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SANNELLI, Massimo

coverviandanteMassimo Sannelli

“quello che si rinnova è con più miracolo”

Leggere i versi di Massimo Sannelli è come lasciarsi trascinare da un vortice, di cui intravediamo i cerchi, che si accumulano, uno dopo l’altro, nell’intersecarsi dei versi, al ritmo ora franto ora precipitoso del discorso. Che si ampliano, ad avvolgere immagini che spiccano come rami isolati che non sono e li legano tra loro, creando nell’improvvisa curva dell’enjambement nuovi legami inattesi, nuove fratture di suono o armonie sonore e visive.

“[…] questo era il desiderio”, scrive Sannelli, “accelerare su pietra dura, muro / forte, poi il fondo: così si aspetta / un abbraccio correndo; e / con comunicare la fine / in “io sono”, “parlo”, “vedi”, “so”. / “Io tengo alla tua vita”: come” Ed è questo l’andamento del suo versificare, che aggira il luogo comune, fagocita la parola logorata, la spacca perché dia frutto, poi ondeggia, risale e scende al fondo, “[…] rifuggendo la creazione / di animali intorno all’idea: il “i poveri”, i buoni / poveri, che pure abitano, e pure avranno pane, / avranno pace. […]” La poesia di Sannelli riflette quell’andamento del “naturale prima agitato, poi / musica semplice” modulata dal “flauto della voce”. È un procedere irrequieto, esplorativo, un andare a tentoni per afferrare improvvise illuminazioni, un flettere, piegare, adeguare le parole a nuovi legami, perché poesia non è “‘lingua contenta’ bene sfiorata; non sfiorata: / non crescente nella sua / storia”, che “non è storia, non / è ragione, non è intelligenza”. Perché si ri-nasce ed evolve in “[…] Questa pietà ebraica, / poco cristiana, quindi bianca, e quindi / nera, acquisita da noi”, che “comporta dolore e azione; / troppa rivolta in chi sente; in chi ascolta, assai / stringere, senza movimento, assai amore”. Scrivere è sbocciare dal seme che muore, è “[…] l’uscita dalla mandorla / con l’arte, e il suo bisogno, e / il legame […]. Scrivere è scoprire legami esistenti e crearne di nuovi […] “ciascuno nel proprio / latino”, la divisione a domande, il bene / di questo modo di dare l’intreccio, il chiudere / e aprire sempre e collegare, sia così, collegare, legare proprio”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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