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Rita Caramma, Parole di carta, parole di cartone

rita

Pietra lavica

Rivedo ogni tua
assenza
in quella lontananza di visi e parole
in quei binari di attese scorticate
dal tempo.
Rivedo quando ci
raggiunse l’alba
e schiudesti le labbra al gioco
di un nuovo anno.
C’era la neve
oppure il mare,
giungeva la tua mano
a saziare il mio cielo,
tra nuvole di pietra lavica
disegnate dal sole.
E rivedo
i giorni spenti
le parole non pronunciate
il miele di castagno non più versato.
Adesso, rispoglio quei giorni
e annoto i momenti,
ripercorro il passato
ancora suadente,
fra case di roccia e dolci fumanti.
E ritrovo i libri letti e perduti
tra le nostra braccia,
in quel perdono d’amanti.

 

 

 

 

 

Fiocchi e grembiulini

Vorrei riascoltare ogni parola
di quei grembiulini
non sempre bene abbottonati,
di fiocchi slacciati,
di visetti paffuti e sorridenti.
C’è questa foto a rammentare
e vasetti di marmellata fatta in casa
e cotognata cotta al sole
di un autunno di affetti famigliari,
di gioia,
di mostarda e ricci
già dischiusi alla pioggia.
Stasera, sento il fragore sordo del silenzio
e accarezzo con le dita le ginocchia
sbucciate
e quelle risate in posa.
Ne sono cadute alcune,
poche per fortuna,
croci senza guerra,
matite senza colore,
girotondi senza canti,
sogni ancora in fiore.

 

 

 

 

 

Tilde

E adesso sediamoci intorno a un tavolo,
che di ricordi siamo ricche e stanche.
Una carta a me
una a te,
una a me
un’altra a te.
Ci dividiamo la fortuna e la vita
come facevamo da bambine
tra zabaione e Nutella,
Caroselli e Topolino.
Prendimi ancora una volta
per mano Tilde,
che è lontana
l’ora di andare.

 

 

 

 

 

A mio padre

Vorrei ritrovarti sulla poltrona
vuota
tra le pagine di un libro
nella casa sul mare
fra i vigneti d’ottobre.
Nei pomeriggi infiniti
nelle attese assolate
tra la pioggia battente
nei giorni di festa.
In un angolo di una chiesa
nel primo giorno di scuola
alla seduta di laurea
nelle risate irrefrenabili
nei silenzi complici.
Nella malattia
nell’ultimo sguardo perso
nel vuoto.
Vorrei rincontrarti
ai limiti del tempo
fuori dallo spazio
e non perderti più.

 

 

 

 

 

Abito il silenzio

Abito il silenzio di chi non ha voce
tra rivoli di pioggia infangata
nel buio di una via lastricata
in una notte senza luna.
Abito il silenzio di chi non ha voce
tra mura riscaldate
dal dolore soffocato
sfogo di alcool e bestemmie.
Abito il silenzio
di una fiaba mai raccontata
di una carezza nefasta
di un latrato strozzato.
Abito il silenzio di chi non ha voce
in un respiro troncato
da un gesto che diviene parola
parola morente.

 

 

 

 

 

Non mi aspetto un altro treno
(estate 2016)

Non mi aspetto un altro treno che deragli
con mani penzolanti ormai sbiancate
le teste sono state mozzate in altre
vacanze
e sfilano come stelle già cadenti
in un’estate che esplode nel fuoco di un
inferno
e che guarda al mare come a una
cartolina
mai inviata
era ieri eppure è andata
quella giovane vita come bambola
sgozzata.

 

 

 

 

 

Testamento

Non c’è odio
né più rancore.
Nel freddo di quella prigione
troverete
solo una piaga infinita,
putrefatta oltre misura
perché questo voleva dire
una valutazione errata,
fermare una mano
la più indicata.
Peccato che questa mano fosse pulita
e a colui che se ne è andato
non potesse restituire
nemmeno la vita.

Rita Caramma è nata ad Augusta (SR), ma vive e lavora ad Acireale. È giornalista, scrittrice, poeta, autore di testi teatrali e critico letterario. Collabora con diverse testate nazionali. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Nella mia ricca solitudine (Il Filo, Roma 2005 – 2006 – 2007), Retrospettive dell’inquietudine (Zona, Arezzo 2008), Ti parlerò d’amor (Drepanum, Trapani 2016). Nel 2007 ha pubblicato la favola in rima Il ragno (Arteincircolo – Acireale). Per il teatro è autrice di Vestale di maschere (Zona, Arezzo 2010) e per la narrativa del racconto Tecla (Youcanprint, 2017). Ha curato l’antologia poetica Sicilia tra versi sparsi (Giulio Perrone, Roma 2006) e la raccolta di racconti al femminile Voci di Sicilia (Giulio Perrone, Roma 2009). Suoi racconti, aforismi e poesie sono inserite in varie antologie nazionali.
Nel 2017 ha collaborato all’ottimizzazione dei testi per dieci documentari sugli immigrati italiani a Mar del Plata, in Argentina. È vincitrice di numerosi premi letterari nazionali e nel 2010 ha ricevuto il premio “Ercole Patti” per il suo impegno culturale.

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