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Salvatore Schiavone, Geometrie, incontri e vegetali

da Geometrie

 

Nello spazio granulare la frammentazione o il suo riempimento. Una consuetudine alla tempesta, ai granelli immobili tra gli interstizi del vento. Nel movimento, tale da passare inosservata, c’è la prassi della postura appena obliqua. Corpuscoli rivelati dal raggio di sole, chiudendo gli occhi e allargando le braccia per percepirne la presenza.
Aggregati che, abbassando la levetta, si rimescolano. Il corpo stesso che, nel calo di tensione o nel minimo cambio di direzione, si scompone in tanti grani.

 

 

 

 

 

La curva oscilla tra la retta e la circonferenza, si muove tra lo zero e l’uno, gonfiandosi nel passaggio tra la forma orizzontale e quella ortogonale. È la condizione del sottovuoto o del carico di punta che, nel vibrare, apre la linea in due.
Un congegno che non deraglia, che si tiene e rigira sciolto tra le mani, una bocca di pesce, un condotto di areazione o il restringimento all’asse di collimazione.

 

 

 

 

 

Da Incontri

 

Rumori in ascolto, sferzate, nascono, ingrossano, colpiscono puri senza filtro. Si susseguono esplosioni, dannose senza sforzo.
Un tuffo che frantuma, già riassorbito, un liquido e una volta spenta, cerchi concentrici, sussulti.
Un precipitare generoso che misura il passaggio, la possibilità di congiungere. Un’acqua gelida, il nero che acceca, una pasta melmosa che tracima e riempie.
Un filo teso sopra il brusio, impossibilità esterna o incombenza interiore, desiderio dell’ipoacusia.

 

 

 

 

 

Essere afferrati all’ultimo istante, zuppi fino all’osso, quando la superficie è ormai troppo distante. Una mano che si distende quando tutto sembra proprio finito, che si prende cura.

 

 

 

 

 

Da Vegetali

 

Un pianeta malato di vita. Organismi ammassati gli uni sugli altri, che sgretolano anche la roccia, che brulicano sulla pelle. È inutile elevarsi, lasciati soli si è raggiunti fino alla gemma apicale.

 

 

 

 

 

A volte l’urgenza della ramificazione si manifesta all’altezza del suolo, e poi ci può essere o meno il processo di lignificazione, ci si affida, oscillando e piegando, sporgendosi senza protezione.
Si vive, si producono foglie e all’improvviso sbocciano fiori, a perdita d’occhio.
La fusione degli apparati radicali o uno stato di vita latente. Se ci si lascia cadere si giunge alla terra, non c’è nulla che si frapponga.

 

 

 

 

 

La sfera oculare ruota piena e lubrificata. Si avverte nel movimento lo sciabordio e appena colpita si affloscia in una pozza gelatinosa. Perché i tessuti molli fossilizzano raramente.
Da minimo sensore luminoso, lucina di posizione, alla visione, popolando lo spazio tra le escursioni del ritmo circadiano.

 

128 pp.
ISBN 978-88-6266-573-5
Collana:
Categoria:

 

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