed è irreversibile. Non c’è più il fenomeno lirico del 1961.

Dovremmo imparare anche l’etimologia di lento, da bravi umanisti. La lentezza si porta dentro un paio di buone idee: resistenza, flessibilità. Di nuovo, o da sempre, Necessità e Virtù.

Massimo Sannelli

L’âme de ce pays est d’accès difficile
on la rencontre chez les bonnes personnes
en avançant lentement dans ces hauteurs sans fin,
ma main est orientée par une voix qui n’hésite pas
on se retrouve dans les bras de l’autre
dans le périmètre allumé
où nous regardons la matière de lenteur
et là, impossible de se dépêcher.

Il faut écouter sereinement le silence de la lenteur,
qui, dans l’effarement de la rencontre, révèle
l’histoire des hommes d’ici.
On accède ainsi à l’âme des villages anciens,
massangui, mais aussi moualou, kitomissa,
où des clans se sont éparpillés pour les unions futures.
Ceux qui aiment finissent par arriver
dans ces terres de dénuement
où la modernité n’a pas pris racine

 

 

 

 

Des fois tu trouves ces pages illisibles
parce qu’il n’est pas question de ton village,
tu ne connais pas les êtres d’ici ;
dans ce livre, enlève les taches de suie
avec un coton imbibé d’eau de vie
ou d’alcool fabriqué avec des cannes à sucre.
Passe une lampe sur les recoins sombres
de la case à fétiches, près de la forêt tout en
crachant ta salive dans les paumes de tes mains.
Des feuilles caduques qui ne verront pas
la fin des saisons nouvelles
sont des palimpsestes nouveaux
Les enfants parlent français
Mais mes fragments si hachés
sont sans nationalité. Sinon celui du village congolais.

Mes fragments acquièrent la nationalité
du lecteur et passent les frontières des pays,
comme s’ils traversaient le temps dans tous ses états.
Dans les lieux de batailles,
là où les âmes se blessent et
se souviennent des vies interrompues
trop tôt et où l’homme recherche
les coteaux et les creux des villages
les fontaines de la vie.

 

 

 

 

En mangeant le corps de ce pays,
nous n’avons fait qu’aggraver le lien,

Nous savons maintenant
la teneur des arbres de Moulandou
le bruit du vent qui ne souffle pas,
la couleur de l’eau
qui coule dans les creux
des montagnes,
le sourire intime des femmes vaillantes.

Nous savons la densité de notre nuit,
l’éloge de l’amour et du sourire.

 

 

 

 

Je dirai
que je viens de ce pays
qui se mue en hommes d’errance
et l’humanité me reconnaîtra

et peut-être aussi me reniera

je viens de ce territoire
délaissé
qui, demain, n’aura plus de nom
de ce territoire de sourire et d’amour
qui donne naissance
à des hommes de partage

je dirai
que je suis de ce monde
qui n’est qu’un temps insaisissable

et que le ralenti de la lenteur
dévoile au détour d’une poésie.

 

 

 

 

Quand il viendra dans notre pays
avec une école à offrir,
accepte le don car il nous faut
apprendre les choses de la vie
mais pose-toi la question
sur cette générosité qui achète notre âme.

Quand un homme viendra avec une route,
avec un hôpital, avec des véhicules pour ton village
fais attention à toi car il te nuit et te compromet
devant la nation.
Tu seras le receleur d’un vol d’argent du pays.

Quand il convoquera le vote du peuple
pour départager, c’est parce qu’il sait
comment trafiquer
les résultats des urnes.

Et face à cette parole réversible
prends un couteau sans manche
marche droit sans fléchir et déchire les ténèbres
et là le triomphe de l’homme
advient comme inévitablement
le jour s’élève.

L’anima di questo paese ha un accesso difficile
la si incontra nella brava gente
che avanza lentamente in quelle altezze senza fine,
la mia mano è guidata da una voce che non esita
ci si ritrova fra le braccia dell’altro
nel perimetro acceso
dove guardiamo la materia di lentezza
e non è più possibile affrettarsi.

