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Salvatore Sblando, “Ogni volta che pronuncio te”

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La Vita Felice, 2014

Libro di argute sincerità, di dissimulata capacità letteraria: questo di Sblando offre i suoi momenti più forti quando – cedendo dai territori più sicuri della sagacia e della letteratura – quasi si perde, sgomento e quasi attonito, dinanzi a certe dismisure della esistenza. Intendo che una controllata composizione, una trama di riferimenti letterari tra gli assodati e conclamati non impediscono al tramviere «prestato alla poesia» di essere una «chiave da 14» che «tenta di stringere un bullone da 11». Il libro abita questa sproporzione, al limite tra l’ironico e il tragico. E la abita attraversando vari livelli del problema – già messo a fuoco da Montale – della inappartenenza. Che è poi il problema della poesia che nasce nell’ambito borghese contemporaneo, una poesia che sembra galleggiare in una espressione infinita e sfinita dell’io che appartiene solo a se stesso. Sblando una poesia del genere non la vorrebbe, ma tale sua volontà non si esprime come fanno altri – più facilmente – in una forzatura ideologica che interviene in modo esteriore sul corpo della poesia, bensì soffre interamente la situazione dall’interno.

Mi piace quando riconosce qualcosa che attorno a lui gli parla una lingua non immediatamente decrittabile in pensieri e riflessioni […] E questa capacità percettiva, viva, si sposa talora ai movimenti dettati da vivacità e da una certa acribia auto-riflessiva.
Il lavoro di questo scrittore disincantato e acuto, per il quale non esiste la felicità ma la speranza, mi pare rappresenti un libro che dice di un’epoca, di un noi, e non sia solo lo strano diario di un tramviere.
Dalla prefazione di Davide Rondoni
Foto di Anna Maria Scala

Foto di Anna Maria Scala

Salvatore Sblando nasce nel 1970 a Torino dove risiede e lavora in qualità di dipendente della locale azienda di trasporti. Sue liriche sono pubblicate in antologie e blog letterari.
Membro del Comitato di lettura della Casa editrice La Vita Felice, partecipa attivamente a reading e manifestazioni poetiche. La sua opera prima Due granelli nella clessidra (LietoColle 2009) è giunta alla seconda edizione.
Attivo nel panorama letterario torinese, è fondatore e collaboratore di alcune associazioni culturali. Fra i curatori di diversi festival letterari come Oblom Poesia e Festivart della Follia, a gennaio 2015 inaugura Aperipo-Etica, rassegna di cultura, poesia e letteratura contemporanea.
All’interno del proprio LIT(tle) Blog larosainpiù è solito ospitare le migliori voci del panorama poetico italiano.

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