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Poesie della settimana 12/10-17/10

Piccola antologia dalla rubrica "Poesia del giorno"

Ottó Tolnai, “Hudolin” (trad. Emilia Mirazchiyska e Neli Dimova); José Lezama Lima, “La madre” (trad. Gordiano Lupi); Félix Luis Viera, “Erotica” (trad. Gordiano Lupi); Erwin Einzinger, “Vino vecchio in otri nuove” (trad. Chiara De Luca); Charles Baudelaire, “La fine della giornata” (trad. Emilio Capaccio); Kamelia Spassova, “”Dal fondo” (tra. italiana di Alessandra Bertuccelli, trad. inglese di Yuliyana Todorova).

Foto di Silvia Castellani, nuova ospite di Iris Photo, la sezione fotografia di Iris News.

Hudolin

(esterházy péternek)

Sok fiatal költőbarátom van

errefele

s szerte a világban

például a fiatal szlovén költő

HUDOLIN

utoljára podgoricában találkoztunk

szép napokat töltöttünk

a ribnica patak hídja alatti

török fürdőből átalakított

könyvkereskedés

a KARVER fesztiválján

búcsúzáskor megölelt

hosszan nézett a szemembe

még senki ilyen hosszan

és azt mondta

ha beteg leszel

gondolj arra hogy szeretlek.

 

Ottó Tolnai

Hudolin

А Péter Esterhazy

Ho molti amici giovani poeti

da queste parti

e in tutto il mondo

prendiamo il giovane poeta sloveno

HUDOLIN

l’ultima volta ci siamo visti a podgoriza

abbiamo trascorso giorni belli

nell’ex bagno turco

sotto il ponte del fiume ribnica

ora transformato in libreria

del festival KARVER

nel salutarci mi ha abbracciato

mi ha fissato a lungo negli occhi

come nessun altro finora

e mi ha detto

se ti ammali

ricordati che amo.

 

Traduzione di Emilia Mirazchiyska e Neli Dimova

 

 

La madre

 

Vidi di nuovo il volto di mia madre.

Era una notte che sembrava aver separato

la notte dal sogno.

La notte avanzava o indugiava,

coltello che mozza o soffio burrascoso,

ma il sogno non procedeva verso la notte.

Presagivo che tutto il dolore era in alto

dove parlavi, quasi sussurravi,

alle orecchie di un granchietto,

ora lo so, perché vidi il suo sorriso

che voleva raggiungermi

e regalarmi quell’animaletto,

per vederlo camminare con grazia

o sprofondare in calda farina.

La pannocchia matura come dente di bambino,

in un cassetto con formiche argentate.

Un cassetto simile a una serpe

grande come un braccio, che avvolge

la lingua raddoppiando l’estensione, quella degli orologi

vecchi, la terribile

e risibile verbosa.

Ripercorrevo i fili della porta

per cominciare a sentire, tappandomi gli occhi,

anche se lentamente restavo immobile,

ché la parte restante faceva più male,

con la leggerezza del peso della pioggia

o le persiane dell’arpa.

Nel patio assistevano

la luna piena e altre meteore convitate.

Era propizio e magico l’itinerario della sua consuetudine.

Guardavo la porta

ma il resto del corpo rimaneva fuori

come chi comincia a parlare,

che torna a ridere, ma come si affaccia tra la porta

e quel che resta,

sembra che sia partito, invece torna.

Il resto forse è Dio,

di sicuro non sono io,

forse il raggio solare

con me forse sopra, a cavalcioni.

Al mio fianco l’altro corpo,

respirando, manteneva la visione

fissa sulla roccia della vacuità sferica.

Cominciò a diventare

un metallo volante con i bordi

aggrediti da brevi fiamme,

l’evaporazione d’una piccola

tazza di caffè mattutino,

un capello.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

La madre

 

Vidi di nuovo il volto di mia madre.

Era una notte che sembrava aver separato

la notte dal sogno.

La notte avanzava o indugiava,

coltello che mozza o soffio burrascoso,

ma il sogno non procedeva verso la notte.