Si deve ascoltare serenamente il silenzio della lentezza,
che, nello sgomento dell’incontro, rivela
la storia degli uomini di qui.
Così si entra nell’anima degli antichi villaggi,
massangui, ma anche moualou, kitomissa,
dove i clan si sono dispersi per le unioni future.
Quelli che amano finiscono per arrivare
in queste terre di denudazione
dove la modernità non ha messo radici

 

 

 

 

A volte trovi queste pagine illeggibili
perché non è del tuo villaggio che si parla,
tu non conosci gli esseri di qui;
in questo libro, leva le macchie di fuliggine
con un cotone imbevuto d’acquavite
o d’alcol fatto con la canna da zucchero.
Passa una lucerna sugli oscuri anfratti
della capanna dei feticci, vicino alla foresta
sputando la tua saliva sui palmi delle mani.
Foglie caduche che non vedranno
la fine delle nuove stagioni
sono palinsesti nuovi
I bambini parlano francese
Ma i miei frammenti così sminuzzati
sono senza nazionalità. Se non quella del villaggio congolese.

I miei frammenti prendono la nazionalità
del lettore e passano le frontiere dei paesi,
come se traversassero il tempo in tutti i suoi stati.
Sui campi di battaglia,
dove si feriscono le anime e
ricordano le vite interrotte
troppo presto e dove l’uomo ricerca
le collinette e le valli dei villaggi
le fonti della vita.

 

 

 

 

Mangiando il corpo di questo paese,
abbiamo solo appesantito il legame,

Ora conosciamo
la distesa degli alberi di Moulandou
il rumore del vento che non soffia,
il colore dell’acqua
che cola nelle cavità
delle montagne,
l’intimo sorriso delle donne valenti.

Conosciamo la densità della nostra notte,
l’elogio dell’amore e del sorriso.

 

 

 

 

Dirò
che vengo da questo paese
che si tramuta in uomini d’erranza
e l’umanità mi riconoscerà

e forse mi rinnegherà anche

vengo da questa terra
abbandonata
che, domani, non avrà più nome
da questa terra di sorriso e d’amore
che dà nascita
a uomini di parte

dirò
che sono di questo mondo
che è solo un tempo inafferrabile

e che l’indugio della lentezza
svela alla svolta di una poesia

 

 

 

 

Quando verrà nel nostro paese
con una scuola da offrire,
accetta il dono perché dobbiamo
imparare le cose della vita
ma fatti la domanda
su questa generosità che compra la nostra anima.

Quando un uomo verrà con una strada,
con un ospedale, con veicoli per il tuo villaggio
sta’ attento a te perché ti nuoce e ti compromette
davanti alla nazione.
Tu sarai un ricettatore di denaro rubato al paese.

Quando convocherà il popolo al voto
per avere la maggioranza, è perché sa
come truccare
i risultati delle urne.

E davanti a questa parola reversibile
prendi un coltello senza manico
cammina diritto senza piegarti e squarcia le tenebre
e là il trionfo dell’uomo
arriva come inevitabilmente
il giorno si leva.

 

Traduzione di Matteo Veronesi

Essenzialmente poeta, Omer Massem è un operatore culturale che vive a Brazzaville nella Repubblica del Congo. Critico letterario, è professore di Lingua e Letteratura francese all’Università Marien Ngouabi. Ha pubblicato con l’Harmattan tre raccolte di poesia: Le Couteau sans manche (2011), Ne plus voir. Paroles altières pour Jean-Blaise Bilombo Samba (2013), Les Fragments sauvegardés (coll. 5 continents, 2014) e ha in corso di pubblicazione la raccolta poetica Choses vraies. Materia di lentezza è la sua quarta raccolta e sarà presentata al Salone del libro di Parigi nel marzo 2018.

In uscita per Edizioni Kolibris

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2 comments

  1. Solange Reply

    L’écriture poétique d’Omer Massem explore notre identité. C’est un réel plaisir de lire ce recueil nouveau. Félicitations !

    1. irisnews Reply

      Merci pour ta lecture et pour tes mots Solange!

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