Facebook

Saranno divisi

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

18 AGOSTO 2019

 

Saranno divisi (Lc 12,49-53).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

In ogni epoca cristiana ci sono state divisioni, anche all’inizio: la persona di Gesù non solo ha portato i cristiani a separarsi dall’ebraismo ma anche a dividersi tra loro. È questo il senso che probabilmente l’evangelista ha voluto sottolineare nel riportare quest’insegnamento di Gesù; non a caso, attraverso il racconto degli Atti, Luca ha tentato di far vedere come agli inizi, nonostante i diversi punti di vista, i primi discepoli di Gesù hanno cercato di trovare un punto di convergenza. Mai come oggi però le parole di Gesù risultano attuali, in una chiesa dove è più facile andare d’accordo con membri di altre confessioni cristiane che con gli appartenenti alla stessa chiesa; dove si vagliano anche le parole del papa ogni volta che, appellandosi semplicemente all’insegnamento di Gesù, entra in contrasto con la sensibilità di molti appartenenti ferventi, anzi militanti, alla chiesa cattolica. Mi viene in mente una riflessione che fece un esponente politico della ormai morente Democrazia Cristiana alla vigilia della nascita del Partito Popolare (anch’esso ormai scomparso): parlando di un suo collega di partito disse con molta semplicità: “non so neppure se crediamo in uno stesso Gesù Cristo”. Qual è il Gesù in cui crediamo? Quello dei grandi proclami dogmatici frutto di concili pilotati da imperatori che avevano interesse a un cristianesimo d’apparato o in quel Gesù che non aveva dove posare il capo e che morì per mano del potere politico alleato con quello religioso e diede inizio a un movimento che ha vissuto nella clandestinità per tre secoli? In entrambi i casi ci si rifà a Gesù di Nazaret ma, alla luce di ciò che oggi sappiamo della nascita del cristianesimo, non credo che si debba privilegiare un punto di vista tardivo rispetto a quello più vicino alle origini, soprattutto quando l’etichetta cristiana viene spudoratamente usata non per dare vita e speranza ma per alimentare il disprezzo e mettere a rischio delle vite umane.

Michele Tartaglia

 

La famiglia palestra di pace

Molti anni fa in Mississippi ho sentito una omelia che si applica molto bene al vangelo di oggi. Un giovane prete ha affermato che lo scopo della famiglia, inclusa la sacra famiglia, è insegnare a far la pace, piuttosto che vivere in pace. Come Unamuno ha sottolineato in “Agonia del Cristianesimo”, la condizione umana è una condizione di lotta continua, dovuta alla diversità di ciascuna persona. Gesù oggi ci invita a scoprire questa diversità e a integrarla nella pace di una nuova creazione, dove le differenze sono incorporate, piuttosto che soppresse, in una pace arricchita di tutte le nuances che il Creatore ha voluto attribuirci. C’è una enorme differenza fra il disordine causato da un incendio e quello causato dall’arrivo dei pompieri: Gesù ci incoraggia a vedere l’incendio prima di esserne bruciati e chiamare i pompieri. Tutti abbiamo avuto occasione di testimoniare come la pace diplomatica, la pace come “assenza di guerra”, la pace ottenuta attraverso il sacrificio di vite umane conduce solo a più conflitti e a più dissacrazioni. La prima guerra mondiale doveva essere l’ultima guerra, ma dal 1918 a ora ci sono stati più morti in guerra di quanti ce ne siano stati dall’inizio del mondo conosciuto. Solo una pace senza vinti né vincitori può essere duratura, e può garantirci la vita. Queste condizioni si applicano a qualunque comunità e soprattutto alla famiglia. In “Noeud de vipères” François Mauriac descrive la tipica famiglia in pace, dove la pace è ottenuta grazie alle imposizioni del patriarca a una sposa e a dei figli pieni di odio verso il patriarca stesso. Forse la dissoluzione della famiglia caratteristica del nostro tempo è dovuta alla rivelazione di questi sentimenti. Preghiamo che possa dar luogo a una pace duratura senza vinti né vincitori.

Lodovico Balducci

 

Il fuoco che genera desideri

Ancora un brano di vangelo che, in questa torrida estate, parla di fuoco e di innamoramento. Un fuoco che genera desideri, una parola speciale (de-sidera) in queste notti di stelle cadenti. Cristo ci chiede di rimanere svegli la notte e di tenere il fuoco acceso, come perenni innamorati, per vedere meglio noi stessi e i nostri rapporti familiari e amicali, che spesso si adagiano su uno scialbo tran-tran quotidiano, quando non si tramutano in contrasto sopito o manifesto. Cenere contro fuoco.

Ma il senso di questo brano va oltre la famiglia domestica.

Considerando la famiglia estesa della cristianità e dell’umanità, Gesù ha forse intravisto con angoscia quello che sarebbe successo nei secoli: nel suo nome, dividersi in ariani o manichei, cattolici romani o protestanti, condannare altri credenti, bruciare fratelli di fede ritenuti eretici, illuminando le notti con bagliori di fuoco che erano la negazione del fuoco dell’amore e della misericordia. Storie passate, potremmo pensare, se anche oggi, qui da noi, il vangelo e il rosario non fossero usati come segno di divisione e di morte tra fratelli.

Un brano di vangelo, quindi, che, sembrando paradossale a prima lettura, si rivela di drammatica attualità.

Giovanni de Gaetano

 

Distruggere le certezze per poter scegliere

La mia parola distruggerà ogni vostra certezza. Il vangelo di oggi ha un tono piuttosto minaccioso, suona come un ammonimento o, meglio, un presagio. Un cattivo presagio, soprattutto per chi si considera compiuto. La distruzione della famiglia è di fatto l’azzeramento della certezza. Gesù e il suo messaggio spazzano via il totem della verità posticcia che gli uomini hanno scelto di adorare, costringendoli di fatto a un serio ripensamento di tutto ciò in cui credono. La famiglia, simbolo per eccellenza della certezza in cui tutti noi troviamo riparo, diventa così il simbolo di un luogo sacro che va messo in discussione per aprirsi alla portata rivoluzionaria del nuovo, per poi ritornarvi con una rinnovata consapevolezza. In qualche modo, è un’esortazione a scegliere e non a subire ciò da cui crediamo non poter prescindere.

Marialaura Bonaccio

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: