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Pëtr Razumov

 

A cura di Paolo Galvagni

 

UNA SCATOLA VUOTA

 

Al Dalai Lama regalano una scatola vuota

E lui esclama: “Wow, just what I always wanted!”

Ma la questione è che il Vuoto non è negativo

È al contempo una presenza piena

 

Tanja dice che non so “essere”.

Cioè esistere in rapporti conformistici col mondo

 

Forse è il mondo che ha qualcosa che non va,

Forse, Kafka ha ragione ed esso (il mondo) va corretto?

E io “sono” in un’altra relazione,

Per esempio, quando scrivo e creo questa antimateria,

Che ha una relazione con la scatola vuota?

 

Il mondo assurdo è gravoso in Kafka, quindi non può “essere” davvero,

Perché “essere” è far amicizia col mondo-in-sé,

Ma se dentro di me c’è solo la sua (del mondo) impronta nera?

E in generale: può essere reale ciò che si distrugge costantemente?

Da me, per esempio, per la seconda volta in qualche mese perdono i tubi

In bagno e in cucina

Non può possedere realtà ciò che scorre di continuo?

 

***

 

Ecco volevo scrivere una poesia

Su come Natal’ja Dmitrievna passò a papà

Una giacca azzurra di lana a quadrettoni

Ma risultò grande, anche per me – non solo al papà

Non riuscii proprio a sistemarla

L’amico Vanja in generale non portava vestivi austeri

A mio fratello non piacque

(Tali camice appartenevano a una fondazione che aiuta chi non ha giacche)

In verità, accadde tempo fa, quando c’era ancora Aleksandr Isaevič (1)

Erano gli anni Novanta, affamati e accecanti

E le giacche erano necessarie a un gran numero di pretendenti del tempo,

Agli storici, ai poeti, ai loro amici e fratelli

 

Qui non c’è sarcasmo.

L’“Arcipelago” va insegnato ai bambini

E le giacche vanno portate secondo l’altezza e le spalle

Ovvio, c’è qualcosa che non va nel rapporto con Solž in Russia,

Paese dei prodotti petroliferi e degli ergastolani

 

Volevo anche scrivere della lotta contro l’entropia –

È il mio tema preferito, non è ancora stato esaurito

Come il tema d’amore in Puškin, Fet e Jaroslav Mogutin (2)

Ma tutto questo ha seccato abbastanza

Il mio lettore inesistente,

Uno schizzinoso come me in relazione alle giacche e ai temi banali

 

Volevo scrivere dei trecento milligrammi di “trittico”,

Una pillola stupenda che mi regge in piedi e in un certo senso sulle mani,

Senza lasciare che l’angustia distrugga i miei tragitti,

Provochi in me il torpore,

Tolga la mia quiete serale,

Indebolisca la mia volontà

E in generale

Ho una sensazione tale che con essa sia possibile

“Permetto, quindi è possibile!” come cantava una cantante classica

Ai tempi di una pubertà difficile

Erano gli anni Novanta, affamati, ma ricchi d’arte

 

Tutti questi temi, presi per se stessi,

Non vanno bene per la pittura

La letteratura deve essere pittura,

Il suo consumo è breve e importante.

Responsabile e categorico,

Tutto ciò che fa, deve scoppiare, provocare dolore,

Allontanare dalla disperazione o portare al coma

Proprio ciò che fa la non scrittura –

Ciò è divertente,

Quando l’assenza di un oggetto materiale dell’arte

Per chi lo crea,

Ha già fatto per questa stessa arte tutto il lavoro

E rimane da sperare

Che tra qualche tempo

Le parole s’aggregheranno in necessari pezzi e macchie

E starà male e inquieto qualcun altro,

Che, come ho detto, non esiste

 

1) Aleksandr Isaevič Solženicyn (1918-2008), autore de Arcipelago gulag (1973). Appartiene al gergo colloquiale l’abbreviazione “Solž” del cognome.

2) Puškin, Fet, poeti russi dell’Ottocento. Mogutin, autore gay russo vivente.

razumovPëtr Razumov è nato nel 1979 a Leningrado/Pietroburgo, dove vive tuttora. Si è laureato in Filologia. Ha svolto vari lavori (venditore di libri, manovale, segretario, agente immobiliare, cuoco). Suoi versi sono apparsi nelle riviste “Novyj mir”, “Vozduch”, “Akt”, “Zinziver”, “Futurum ART”, nei siti “Polutona”. “Queerculture”. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Diafil’my [Le filmine] (2005), Lovuška [Tranello] (2008), Kollež de Frans mne snitsja po nočam [Sogno di notte il College de France] (2012), Upravlenie telom [Gestione del corpo] (2013); le raccolte di saggi Mysli polnye jarosti [Pensieri pieni di furore] (2010), Kosti [Ossa] (2014). Nel 2006 è stato insignito del premio “Propilej”. Traduzioni dei suoi versi sono apparse nel volume Tutta la pienezza del mio petto (Lietocolle 2015).

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