Facebook

Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985

Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985

antologia a cura di Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta

Taut Editori, Milano, pp. 228, euro 13, ISBN 978-88-945100-1-0

 

La presentazione avverrà sabato il 15 febbraio alle ore 17

Studio d’Arte del Lauro – Via Mosè Bianchi 60 Milano (MM Amendola + MM Lotto) 

Prossimamente anche a Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bookcity ecc.

È nata una nuova casa editrice, Taut Editori, in omaggio ai visionari fratelli architetti. A inaugurarla è un volume collettivo internazionale dedicato ai giovanissimi, un segnale di apertura verso le nuove generazioni. Taut indagherà le nuove voci inserendole in un contesto storicizzato.

Si inizia con un’antologia dei nuovi poeti anche stranieri – proposti con l’immancabile testo a fronte – introdotti da una scheda bio-critica a cura di poeti già consolidati come David Keplinger, Jack Underwood e Erika Martinez. I giovani migliori del loro territorio, avvallati dai critici più importanti, per una selezione agguerrita attraverso i dipartimenti universitari e le redazioni più vivaci del mondo – le università di Goldsmith, Barcellona, Lisbona, Milano, Genova, le riviste Quimera, Poetry London ecc.

La cura del progetto grafico, studiato ad hoc, conclude la novità che questa antologia pretende avviare. Il volume non si limita a raggruppare una manciata di nomi ma si pone come proposito di offrire un taglio particolare rispetto alla situazione della poesia e al suo continuo e sotterraneo movimento.

Il campo di azione su cui operano questi giovani poeti è quello stilistico: conseguire una riconoscibilità lavorando alla struttura dei testi, evitando i modelli standard.

In queste pagine passerete dai malagueños Cristian Alcaraz e David Leo alla poetessa siciliana Dina Basso. All’ironia anfibia di Alessandro Biddau (1995) e Manuel Micaletto (1990) risponde quella scoperta e iperbolica di Augusto Ficele (1992). L’inglese Ella Frears riesce a neutralizzare la finta combinazione dei ruoli nelle dinamiche emotive. Troverete autori che si sono affacciati recentemente per mezzo di convincenti opere prime, come l’umbro Simone Burratti e il fiorentino Lorenzo Cianchi. Presente un gruppo romano cui appartengono Gabriele Galloni e Antonio Merola, entrambi attivi nella prosa. Il volume spazia dal giovanissimo Mario Gennatiempo, che vive a Salerno ed è nato addirittura nel 2000, a Federica Gullotta di Faenza e Michele Lazazzera, nato a Matera ma cresciuto a Roma e ora architetto in Belgio. E non manca il russo Aleksandr Malinin che indaga l’inquietudine «ottusa» e meccanica del corpo dentro al sentimento. Unici milanesi sono Iacopo Pesenti (1990), pittore già noto agli addetti ai lavori, Gerardo Masuccio – nome tutt’altro che ignoto nell’editoria italiana, per la sua partecipazione alla resurrezione di un marchio storico come Bompiani –, l’outsider Riccardo Zippo e il celebre artista Diego Marcon, qui alla sua prima prova in versi. Tra le conferme degli anni ‘80 troviamo il bergamasco Luca Minola e il nocerese Francesco Maria Tipaldi. Il venezuelano Adalber Salas Hernández, newyorchese d’adozione, propone invece una personalissima forma di epica mentre, a chiudere la rassegna, sono la poetessa cambogiano-statunitense Monica Sok, «cresciuta tra i campi di granoturco e le carrozze amish di Lancaster, in Pennsylvania», il portoghese Tomás Sottomayor (1994), tradotto da Roberto Maggiani, e la poetessa asturiana Sara Torres. Anche il tema dello sradicamento è quindi presente: in Sok, diventa eco del paesaggio abbandonato dai genitori per fuggire ai khmer. Un trauma ereditario che altera la sua percezione del mondo.

