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Pat Boran, A Dog / Un cane

A Dog

 

for Paula and Theo

 

A dog is a judge.

You cannot lie to a dog.

Even when you do not speak

a dog can hear you.

 

Like the house you grew up in,

or the concrete shed

on the windy side of school,

dogs have no time

for who you think you are

or plan to become.

They exist in the world

of the moment.

Hours, days and years

mean nothing to a dog.

 

Like that overgrown plant

out the back, or the shirt

upstairs still in its Christmas wrapping

seven months on, a dog

is always waiting

for your return.

 

Then it’s the soul of the universe,

its eyes are twin black holes

drawing in and pouring out

primordial stuff. Hearts

are broken and remade

with one look from a dog.

 

And there is nothing in its power

a dog would not do, if it could,

for the one who shows it kindness,

stick‐chasing and dancing,

lifting the regal paw, melting

like slush over the kitchen floor

to sleep the one‐eye‐open

finding‐the‐right‐position‐still

sleep of the just.

 

Yet it is one of the great sorrows

with which we humans must contend

that dogs can report so little

though they see so much.

 

What we would know

of the world, of existence itself,

if only we could converse with them,

these friends who learned to bark

to assuage our loneliness,

these damp‐smelling angels

who suffer our moods and our scoldings

and still, in the end —

the table cleared and lights turned off —

who lead us out one final time

to stand in the darkness

and wait, looking up

like shepherds beneath

the canopy of the stars.

 

Pat Boran, from La prossima vita, Edizioni Kolibris 2014

 

 

 

Un cane

 

per Paula e Theo

 

Un cane è un giudice.

A un cane non si può mentire.

Anche quando non parli

un cane può sentirti.

 

Come la casa in cui sei cresciuto,

o la baracca di cemento

sul lato ventoso della scuola,

i cani non hanno tempo

per chi credi di essere

o progetti di diventare.

Loro esistono nel mondo

dell’istante.

Ore, giorni e anni

non hanno senso per un cane.

 

Come quella pianta cresciuta a dismisura

fuori sul retro, o la camicia al piano si sopra

ancora incartata da Natale

dopo sette mesi, un cane

sta ancora aspettando

il tuo ritorno.

 

Poi è l’anima dell’universo,

i suoi occhi sono buchi neri gemelli

che aspirano ed eruttano

materia primordiale. Cuori

vengono spezzati e ricreati

da un solo sguardo di un cane.

 

E non c’è nulla in suo potere

che un cane non farebbe, se potesse,

per chi si mostra gentile,

inseguire un bastone e danzare,

sollevare la zampa regale, sciogliersi

sul pavimento in cucina come neve

per dormire, con-un-occhio-solo

trovando-ancora-la-posizione-buona,

il sonno del giusto.

 

Eppure uno dei grandi dolori

che dobbiamo affrontare noi umani

è che un cane possa riferire così poco

nonostante veda così tanto.

 

Che cosa non sapremmo

del mondo, dell’esistenza stessa,

se solo potessimo conversare con loro,

questi amici che hanno imparato ad abbaiare

per alleviare la nostra solitudine,

questi angeli odorosi di umido

che soffrono umori e sgridate degli umani

e ancora, alla fine –

con la tavola pulita e le luci spente –

ci guidano fuori un’ultima volta

a stare in piedi nel buio

e aspettare, guardando

come pastori dietro

la calotta delle stelle.

 

Traduzione di Chiara De Luca

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