Presagivo che tutto il dolore era in alto

dove parlavi, quasi sussurravi,

alle orecchie di un granchietto,

ora lo so, perché vidi il suo sorriso

che voleva raggiungermi

e regalarmi quell’animaletto,

per vederlo camminare con grazia

o sprofondare in calda farina.

La pannocchia matura come dente di bambino,

in un cassetto con formiche argentate.

Un cassetto simile a una serpe

grande come un braccio, che avvolge

la lingua raddoppiando l’estensione, quella degli orologi

vecchi, la terribile

e risibile verbosa.

Ripercorrevo i fili della porta

per cominciare a sentire, tappandomi gli occhi,

anche se lentamente restavo immobile,

ché la parte restante faceva più male,

con la leggerezza del peso della pioggia

o le persiane dell’arpa.

Nel patio assistevano

la luna piena e altre meteore convitate.

Era propizio e magico l’itinerario della sua consuetudine.

Guardavo la porta

ma il resto del corpo rimaneva fuori

come chi comincia a parlare,

che torna a ridere, ma come si affaccia tra la porta

e quel che resta,

sembra che sia partito, invece torna.

Il resto forse è Dio,

di sicuro non sono io,

forse il raggio solare

con me forse sopra, a cavalcioni.

Al mio fianco l’altro corpo,

respirando, manteneva la visione

fissa sulla roccia della vacuità sferica.

Cominciò a diventare

un metallo volante con i bordi

aggrediti da brevi fiamme,

l’evaporazione d’una piccola

tazza di caffè mattutino,

un capello.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

 

 

Erótica

 

Susana encandilada por la tarde

en una habitación de cristales polvorientos.

Mercedes es una aguja incandescente

con despiadado derrotero hacia mi sangre.

Migdalia la insaciable, la del peinado

anacrónico, la propia para rancheras mexicanas

de traiciones y persecuciones amorosas.

Anita atemorizada entre las zarzas

chapurreando un No convencional e inconvincente.

Clara dejándome descomunalmente ciego:

desarropándose cuando menos lo esperaba…

Van viajando en la noche como aves ardientes.

Mujer, pasado mañana estoy en ti,

espérame

con todas tus puertas abiertas.

Sólo faltan 48 horas;

48 horas que me parece que no avanzan.

Junio de 1974

Memoria

Aquella noche, después del baño

y con el vestido nuevo, de fondo las estrellas,

el aire navegando y desplazándose en su rostro,

Cora parecía un cristal reciennacido.

Agosto 1972

 

Félix Luis Viera

Erotica

 

Susanna illuminata dalla sera

in una camera dai vetri polverosi.

Mercedes è un ago incandescente

con spietata rotta verso il mio sangue.

Migdala l’insaziabile, con acconciatura

anacronistica, da fattrice messicana

di tradimenti e persecuzioni amorose.

Anita intimorita tra i rovi

farfugliando un No convenzionale e non convincente.

Clara che mi lascia desolatamente cieco:

spogliandosi quando meno lo speravo.

Stanno viaggiando nella notte come uccelli ardenti.

Donna, dopodomani sarò in te.

aspettami

con tutte le tue porte aperte.

Mancano solo 48 ore;

48 ore che mi sembrano non passare.

Giugno 1974

Memoria

Quella notte, dopo il bagno,

con il vestito nuovo, sullo sfondo le stelle,

navigando nell’etere e avvicinando il volto,

Cora sembrava un cristallo appena nato.

Agosto 1972

 

Traduzione di Gordiano Lupi

 

ALTER WEIN IN NEUEN SCHLÄUCHEN

 

Mag sein, daß die Polsterüberzüge im Fortbildungshaus damals
Tatsächlich ein wenig ranzig gerochen haben, aber vorbei ist vorbei.

