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RUOTOLO, Anna

Secondi-luce“e perché non sia mai notte”

su Secondi luce di Anna Ruotolo

È nelle sue poesie che incontrai Anna Ruotolo per la prima volta, su una rivista. Ne rimasi affascinata, per l’originalità nel porgere con modestia, senza alcuna invadenza, i contenuti della propria percezione del reale e per la riflessione – nel senso di mobile riflesso ed elaborazione – della propria interiorità. Mi colpirono poi il maturo equilibrio dello stile e la perizia – sensibile e accorta – della scelta lessicale, e una certa discreta “levità” nel fronteggiare il dolore, nell’accogliere i segni dell’esperienza per leggerli e tradurli, trasporli, a volte trasfigurarli in una parola poetica lucida, “trasparente” (e non priva di guizzi d’ombre inafferrabili), sempre (con)tesa sul ciglio che separa il dentro della nostra interiorità dal fuori della visione, o, viceversa, l’interrogazione della visione interiore dalla sua proiezione all’esterno.

In seguito ebbi occasione di leggere Secondi luce, opera prima di Anna Ruotolo, e vi trovai non soltanto riscontro e ulteriore conferma, bensì rafforzamento delle mie prime impressioni. Anna Ruotolo sta già esplorando le sfumature più autentiche e vibranti della propria voce, gestendole con maestria, senza cedimenti, evitando concessioni alla retorica e cadute nella tentazione facile – comune a molte opere prime – di attingere senza mediazioni dal proprio background culturale, di cui tuttavia s’intravede il solido sostegno sullo sfondo, a impalcatura, non sovrastruttura, di un edificio già robusto, che di verso in verso, di poesia in poesia, si leva, stagliandosi sul paesaggio vasto dell’immaginario, con profilo deciso, eppure non ingombrante, imponente, ma non invadente. Ogni parola nella poesia di Anna Ruotolo è mattone, ha solidità di per sé e funzionalità in quanto parte dell’edificio alto, fiero anche, nella decisione garbata dell’espressione, ma mai impenetrabile. Il compito di abitarlo, esplorarlo, metterlo a fuoco è lasciato al lettore.

Ed è come “uno squarcio / di luce, cinque navi che partono” dalle costole” che si percepisce la poetessa nel fare poetico che nasce dal sentire il quotidiano. Ovvero come porto e partenza, salda struttura e mobile onda. Come luce e ferita.

Per questo nella poesia di Anna Ruotolo si riflettono tutte le contraddizioni (dialogiche) già insite nel titolo. Secondi luce: brevissimi attimi di gioia nel concreto e immisurabili distanze siderali nell’infinito, che ci contiene e sfugge, in un gioco rapidissimo di luce e buio. Perché “è il buio che riflette le lanterne”, è il buio che ci fa, e che ci fa conoscere. È la notte che ci fa vedere (noi stessi, e l’altro) e brillare della nostra individualità, incontrarci/scontrarci/tagliarci come stelle nelle nostre reciproche diversità.

 

Su Secondi luce di Anna Ruotolo, in “La Mosca di Milano”.

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