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Paula Meehan, Geomantic/Geomantico

Romantico, geomantico, bislacco

Massimo Sannelli

Se Irma Brandeis nasce giovane e Montale nasce vecchio, che cosa possiamo farci? Niente. Le loro fotografie sono spietate e la nostra fisiognomica non è meno spietata. Non c’è problema: il nostro bisogno di un assoluto materiale & irrazionale si consola con una foto su due.

Irma scrive che non sopporta più la vita grottesca e antieroica del loro rapporto. Il rischio di essere grotteschi e antieroici è sempre in agguato, quando si entra in una relazione, soprattutto di sentimenti. Voi mi capite e ricordate Pavese, il 25 marzo 1950, giorno dell’Incarnazione: “Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla”.

Allora: il problema è come non essere grotteschi e antieroici. Un problema nel problema è come non imporre il grottesco e l’antieroico agli altri: i nostri amanti, lettori e spettatori.

Qui Paula Meehan ci insegna una piccola strategia: testi brevi e mescolare alto e basso, dire B-side e fucking ma citare – senza dirlo – Dante in fated course, Blake in chartered streets, Kipling nel coming out in the wash. Tutto questo in versi un po’ cantilenanti, tra libertylullaby e virtuosismo. 

Ma è un virtuosismo da strega con il grimorio in mano e gli occhi alle stelle o ai segni della geomanzia. 

Ma la ninna nanna è cantata a bambini che non ci sono più: prima di tutto la stessa Meehan, quando era bambina. 

Ma il liberty – diciamo così – è un omaggio ai grandi, e l’omaggio è implicito, se no è servilismo. 

Definire è vile, e ogni cosa che può essere detta, criticamente, si può dire anche in un altro modo: ci sarà sempre un ma in agguato, con la felicità elegante di complicare. Altrimenti non sarebbe poesia.

Tradurre tutto questo non è facile, perché l’italiano cade volentieri nell’ampolla ampollosa o nell’Accademia, e quindi nel grottesco. Bisogna trovare una misura composita e attribuirsela ex novo: cultura e decorazione, gioco e rima, e se non sarà rima sarà assonanza, e chi vivrà vedrà. Ma quando la misura si è trovata, allora non c’è pianto e non c’è stridore. Non siamo diventati eroi pubblici e va bene un po’ di eroismo anonimo, per ora. 

Ma non siamo nemmeno grotteschi. Nemmeno antieroi. No: in questi giorni Meehan ci aiuta a non scherzare con il fuoco. A non spegnerlo, ma a modificarlo. 

 

 

The Moons

Moons like petals adrift on the stream:
night moon and day moon, moon in eclipse,
slender new moon in the winter sky,
and full harvest moon — a golden ball;
moon of my first breath, my mother’s death,
grandfather moon, my father’s frail boat,
moon of my lost child, my sister’s fall,
moon of my beloved’s waking dream,
moons of my life adrift on the stream.

 

 

 

 

 

The Patternings

I sketch the patternings of the sea:
the iter- and reiteration
of event. Similar; not the same.

Lulled by dull predictability
of my own selves’ dreary projections,
I’ve confused the sacred with its name.

Better scan fractals, rhyme sea with tree,
tune into tantric syncopation
my mortal gods, frantic and profane.

 

 

 

 

 

The Trust

Leave her in the lap of Our Lady
her counsel for where to place the lost
when we close the door on their madness.
She slammed the door on her own daughter,
left her to the city’s chartered streets,
found her in the Liffey’s dark water,
cast up in the week before Christmas,
the city gripped in the hardest frost
the eve of the new austerity.

 

 

 

 

 

The Conjuration

I walked your ghost trail through the city,
I knocked at all the old addresses,
but nowhere did I find word of you.
One friend said you’d died. It was a lie:
I knew by the shadows in her eyes.
She swore you’d been some class of a spy.
I was but one in a lengthening queue
of women crazed by your excesses,
fucking fools who deserved no pity.

 

 

 

 

 

The Rub

It was what she’d say when things got rough
back there in Thebes Central — the kitchen —
where it never came out in the wash,
the one original stain, the sin
of the fathers spun down through the years.
Every word she hurled could pierce the skin:
she could talk common, she could talk posh.
I sat like a stone growing lichen.
What didn’t kill me would make me tough.

 

 

 

 

 

The Grimoire

When you call it my book of shadows
I scry the tawny deer move upwind
towards the Furry Glen, and the stars
above have their own kind of grammar,
their own declension of winged folk —
the Mother, the Father, the Other.
I understand the transit of Mars
is a fated course that has us twinned
lost souls beneath the skylight window.

 

 

 

 

 

The Row

No matter what you tell me tonight
about the lost republic, about
the last chance, the last hope, the last toss
of the coin, the flipside, the B-side,
the be all and end all of nothing,
everything you say will be unsaid
by morning; and we’ve borne too much loss
between us to waste our time in doubt
composing cruel censorious slights.

 

 

 

 

 

The Querant

There’s nothing to be learned from the rain
falling through red, through green neon light,
nothing to be gleaned on the matter,

no solace in the sound of the train
shunting you home in the dark of night.
Under streetlamps the old boys gather

to talk of the old country, its pain.
Their childhoods dying in their hindsight,
with the smell of their fields in summer.

 

 

 

 

 

The Fear

Circling round the work for hours afraid
of what I might say or fail to say,
the song unmade, last night’s dream betrayed,
I wander through the rooms: the rain,
which has drenched the unkempt streets for days,
beats a loud tattoo upon the pane
then stops of a sudden. The stanzas
open up to the sun’s healing rays
answering my prayers — this mantra!

 

 

 

 

 

The Clouds

Some mornings the room is full of clouds,
clouds where the students’ heads ought be,
little weather systems of their own.

They put all their work up on the cloud:
dream and song and secret and story.
Consciousness seeds the digital zone

with cold fronts, sunny spells, cirrus clouds.
Every weather of the room I grieve
the cloud children of the new machines.

 

 

 

 

 

The Last Lesson

Romantic, geomantic, antic:
the small green fields, the earth from above,
the autumn hedgerows, turning, turning,
turned with winter’s white and black magic
into hieroglyphs of mortal love
signaling heaven with our yearning.
The frail glider suddenly mythic
is stopped a moment as if to prove
the craft is lighter than the learning.

 

Le Lune

Lune come petali alla deriva nella corrente:
Luna notturna e luna diurna, luna in eclissi,
Luna sottile nel cielo d’inverno,
e Luna piena di settembre — una palla dorata;
Luna del mio primo fiato, della morte di mia madre,
Luna del nonno, della fragile barca di mio padre,
Luna del mio bimbo perduto, di mia sorella che cade,
Luna del sogno lucido del mio adorato,
Luna della mia vita alla deriva nella corrente.

 

 

 

 

 

I contorni

Schizzo i contorni del mare:
iter-e reiterazioni
dell’evento. Non uguale; similare.

Cullata dalla prevedibilità banale
delle mie monotone autoproiezioni,
ho confuso il sacro con il suo nome.

Meglio scandire i frattali, far rimare il mare,
sintonizzare in tantra sincopati
i miei dèi mortali, frenetici e profani.

 

 

 

 

 

La fiducia

Lasciala in grembo alla Vergine Maria
suo consiglio per dove piazzare i perduti
quando chiudiamo la porta sulla loro follia.
Lei sbatté la porta in faccia alla sua stessa figlia,
la lasciò alle strade trafficate della città,
la trovò nelle scure acque del Liffey,
gettata la settimana prima di Natale,
la città preda del freddo più duro
la vigilia della nuova austerità.

 

 

 

 

 

Il sortilegio

Ho seguito la tua scia spettrale in città,
ho bussato a tutti i vecchi accessi,
ma in nessun luogo nessuna notizia
Un’amica disse che eri morto. Bugia:
Lo capii dalle ombre negli occhi della tizia.
Giurò che tu fossi una sorta di spia.
Ero solo una dell’interminabile lista
di donne impazzite per i tuoi eccessi,
fottute folli indegne di pietà.

 

 

 

 

 

La strigliata

Era come diceva quando era dura
di nuovo in cucina — la Tebe Centrale —
quando non era più bianca del bianco,
l’unica macchia, il peccato originale
dei padri centrifugati negli anni.
Ogni parola scagliata era spina nel fianco:
parlasse normale o parlasse formale.
Sedevo come una pietra con sopra il lichene.
Quello che non mi uccise mi renderà più dura.

 

 

 

 

 

Il grimorio

Quando lo chiami il mio tetro rimario
prevedo il cervo fulvo controvento
verso il Furry Glen, e il manto stellare
sopra ha la sua regolarità,
la sua declinazione di popolo alato —
la Madre, il Padre, l’Alterità.
Vedo che Marte nel fatale andare
ci ha gemellati come in un portento
anime perse sotto il lucernario.

 

 

 

 

 

La fila

Che importa cosa mi dici stasera
della repubblica persa, se c’era
l’ultima chance, la speranza, il lancio
della moneta, il rovescio, il lato B,
il meglio del meglio di niente,
quello che dici resterà silente
al mattino; e c’è stato troppo lutto
tra noi per sprecare il tempo nel dubbio
componendo un crudele, censorio dispetto

 

 

 

 

 

La curiosa

Dalla pioggia si impara ancora meno,
che nel neon rosso e verde fa rasoi,
niente materia spigolata ai tuoni,

nessun conforto nel suono del treno
che nella notte ti riporta ai tuoi.
Adunanza di ex giovani ai lampioni

per dire il male di un paese alieno.
Sono infanzie morenti al senno di poi,
con l’odore dei campi delle estive stagioni.

 

 

 

 

 

La paura

Ore intorno al lavoro e ho paura
di quanto potrei dire o non potere,
 il canto sfatto, il sogno ultimo infranto,

io vago in queste camere: la pioggia
impregna giorni e giorni strade sciatte,
in ritirata sopra il vetro batte
forte e si ferma di colpo. Ogni stanza
si apre ai salvifici raggi del Sole
e mi ascolta se prego — questo mantra!

 

 

 

 

 

Le nubi

Certe mattine l’aula è solo nubi,
nubi invece di teste di studenti,
microschemi di meteo personale.

Quello che fanno è tutto nella nube:
sogno più canto più arcani più eventi.
La coscienza semina la zona digitale

con fronti freddi, cirri, arti solari.
Ogni tempo dell’aula mi addolora
la nube figlia di macchina nuova.

 

 

 

 

L’ultima lezione

Romantico, geomantico, bislacco:
i piccoli campi verdi, la terra dall’alto,
mutano, mutano, le siepi autunnali
mutate con magia nera e bianca invernale
in geroglifici d’amore mortale
per indicare il cielo con le nostre brame.
Di colpo mitico, il fragile aliante
è fermato un momento come prova
che l’arte è più leggera della scuola.

 

Traduzione di Chiara De Luca e Massimo Sannelli.

Paula Meehan was born in Dublin where she still lives. She studied at Trinity College, Dublin, and at Eastern Washington University in the U.S. This is her seventh collection of poems. She has written plays for both adults and children, including Cell and The Wolf of Winter. Music for Dogs: work for radio, also published by Dedalus Press, collects three plays concerned with suicide during the economic boom years in Ireland. Her poetry has been translated into French, German, Galician, Italian, Japanese, Estonian, Spanish, Greek, Chinese and Irish. She has received the Butler Literary Award for Poetry presented by the Irish American Cultural Institute, the Marten Toonder Award for Literature, the Denis Devlin Award for Dharmakaya, published in 2000, the Lawrence O’Shaughnessy Award for Poetry 2015, and the PPI Award for Radio Drama. In 2013 Dedalus Press republished Mysteries of the Home, a selection of seminal poems from the 1980s and the 1990s. She was honoured with election to Aosdana, the Irish Academy for the Arts, in 1996. She was Ireland Professor of Poetry, 2013 – 2016, and her public lectures from these years, Imaginary Bonnets with Real Bees in Them, was published by UCD Press in 2016.

Paula Meehan è nata a Dublino, dove vive. Si è formata al Trinity College di Dublino e alla Eastern Washington University negli Stati Uniti. Questa è la sua settima raccolta di poesie. Ha scritto commedie sia per adulti che per bambini, tra cui Cell [Cella] e The Wolf of Winter [Il lupo dell’inverno]. Music for Dogs: work for radio [Musica per cani: opera radiofonica] pubblicato da Dedalus Press, raccoglie tre radiodrammi che trattano il tema del suicidio durante gli anni del boom economico in Irlanda. Sue poesie sono state tradotte in francese, tedesco, galiziano, italiano, giapponese, estone, spagnolo, greco, cinese e irlandese. Ha ricevuto il Butler Literary Award per la Poesia, presentata dall’Irish American Cultural Institute, il Marten Toonder Award per la Letteratura, il Denis Devlin Award per Dharmakaya, pubblicato nel 2000, il Lawrence O’Shaughnessy Award per la Poesia 2015, e il PPI Award per il Radiodramma. Nel 2013 Dedalus Press ha ripubblicato Mysteries of the Home [Misteri della Casa], una selezione di poesie rappresentative degli anni Ottanta e Novanta. È stata eletta membro onorario di Aosdana, l’Accademia delle Arti irlandese, nel 1996. È stata Professore di Poesia irlandese dal 2013 al 2016 e le sue elzioni pubbliche di quegli anni sono state pubblicate da UCD Press nel 2016 nel volume Imaginary Bonnets.

 

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