„Ihr Guthaben an Diskussionsminuten auf kroatischem
Hoheitsgebiet ist aufgebraucht“, so oder ähnlich lautete eine

Seltsame Botschaft, die während einer Rast auf einer schattigen
Veranda weitergereicht wurde. Danach war die Rede von einem soge=

Nannten interdisziplinären Blick aufs Schuldenmachen. „Wo heute
Kirchen, Parteien & Vereine die Menschen nicht mehr wirklich

Zu erreichen vermögen, entstehen neue Formen des Zusammenlebens.“
Drei Nackte knieten vor einem offenbar als Kunstobjekt zurecht=

Gemachten Autowrack, & im Straßencafé ganz in der Nähe wurde
Dann noch über „Beckmanns Weiber“ gesprochen.

Spät kam die Nacht. Sie brachte zwei Arten der Wahrheit.
Der Zug rauschte vorbei an Dörfern mit Steinmauern um die Gärten.

 

Erwin Einzinger, Barfuß ins Kino, Jung und Jung, Salisburgo 2013

VINO VECCHIO IN OTRI NUOVE

 

Può essere che gli strati d’imbottitura nella casa in costruzione allora
Avessero davvero un odore un po’ rancido, ma il passato è passato.

“Il vostro credito in minuti di discussione sul territorio nazionale
Croato è esaurito”, così, oppure similmente, suonava uno

Strano messaggio che durante una sosta su una veranda
Ombreggiata venne condiviso. Poi si parlò di un cosid=

Detto sguardo interdisciplinare sul contrarre debiti. “Laddove oggi
Chiese, partiti & associazioni non possono più essere davvero

Raggiunte dalla gente nascono forme nuove di aggregazione.”
Tre nudi stavano in ginocchio davanti a un rottame d’auto

Evidentemente assurto a oggetto d’arte, & nel vicinissimo caffè
All’aperto si discusse poi delle “donne di Beckmann”.

Poi venne la notte. Portò due forme di verità.
Il treno sfrecciò oltre paesi con mura di pietra attorno ai giardini.

 

Traduzione di Chiara De Luca

 

La fin de la journée

 

Sous une lumière blafarde

court, danse et se tord sans raison

la Vie, impudente et criarde.

Aussi, sitôt qu’à l’horizon

la nuit voluptueuse monte,

apaisant tout, même la faim,

effaçant tout, même la honte,

le Poète se dit : «Enfin!

Mon esprit, comme mes vertèbres,

invoque ardemment le repos;

le coeur plein de songes funèbres,

je vais me coucher sur le dos

et me rouler dans vos rideaux,

Ô rafraîchissantes ténèbres!»

 

Charles Baudelaire


La fine della giornata

 

Sotto una luce morente

corre, danza e si torce senza ragione

la Vita, chiassosa e impudente,

tal che appena il ciglione

della notte voluttuosa monta,

riposando tutto, anche la mente,

appagando tutto, anche l’onta,

il Poeta dice: «Finalmente!

lo spirito e le mie vertebre,

ardentemente implorano soccorso;

il cuore colmo di sogno funebre,

vado a stendermi sul dorso

e m’avvolgo nelle vostre latebre,

Oh, rinfrescanti tenebre!»

 

Traduzione di Emilio Capaccio

Изот дъното

 

отдалече свиквам глухотата

не разбирам кой за какво ме вика

разчитам механични жестове

прогорели от дълго повтаряне

толкова бешумно, докато не задими

постой, Cафо,

на твоя бряг е глухо,

защото музите отдавна са потънали,

но химните на водораслите припяват

за всичките удавнички на дъното.

 

Камелия Спасова/Kamelia Spassova

 

Dal fondo

 

da lontano mi abituo alla sordità

non capisco chi per cosa mi chiama

leggo gesti meccanici

bruciati da un lungo ripetersi

così inavvertibile fino a fumare

resta un po’, Saffo,

sordo è il suono delle tue rive

perché da tempo sono affondate le muse,

ma gli inni delle alghe cantano

di tutte le naufraghe sul fondo.

 

 Traduzione di Alessandra Bertuccelli

From the bottom of the sea

 

I am getting used to deafness from afar

not realizing who’s calling me and what for,

I read mechanical gestures

burnt out from long repetition

so silently until they start smoking

stay longer, Sappho,

your coast is deaf,

because the muses sank long ago

but the sea-weed hymns chant

about all the drowned she-poets in the depth.

 

Translated by Yuliyana Todorova

 

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