I giovani poeti invitati sono: Cristian Alcaraz (Malaga, Spagna 1990); Dina Basso (Scordia Sicilia 1988); Alessandro Biddau (Genova 1995); Simone Burratti (Narni, Terni 1990); Riccardo Canaletti (Macerata 1998); Lorenzo Cianchi (Certaldo, Firenze 1985); Davide Cortese (Genova 1994); Augusto Ficele (Terlizzi, Bari 1992); Ella Frears (Truro, UK 1991); Gabriele Galloni (Roma 1995); Mario Gennatiempo (Cinquefrondi, Reggio Calabria 2001); Federica Gullotta (Faenza 1991); Michele Lazazzera (Pisticci, Matera 1995); David Leo (Malaga, Spagna 1988); Aleksandr Malinin (Joškar-Ola, Russia 1991); Diego Marcon (Busto Arsizio 1985); Gerardo Masuccio (Battipaglia, Salerno 1991); Antonio Merola (Roma 1994); Manuel Micaletto (Sanremo 1990); Luca Minola (Bergamo 1985); Iacopo Pesenti (Milano 1990); Adalber Salas Hernández (Caracas, Venezuela 1987); Monica Sok (Lancaster, Pennsylvania USA 1990); Tomás Sottomayor (Porto, Portogallo 1994); Sara Torres (Gijon, Spagna 1991); Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore 1986); Riccardo Zippo (Gagliano del Capo, Lecce 1992)

Testi da PLANETARIA – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985, TAUT EDITORI Milano

Ella Frears (Truro, Regno Unito 1991)

I ASKED HIM TO CHECK THE ROOF, THEN TOOK THE LADDER AWAY

All night I enjoyed the lie: not feeling well, upstairs in bed but sends his love.

I could feel his frustration above me, through the ceiling; could feel it
so strongly that it was as though my chest were the roof and he was trapped
inside me. How will we go on after? I thought, how will I end this?

He hadn’t called for help. Maybe he’d worked out a way down
but I didn’t think so. The dinner party was wonderful.
As the guests left I looked up and realised that there was no moon.

Shine, darling. I whispered. And from behind the chimney rose his little head.

 

 

 

GLI HO CHIESTO DI CONTROLLARE IL TETTO, POI HO PORTATO VIA LA SCALA

Tutta notte ho goduto della bugia: un po’ indisposto, è su a letto ma manda cari saluti.

Sentivo la sua frustrazione sopra di me, attraverso il soffitto; la sentivo
così forte che era come se il mio petto fosse il tetto e lui era intrappolato
dentro di me. Come andremo avanti poi? Ho pensato, come la farò finita?

Non aveva chiesto aiuto. Magari aveva trovato un modo per scendere
ma ne dubitavo. La cena è stata meravigliosa.
Mentre gli ospiti se ne andavano ho guardato in su e mi sono resa conto che non c’era luna.

Brilla, tesoro. Ho sussurrato. E da dietro il comignolo è sorta la sua testina.

 

 

 

 

FUCKING IN CORNOVAGLIA

The rain is thick and there’s half a rainbow
over the damp beach; just put your hand up my top.
I’ve walked around that local museum a hundred times
and I’ve decided that the tiny, stuffed dog,
labelled: the smallest dog in the world, is a fake.
Kiss me in a pasty shop with all the ovens on.
I’ve held a warm, new egg on a farm and thought about fucking.
I’ve held a tiny green crab in the palm of my hand.
I’ve pulled my sleeve over my fingers and picked a nettle
and held it to a boy’s throat like a sword.
Unlace my shoes in that alley and lift me gently onto the bins.
The bright morning sun is coming and coming
and the holiday children have their yellow buckets ready.
Do you remember what it felt like to dig a hole all day
with a tiny spade just to watch it fill with sea?
I want it like that – like water feeling its way over
an edge. Like two bright-red anemones in a rock-pool,
tentacles waving ecstatically.
Like the gorse has caught fire across the moors and you
are the ghost of a fisherman, who always hated land.

 

 

SCOPARE IN CORNOVAGLIA

La pioggia è spessa e c’è un mezzo arcobaleno
sulla spiaggia umida; mettimi la mano fin sopra.
Ho camminato per quel museo di paese centinaia di volte
e ho deciso che il cagnolino imbalsamato,
etichettato: il cane più piccolo del mondo, è un falso.
Baciami in un panificio di pasty con tutti i forni accessi.
Ho stretto un uovo fresco e caldo in una fattoria e ho pensato a scopare.
Ho stretto un piccolo granchio verde nel palmo della mano.
Ho teso la manica fin sopra le dita e ho raccolto un’ortica
e l’ho stretta contro la gola di un ragazzo come una spada.
Slacciami le scarpe in quel vicolo e sollevami delicata sui cassonetti.
Il sole luminoso del mattino viene e viene
e i bambini vacanzieri sono pronti con i loro secchi gialli.
Ti ricordi cosa si provava a scavare un buco tutto il giorno
con una paletta solo per vederlo riempirsi di mare?
Lo voglio così – come l’acqua che indovina un percorso al di sopra
del bordo. Come due anemoni rosso accesso in una pozza di marea,
i tentacoli in onde estatiche.
Come se la ginestra si è incendiata attraverso la brughiera e tu
sei il fantasma di un pescatore, che ha sempre odiato la terra.

 

 

 

 

 

Mario Gennatiempo (Cinquefrondi, Reggio Calabria 2001)

Sono arrivato deserto
e me ne vado deserto.
Rigoglioso mi ospitò marzo
con ampi festoni di alloro.
L’amata stringeva fiori
la madre allattava il suolo
– ora, la terra è polvere
incastrata nel peso di ogni passo.

 

 

 

Ormai è colma di gelo, di buio insonne. L’aurora
divora qualche avanzo di muro, inghiotte
coppe intere di calce viva. A poco a poco
screpola i seni della sera incolta, brucia
sputa gusci di lumache secche, si consuma.
Nulla si affretta a restare nel ventre di primavere
morte – soltanto tarli, doglie, rimasugli
vuoti appiccicati alla pelle.

 

 

 

 

 

Gabriele Galloni (Roma 1995)

Ai morti si assottiglia il naso. Quando
li sogni se lo coprono. È normale
vederli a volto coperto passare
dal corridoio al bagno alla cucina.

 

 

 

I morti guardano alla luna come
un errore, uno sgarbo del creato;
pensano infatti che sia cosa messa
lì per illuderli (non percorribile).
L’imitazione di un antico sesso
senza ingresso né uscita né sala
d’attesa.

 

 

 

 

 

Simone Burratti (Narni, Terni 1990)

QUARTI DELLA NOTTE/2

In camera, sulla scrivania, il cervello si espande. Sotto la lampada si esibiscono le mani bianche. I polpastrelli provano il vetro del bicchiere, punto di ancoraggio di tutto il corpo; gli occhi si stringono con una sofferenza.
Ogni qualche minuto lo si porta alle labbra con la giusta, calibrata trascuratezza. Il liquido scivola lungo il sangue, fa rovesciare la testa all’indietro: in questo modo è possibile stiracchiare il collo e, nello stesso tempo, interrogare il soffitto.

 

 

 

QUARTI DELLA NOTTE/3

Voglia di uscire a cercare la notte. L’inquadratura si allontana, rivelando una spalla contro la colonna, mentre si resta attoniti col naso all’insù: il cielo si è liberato.
L’odore degli alberi, le stelle fisse: tutto torna a significare qualcosa. Ci si sente di nuovo bambini e si immaginano cose.

 

 

 

 

 

Aleksandr Malinin (Joškar-Ola, Russia 1991)

Поднимается тревога, тупая стрела
пронизывает оба яблока,
первая передаётся через семя,
вторая летит прямо в сердце.

 

 

 

Si leva l’angoscia, una freccia ottusa
trafigge entrambe le mele,
la prima si trasmette attraverso il seme,
la seconda vola proprio sul cuore.

 

 

 

Сердце оттает,
сердце, оно как снег,
в огне не горит,
в воде не тонет,
подаётся холодным,
ничего не таит.

 

 

 

Il cuore si sgelerà,
il cuore è come la neve,
nel fuoco non brucia,
nell’acqua non affonda,
pare freddo,
non scioglie nulla.

 

 

 

 

 

Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore, Salerno 1986)

NOVELLA TERZA
L’uva fragola sarebbe stata causa di enormi terribili diarree Lo sapevano Nahum e i profeti tutti. Le feci divennero molli I ragazzi provarono il sentimento dei vitelli.

*

VARIAZIONI SUL VIAGGIO DEI MAGI DI T.S. ELIOT

fummo molto insultati nel cammino
e nel deserto ci tiravano le ossa dei cammelli

e la stella cambiava direzione come un pesce
nello stagno, ma chi cerca per noia
non perde coraggio e noi continuammo

e le notti erano umide di pioggia e ci venivano i malanni

bevemmo vino fino a perdere la strada
fino a trovare la cometa nelle pozze
fummo carnali e fummo in vita
(Dio)

un giorno, il giorno meno bello trovammo
il bambino putrefatto
il bambino che salvava nato morto

e scese tanta candida neve, facemmo ritorno

e il dono fu lo spreco e lo spreco fu il dono.

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: